Una O'connor Quotes

We've searched our database for all the quotes and captions related to Una O'connor. Here they are! All 31 of them:

Habría sido una buena mujer -dijo el Desequilibrado- si hubiese tenío a alguien cerca que le disparara cada minuto de su vida.
Flannery O'Connor (A Good Man is Hard to Find (KnowledgeNotes Student Guides))
«Sé fiel a ti mismo, pero avanza hacia arriba, hacia una mayor conciencia y un amor más profundo. En la cima encontrarás junto a ti a otros que han ascendido de un modo similar, pues todo lo que sube, converge»
Flannery O'Connor (Un encuentro tardío con el enemigo)
Il ragazzo intuiva che quella fame era il nocciolo della follia del vecchio, e segretamente aveva paura che si potesse trasmettere, che gli si potesse nascondere nel sangue e, un giorno, colpirlo. Allora lui sarebbe stato dilaniato dalla fame, come il prozio, il suo stomaco non avrebbe più avuto fondo e nulla avrebbe potuto guarirlo o saziarlo, se non il pane della vita. Quand'era possibile, tentava di sfuggire a questi pensieri, di guardar le cose normalmente, di non vedere più di quanto gli stava davanti e di non oltrepassarne, con gli occhi, la superficie. Aveva l'aria di temere che se avesse permesso al suo sguardo di soffermarsi un attimo di più di quanto occorreva per riconoscere una cosa - una vanga, una zappa, i quarti posteriori del mulo attaccato all'aratro, il solco rosso ai suoi piedi - quella cosa si sarebbe levata improvvisamente dinnanzi a lui, estranea e spaventosa, esigendo che la nominasse, e la nominasse senza errori, e lui sarebbe stato giudicato dal nome che le avrebbe dato. Tarwater faceva il possibile per evitare il rischio di questa intimità con il creato. Quando fosse giunto il richiamo del Signore, avrebbe voluto che fosse una voce da un cielo limpido e nudo, la diana di Dio Onnipotente, non sfiorata da mano o da alito umano.
Flannery O'Connor
La maravillosa y perturbadora Flannery O’Connor escribió que quien «solo lee libros edificantes está siguiendo un camino seguro, pero un camino sin esperanza, porque le falta coraje. Si alguna vez por azar leyera una buena novela, sabría muy bien que le está sucediendo algo». Sentir cierta incomodidad es parte de la experiencia de leer un libro;
Irene Vallejo (El infinito en un junco)
So con certezza che se mi alzo ogni mattina molto presto, e con una specie di spinta, una mano che mi spinge dal letto per dire: vai, e comincio la mia giornata in cui cerco di fare quanto piú possibile del mio lavoro, i compiti che mi sono dato e che mi hanno dato gli altri, è perché al liceo mi è stato messo in mano Il Gattopardo; è perché mi sono seduto davanti alla tv, ho visto Otto e mezzo e ho continuato a vederlo per mesi perché capivo che lí dentro c’era qualcosa che mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e fare qualcosa. Se non fossero successe queste due cose, forse non avrei avuto il desiderio, lo slancio e probabilmente nemmeno gli strumenti per immaginare di esprimermi anche io in qualche modo. Non ho mai saputo che senso abbia, né perché mi ostini cosí tanto da anni a fare una cosa e a pensare anche di non poter vivere senza farla; perché so che è un modo di stare al mondo del tutto arbitrario e discutibile. Se io non mi alzassi la mattina pensando che devo scrivere sento che la mia vita avrebbe un vuoto incolmabile; ma questa convinzione non è una convinzione reale, è il senso che gli ho voluto dare io e dentro questa specie di autointrappolamento mi sembra di avere una necessità e un compito; che però non esistono; me li sono imposti, e sto vivendo dentro la trappola che mi sono creato. “Non c’è una risposta, se non quella che dava Flannery O’Connor a proposito del suo allevamento di pavoni − quando racconta che chi va a trovarla le chiede perché alleva pavoni. Non c’è motivo, risponde lei. Anzi, lo dice in modo piú problematico: questa domanda non ha senso, perché la risposta si dovrebbe sapere, e la risposta che si dovrebbe sapere è quella, cioè che non ha alcun senso allevare pavoni; si fa e basta.
Francesco Piccolo (La bella confusione)
So con certezza che se mi alzo ogni mattina molto presto, e con una specie di spinta, una mano che mi spinge dal letto per dire: vai, e comincio la mia giornata in cui cerco di fare quanto piú possibile del mio lavoro, i compiti che mi sono dato e che mi hanno dato gli altri, è perché al liceo mi è stato messo in mano Il Gattopardo; è perché mi sono seduto davanti alla tv, ho visto Otto e mezzo e ho continuato a vederlo per mesi perché capivo che lí dentro c’era qualcosa che mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e fare qualcosa. Se non fossero successe queste due cose, forse non avrei avuto il desiderio, lo slancio e probabilmente nemmeno gli strumenti per immaginare di esprimermi anche io in qualche modo. Non ho mai saputo che senso abbia, né perché mi ostini cosí tanto da anni a fare una cosa e a pensare anche di non poter vivere senza farla; perché so che è un modo di stare al mondo del tutto arbitrario e discutibile. Se io non mi alzassi la mattina pensando che devo scrivere sento che la mia vita avrebbe un vuoto incolmabile; ma questa convinzione non è una convinzione reale, è il senso che gli ho voluto dare io e dentro questa specie di autointrappolamento mi sembra di avere una necessità e un compito; che però non esistono; me li sono imposti, e sto vivendo dentro la trappola che mi sono creato. Non c’è una risposta, se non quella che dava Flannery O’Connor a proposito del suo allevamento di pavoni − quando racconta che chi va a trovarla le chiede perché alleva pavoni. Non c’è motivo, risponde lei. Anzi, lo dice in modo piú problematico: questa domanda non ha senso, perché la risposta si dovrebbe sapere, e la risposta che si dovrebbe sapere è quella, cioè che non ha alcun senso allevare pavoni; si fa e basta.
Francesco Piccolo (La bella confusione)
Flannery O’Connor dijo: «Cualquiera que haya vivido hasta los dieciocho años tiene suficientes historias para toda una vida».
Anonymous
Abbiamo sempre una scelta. Siamo anzi la somma delle nostre scelte.
Joseph O'Connor
«La gente è egoista», disse la donna. «Fa troppi figli. Non ha più senso una cosa del genere, ormai».
Flannery O'Connor (A Good Man Is Hard to Find and Other Stories)
Uno scrittore è prima di tutto una persona a cui è stato donato del talento per fare una cosa specifica. Ogni scrittore serio cerca di ritrarre la realtà come si manifesta nella concreta vita sensibile, e non può farlo se non gli è stato dato uno strumento iniziale, il talento, e se non rispetta questo talento in quanto tale. È bene ricordare ciò che è ovvio ma che di solito viene ignorato: il fatto che ogni scrittore deve fare i conti con le possibilità del talento donatogli. Possibilità e limitazioni significano su per giù la stessa cosa. È compito di ogni scrittore spingersi al limite massimo del proprio talento, ma questo significa al limite massimo del tipo di talento che possiede. Forse è giusto che a questo punto dica di quale tipo di scrittore sto parlando. Parlo dello scrittore che considera la narrativa un’arte, e che si è rassegnato alle sue esigenze e ai suoi problemi. Parlo dello scrittore che non scrive per tutti, né per pochi eletti, ma per scrivere bene ciò che scrive. Per quanto piccolo sia il suo dono, non vuole distruggerlo cercando di impiegarlo oltre i limiti adeguati. Questo tipo di scrittore è sempre all’accanita ricerca del reale, a prescindere da come lo si chiami, o da quali strumenti usi per arrivarci.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Esiste un mito che riguarda gli scrittori che io trovo particolarmente deleterio e falso – il mito dello «scrittore solitario», il mito che scrivere sia un’occupazione solitaria, che comporta grande sofferenza, perché si presume che all’autore appartenga una sensibilità che lo taglia fuori, o lo mette al di sopra o lo relega al di sotto, della comunità che lo circonda. È un cliché generalizzato, probabilmente un residuo del periodo romantico e l’immagine dell’artista è quella del Sofferente o del Ribelle.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
È saltato fuori che ero l’oggetto di parecchia curiosità, essendo una scrittrice della «degenerazione del Sud» e innanzitutto cattolica.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Non è compito di nessuno giudicare il Cardinale Spellman se non come scrittore, e come scrittore è un po’ scarso. Certo si ha la soddisfazione di sapere che acquistando una copia di "The Foundling" si stanno aiutando gli orfani a cui vanno i proventi della vendita; dopodiché si può usare il libro come fermaporta.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Non fare nulla che non ti interessi e che non hai intenzione di completare. Non significa che devi avere una trama in mente. Potrebbe forse essere meglio toglierti dalla testa qualsiasi trama e cominciare semplicemente con un personaggio o qualsiasi cosa tu riesca a rendere viva. Quando hai un personaggio sarà lui a crearsi le sue situazioni e le sue situazioni indicheranno un qualche tipo di soluzione più vai avanti. Non sarebbe meglio per te scoprire un significato in ciò che scrivi piuttosto che imporne uno? Nulla che scriverai mancherà di significato perché il significato è in te.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
La letteratura la fanno tanto i lettori quanto gli scrittori. Una delle circostanze più sconsolanti per lo scrittore cattolico è di non poter contare su un vasto pubblico che comprenda il suo lavoro. Al giorno d’oggi la media dei lettori intelligenti non è credente. Gli piace leggere romanzi su preti e suore perché queste persone sono una curiosità, ma non comprende fino in fondo i personaggi motivati dalla fede. Il lettore cattolico, d’altro lato, è così intento a cercare qualcosa che soddisfi i suoi bisogni, e lo ritragga nel miglior modo possibile, che trova sospetto tutto ciò che non serve a questo scopo.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
C’è chi sostiene che non si possa chiedere nulla al lettore. Sostiene che il lettore non sappia nulla dell’arte, e che se lo si vuole raggiungere, bisogna avere l’umiltà di abbassarsi al suo livello. Questo presuppone, o che l’obiettivo dell’arte sia di insegnare, e non lo è, o che creare qualsiasi cosa semplicemente buona-in-sé sia tempo sprecato. L’arte non acconsente mai al desiderio di farsi democratica; non è per tutti; è solo per coloro che sono disposti a sottoporsi al necessario sforzo di comprenderla. Sentiamo parlare molto dell’umiltà che serve per abbassarsi, ma elevarsi e raggiungere una qualità superiore, lavorando duramente, richiede la stessa dose di umiltà e un vero amore per la verità. E questo è sicuramente l’obbligo del cattolico.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Sono quella sulla sinistra; quella sulla destra è la Musa. È la foto di un autoritratto che ho dipinto tre anni fa. Nessuno tranne me ammira molto il mio quadro. Ovviamente non sono esattamente così, ma è come mi sento. È meglio se guardata da una certa distanza.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Guardo sempre le riviste cattoliche che legge mia madre, per vedere se è stato recensito il mio libro, e quando scopro che non lo è stato, recito una preghiera di ringraziamento. Non dovrebbe essere così ma lo è, e per me, il lato ironico della mia silenziosa accoglienza da parte dei cattolici è il fatto che scrivo come scrivo perché e solo perché sono cattolica. Credo che se non fossi cattolica, non avrei ragione di scrivere, nessuna ragione di vedere, nessuna ragione di provare orrore, o di provare piacere in nulla. Sono nata cattolica, ho frequentato scuole cattoliche durante l’infanzia, e non ho mai lasciato, né ho mai voluto lasciare la Chiesa. Non ho mai percepito l’essere cattolica come un limite alla libertà dello scrittore, piuttosto l’opposto.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Credo che gran parte della propria esperienza provenga dall’infanzia – quando non c’era molto altro da fare – e che questa venga poi trasferita ad altre situazioni quando si scrive. Il primo racconto che ho scritto e venduto era su un vecchio che andava a vivere in un quartiere povero di New York – nessuna esperienza diretta di vecchi o quartieri poveri, ma sapevo cosa volesse dire sentire nostalgia di casa. Ma non avrei potuto scrivere una storia sulla 'mia' nostalgia di casa.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Non credo che l’uomo che mi ha presentata abbia mai letto una sola parola di quello che ho scritto, ma ha dichiarato che erano molto fortunati ad avermi lì. Ora aspetto il mio assegno di $50.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
San Tommaso d’Aquino afferma che l’arte non richiede una rettitudine morale, e che deve preoccuparsi solo dell’essere fatta bene. Afferma che un’opera d’arte è un bene in sé, verità che il mondo moderno ha per lo più dimenticato. Non ci accontentiamo di attenerci ai nostri limiti e produrre qualcosa che sia semplicemente un bene in sé e per sé. Oggigiorno vogliamo produrre qualcosa che abbia un valore utilitaristico. Eppure ciò che è bene in sé glorifica Dio perché riflette Dio.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
C’è una linea diretta tra l’incontro nell’ostello dei poveri di Liverpool, l’opera della figlia di Hawthorne e Mary Ann – che rappresenta non soltanto se stessa, ma tutti gli altri esempi di quell’umanità imperfetta e grottesca nel prendersi cura della quale le suore dell’Ordine di Rose Hawthorne passano la vita. Il loro lavoro è l’albero cresciuto dal piccolo gesto cristiano di Hawthorne e Mary Ann ne è il fiore. In ragione della paura, della ricerca, della carità che segnarono la sua vita e influenzarono quella di sua figlia, Mary Ann ha ereditato, un secolo dopo, la ricchezza della saggezza cattolica che le ha insegnato cosa fare della sua morte. Hawthorne le ha dato ciò che non aveva per sé. Questa azione per cui la carità cresce invisibile in mezzo a noi, intrecciando i vivi e i morti, è chiamata dalla Chiesa la Comunione dei Santi. È una comunione creata sull’imperfezione umana, creata da ciò che facciamo del nostro stato grottesco.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Regina dice che dovrei invitarvi qui alla fattoria. Le ho detto che avete cinque o sei bambini, e non potreste certo fare una cosa simile, ma dice che dovrei chiedervelo comunque, che sarebbe "una cosa carina da fare".
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Una delle tendenze della nostra epoca è di usare la sofferenza dei bambini per screditare la bontà di Dio, e una volta screditata la sua bontà, aver chiuso il conto con Lui. Gli Alymer che Hawthorne vedeva come una minaccia si sono moltiplicati. Occupati nel rimuovere l’imperfezione umana stanno facendo progressi anche riguardo alla materia prima del bene. Ivan Karamazov non può credere finché ci sia un solo bambino che soffre; l’eroe di Camus non può accettare la divinità di Cristo per via del massacro degli innocenti. In questa pietà popolare si guadagna in sensibilità e si perde in visione. Se sentivano meno, altre epoche vedevano di più, anche se vedevano con l’occhio cieco, profetico, insensibile, dell’accettazione, vale a dire della fede. Ora in assenza di questa fede siamo mossi dalla tenerezza. Una tenerezza che da tempo, staccata dalla persona di Cristo, è avvolta nella teoria. Quando la tenerezza è separata dalla sorgente della tenerezza, la sua logica conseguenza è il terrore. Finisce nei campi di lavoro forzato e nei fumi delle camere a gas.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Per cui: se un personaggio ha un carattere legnoso deve avere una gamba di legno; se poi la personalità cambia, allora deve arrivare un ladro a rubargli quella gamba.
Antonio Spadaro (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Profondamente cattolica in un Sud radicalmente protestante, la scrittrice dà a Dio e alla dimensione spirituale una consistenza materiale [...]
Antonio Spadaro (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
È la materia e la concretezza della vita che danno realtà al mistero del nostro essere nel mondo, come la O’Connor scrive in una bella lettera del 10 marzo 1956.
Antonio Spadaro (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
I suoi personaggi spesso conducono una vita misurata, nella quale ogni cosa è al suo posto. Essi hanno costruito barriere di difesa che solo la violenza può demolire. La grazia non ha i tratti candidi e amorevoli che le si attribuiscono normalmente, non sempre è gentile. Per agire «in un territorio tenuto in gran parte dal diavolo», a volte, essa deve essere violenta.
Antonio Spadaro (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
In quanto narratrice, gran parte del mio lavoro consiste nel rendere ogni cosa, anche una questione ultima, nel modo più tangibile, concreto, e specifico possibile.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
Quando scrivo un romanzo in cui l’azione centrale è un battesimo, sono ben consapevole che per la maggior parte dei miei lettori, il battesimo è un rito senza significato, e quindi nel mio romanzo devo far sì che questo battesimo ispiri un senso di reverenza e mistero sufficiente a spingere il lettore a una sorta di riconoscimento emotivo del suo valore. Tutto il romanzo va piegato verso questo fine – il suo linguaggio, la sua struttura, la sua azione. Devo far provare al lettore, nel profondo, e non altrove, che sta avvenendo qualcosa di importante. In questo caso la distorsione è uno strumento; l’esagerazione ha uno scopo, e l’intera struttura del racconto o del romanzo è stata concepita così a motivo della fede. Non è un tipo di distorsione che distrugge; è un tipo di distorsione che rivela, o che dovrebbe rivelare.
Flannery O'Connor (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
…he once signed an antiquarian book of Artusi’s recipes, a birthday gift to me, with a beloved quotation he translated from Wilde, “Dopo una buona cena si può perdonare chiunque, persino I propri parenti” – after a good dinner, one can forgive anybody, even one’s own relations” pg341
Joseph O'Connor (My Father's House (Rome Escape Line Trilogy, #1))