“
Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
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”
Giacomo Leopardi (Operette morali)
“
Ascoltare una bella storia è come sognare, ma poi bisogna svegliarsi e la vita... bé, la vita è un'altra cosa.
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”
Valerio Massimo Manfredi (I cento cavalieri)
“
Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno un padre, un amore, qualcuno capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume immaginarlo, inventarlo e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.
”
”
Alessandro Baricco
“
Come di tutte le cose, anche del viaggio la parte più bella era l'inizio. Partendo si correva via immediatamente liberi dal groviglio di affari e affarucci che gremivano la vita. Per un istante si respirava liberi.
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”
Italo Svevo (Corto viaggio sentimentale)
“
La vita è migliore quando ci sei tu in giro.
E guarda che bella scrittura che hai.
-Rhysand, Corte di Nebbia e Furia.
Capitolo 25.
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”
Sarah J. Maas
“
«Ti amo, Travis Hamilton, spero che sarai felice, apriti un po’ di più al mondo come hai fatto con me. La vita è bella e tu meriti di viverla come l'hai vissuta accanto a me.»
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”
Amheliie (Road)
“
Nonna Rosa, perché il tuo Dio permette che ci siano persone come Peggy e me?"
"E' una fortuna che sia così, Oscar, perché la vita sarebbe meno bella senza di voi.
”
”
Éric-Emmanuel Schmitt (Oscar et la dame rose)
“
Della mia infanzia non mi restava altro che l’estate. Le vie strette che sbucavano nei campi da ogni parte, di giorno e di sera, erano i cancelli della vita e del mondo.
”
”
Cesare Pavese (La bella estate)
“
La cosa più bella che può capitare a uno scrittore, a qualcuno che passa la sua vita a raccontare, è sentirsi raccontare. E quando scopri qualcuno che ti assomiglia veramente (ce ne sono) ti accorgi di quanto la persona su cui ti eri incastrata era sbagliata per te, e tu sbagliata per lui, e di quanto forse lei invece sia giusta, e quasi spero che ce la farà, che ce la faranno, perché è quello che conta, diventare un plurale – finché siamo io e te, come eravamo io e te, non cambia mai niente - e poi magari nessuno di noi si incontrerà mai, continueremo a essere soli in quel modo che soli non siamo, coi nostri fantasmi d’orgoglio e dolore, la nostra paura, un manipolo di sogni che a volte sono forti e hanno il potere di distorcere la trama del mondo e altre volte ci gravano addosso perché quella forza non la troviamo, vogliamo possiamo, ed è il mondo che distorce la trama di noi – io, te, lui, lei… così simili nel nostro essere – diversamente - alla deriva.
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”
Sara Zelda Mazzini (Cronache dalla fine del mondo)
“
Edward a Bella: Prima di te, Bella, la mia vita era una notte senza luna. Molto buia, ma con qualche stella: punti di luce e razionalità... Poi hai attraversato il cielo come una meteora. All'improvviso, tutto ha preso fuoco: c'era luce, c'era bellezza. Quando sei sparita, la meteora è scomparsa dietro l' orizzonte e il buio è tornato. Non era cambiato nulla, ma i miei occhi erano rimasti accecati. Non vedevo più le stelle. Niente aveva più senso.
C'era una sola cosa alla quale dovevo credere se volevo continuare a vivere: la certezza della sua esistenza. Per me era tutto. Al resto avrei saputo resistere. A patto che lui fosse ancora vivo e reale.
”
”
Stephenie Meyer (New Moon (The Twilight Saga, #2))
“
...Non ti mentirò, non ti dirò che i tuoi segni non si notano. Perché sei una ragazza intelligente e lo sai pure tu che è la prima cosa che uno guarda, quando ti vede. Ma, Angelica, c’è altro nella vita. C’è molto altro. E tu sei bella da morire.» Fece un passo verso di lei, avvicinandosi un poco. «Tu non sei le tue cicatrici»
”
”
Valentina D'Urbano (Non aspettare la notte)
“
[...] Preferirebbero vedere sottosopra lo Stato piuttosto che la loro capigliatura!Poco gli imposta se la testa è malata,basta faccia bella figura:meglio essere ben pettinati che dignitosi e onesti" [De brevitate vitae]
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”
Seneca
“
Ma io non ci tengo tanto a essere felice, preferisco ancora la vita. La felicità è una bella schifezza e una carogna e bisognerebbe insegnarle a vivere. Non siamo della stessa razza, io e lei, e a me non me ne frega niente.
”
”
Romain Gary (La vita davanti a sé)
“
Matilde non rispose. Rimase in silenzio, ribollendo di rabbia. Sapeva che odiare i propri genitori non era una bella cosa, ma non riusciva ad impedirselo. I libri le avevano mostrato la vita sotto una luce che loro ignoravano. Se soltanto avessero letto un romanzo di Dickens, o di Kipling, avrebbero scoperto che imbrogliare la gente e guardare la televisione non è tutto.
”
”
Roald Dahl (Matilda)
“
Della mia infanzia non mi restava altro che l'estate. Le vie strette che sbucavano nei campi da ogni parte, di giorno e di sera, erano i cancelli della vita e del mondo. Gran meraviglia se un'automobile strombettante, giunta da chissà dove, traversasse il paese, sulla strada maestra e dileguasse chi sa dove verso nuove città, verso il mare, sconvolgendo ragazzi e polvere
”
”
Cesare Pavese (La bella estate)
“
La vita sognata
Chi mi parla non sa
che io ho vissuto un’altra vita –
come chi dica
una fiaba
o una parabola santa.
Perché tu eri
la purità mia,
tu cui un’onda bianca
di tristezza cadeva sul volto
se ti chiamavo con labbra impure,
tu cui lacrime dolci
correvano nel profondo degli occhi
se guardavamo in alto –
e così ti parevo più bella.
O velo
tu – della mia giovinezza,
mia veste chiara,
verità svanita –
o nodo
lucente – di tutta una vita
che fu sognata – forse –
oh, per averti sognata,
mia vita cara,
benedico i giorni che restano –
il ramo morto di tutti i giorni che restano,
che servono
per piangere te.
”
”
Antonia Pozzi
“
Sarei davvero una bella scema se pensassi che le persone hanno diritto all'amore degli altri; in vita mia ho meritato più amore e ne ho avuto meno di chiunque conosca.
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”
Shirley Jackson (The Bird's Nest)
“
La vita deve essere bella e semplice, là - disse lui. Lei annuì e sorrise: "Forse perché non è la nostra." (...) E' quello che vorrei" disse lui (...), "una vita felice perchè non nostra".
”
”
Antonio Tabucchi (Piccoli equivoci senza importanza)
“
«Ho detto che sono tutte sciocchezze. Tu stai giocando le carte che ti hanno dato come chiunque altro in questo mondo infame. Hai dei doni per cui la gente ucciderebbe, è inutile che tu li disprezzi. Hai una madre che ti vuole bene e una bella casa dove tornare. Quei villani dei tuoi vicini, che ti guardano dall'alto in basso senza sapere niente solo perché non hai un padre, sono soltanto dei coglioni, il mondo è grande, e a te è stato affidato un ruolo importante. Credi che tutti vadano in giro fischiettando felici della vita che fanno? Credi che a loro sia stato concesso di scegliersi il proprio destino? Mi dispiace, piccola, ma non funziona così. Ti attacchi a quelli a cui vuoi bene e combatti le battaglie che puoi vincere: è così che vanno le cose, micetta.»
”
”
Jeaniene Frost (Halfway to the Grave (Night Huntress, #1))
“
La vita è come uno spartito complesso …. decifrarla è un’impresa ardua e anche a saperla leggere correttamente, anche a saperla trasformare nella musica più bella, non è detto che poi la gente la capisca
”
”
Haruki Murakami (色彩を持たない多崎つくると、彼の巡礼の年)
“
Perché una volta che avete cominciato, [...] non c’è nessuna ragione che vi fermiate. Il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata, è brevissimo. ][...] Basta che cominciate a dire di qualcosa: “Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!” e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia.
”
”
Italo Calvino (Difficult Loves)
“
- La vita non è né brutta né bella, ma è originale!
[...]
Se l'avessi raccontata a qualcuno che non vi fosse stato abituato e fosse perciò privo del nostro senso comune, sarebbe rimasto senza fiato dinanzi all'enorme costruzione priva di scopo. M'avrebbe domandato: «Ma come l'avete sopportata?». E, informatosi di ogni singolo dettaglio, da quei corpi celesti appesi lassù perché si vedano ma non si tocchino, fino al mistero che circonda la morte, avrebbe certamente esclamato: «Molto originale!».
”
”
Italo Svevo (Zeno's Conscience)
“
Accade a volte che una donna a ventinove anni sia più bella che a diciannove; e, parlando in termini generali, si tratta di un periodo della vita in cui la bellezza rimane intatta, purché non sia stata minata dalla cattiva salute o dalle preoccupazioni.
”
”
Jane Austen (Persuasion)
“
«La verità vi farà liberi» ha detto Cristo. E lui: «Non sono mai stato così libero, la mia vita non è mai stata così bella. Sono un assassino. La mia immagine agli occhi della società è la peggiore che possa esistere, ma è più facile da sopportare che i miei vent’anni di menzogne». Dopo un periodo di messa a punto, il cambiamento di programma sembra essere riuscito. Al personaggio del ricercatore rispettato si sostituisce quello, non meno gratificante, del grande criminale sulla via della redenzione mistica.
”
”
Emmanuel Carrère (The Adversary: A True Story of Monstrous Deception)
“
Tu.
È la sola risposta che mi viene.
Tu.
Tuttavia, la parola non esce dalle mie labbra. In questo momento Mack è strano, quasi quanto la sua domanda. Sono solo nove giorni che ci conosciamo ed è diventato la mia più bella storia d’amore. Ho ventinove anni e un uomo che è con me da pochissimo è diventato la storia d’amore della mia vita. Ricado sul materasso respirando forte di fronte a questa constatazione, non so bene cosa pensarne. Non sono proprio un fan dei sentimenti, specie di quelli che hanno così tanta importanza
”
”
Amheliie (Road)
“
[...] apre gli occhi che fino a quel momento teneva serrati e mi guarda. Ed io non vedo più nulla. Non vedo più il bell'armadio a tre ante con gli occhi azzurri. Non vedo il musicista di strada. Vedo solo me, riflessa nei suoi occhi. Ed è la cosa più bella che abbia mai visto in vita mia.
”
”
A.S. Kelly (Rainy Days (Four Days, #1))
“
«È strano, papà, quello che è accaduto durante questo viaggio, le cose che non intendevo vivere accanto al mondo, e alle persone. Potrei raccontarti che ho appena vissuto la più bella esperienza di tutta la mia vita. Ho sicuramente di che raccontare e, al tempo stesso, rassicurare la mamma che pensa che suo figlio passi la sua vita a cambiare partner con la stessa frequenza con cui si cambia le mutande. Ho una buona notizia, vostro figlio di ventisette anni sta sicuramente vivendo la sua prima storia d’amore. Di' alla mamma di prepararmi qualcosa che mi consoli quando ritornerò, perché rischio di avere il cuore spezzato...»
”
”
Amheliie (Road)
“
Sabato mattina, 13 dicembre. E allora impara a vivere. Tagliati una bella porzione di torta con le posate d'argento. Impara come fanno le foglie a crescere sugli alberi. Apri gli occhi. [...] Impara come fa la luna a tramontare nel gelo della notte prima di Natale. Apri le narici. Annusa la neve. Lascia che la vita accada.
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Sylvia Plath
“
Questa è la bella vita che ho fatto il sotto scritto Rabito Vincenzo, nato in via Corsica a Chiaramonte Qulfe, d'allora provincia di Siraqusa, figlio di fu Salvatore e di Qurriere Salvatrice, chilasse 31 marzo 1899, e per sventura domiciliato nella via Tommaso Chiavola. La sua vita fu molta maletratata e molto travagliata e molto desprezata.
”
”
Vincenzo Rabito (Terra matta)
“
Dopo essere stata in fuga per tanto tempo ho imparato che una vita passata a crearsi dei nemici e cercare di difendersi è una vita che non vale la pena di essere vissuta. Avere degli alleati è la cosa più bella del mondo. La gelosia aiuta solo a ricordare le cose che si detestano di se stessi. Chi è che ha tempo da dedicare a una cosa così brutta?
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”
Chris Colfer (The Enchantress Returns (The Land of Stories, #2))
“
Edward & Bella:
«Isabella». Pronunciò il mio nome completo con attenzione; poi, con la mano libera, giocò con i miei capelli, scompigliandoli. Quel contatto così casuale mi scatenò una tempesta dentro. «Bella, arriverei a odiare me stesso, se dovessi farti del male. Non hai idea di che tormento sia stato», abbassò gli occhi, intimorito, «il pensiero di te immobile, bianca, fredda... di non vederti più avvampare di rossore, di non poter più cogliere la scintilla nel tuo sguardo quando capisci che ti sto prendendo in giro... non sarei in grado di sopportarlo». Mi fissò con i suoi occhi meravigliosi e angosciati. «Ora sei la cosa più importante per me. La cosa più importante di tutta la mia vita»
”
”
Stephenie Meyer
“
Tante volte era rimasto in ammirazione di fronte a un paesaggio, a un monumento, a una piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente, si rendeva conto del segreto.
Un segreto molto semplice: l'amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d'amore.
Quanto era stato stupido a non essersene mai accorto finora. Che interesse avrebbe una scogliera, una foresta, un rudere se non vi fosse implicata una attesa? E attesa di che se non di lei, della creatura che ci potrebbe fare felici? Che senso avrebbe la valle romantica tutta rupi e scorci misteriosi se il pensiero non potesse condurci lei in una passeggiata del tramonto tra flebili richiami di uccelli? Che senso la muraglia degli antichi faraoni se nell'ombra dello speco non potessimo fantasticare di un incontro? E l'angolo del borgo fiammingo che ci potrebbe importare o il caffè del 'boulevard' o il 'suk' di Damasco se non si potesse supporre che anche lei un giorno vi passerà, impigliandovi un lembo di vita? E l'erma cappelletta al bivio col suo lumino, perché avrebbe tanto patos se non vi fosse nascosta un'allusione? E a che cosa allusione se non a lei, alla creatura che ci potrebbe fare felici?
[...]
Le torri antiche, le nuvole, le cateratte, le enigmatiche tombe, il singhiozzo della risacca sullo scoglio, il piegarsi dei rami alla tempesta, la solitudine dei greti nel pomeriggio, tutto è un'indicazione precisa a lei, la donna nostra che ci incenerirà. Ogni cosa del mondo congiurando con le altre cose del mondo in complotto sapientissimo per promuovere la perpetuazione della specie.
Era una intuizione così bella e geniale che in altre circostanze egli ne avrebbe avuto soddisfazione. Ma, proprio per la sua esattezza, oggi a lui procurava solamente dolore. L'espressione degli alberi fuggenti corrispondeva infatti alla condizione del suo amore; il quale era stolto e disperato. Egli correva in direzione di lei benché sapesse che laggiù lo aspettavano soltanto nuovi affanni, umiliazioni e lacrime. Ma lui correva a perdifiato ugualmente, il piede premuto con tutta la forza sul pedale, per la paura di perdere un minuto.
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”
Dino Buzzati (Un amore)
“
La vita è come una treccia, ogni ciocca è importante e ha un significato. La prima è quella del dovere, che abbiamo tutti e che significa obbedienza; la seconda è quella della roba – chi l'ha deve stare attento a non farsela arrubbare e chi non l'ha ha soltanto la fame nelle budella e la vulissi assai – e la terza è quella dell'amore. E se una ha tutte e tre le ciocche belle forti, la treccia è bellissima e vive felice. Ma assai fimmine hanno la prima ciocca bella folta, mentre le altre due sono sottili. Se riescono a intrecciarsi la treccia bella non è, ma tiene, e la vita continua. Se invece la ciocca dell'amore addiventa troppo forte e quella del dovere è debole, la treccia non regge e si disfa: tre devono essere le ciocche, così è
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Simonetta Agnello Hornby (La zia marchesa)
“
Per la prima volta nella sua vita, Alba sentì il bisogno di essere bella e rimpianse che nessuna delle splendide donne della sua famiglia le avesse lasciato in eredità i suoi attributi [...] Quando Miguel indovinò la sua inquietudine, la portò per mano fino al grande specchio veneziano che ornava un angolo della camera segreta; tolse la polvere dal vetro incrinato e poi accese tutte le candele che aveva e gliele mise intorno. Lei si ammirò nei mille frammenti dello specchio. La sua pelle, illuminata dalle candele, aveva il colore irreale delle figure di cera. Miguel cominciò ad accarezzarla e lei vide trasformarsi il suo volto nel caleidoscopio dello specchio e convenne infine che lei era la più bella dell'universo, perché aveva potuto vedersi con gli occhi con cui la vedeva Miguel.
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Isabel Allende
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« Quello che avrei potuto dirle, per aiutarla, l'ho capito solo più tardi ripensando a quel giorno, al suo salto, alla sua follia. Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando tutto per sentirsi davvero vivi. Avrei dovuto dirle che tutti lo fanno chiusi nelle loro paure, chiusi dentro la botte mefitica delle loro paure. Un posto piccolissimo, molto nero, dove sei solo, e fai fatica a respirare. Non c'è nulla che si possa fare per cambiare le cose e già si è fortunati se qualcuno ha avuto per noi l'attenzione di mettere una piccola musica, là dentro; o se capita di avere un amico ad aspettarci in un'ansa del fiume per riportarci a casa, in una qualche casa.
Questo, le avrei dovuto dire. Invece solo la strinsi fa le mie braccia, e non fui capace di dire niente. Piccola Rachel...
Davvero si sarebbe meritata un giorno di gloria, lei e quegli altri due matti, sa il cielo come mi mancano. Ma non è andata così, spesso non va così. Si semina, si raccoglie, e non c'è nesso tra una cosa e l'altra. Ti insegnano che c'è, ma... non so, io non l'ho mai visto. Accade di seminare, accade di raccogliere, tutto lì.
Per questo la saggezza è un rito inutile e la tristezza un sentimento inesatto, sempre.
Seminammo con cura, tutti, quella volta, seminammo immaginazione, e follia e talento. Ecco cosa abbiamo raccolto, un frutto ambiguo: la luce bella di un ricordo e il privilegio di una commozione che per sempre ci renderà eleganti, e misteriosi. Voglia il cielo che questo basti a salvarci, per tutto il tempo che ci sarà dato, ancora. »
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Alessandro Baricco
“
Il massimo bene è la prudenza. Per questo la prudenza è anche più pregevole della filosofia, e da essa hanno origine anche tutte le altre virtù, perché insegna come non è possibile una vita felice che non sia una vita saggia, bella e giusta, e non è possibile una vita saggia, bella e giusta che non sia felice. Le virtù sono infatti connaturate alla vita felice e la vita felice è da esse inseparabile.
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Epicurus (Lettere sulla fisica, sul cielo e sulla felicità)
“
Quando in una bella sera d'estate tu salirai sulla collina, ricordati di me: ricorda quante volte ho attraversato la valle, poi volgi il tuo sguardo verso il cimitero, verso la mia tomba; guarda il vento che fa ondeggiare l'erba alta nello splendore del sole che tramonta... Ero tranquillo quando ho cominciato a scrivere, e ora... ora piango come un bambino pensando a tutto questo rigoglio di vita intorno a me.
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Johann Wolfgang von Goethe (The Sorrows of Young Werther)
“
Prima di te, Bella, la mia vita era una notte senza luna. Molto buia, ma con qualche stella: punti di luce e razionalità… Poi hai attraversato il cielo come una meteora. All’improvviso, tutto ha preso fuoco: c’era luce, c’era bellezza. Quando sei sparita, la meteora è scomparsa dietro l’orizzonte e il buio è tornato. Non era cambiato nulla, ma i miei occhi erano rimasti accecati. Non vedevo più le stelle. Niente aveva più senso.
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Stephenie Meyer (New Moon (The Twilight Saga, #2))
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Prima di te, Bella, la mia vita era una notte senza luna. Molto buia, ma con qualche stella: punti di luce e razionalità... Poi hai attraversato il cielo come una meteora. All'improvviso, tutto ha preso fuoco: c'era luce, c'era bellezza. Quando sei sparita, la meteora è scomparsa dietro l'orizzonte e il buio è tornato. Non era cambiato nulla, ma i miei occhi erano rimasti accecati. Non vedevo più le stelle. Niente aveva più senso.
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Stephenie Meyer (New Moon (The Twilight Saga, #2))
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Cristo, ma le vedete le strade? Anche solo le strade! Ce n’era a migliaia! Come fate voi laggiù a sceglierne una? A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo… Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce… e quanto ce n’è. Non avete voi paura di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità… solo a pensarla? A viverla…
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato così.
La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò da questa nave… al massimo, posso scendere dalla mia vita.” A.Baricco da "Novecento - un monologo
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Alessandro Baricco
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L’avevo capito dopo aver visto un manifesto affisso nella pensione di Kashiwagi. Era una bella fotografia delle Alpi giapponesi pubblicata da un’agenzia di viaggi. Sui bianchi picchi che sembravano sospesi nel cielo azzurro, campeggiava la scritta: “Vi invitiamo in un mondo sconosciuto!" Kashiwagi l’aveva cancellata con una croce rabbiosa, e accanto, con la sua involuta scrittura che tanto ricordava l’andatura dei suoi piedi, aveva scarabocchiato: “Non sopporto una vita che non posso comprendere".
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Yukio Mishima
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Bisogna sgobbare per ogni cosa, Buck. Se non te lo metti in testa, la vita ti ucciderà. Io amo questa terra, amo il lavoro. Non sono mai andato in chiesa. Dio rinchiuso sotto un tetto? Non credo proprio. Se volete saperlo, per me Dio è proprio qui. Nella polvere, la pioggia, il cielo, gli alberi, le mele, le stelle dei pioppi. Anche in voi e in me. È tutto collegato, ed è tutto Dio. Certo, c'è da sgobbare, ma è un bel lavoro perché fa parte di ciò che ci unisce a questa terra, Buck. A questa bella, tenera terra.
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William Kent Krueger (This Tender Land)
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E anche se ci sono persone che stanno peggio di te, ciò non toglie che tu abbia la tua vita. Bella o brutta che sia. Proprio come mi ha detto mia sorella, quando ormai ero in ospedale da un po'. Mi ha confidato che il fatto di partire per il college la preoccupava molto e che, considerando quello che stavo passando, si sentiva una vera stupida. Ma io non capisco perché. Anch'io sarei preoccupato, al posto suo. E, in effetti, non credo che la mia situazione sia migliore o peggiore della sua. Non lo so. È soltanto diversa.
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Stephen Chbosky (The Perks of Being a Wallflower)
“
Ero agli inizi, l'ho detto, e mi trovavo dunque nella fase più bella di tutte le cose che si intraprendono: quella del puro sogno. Non sapevo allora quale prezzo l'arte debba pagare alla vita, quale esoso tributo l'ideale debba versare alla materia... Ho visto animali addestrati a eseguire gli esercizi più mirabili, esseri che tuttavia, sotto l'eleganza delle loro movenze, portano ancora la traccia indelebile delle innumerevoli torture subite. Quando viene raggiunta la perfezione - e già molto tempo prima - ogni piacere sembra scomparso.
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”
Paolo Maurensig (La variante di Lüneburg)
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Ero stata ingannata in tutto, nemmeno i capelli erano belli, mi si incollavano al cranio e non riuscivo a dar loro volume e splendore. Quanto alla faccia, sì, non aveva nessuna armonia, proprio come quella di Vittoria. Ma l'errore era stato farne una tragedia. Bastava guardare anche solo per un attimo chi aveva il privilegio di una bella faccia fine e si scopriva che nascondeva inferni non diversi da quelli espressi da facce brutte e grezze. Lo splendore di un viso, arricchito tra l'altro dalla gentilezza, covava e prometteva dolore ancor più di un volto opaco.
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Elena Ferrante (La vita bugiarda degli adulti)
“
Esco dal parcheggio della tavola calda di Maddy e accendo la musica. Incrocio come spesso succede un autostoppista, ma se di solito non mi fermo, questa volta lo faccio. Guardo Bob, chiedendomi perché lo sto facendo. L'ultima volta che ho preso qualcuno sul mio camion, non ho capito neanche il perché, ma non mi è dispiaciuto averlo fatto, anche se oggi sto tanto male da scoppiarne. Non aver vissuto questa storia con Mack avrebbe reso la mia vita insipida e vuota. Lui l'ha colmata, mi ha mostrato cosa significasse amare, che gli uomini possono essere buoni, e che aprirsi agli altri non è necessariamente una brutta cosa, ma che può portare un sacco di cose belle. È stata la luce nella mia oscurità persistente. Sapeva che stava per morire e tuttavia la vita per lui era bella. Come potrei rinnegare tutto quello che era e tutto quello che ho appreso con lui? Mi ha mostrato che la felicità è a portata di mano, e che la vita non è un ridursi a proteggersi, a nascondersi dagli altri per paura di soffrire, ma, al contrario, la vita è aprirsi e apprendere dagli errori degli altri.
Amerò eternamente quest’uomo, lui non è stato una semplice storia d’amore, è stato la storia della mia vita
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Amheliie (Road)
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Nessuna delle due era mai stata con una donna, eppure eccoci qua, disse Sidney, una docente universitaria e una maestra di terza elementare, una donna di oltre quarant'anni e un'altra di venticinque e passa, un'ebrea di New York e una metodista di Sandusky, Ohio, travolte dal più grande amore della loro vita. L'assurdo, continuo Sydney, era che non aveva mai considerato le donne, era sempre andata matta per i maschi e anche adesso che conviveva con una donna da quasi tre anni non si considerava una lesbica, era semplicemente una persona innamorata di un'altra persona, e siccome l'altra persona era bella e fascinosa e unica al mondo, cosa cambiava se era innamorata di un uomo o di una donna?
”
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Paul Auster
“
Se c'è una cosa che mi fa impazzire del cinema, è la terapia del dolore. La rimozione dell'infelicità. La censura della fatica di uscirne. La vita che ricomincia solo quando è tornata sopportabile. Non so che darei per praticare il «sei mesi dopo» nella vita non filmica.
Oh, lo so cosa state pensando. Sento già l'obiezione: «Sì, d'accordo, ma anche quel tempo intermedio è vita: se lo salti, è come se morissi nell'intervallo».
Sentite questa, allora: «Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita».
Bella, eh?
E sapete chi l'ha detta?
Rita.Levi.Montalcini.
Ecco chi.
Per cui, al diavolo la retorica dela vita che vale la pena anche quando è sofferenza. Io,se posso, la sofferenza la evito.
”
”
Diego De Silva (Mia suocera beve)
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è come costruire una stazione. Una cosa bella e di valore, che è stata importante anche per poco tempo, non sparisce nel nulla per un piccolo errore. Cominciamo col costruirla la stazione anche se non è perfetta. Se non ci fossero le stazioni, i treni non potrebbero fermarsi lì e non potremmo vedere le persone a cui vogliamo bene. Se poi si scoprono dei difetti, si può rimediare dopo. Prima di tutto costruisci la stazione. Una stazione speciale per lei, dove il treno desideri fermarsi, in cui trovare un rifugio, così, anche senza uno scopo preciso. Cerca di immaginarla nella tua mente, quella stazione, di darle concretamente forma e colore. Poi incidi il tuo nome sulla base, e soffiaci la vita.
”
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Haruki Murakami (Colorless Tsukuru Tazaki and His Years of Pilgrimage)
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Il Ka-Be è il Lager a meno del disagio fisico. Perciò, chi ancora ha seme di coscienza, vi riprende coscienza; perciò, nelle lunghissime giornate vuote, vi si parla di altro che di fame e di lavoro, e ci accade di considerare che cosa ci hanno fatti diventare, quanto ci è stato tolto, che cosa è questa vita. In questo Ka-Be, parentesi di relativa pace, abbiamo imparato che la nostra personalità è fragile, è molto più in pericolo che non la nostra vita; e i savi antichi, invece di ammonirci «Ricordati che devi morire», meglio avrebbero fatto a ricordarci questo maggior pericolo che ci minaccia. Se dall'interno dei Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire nelle vostre case ciò che a noi viene inflitto qui.
Quando si lavora, si soffre e non si ha tempo di pensare: le nostre case sono meno di un ricordo. Ma qui il tempo è per noi: da cuccetta a cuccetta, nonostante il divieto, ci scambiamo visite, e parliamo e parliamo.
La baracca di legno, stipata di umanità dolente, è piena di parole, di ricordi e di un altro dolore. «Heimweh» si chiama in tedesco questo dolore; è una bella parola, vuol dire «dolore della casa».
Sappiamo donde veniamo: i ricordi del mondo di fuori popolano i nostri sonni e le nostre veglie, ci accorgiamo con stupore che nulla abbiamo dimenticato, ogni memoria evocata ci sorge davanti dolorosamente nitida.
Ma dove andiamo non sappiamo. Potremo forse sopravvivere alle malattie e sfuggire alle scelte, forse anche resistere al lavoro e alla fame che ci consumano: e dopo? Qui, lontani momentaneamente dalle bestemmie e dai colpi, possiamo rientrare in noi stessi e meditare, e allora diventa chiaro che non ritorneremo.
Noi abbiamo viaggiato fin qui nei vagoni piombati; noi abbiamo visto partire verso il niente le nostre donne e i nostri bambini; noi fatti schiavi abbiamo marciato cento volte avanti e indietro alla fatica muta, spenti nell'anima prima che dalla morte anonima. Noi non ritorneremo. Nessuno deve uscire di qui, che potrebbe portare al mondo, insieme col segno impresso nella carne, la mala novella di quanto, ad Auschwitz, è bastato animo all'uomo di fare dell'uomo.
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Primo Levi (Survival in Auschwitz)
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E' come costruire una stazione. Una cosa bella e di valore, che è stata importante anche per poco tempo, non svanisce nel nulla per un piccolo errore. Cominciamo col costruirla la stazione, anche se non è perfetta. Se non ci fossero le stazioni, i treni non potrebbero fermarsi lì e non potremmo incontrare le persone a cui vogliamo bene. Se poi si scoprono dei difetti, si può sempre rimediare dopo. Prima di tutto costruisci la stazione. Una stazione speciale per lei, dove il treno desideri fermarsi, in cui trovare un rifugio, così, anche senza uno scopo preciso. Cerca di immaginarla nella tua mente, quella stazione, di darle concretamente forma e colore. Poi incidi con un chiodo il tuo nome sulla base, e soffiaci la vita. Questa forza ce l'hai.
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Haruki Murakami (Colorless Tsukuru Tazaki and His Years of Pilgrimage)
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«Non chiedo un impegno,» dico, «né una bella storia d’amore come nei romanzi, Travis. Voglio conoscere la vita, quella vera, quella che ferisce e che fa male. Quella di cui non si comprende il senso, neanche rimuginandoci sopra delle ore, voglio degli incontri, dei momenti unici e straordinari, voglio agire senza pormi domande sul domani. Voglio vivere, Travis, senza restrizione, senza pormi domande. E, merda, se non ho voglia di dimenticare, non dimentico, okay? Non credo che resterò nella tua vita abbastanza per farmi del male. Conosco i miei limiti, so che devo fermarmi prima di esserne ossessionato. La vita non è sempre bella, Travis Hamilton, la vita è la merda che ti cade addosso all’improvviso, l'imprevisto, la collera e i colpi duri. Allora, Brontolo, vivi il presente, poniti le domande giuste e piantala di rompermi per quelle che mi riguardano. Forse mi comporto come un ragazzo fragile, forse ho una visione del mondo che non va d’accordo con il fisico da ragazzaccio che ho, ma credimi Travis, non sono una persona fragile, anzi. La curiosità e l’apertura sul mondo non mi rendono debole, solo socievole. Ti ho detto che facevo tutto questo per sapere cosa fosse la vita e vivere di esperienze.»
Taccio per alcuni istanti, i miei occhi fissano quelli di Travis. Il calore del suo corpo mi riscalda, e risveglia in me delle sensazioni simili all'eccitazione mischiata al desiderio. Questo ragazzo mi fa perdere la testa. Mi blocco, perché ho appena capito una cosa.
«Vedi… comincio a credere che forse è questo, che sei tu, la mia esperienza.»
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Amheliie (Road)
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Quando guardo Travis, ho l'impressione di conoscerlo da anni, sono riuscito a decifrare ciascuna delle espressioni del suo viso, a capire ciascuno dei suoi silenzi, e a interpretare ogni reazione del suo corpo. Non è più un segreto per me. E tuttavia, io custodisco ancora le mie parti d’ombra, quelle che lo spaventano.
Lo vedevo nei suoi occhi, quando mi guardava senza dire niente, ci vedevo le sue domande. Quelle che gli bruciavano sulle labbra, ma che non osava mai pronunciare. Ma Travis ha rispettato la mia scelta, il mio silenzio, malgrado quello che desiderava lui. E abbiamo trascorso un mese insieme, un mese meraviglioso, un mese che non dimenticherò mai. In trentotto giorni accanto a lui ho appreso più sulla vita, sulle persone, sul mondo di quanto abbia fatto nei quattro anni di frequenza alla facoltà di sociologia.
Travis Hamilton è la più bella esperienza umana che la vita mi ha dato. Lo so, perché viaggiare attraverso tutto il paese, e innamorarmi erano le due cose più meravigliose che volevo fare da quando ero bambino. Non potrò dimenticarlo mai.
Malgrado le scelte immense che si offrono a noi, abbiamo deciso, per il bene di ciascuno, che le nostre strade si sarebbero separate. Avremmo potuto ritornare sulla nostra decisione, tentare di darci una possibilità, ma il risultato sarebbe stato lo stesso; talvolta l'amore non basta. Talvolta amarsi non ci permette di vincere la realtà. Talvolta le differenze sono talmente gigantesche che qualunque cosa si faccia, non si verrà mai a capo delle cose. Io e Travis siamo troppo diversi, e lo sappiamo. Ma questo non ci ha impedito di innamorarci, perché l'amore se ne fotte di tutto.
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Amheliie (Road)
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A ripensarci questa vita è passata così veloce, una vita del tutto normale: mio padre sperava che facessi onore ai miei antenati, diciamo che aveva scelto la persona sbagliata; io, be'... il mio destino era questo. Da giovane ho fatto la bella vita per un po' grazie ai soldi lasciati dai miei avi; poi sono arrivati giorni sempre più neri, ma è stato meglio così: se guardo chi mi stava accanto, Long Er e Chunsheng, anche loro se la sono spassata per un po', ma alla fine hanno perso la vita. È meglio avere una vita normale, chi lotta per avere questo o quello, a furia di lottare ci rimette la propria vita. Prendi uno come me: in effetti mi sono dimostrato sempre più incapace di risalire il fiume dell'esistenza, eppure ho vissuto a lungo; tutte le persone che conoscevo sono morte, una dopo l'altra, io invece sono ancora vivo.
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Yu Hua (To Live)
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- Una donna non sposata, una ragazza della vostra età, non è indipendente. Ci sono ogni sorta di cose che non può fare. È inceppata a ogni passo.
- Dipende da come si guardano le cose, - rispose Isabel con molto spirito. – Non sono più nella prima giovinezza. Posso fare ciò che voglio.
Appartengo ad una classe affatto indipendente e posso fare tutto quello che voglio. Non ho padre né madre: sono povera e incline alla serietà.
Non sono bella e perciò non troppo tenuta ad essere timida e convenzionale. Questi lussi non posso permettermeli. D’altra parte cerco di giudicar le cose con la mia testa: a torto, forse, ma è sempre più onorevole che non saperle giudicare affatto. Non ho voglia di essere una semplice pecora nel gregge: desidero scegliere il mio destino e conoscere qualche cosa della vita umana più di quello che la gente crede conveniente di potermene dire.
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Henry James (The Portrait of a Lady)
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L'amore è una forza strana e misteriosa. Conduce per vie che altrimenti non verrebbero mai percorse. È sempre, sempre, molto più dell'incontro fra due persone. Quando vuole che tu... compia un passo avanti... Quando vuole che tu apprenda qualcosa... Allora la vita ti manda l'amore, in modo da essere certa che ciò avvenga. Se vogliamo vivere una vita, ascoltiamo. Però l'amore non è per i pavidi e per gli indecisi, non è un grazioso sentimento da racconto fantastico. È come il mare. È la cosa più bella e più potente che esiste. Al tempo stesso è potenzialmente distruttivo e può annientare qualunque cosa. Sopprime la vita, ci cambia, ci illude, ci lusinga, ci delude e ci inganna. Ci spezza il cuore. Può fare impazzire. Credere che amore e matrimonio siano la stessa cosa è come pensare che il mare e l'acqua in un secchio siano la stessa cosa. Soltanto gli esseri umani possono ingannarsi così.
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Tracy Rees (Florence Grace)
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«Scusa Sasha, ma non avevo previsto di tornare così tardi.» Dima cercò di farsi perdonare per non essere rientrato a effettuare i lavori alla fattoria.
«Ragazzo, lo sai che sto lavorando nei boschi in questi giorni. Il lavoro di taglialegna mi porta via molto tempo, gli alberi devono essere preparati per l’inverno. Puoi trascorrere la notte da Irina tutte le volte che vuoi, ma la mattina devi essere qui, puntuale per la mungitura» lo rimproverò Sasha con severità, alzandosi dalla seggiola che lo ospitava mentre strizzava con vigore le mammelle dell’ultima vacca.
Dima fece cenno affermativo con il capo, anche se Sasha era visibilmente infastidito dal suo comportamento lui non riusciva a non essere felice, i suoi occhi verdi brillavano come due gemme e il fratello lo notò subito.
«Hai fatto pace con la nostra Irina, eh?» chiese sorridendo, mostrando uno sguardo malizioso e sfacciato che lasciava poco da intendere.
Dima si limitò a fissarlo senza ribattere.
«Tutto tranquillo alla collina?» lo sollecitò Sasha, inarcando un sopracciglio.
«Sì, certo» rispose lui troppo velocemente.
«Mi sono perso qualcosa?» insisté di nuovo Sasha.
Dmitrij brontolò perché non si era aspettato che il fratello capisse subito che era successo qualcosa durante la notte. «Non ho fatto niente!» protestò di rimando, roso dal senso di colpa per essere così chiaramente leggibile agli occhi degli altri.
«Può anche darsi…» Il fratello maggiore scrutò Dima negli occhi. «In tal caso, peggio per te» concluse con ironia, ostentando un sorriso arrogante.
«Ma che stai dicendo?»
«Ti conosco da quando ciucciavi le tette di mamma, pensi di potermi nascondere qualcosa?» affermò Sasha abbandonando completamente il lavoro. Si alzò e una volta vicino al fratello lo afferrò per le spalle e lo strattonò con vigore. «Sarebbe anche ora!» brontolò mentre sfiorava la fronte del fratello minore con la sua.
Dima si liberò da quella morsa e lo sfidò: «Anche se fosse non è affar tuo, mi pare».
«Ah, tu dici? Irina è come una di famiglia e se finalmente vi siete decisi a smettere di essere scemi e a fidarvi l’uno dell’altra, io non posso che esserne felice. Ho sempre fatto il tifo per voi due!»
Dima scoppiò a ridere. Quell’energumeno sempre gelido con tutti aveva tutto sommato un cuore caldo. Sasha era un uomo rude e di poche parole, con pochi amici, ma buoni. Era stato per lui un secondo padre più che un fratello e non si aspettava una dichiarazione così diretta.
«Questa notte è stata la più bella di tutta la mia vita. E ce ne saranno ancora!» confessò Dima, stampandosi un sorriso luminoso sull’ovale del viso.
«Certo, sei mio fratello, non puoi aver fatto cilecca!» commentò Sasha, ridendo in modo sguaiato e mostrando così non solo i denti, ma anche le tonsille.
«Ben detto, sono andato dritto all'obbiettivo!»
Risero entrambi.
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Eilan Moon (Teufel, il Diavolo)
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Se si trattasse solo di essere solo di essere avvolta da questo fumo, perdere coscienza e morire, in un attimo, non avrei nessunissima paura. Una bella differenza con altre morti che ho visto, come quella di mia madre o di altri parenti. Nella nostra famiglia si ammalano tutti di gravi malattie e muoiono soffrendo da cani. Forse è una cosa ereditaria. Ci mettono un tempo incredibile a morire. Al punto che verso la fine non si rendono conto nemmeno loro se sono vivi o morti. Quel po' di coscienza che gli resta serve solo a provare dolore e sofferenza.
Midori si mise una sigaretta tra le labbra e la accese.
- Quello di cui ho paura, è una morte di questo tipo. L'ombra della morte si insinua piano piano nel territorio della vita e comincia a corroderlo, e quando me ne accorgo sono già nel buio, non riesco a vedere più niente, e la gente intorno a me pensa che io sia più vicina alla morte che alla vita. È una situazione come questa, che temo. Non la potrei mai sopportare.
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Haruki Murakami
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Un altro giorno stava per incominciare.
Un altro giorno che si sarebbe spento in un’altra notte.
La sua vita era un susseguirsi inutile di secondi, minuti e ore senza luce. Non c’era più luce in lui, né fuori di lui.
Forse non era più neppure un essere umano. Forse era diventato una bestia. Sì, doveva essere così, almeno a giudicare dai peli che gli coprivano il volto e dai ringhi e grugniti con i quali ormai si esprimeva nella vana speranza di tener lontano il mondo.
Ray predatore Raider fece per alzarsi dal divano che era diventato la sua zattera di salvataggio, ma ricadde pesantemente sui cuscini lasciando andare un sospiro disperato.
Il male al ginocchio, da quando aveva interrotto gli antidolorifici, era insopportabile, ma almeno gli permetteva di rimanere lucido e di non dimenticare.
Bussavano alla porta, ecco perché si era svegliato dal suo torpore.
Anne, probabilmente, e la sua mania di portargli da mangiare quando lui avrebbe voluto solo bere.
Si sdraiò di nuovo sul divano e si coprì la testa con un cuscino. Avrebbe finto di dormire, sì, e Anne se ne sarebbe andata.
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Viviana Giorgi (E infine la Bestia incontrò Bella)
“
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense".
Queste parole da lor ci fuor porte.
[...]
Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: "Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?".
E quella a me: "Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante".
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Dante Alighieri
“
[...] è lei che incontri, prima o poi, in autobus, sul treno, sull'aereo, lei a cui non fai caso finché non sei seduto, lei il cui sguardo incroci all'improvviso e arrossisci, ti viene caldo, perché non ci si può innamorare così in fretta, non è così che succede, solo per l'aspetto esteriore, con uno sguardo, ma invece succede e tu sei sull'autobus e pensi che dovresti andare laggiù in fondo, dire qualcosa, pensi, dovresti scendere alla sua stessa fermata, perché non incontrerai mai più una persona più bella di questa. E se solo trovi il coraggio, se adesso dici qualcosa, se scendi insieme a lei, vai da lei, l'abbracci, allora forse, forse o di sicuro, avrai incontrato l'unica persona nell'universo che può fare di te l'essere più felice che sia mai esistito. Invece non lo fai. Non scendi quasi mai alla stessa fermata. Non ti alzi nell'autobus per dirle o dirgli qualcosa. Rimanete seduti, vi guardate o distogliete lo sguardo, fino a che uno di voi due non scende e qualche ora dopo hai già dimenticato tutto, fino a un mattino di dieci, vent'anni dopo, quando di colpo senti di nuovo la stessa fitta, te la rivedi davanti e sai che quel giorno dovevi cogliere la palla al balzo, dire qualcosa. Non l'hai fatto, e l'unica cosa che ti rimane è la certezza che almeno una volta, per un istante nella vita sei stato amato così, senza riserve, senza pretese. Un solo istante, come schioccare due dita. Melodrammatico.
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Johan Harstad (Buzz Aldrin, waar ben je gebleven?)
“
I tacchi di Bella risuonavano impertinenti sul corridoio di finto marmo. Dodici centimetri. Semplicemente un altro strumento per non sentirsi persa, e non solo fisicamente, in un mondo di gargantua. Temibili, paurosi gargantua.
Per Bella riuscire a fissare il prossimo negli occhi – quasi negli occhi in caso di superamento della barriera dei 180 centimetri – era una necessità e spesso ci riusciva solo grazie alle Jimmy Choo o alle Manolo, un fringe benefit che la sua posizione di responsabile della moda del Denver Tribune le assicurava. Gli stilisti, compresi Choo e Manolo, la omaggiavano delle loro ultime creazioni? Lei certo non le rifiutava.
Come ogni mattina alle nove si infilò nell’ascensore più per darsi una controllatina allo specchio che per risparmiarsi la rampa di scale che la separava dall’ultimo piano, quello della direzione.
Sì, era tutto a posto, camicetta di seta bianca e gonna nera, più le Jimmy Choo di vernice rossa da togliere il fiato. Capelli castani appena ondulati sciolti sulle spalle, perle alle orecchie e al collo, un po’ di mascara sulle ciglia a evidenziare i suoi occhi verdi, e labbra più rosse del diavolo, in perfetta nuance con le Jimmy Choo. Il solito travestimento, insomma, che l’avrebbe messa al sicuro da ogni tentativo dei suoi colleghi di irrompere nella sua vita.
Branco di animali.
E che la chiamassero pure Miss Algida o Ghiacciolo alla moda o, ancora, 32, sottintendendo Fahrenheit (ovvero il punto di congelamento dell’acqua), o Italian Job – lavoretto italiano – sottintendendo qualcosa di più volgare, la cosa non la toccava per nulla. Forse solo un pochino, ma se ne infischiava.
L’ascensore si fermò e le porte si aprirono portando sino a lei il vocio dei suoi colleghi, probabilmente intenti a bere caffè e a rimpinzarsi di ciambelle. Dio! Sembrava che non vivessero che per i carboidrati, quando lei…
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Viviana Giorgi (E infine la Bestia incontrò Bella)
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Mi sono risvegliata dall'etere con la sensazione di essere stata abbandonata e ho chiesto subito all'infermiera se era un maschio o una femmina. Lei ha detto che era una femmina, così ho voltato la testa e ho pianto. "Va bene,' mi sono detta, sono contenta che sia una femmina. E spero che sia scema - la cosa migliore per una femmina in questo mondo è essere una bella scemetta."
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Fece un sorriso comprensivo, molto più che comprensivo. Era uno di quei rari sorrisi che racchiudono un tocco di rassicurazione eterna, e nel quale ci si imbatte quattro o cinque volte nella vita. Per un istante affrontava - o pareva affrontare - l'eternità intera per poi concentrarsi su di te con una irresistibile predilezione nei tuoi confronti. Ti comprendeva fino al punto in cui volevi essere compreso, credeva in te come tu vorresti credere in te stesso e ti assicurava che di te aveva esattamente l'impressione che, al tuo meglio, speravi di dare.
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Trent'anni - la promessa di un decennio di solitudine, un elenco sempre più sottile di scapoli da conoscere, una valigetta sempre più sottile di entusiasmo, di capelli sempre più sottili.
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E mentre me ne stavo lì a rimuginare su un mondo vecchio e sconosciuto, pensai alla meraviglia di Gatsby quando per la prima volta aveva scorto la luce verde in fondo al pontile di Daisy. Era venuto da lontano fino a questo prato blu, e il suo sogno deve essergli sembrato così vicino che non poteva credere di non riuscire ad afferrarlo. Non sapeva che ce l'aveva già alle spalle, da qualche parte nella vasta tenebra oltre la città, dove i campi scuri della repubblica ondeggiavano sotto la notte.
Gatsby credeva nella luce verde, nel futuro orgastico che anno dopo anno si ritira davanti a noi. Allora ci è sfuggito, ma non importa; domani correremo più forte, allungheremo le braccia ancora di più... E un bel mattino...
Così navighiamo di bolina, barche contro la corrente, riportati senza posa nel passato.
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F. Scott Fitzgerald (The Great Gatsby)
“
Così lei aveva visto mentre egli non vedeva, e così lei continuava ancora a ribadire la verità. Verità, vivida e mostruosa; la sua lunga attesa: quella era stata la sua sorte. La compagna della sua vigilia aveva a un certo momento capito, gli aveva offerto la possibilità di eludere la sorte. La propria sorte, però, non si elude mai, e il giorno in cui gli aveva detto che la sua si era compiuta, l'aveva soltanto veduto fissare stupidamente la scappatoia che gli offriva. La scappatoia sarebbe stata amare lei; allora, allora sì egli
avrebbe vissuto. Ella aveva vissuto - chi avrebbe ora potuto dire con quale passione? - giacché l'aveva amato per se stesso; mentre egli non aveva mai pensato a lei (ah, con quale evidenza la verità fiammeggiava davanti ai suoi occhi, ora!) se non nel gelo del suo egoismo e al lume di utilità pratica in cui egli la vedeva. Le parole di May tornavano a lui; la catena si allungava all'infinito. La Belva era stata in agguato davvero, e la Belva, al momento giusto, era balzata; era balzata nel crepuscolo di quel freddo aprile quando, pallida, consunta, ma bella, e forse ancora in grado di guarire, si era alzata dalla sua sedia per rizzarsi in piedi davanti a lui e lasciarlo immaginosamente indovinare. Era balzata, la Belva, quando egli non aveva saputo capire; era balzata mentre ella si allontanava disperata da lui, e il marchio, quando oramai egli l'aveva lasciata, era caduto dove doveva cadere. Egli aveva giustificato il suo presentimento e compiuto il suo fato; era fallito, con assoluta esattezza, in tutto quello in cui doveva fallire; e un gemito gli salì ora alle labbra nel ricordare come May aveva supplicato di non voler mai sapere. Quell'orrore del risveglio -quella era la conoscenza, e sotto quel fiato le stesse lacrime sembrarono gelarsi. Attraverso le lacrime, nondimeno, egli cercava di fissarla e trattenerla: la teneva lì davanti a sé così da sentirne tutto il dolore. Almeno questo, in ritardo e con amarezza, aveva un poco il sapore della vita. Ma l'amarezza improvvisamente lo nauseò, e fu come se, orribilmente, avesse veduto, nella verità, nella crudeltà della raffigurazione, ciò che era stato scritto e compiuto. Vide la Giungla della sua vita, e vide la Belva in agguato; poi, mentre guardava, la senti in un fremito dell'aria ergersi, enorme e laida, per il balzo che doveva finirlo.
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Henry James (The Beast in the Jungle)
“
XVIII ALLA SUA DONNA Cara beltà che amore Lunge m’inspiri o nascondendo il viso, Fuor se nel sonno il core Ombra diva mi scuoti, 5 O ne’ campi ove splenda Più vago il giorno e di natura il riso; Forse tu l’innocente Secol beasti che dall’oro ha nome, Or leve intra la gente 10 Anima voli? o te la sorte avara Ch’a noi t’asconde, agli avvenir prepara? Viva mirarti omai Nulla spene m’avanza; S’allor non fosse, allor che ignudo e solo 15 Per novo calle a peregrina stanza Verrà lo spirto mio. Già sul novello Aprir di mia giornata incerta e bruna, Te viatrice in questo arido suolo Io mi pensai. Ma non è cosa in terra 20 Che ti somigli; e s’anco pari alcuna Ti fosse al volto, agli atti, alla favella, Saria, così conforme, assai men bella. Fra cotanto dolore Quanto all’umana età propose il fato, 25 Se vera e quale il mio pensier ti pinge, Alcun t’amasse in terra, a lui pur fora Questo viver beato: E ben chiaro vegg’io siccome ancora Seguir loda e virtù qual ne’ prim’anni 30 L’amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse Il ciel nullo conforto ai nostri affanni; E teco la mortal vita saria Simile a quella che nel cielo india. Per le valli, ove suona 35 Del faticoso agricoltore il canto, Ed io seggo e mi lagno Del giovanile error che m’abbandona; E per li poggi, ov’io rimembro e piagno I perduti desiri, e la perduta 40 Speme de’ giorni miei; di te pensando, A palpitar mi sveglio. E potess’io, Nel secol tetro e in questo aer nefando, L’alta specie serbar; che dell’imago, Poi che del ver m’è tolto, assai m’appago. 45 Se dell’eterne idee L’una sei tu, cui di sensibil forma Sdegni l’eterno senno esser vestita, E fra caduche spoglie Provar gli affanni di funerea vita; 50 O s’altra terra ne’ superni giri Fra’ mondi innumerabili t’accoglie, E più vaga del Sol prossima stella T’irraggia, e più benigno etere spiri; Di qua dove son gli anni infausti e brevi, 55 Questo d’ignoto amante inno ricevi.
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Giacomo Leopardi (Canti: Poems / A Bilingual Edition (Italian Edition))
“
[Canzone III]
Li occhi dolenti per pietà del core
hanno di lagrimar sofferta pena,
sì che per vinti son remasi omai.
Ora, s’i’ voglio sfogar lo dolore,
che a poco a poco a la morte mi mena,
convenemi parlar traendo guai.
E perché me ricorda ch’io parlai
de la mia donna, mentre che vivia,
donne gentili, volentier con vui,
non voi parlare altrui,
se non a cor gentil che in donna sia;
e dicerò di lei piangendo, pui
che si n’è gita in ciel subitamente,
e ha lasciato Amor meco dolente.
Ita n’è Beatrice in alto cielo,
nel reame ove li angeli hanno pace,
e sta con loro, e voi, donne, ha lassate:
no la ci tolse qualità di gelo
né di calore, come l’altre face,
ma solo fue sua gran benignitate;
ché luce de la sua umilitate
passò li cieli con tanta vertute,
che fé maravigliar l’etterno sire,
sì che dolce disire
lo giunse di chiamar tanta salute;
e fella di qua giù a sé venire,
perché vedea ch’esta vita noiosa
non era degna di sì gentil cosa.
Partissi de la sua bella persona
piena di grazia l’anima gentile,
ed èssi gloriosa in loco degno.
Chi no la piange, quando ne ragiona,
core ha di pietra sì malvagio e vile,
ch’entrar no i puote spirito benegno.
Non è di cor villan sì alto ingegno,
che possa imaginar di lei alquanto,
e però no li ven di pianger doglia:
ma ven tristizia e voglia
di sospirare e di morir di pianto,
e d’onne consolar l’anima spoglia
chi vede nel pensero alcuna volta
quale ella fue, e com’ella n’è tolta.
Dannomi angoscia li sospiri forte,
quando ’l pensero ne la mente grave
mi reca quella che m’ha ’l cor diviso:
e spesse fiate pensando a la morte,
venemene un disio tanto soave,
che mi tramuta lo color nel viso.
E quando ’l maginar mi ven ben fiso,
giugnemi tanta pena d’ogne parte,
ch’io mi riscuoto per dolor ch’i’ sento;
e sì fatto divento,
che da le genti vergogna mi parte.
Poscia piangendo, sol nel mio lamento
chiamo Beatrice, e dico: "Or se’ tu morta?";
e mentre ch’io la chiamo, me conforta.
Piange di doglia e sospirar d’angoscia
mi strugge ’l core ovunque sol mi trovo,
sì che ne ’ncrescerebbe a chi m’audesse:
e quale è stata la mia vita, poscia
che la mia donna andò nel secol novo,
lingua non è che dicer lo sapesse:
e però, donne mie, pur ch’io volesse,
non vi saprei io dir ben quel ch’io sono,
sì mi fa travagliar l’acerba vita;
la quale è sì ’nvilita,
che ogn’om par che mi dica: "Io t’abbandono",
veggendo la mia labbia tramortita.
Ma quel ch’io sia la mia donna il si vede,
e io ne spero ancor da lei merzede.
Pietosa mia canzone, or va piangendo;
e ritrova le donne e le donzelle
a cui le tue sorelle
erano usate di portar letizia;
e tu, che se’ figliuola di tristizia,
vatten disconsolata a star con elle.
”
”
Dante Alighieri
“
La casa dove tua bis-bis-bisnonna e io andammo a stare appena sposati dava sulle cascatelle [...] Aveva pavimenti di legno e finestre magnifiche e spazio sufficiente per una famiglia numerosa. Era una bella casa. Una buona casa.
Ma l'acqua... diceva la tua bis-bis-bisnonna ... non riesco a sentirmi quando penso.
Tempo, io la incalzavo. Datti tempo.
E, lascia che te lo dica: anche se la casa era spaventosamente umida, e il prato davanti una fangaia perenne a causa degli spruzzi; anche se i muri ogni sei mesi necessitavano di riparazioni, e scaglie di pittura cadevano dal soffitto in tutte le stagioni come neve... ciò che si dice di chi abita vicino a una cascata è vero.
Che cosa, chiese mio nonno, cosa si dice?
Si dice che chi abita vicino a una cascata non senta l'acqua.
Questo, si dice?
Esatto. Naturalmente la tua bis-bis-bisnonna aveva ragione.
All'inizio fu terribile. Non sopportavamo di rimanere in casa per più di poche ore di fila. Le prime due settimane furono caratterizzate da notti di sonno intermittente, litigi soltanto per il gusto di farci sentiore sopra lo scroscio. Litigavamo al solo scopo di ricordarci a vicenda che eravamo innamorati e non in preda all'odio.
Però le settimane successive andò un po' meglio: era possibile dormire qualche buona oretta per notte e mangiare con un disagio sopportabile. la tua bis-bis-bisnonna ancora malediceva l'acqua [...], ma meno di frequente, e con minore furia. [...]
La vita continuò perchè la vita continua, e il tempo passò, perchè il tempo passa, e dopo poco più di due mesi: Hai sentito? le domandai, una delle rare mattine in cui eravamo seduti insieme a tavola. Hai sentito? Deposi il mio caffè e mi alazi dalla sedia. La senti quella cosa?
Quale? mi chiese lei.
Esatto! risposi, correndo fuori per salutare a pugno teso la cascata. Esattamente!
Ballammo, lanciando in aria manciate d'acqua, senza sentire proprio neinte. Alternavamo abbracci di perdono e urla di umano trionfo all'indirizzo dell'acqua. Chi vince la battaglia? Chi vince la battaglia, cascata? Noi! La vinciamo noi!
E questo vivere vicino a una cascata, Safran. [..] Il timbro si sbiadisce. La lama si smussa. Il dolore si affievolisce. Ogni amore è scolpito nella perdita. [...]
Ma questa non è tutta la storia, continuò la Meridiana. L'ho capito la prima volta che ho tentato di bisbigliare un segreto senza riuscirvi, o fischiettare una canzone senza insinuare la paura nei cuori di chi era nel raggio di centro metri, quando i miei colleghi della conceria mi hanno supplicato di abbassare la voce perché chi riesce a pensare se gridi in quel modo? Al che io ho domandato: STO DAVVERO GRIDANDO? * La storia della casa sulla cascata, la Meridiana
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Jonathan Safran Foer (Everything is Illuminated & Extremely Loud and Incredibly Close)
“
- Chissà se voi sapete quel che è bene per me... o se ve ne importa. - Se lo so state sicura che me ne importa. E devo dirvelo, che cos’è? Che non vi tormentiate.
- Che non tormenti voi, suppongo vogliate dire. - Questo non potete farlo; sono a tutta prova. Prendetevela meno. Non state tanto a chiedervi se questo o quello va bene per voi. Non interrogate tanto la vostra coscienza... si scorderà come un pianoforte strimpellato. Tenetela in serbo per le grandi occasioni. Non sforzatevi tanto di formarvi il carattere... sarebbe come aprire a forza una tenera rosellina chiusa. Vivete come meglio vi piace, e il carattere ci penserà da sé a formarsi. Quasi tutto va bene per voi, con rarissime eccezioni, e una buona rendita non è fra queste. - Ralph tacque e sorrise; Isabel l’aveva ascoltato con viva attenzione. - Avete troppa facoltà di pensare, troppa coscienza soprattutto - aggiunse Ralph. - È irragionevole, il numero delle cose che non ritenete giuste. Mettete indietro l’orologio. Frenate la vostra febbre. Aprite le ali; libratevi sulla terra. Far questo non è mai sbagliato. Ella aveva ascoltato avidamente, come ho detto; e per natura era pronta a capire. - Mi domando se vi rendete conto di quello che dite. Se sì, vi prendete una bella responsabilità. - Mi spaventate un po’, ma penso di aver ragione - disse Ralph, continuando a sorridere. - Tuttavia quello che dite è verissimo - proseguì Isabel. - Non potreste dire niente di più vero. Sono assorbita in me stessa, considero troppo la vita come una prescrizione medica. E in realtà, perché star sempre a pensare se le cose vanno bene per noi, come se fossimo degenti di un ospedale? E perché dovrei aver sempre tanta paura di non agire bene? Come se al mondo importasse molto che io agisca bene o male! - Siete un tipo adatto a prender consigli - disse Ralph; - togliete il vento dalle mie vele! Lei lo fissò come se non l’avesse udito, benché stesse seguendo il filo di pensiero che proprio lui aveva suscitato. Mi sforzo di occuparmi del mondo più che di me, ma finisco sempre col tornare a me stessa. Perché ho paura. - S’interruppe; la sua voce aveva
tremato un poco. - Sì, ho paura; non so spiegarlo. Un gran patrimonio vuol dire libertà, e di questo ho paura. È una cosa così bella, e bisognerebbe farne così buon uso. Altrimenti ci sarebbe da vergognarsi. E bisogna pensare e pensare; è uno sforzo continuo. Non so se non sia una felicità più grande non avere questo potere.
Per chi è debole non ho dubbi che sia una felicità più grande. I deboli debbono fare un grande sforzo per non essere vili. E come fate a sapere che non sono debole? - chiese Isabel. - Oh - rispose Ralph, e Isabel vide un rossore affluirgli al viso - se lo siete, sono proprio spacciato!
”
”
Henry James (The Portrait of a Lady)
“
Donna pietosa e di novella etate,
adorna assai di gentilezze umane,
ch’era là ’v’io chiamava spesso morte,
veggendo li occhi miei pien di pietate,
e ascoltando le parole vane,
si mosse con paura a pianger forte.
e altre donne, che si fuoro accorte
di me per quella che meco piangía,
fecer lei partir via,
e approssimâsi per farmi sentire.
Qual dicea: "Non dormire",
e qual dicea: "Perché sì ti sconforte?"
Allor lassai la nova fantasia,
chiamando il nome de la donna mia.
Era la voce mia sì dolorosa
e rotta sì da l’angoscia del pianto,
ch’io solo intesi il nome nel mio core;
e con tutta la vista vergognosa
ch’era nel viso mio giunta cotanto,
mi fece verso lor volgere Amore.
Elli era tale a veder mio colore,
che facea ragionar di morte altrui:
"Deh, consoliam costui"
pregava l’una l’altra umilemente;
e dicevan sovente:
"Che vedestù, che tu non hai valore?"
E quando un poco confortato fui,
io dissi: "Donne, dicerollo a vui.
Mentr’io pensava la mia frale vita,
e vedea ’l suo durar com’è leggiero,
piansemi Amor nel core, ove dimora;
per che l’anima mia fu sì smarrita,
che sospirando dicea nel pensero:
- Ben converrà che la mia donna mora -.
Io presi tanto smarrimento allora,
ch’io chiusi li occhi vilmente gravati,
e furon sì smagati
li spirti miei, che ciascun giva errando;
e poscia imaginando,
di caunoscenza e di verità fora,
visi di donne m’apparver crucciati,
che mi dicean: - pur morràti, morràti -.
Poi vidi cose dubitose molte,
nel vano imaginare ov’io entrai;
ed esser mi parea non so in qual loco,
e veder donne andar per via disciolte,
qual lagrimando, e qual traendo guai,
che di tristizia saettavan foco.
Poi mi parve vedere a poco a poco
turbar lo sole e apparir la stella,
e pianger elli ed ella;
cader li augelli volando per l’âre,
e la terra tremare;
ed omo apparve scolorito e fioco,
dicendomi: - Che fai? non sai novella?
Morta è la donna tua, ch’era sì bella -.
Levava li occhi miei bagnati in pianti,
e vedea (che parean pioggia di manna),
li angeli che tornavan suso in cielo,
e una nuvoletta avean davanti,
dopo la qual gridavan tutti: -"Osanna"-
e s’altro avesser detto, a voi dirèlo.
Allor diceva Amor: - Più nol ti celo;
vieni a veder nostra donna che giace -.
Lo imaginar fallace
mi condusse a veder madonna morta;
e quand’io l’ebbi scorta,
vedea che donne la covrían d’un velo;
ed avea seco umiltà verace,
che parea che dicesse: - Io sono in pace -.
Io divenia nel dolor sì umile,
veggendo in lei tanta umiltà formata,
ch’io dicea: - Morte, assai dolce ti tegno;
tu dei omai esser cosa gentile,
poi che tu se’ ne la mia donna stata,
e dèi aver pietate e non disdegno.
Vedi che sì desideroso vegno
d’esser de’ tuoi, ch’io ti somiglio in fede.
Vieni, ché ’l cor te chiede -.
Poi mi partia, consumato ogne duolo;
e quand’io era solo,
dicea, guardando verso l’alto regno:
- Beato, anima bella, chi te vede! -
Voi mi chiamaste allor, vostra mercede".
”
”
Dante Alighieri
“
[Canzone II]
Donna pietosa e di novella etate,
adorna assai di gentilezze umane,
ch’era là ’v’io chiamava spesso morte,
veggendo li occhi miei pien di pietate,
e ascoltando le parole vane,
si mosse con paura a pianger forte.
e altre donne, che si fuoro accorte
di me per quella che meco piangía,
fecer lei partir via,
e approssimâsi per farmi sentire.
Qual dicea: "Non dormire",
e qual dicea: "Perché sì ti sconforte?"
Allor lassai la nova fantasia,
chiamando il nome de la donna mia.
Era la voce mia sì dolorosa
e rotta sì da l’angoscia del pianto,
ch’io solo intesi il nome nel mio core;
e con tutta la vista vergognosa
ch’era nel viso mio giunta cotanto,
mi fece verso lor volgere Amore.
Elli era tale a veder mio colore,
che facea ragionar di morte altrui:
"Deh, consoliam costui"
pregava l’una l’altra umilemente;
e dicevan sovente:
"Che vedestù, che tu non hai valore?"
E quando un poco confortato fui,
io dissi: "Donne, dicerollo a vui.
Mentr’io pensava la mia frale vita,
e vedea ’l suo durar com’è leggiero,
piansemi Amor nel core, ove dimora;
per che l’anima mia fu sì smarrita,
che sospirando dicea nel pensero:
- Ben converrà che la mia donna mora -.
Io presi tanto smarrimento allora,
ch’io chiusi li occhi vilmente gravati,
e furon sì smagati
li spirti miei, che ciascun giva errando;
e poscia imaginando,
di caunoscenza e di verità fora,
visi di donne m’apparver crucciati,
che mi dicean: - pur morràti, morràti -.
Poi vidi cose dubitose molte,
nel vano imaginare ov’io entrai;
ed esser mi parea non so in qual loco,
e veder donne andar per via disciolte,
qual lagrimando, e qual traendo guai,
che di tristizia saettavan foco.
Poi mi parve vedere a poco a poco
turbar lo sole e apparir la stella,
e pianger elli ed ella;
cader li augelli volando per l’âre,
e la terra tremare;
ed omo apparve scolorito e fioco,
dicendomi: - Che fai? non sai novella?
Morta è la donna tua, ch’era sì bella -.
Levava li occhi miei bagnati in pianti,
e vedea (che parean pioggia di manna),
li angeli che tornavan suso in cielo,
e una nuvoletta avean davanti,
dopo la qual gridavan tutti: -"Osanna"-
e s’altro avesser detto, a voi dirèlo.
Allor diceva Amor: - Più nol ti celo;
vieni a veder nostra donna che giace -.
Lo imaginar fallace
mi condusse a veder madonna morta;
e quand’io l’ebbi scorta,
vedea che donne la covrían d’un velo;
ed avea seco umiltà verace,
che parea che dicesse: - Io sono in pace -.
Io divenia nel dolor sì umile,
veggendo in lei tanta umiltà formata,
ch’io dicea: - Morte, assai dolce ti tegno;
tu dei omai esser cosa gentile,
poi che tu se’ ne la mia donna stata,
e dèi aver pietate e non disdegno.
Vedi che sì desideroso vegno
d’esser de’ tuoi, ch’io ti somiglio in fede.
Vieni, ché ’l cor te chiede -.
Poi mi partia, consumato ogne duolo;
e quand’io era solo,
dicea, guardando verso l’alto regno:
- Beato, anima bella, chi te vede! -
Voi mi chiamaste allor, vostra mercede".
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Dante Alighieri
“
- Che cosa non darei per tornare alla vostra età - proruppe ella una volta, con un’amarezza che, per quanto diluita nella vastità consueta del suo garbo, non riusciva così a celarsi del tutto. - Se soltanto potessi ricominciare... se potessi aver la vita davanti! - La vita è ancora davanti a voi - rispose Isabel in tono gentile, perché era vagamente sbigottita. - No; la parte migliore se n’è andata, e se n’è andata per niente. - Non per niente, ne sono certa - disse Isabel. - Perché no... che mi resta? Né marito, né figli, né fortuna, né posizione, né le tracce di una bellezza che non ho mai avuto. - Avete molti amici, mia cara. - Non ne sono sicura! - esclamò Madame Merle. - Oh, vi sbagliate. Avete ricordi, pregi, talento...Ma Madame Merle la interruppe. - Che cosa mi ha fruttato il mio talento? Niente, se non la necessità di farne un uso continuo per trascorrere le ore, gli anni, per ingannare me stessa con qualche pretesto di varietà, di oblìo. In quanto ai miei pregi e ai miei ricordi, meno se ne parla e meglio è. Sarete amica mia finché non troverete da fare un uso migliore della vostra amicizia. - Starà a voi badare che non lo faccia - disse Isabel. - Sì; vorrei tentare di non perdervi. - E la sua compagna la fissò gravemente. - Quando dico che mi piacerebbe avere i vostri anni, intendo dire con le vostre qualità: franca, generosa, sincera come voi. In tal caso avrei fatto qualcosa di meglio della mia vita. - Che cosa vi sarebbe piaciuto fare e non avete fatto?[...]
- Sono molto ambiziosa! - rispose alla fine. - E le vostre ambizioni non sono state appagate? Dovevano essere grandi. - Erano grandi. Parlandone mi renderei ridicola.
Isabel si chiedeva quali mai avessero potuto essere... se Madame Merle avesse aspirato a portare una corona. - Non so quale possa essere la vostra idea del successo, ma a me sembra che lo abbiate avuto. Per me siete proprio una splendida immagine del successo. Madame Merle lasciò cadere la musica con un sorriso. - Qual è la vostra idea del successo? - Ritenete evidentemente che debba essere un’idea molto banale. E di vedere avverarsi qualche sogno di gioventù. - Oh - esclamò Madame Merle - e io non l’ho mai capito! Ma i miei sogni erano così grandi... così assurdi. Il cielo mi perdoni, sto sognando ancora! - E si voltò verso il piano e cominciò a suonare con trasporto. L’indomani disse a Isabel che aveva dato una definizione molto bella ma spaventosamente triste del successo. A misurare con tale metro, chi mai aveva avuto successo? I sogni di gioventù, che cose incantevoli, divine! Chi mai li aveva veduti farsi realtà? - Io stessa... qualcuno l’ho visto avverarsi - si arrischiò a rispondere Isabel. - Di già? Dovevano essere sogni del giorno prima. - Ho cominciato molto presto a sognare - sorrise Isabel. - Oh, se intendete le aspirazioni della fanciullezza... di avere una sciarpa rosa e una bambola che chiude gli occhi... - No, non voglio dir questo. - O un giovane con splendidi baffi che vi cade in ginocchio dinanzi. - No, nemmeno questo - dichiarò Isabel con foga ancor più grande. Madame Merle parve notare il suo ardore. - Sospetto che intendiate proprio questo. Tutte noi abbiamo avuto un giovane coi baffi. È il giovane inevitabile; non conta.
”
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Henry James (The Portrait of a Lady)
“
«Ho visto la forza incrollabile dell’idea del bene sociale, che è nata nel mio paese. L’ho vista nel periodo della collettivizzazione forzata e nel Trentasette. Ho visto uccidere nel nome di un ideale bello e umano come quello cristiano. Ho visto le campagne morire di fame, e i figli dei contadini che morivano tra le nevi della Siberia; ho visto le tradotte che da Mosca, Leningrado e altre città della Russia portavano in Siberia centinaia di migliaia di uomini e donne, i nemici della grande, luminosa idea del bene sociale. Era un’idea bella e grande, e ha ucciso senza pietà, ha rovinato le vite di molti, ha separato le mogli dai mariti, i figli dai padri. «Ora sul mondo incombe il grande orrore del nazismo tedesco. L’aria è impregnata delle grida e dei lamenti dei giustiziati. Nero è il cielo, e il sole si è spento nel fumo dei forni crematori. «Ma anche questi crimini – inauditi non solo per l’Universo, ma anche per gli uomini di questa Terra – sono compiuti in nome del bene.
”
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Vasily Grossman (Vita e destino)
“
Fu un vero raccoglimento il mio, uno di quegl’istanti rari che l’avara vita concede, di vera grande oggettività
in cui si cessa finalmente di credersi e sentirsi vittima. In mezzo a quel verde rilevato tanto deliziosamente da
quegli sprazzi di sole, seppi sorridere alla mia vita ed anche alla mia malattia. La donna vi ebbe un’importanza
enorme. Magari a pezzi, i suoi piedini, la sua cintura, la sua bocca, riempirono i miei giorni. E rivedendo la
mia vita e anche la mia malattia le amai, le intesi! Com’era stata più bella la mia vita che non quella dei
cosidetti sani, coloro che picchiavano o avrebbero voluto picchiare la loro donna ogni giorno salvo in certi momenti. Io, invece, ero stato accompagnato sempre dall’amore. Quando non avevo pensato alla mia donna,
vi avevo pensato ancora per farmi perdonare che pensavo anche alle altre. Gli altri abbandonavano la donna delusi e disperando della vita. Da me la vita non fu mai privata del desiderio e l’illusione rinacque subito intera dopo ogni naufragio, nel sogno di membra, di voci, di atteggiamenti più perfetti.
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Italo Svevo (La coscienza di Zeno / Senilità)
“
E' proprio la vecchiaia che mi auguro per noi, per me e Hélène. Immagino grandi librerie, comodi divani, grida di nipotini in giardino, marmellate di frutti di bosco, lunghe conversazioni sulle sdraio. Le ombre che si allungano, la morte che si avvicina piano piano. La vita è stata bella perchè ci siamo amati. Forse non finirà così, ma, dipendesse solo da me, così mi piacerebbe che finisse.
”
”
Emmanuel Carrère (Limonov)
“
Adesso io ho una nuova casa, bella
anche adesso che non v’ho messo mano
ancora. Tutta grigia e malandata,
con tutte le finestre rotte, i vetri
infranti, il legno fradicio. Ma bella
per il sole che prende ed il terrazzo
ch’è ancora tutto ingombro di ferraglia,
e perché da qui si può vedere quasi
tutta la città. E la sera al tramonto
sembra una battaglia lontana la città.
Io amo la mia casa perché è bella
e silenziosa e forte. Sembra d’aver
qui nella casa un’altra casa, d’ombra,
e nella vita un’altra vita, eterna.
”
”
Beppe Salvia (Cuore: Cieli celesti)
“
Non era neppure l’acquerugiola a infastidirlo, ma l’idea di dover aprire l’ombrello. Era così elegante, così affusolato, piegato e ben riposto nella fodera! Un ombrello chiuso è tanto elegante quanto è brutto un ombrello aperto. «Questa storia di doversi servire delle cose, di doverle usare, è davvero una disgrazia», pensò Augusto. «L’uso guasta la bellezza, la distrugge perfino. La più nobile funzione degli oggetti è quella di lasciarsi contemplare. Com’è bella un’arancia prima di pranzo! Sarà diverso in paradiso, quando ogni nostra occupazione si ridurrà, o meglio si estenderà, alla pura contemplazione di Dio e di ogni cosa in Lui. Quaggiù, in questa misera vita, non ci preoccupiamo che di servirci di Dio: pretendiamo di aprirlo, come un ombrello, perché ci protegga da tutte le disgrazie».
”
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Miguel de Unamuno (Niebla)
“
[...] amor che a nullo amato amar perdona porco cane lo scriverò sui muri e sulle metropolitane [...]. Jovanotti, Serenata rap È diventato uno dei versi più celebri della letteratura italiana di tutti i tempi, il più gettonato dai cantautori, il più struggente anche delle nostre serenate rap, e certo è un verso fatto apposta per imprimersi nella memoria come uno scioglilingua. Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi a vita ci spense [...].
”
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Francesco Fioretti (Il romanzo perduto di Dante)
“
Ero felice? Ero infelice? Non sapevo dirlo neanch'io. Una cosa però la sapevo. Le persone possono scegliere di essere felici o essere infelici. Dipende dalla prospettiva con cui osservano le cose.
Se i gatti scomparissero dal mondo.
Inimmaginabile. Ero un vero cretino, non avevo mai capito niente. Solo ora mi sembrava di intuire:
qualsiasi cosa o creatura a questo mondo esisteva per una ragione ben precisa e non vi era ragione altrettanto valida per cui avrebbe dovuto scomparire. Nessuna.
Siamo tutti destinati a morire, gli esseri umani hanno un tasso di mortalità del cento per cento. Dunque, se una morte è felice o infelice dipende sostanzialmente dal modo in cui si è vissuta la propria vita.
Ma non potevo far scomparire i gatti, non ce l'ho fatta. Penserai che sono un idiota ad aver preferito la vita dei gatti alla mia. Tuttavia, non avrei mai vissuto felice sapendo di aver prolungato la mia vita sottraendo qualcosa a qualcun altro. E quel qualcosa potevano essere i gatti come il sole, il mare o il cielo. Non potevo privare gli altri di qualcosa per un mio capriccio egoista. Ecco perchè ho smesso di far scomparire le cose dal mondo. Io sono io, mi sono detto, e devo accettare quello che il destino ha riservato per me, una vita leggermente più corta di quella delle altre persone.
A me che è stato concesso il privilegio di far scomparire qualcosa in cambio di un ulteriore giorno di vita, quei rimorsi appaiono come un tesoro meraviglioso. Sono la testimonianza che ho vissuto. Ho collezionato una quantità innumerevole di rimorsi, fallimenti e sogni infranti; posseggo una lista innumerevole di persone che avrei voluto incontrare, pietanze che avrei voluto assaggiare e luoghi che avrei voluto visitare. Morirò con tutte queste consapevolezze, e... va benissimo così. Sono contento di essere chi sono, di essere qui e non altrove.
Dio non mi ha chiamato in causa affinchè considerassi il valore delle cose che facevo scomparire, bensì il mio valore in qualità di essere umano.
Dio ha creato il mondo dal lunedì al sabato, e io nello stesso arco di tempo ho fatto scomparire qualcosa. Ma non ce l'ho fatta a far scomparire i gatti, non potevo proprio, è stato più forte di me.
-Alla fine, sei arrivato a capire quanto è bella la vita. Hai compreso chi sono le persone più importanti per te e afferrato il valore di tutte le cose che ritieni preziose e insostituibili. Hai esplorato daccapo il tuo mondo e lo hai osservato da una prospettiva diversa, scoprendo come anche la più banale e monotona quotidianità fosse bella a sufficienza. Quindi direi che è valsa la pena di venirti a trovare.
-Resta il fatto che morirò a breve.
-Sì, ma una cosa è certa: adesso che te ne sei reso conto, sei felice.
Ho pensato a tutte le cose che avrei potuto far scomparire. Forse, senza di loro, il mondo non sarebbe cambiato di una virgola, eppure era proprio di tutte quelle piccole cose che era fatto.
”
”
Genki Kawamura (If Cats Disappeared from the World)
“
So con certezza che se mi alzo ogni mattina molto presto, e con una specie di spinta, una mano che mi spinge dal letto per dire: vai, e comincio la mia giornata in cui cerco di fare quanto piú possibile del mio lavoro, i compiti che mi sono dato e che mi hanno dato gli altri, è perché al liceo mi è stato messo in mano Il Gattopardo; è perché mi sono seduto davanti alla tv, ho visto Otto e mezzo e ho continuato a vederlo per mesi perché capivo che lí dentro c’era qualcosa che mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e fare qualcosa. Se non fossero successe queste due cose, forse non avrei avuto il desiderio, lo slancio e probabilmente nemmeno gli strumenti per immaginare di esprimermi anche io in qualche modo.
Non ho mai saputo che senso abbia, né perché mi ostini cosí tanto da anni a fare una cosa e a pensare anche di non poter vivere senza farla; perché so che è un modo di stare al mondo del tutto arbitrario e discutibile. Se io non mi alzassi la mattina pensando che devo scrivere sento che la mia vita avrebbe un vuoto incolmabile; ma questa convinzione non è una convinzione reale, è il senso che gli ho voluto dare io e dentro questa specie di autointrappolamento mi sembra di avere una necessità e un compito; che però non esistono; me li sono imposti, e sto vivendo dentro la trappola che mi sono creato.
“Non c’è una risposta, se non quella che dava Flannery O’Connor a proposito del suo allevamento di pavoni − quando racconta che chi va a trovarla le chiede perché alleva pavoni. Non c’è motivo, risponde lei. Anzi, lo dice in modo piú problematico: questa domanda non ha senso, perché la risposta si dovrebbe sapere, e la risposta che si dovrebbe sapere è quella, cioè che non ha alcun senso allevare pavoni; si fa e basta.
”
”
Francesco Piccolo (La bella confusione)
“
So con certezza che se mi alzo ogni mattina molto presto, e con una specie di spinta, una mano che mi spinge dal letto per dire: vai, e comincio la mia giornata in cui cerco di fare quanto piú possibile del mio lavoro, i compiti che mi sono dato e che mi hanno dato gli altri, è perché al liceo mi è stato messo in mano Il Gattopardo; è perché mi sono seduto davanti alla tv, ho visto Otto e mezzo e ho continuato a vederlo per mesi perché capivo che lí dentro c’era qualcosa che mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e fare qualcosa. Se non fossero successe queste due cose, forse non avrei avuto il desiderio, lo slancio e probabilmente nemmeno gli strumenti per immaginare di esprimermi anche io in qualche modo.
Non ho mai saputo che senso abbia, né perché mi ostini cosí tanto da anni a fare una cosa e a pensare anche di non poter vivere senza farla; perché so che è un modo di stare al mondo del tutto arbitrario e discutibile. Se io non mi alzassi la mattina pensando che devo scrivere sento che la mia vita avrebbe un vuoto incolmabile; ma questa convinzione non è una convinzione reale, è il senso che gli ho voluto dare io e dentro questa specie di autointrappolamento mi sembra di avere una necessità e un compito; che però non esistono; me li sono imposti, e sto vivendo dentro la trappola che mi sono creato.
Non c’è una risposta, se non quella che dava Flannery O’Connor a proposito del suo allevamento di pavoni − quando racconta che chi va a trovarla le chiede perché alleva pavoni. Non c’è motivo, risponde lei. Anzi, lo dice in modo piú problematico: questa domanda non ha senso, perché la risposta si dovrebbe sapere, e la risposta che si dovrebbe sapere è quella, cioè che non ha alcun senso allevare pavoni; si fa e basta.
”
”
Francesco Piccolo (La bella confusione)
“
Vivere la vita come un blocco unico e coerente, vivere la vita come esplosa in tanti frammenti. È la storia della volpe e del riccio di un frammento di Archiloco, e su cui Isaiah Berlin ha costruito un saggio.
«La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande».
Berlin ne fa uno spartiacque degli scrittori, dei pensatori, e dell’umanità in generale. Gli esseri umani si dividono in volpi e ricci.
Ricci sono quelli che si rifanno a un unico principio ispiratore, sulla base di una visione morale del mondo. Volpi sono quelli che si appassionano a modelli diversi e contraddittori, senza un faro etico. Per esempio, ricci secondo Berlin sono Platone, Lucrezio, Pascal, Hegel, Dostoevskij e Proust. E volpi: Erodoto, Aristotele, Montaigne, Erasmo, Molière, Goethe, Puškin, Balzac e Joyce.
Otto e mezzo racconta che Guido è volpe. Il Gattopardo racconta che don Fabrizio è riccio. Tutti e due concludono il film accettando la propria essenza. E forse, Fellini, Mastroianni sono volpi; Visconti, Lancaster sono ricci. Non so, potrebbe essere cosí. Ma di sicuro, questi due film contemporanei rappresentano i due aspetti dell’umanità, secondo questo principio. Insieme, riempiono tutti i tasselli possibili.
”
”
Francesco Piccolo (La bella confusione)
“
Donne ch’avete intelletto d’amore resterà sempre, per Dante, tra le sue composizioni giovanili, la preferita. Con essa lui fa cominciare il suo dolce stil novo. Lo dice nella Vita nova, lo ripete nella Commedia, e la cita anche nel De vulgari eloquentia. Dove, tra i migliori poeti toscani del suo tempo, insieme a Guido e a Cino da Pistoia, continua a far figurare questo Lapo, senza che se ne comprenda la ragione. Per fortuna ci sono ancora degli spazi in cui è lecita l’immaginazione, e allora approfittiamone: Lapo era Beatrice. Con quello stile un po’ rétro di chi desidera e ha paura, con l’amante poeta vuol far bella figura e ci prova come può...
”
”
Francesco Fioretti (Il romanzo perduto di Dante)
“
Per anni avevo progettato di prendere un corpo e un cervello scartati dal nostro mucchio di letame sociale per riunirli in una nuova vita. Adesso l'ho fatto e Bella ne è il risultato.
”
”
Alasdair Gray (Poor Things)
“
Questa vita riconquistata in un lampo di lucidità mi ha messo le ali. Ricordo una rana di un fatto vero, a quanto pare: si pone una rana in una pentola con acqua tiepida e la si mette a fuoco lento, senza coperchio; la temperatura aumenta, ma la rana non salta fuori. Quando l’acqua bolle, è ancora lì tranquilla nella sua pentola, cotta a puntino. Io sono saltato fuori in tempo, ma l’ho scampata bella.
”
”
Bernard Moitessier (Tamata e l'alleanza by Bernard Moitessier (1993-12-27))
“
Perché nella maternità adoriamo il sacrificio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell’immolazione materna? Di madre in figlia, da secoli, si tramanda il servaggio.
È una mostruosa catena. Tutte abbiamo, a un certo punto della vita, la coscienza di quel che fece pel nostro bene chi ci generò; e con la coscienza il rimorso di non aver compensato adeguatamente l’olocausto della persona diletta. Allora riversiamo sui nostri figli quanto non demmo alle madri, rinnegando noi stesse e offrendo un nuovo esempio di mortificazione, di annientamento. Se una buona volta la fatale catena si spezzasse, e una madre non sopprimesse in sé la donna, e un figlio apprendesse dalla vita di lei un esempio di dignità? Allora si incomincerebbe a comprendere che il dovere dei genitori s’inizia ben prima della nascita dei figli, e che la loro responsabilità va sentita innanzi, appunto allora che più la vita egoistica urge imperiosa, seduttrice.
Quando nella coppia umana fosse la umile certezza di possedere tutti gli elementi necessari alla creazione d’un nuovo essere integro, forte, degno di vivere, da quel momento, se un debitore v’ha da essere, non sarebbe questi il figlio?
Per quello che siamo, per la volontà di tramandare più nobile e più bella in essi la vita, devono esserci grati i figli, non perché, dopo averli ciecamente suscitati dal nulla, rinunziamo all’essere noi stessi…
”
”
Sibilla Aleramo (A Woman)
“
Come il paesaggio, in quell’angolo di mondo, l’opera umana non temeva confronti. Non poteva, di fatto, essere confrontata con alcunché. E neppure erano le migliaia di anni, tempo che continuava a suonarle inconcepibile, che le toglievano il respiro. Era la Bellezza. La Bellezza di ciò che supera l’uomo e la sua umana essenza. La Bellezza di ciò che resta, che sopravanza il misero tempo di una vita affacciandosi all’eternità, che ne celebra il senso e lo scopo. La Bellezza dell’imperfezione, della perfezione perduta, anzi. La colonna spezzata quasi più dolorosamente bella di quella intatta, come il braccio caduto ai piedi della statua di donna con la testa di leonessa e gli occhi remoti e saggi.
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Amalia Frontali (La Chioma di Berenice)
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«Come sarebbe se quel giorno ti avessi detto di sì.»
«Come sarebbe la nostra vita oggi?» le chiese.
«Forse tu non saresti così severo con te stesso. Né con me.»
«E tu?»
Lei alzò le spalle. Non osava immaginarlo.
«Saresti bella come adesso.»
«E tu non saresti così romantico, ma un po' più disinvolto.»
Risero entrambi.
«E tu», disse Vincent, «forse riusciresti a credere che la fortuna non tocca solo agli altri.»
«E poi?» chiese lei.
«Poi ce ne staremmo seduti qui, a mangiare e a bere vino, ma avremmo al dito la stessa fede nuziale.»
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Daniel Speck (Anywhere But Home)
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Non c'era tempo per l'amore nella nostra vita: la paga era troppo bassa, il lavoro troppo pesante. Ho imparato a sopravvivere con piccole quantità d'amore, Bell, non posso cominciare di colpo a godere di intere bracciate».
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Forse no, ma persino nelle case dei ricchi, a quanto sento, neonati urlanti, bambinetti spaventati e cupi adolescenti sono cose di ordinaria amministrazione. La natura concede ai bambini un'enorme capacità di recupero motivo per aiutarli a sopravvivere alle sopraffazioni subite perché piccoli, ma tali sopraffazioni li trasformano in adulti lievemente folli, pazzamente ansiosi di ghermire il potere che un tempo non avevano oppure (più spesso) follemente ansiosi di evitarlo. Adesso Bella (ed eco perché potresti avere ragione a compatire Wedderburn) possiede tutte le capacità di recupero dell'infanzia unite alla statura e alla forza di una donna adulta.
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Alasdair Gray (Poor Things)
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Soprattutto, l’umano è la verità!
Tutte le strade portano alla gente.
Bella ciao, è ora di svegliarsi alla vita!
Divisione e divinità non possono andare insieme.
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Abhijit Naskar (Yüz Şiirlerin Yüzüğü (Ring of 100 Poems, Bilingual Edition): 100 Turkish Poems with Translations)
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Ci diciamo che nel giusto siamo noi io do a voi la colpa e poi
Di notte sto coi sensi di colpa che mi mangiano il cranio
Non riesco a dartela vinta ho il cuore più freddo del titanio
Ho la testa tra le mani, rimorsi grossi come titani
E la ragione che affonda come il Titanic
I drammi di una donna che si mischiano coi miei
Io in torto, con l'odio in corpo, che incolpo lei
Troppo narcisista per prendermela con lo specchio
Troppo egoista per odiare me stesso
Non mi accollo i pesi del dolore
Mi depersonalizzo, la bella vita è un brutto vizio
Se dire " ho torto " è solo l'inizio dell'umiltà
Ho sbagliato indirizzo ma sono capitato qua
Nella vita si fanno parecchi errori, pensa ai tuoi
Io penso ai miei e li ammetto prima o poi
E se facciamo sbagli
Diamo la colpa agli altri
Vestiti da sciacalli
Ci crediamo eroi
E più facciamo sbagli
Più continuiamo a farli
Per non pensare che
L'inferno siamo noi
L'inferno siamo noi
L'inferno siamo noi
Quindi guardi a un pozzo petrolifero, convinti di essere i giusti come Lucifero
L'inferno è questa vita non negare
Tengo dentro tutta l'aria per non annegare
La vita è insipida fatti dare un po' di sale che più stiamo qua
Più diventiamo matti da legare (già)
La colpa è un po' di tutti e forse di nessuno
Non te lo chiedi tu continui a fare il duro
Sono molti meno quelli a cui hai chiesto scusa di quelli che hai mandato a fare in culo
"L'inferno"
Emis Killa, Deleterio, J-Ax
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Emis Killa
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Sono una persona che negli anni, ossessionata dal lavoro, si è chiusa sempre di piú. Spesso io stavo fermo e il mondo si muoveva, spesso io stavo a casa e il mondo era per strada; comunque, sia la frustrazione sia la soddisfazione erano in relazione con la società che in qualche modo chiamava, chiedeva, seduceva; amici, persone vicine, chiunque. Ho lavorato a questo libro soprattutto durante il lungo periodo della pandemia; ma questa clausura è stata diversa, perché è stata di tutti; e infatti, in qualche modo, si è trattato di un tempo fermo per tutti, per gli amanti delle feste e per chi alle feste non ci andava, per i sociopatici, o anche per quelli che non potevano partecipare a qualcosa. In pratica è stata la fine del sentirsi diversi perché non c’erano piú frustrazioni sociali: chi stava a casa non pensava che fuori il mondo si muoveva ma era rassicurato dal fatto che anche il mondo se ne stava fermo a casa. Questa cosa, credo, ha reso gli introversi delle persone piú forti. Ho letto un articolo su Bloomberg che diceva che chi aveva maggiori difficoltà sociali stava resistendo meglio alla quarantena perché in qualche modo traeva delle forze da sé stesso che gli altri non avevano. Gli altri si sono trovati in una prigione; chi in prigione già c’era, sapeva come resistere.
Uno scrittore, secondo me, assomiglia molto agli introversi, e un po’ perfino ai sociopatici. In pratica il suo sistema di vita è organizzato intorno a un luogo chiuso, davanti a un computer, e si basa sul tentativo di avere a disposizione una giornata vuota. E quindi uno scrittore, se riesce a trovare l’umore giusto per scacciare i fantasmi della paura, dell’angoscia, se riesce a non sentirsi bloccato, usa e ha potuto usare come me il tempo per la quarantena come un tempo perfetto per andare avanti; e andare avanti voleva dire anche andare avanti in un mondo che in fondo non andava avanti, ed era anche esaltante per certi aspetti. È un po’ come quando si lavora di domenica, o quando si lavora ad agosto: tutti sono fermi e tu recuperi terreno sulla vita e sul mondo. Questa sensazione qui per qualche mese è stata forte.
Ma questo libro in particolare, al contrario di tutti quelli che ho scritto finora, mi ha aiutato a tenermi lontano, fuori dal presente. Ero nel 1954, nel 1962, nel 1963, in un mondo distante da quello che stavo vivendo, chiuso in casa e in isolamento. Questo libro mi ha permesso di vivere gran parte della giornata con la testa lontana da quello che succedeva intorno.
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Francesco Piccolo (La bella confusione)
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In un documentario Fellini a un certo punto usa questa espressione: la vitale confusione della vita. E una volta a Simenon che lo sta intervistando risponde: «In fin dei conti lei e io abbiamo sempre raccontato delle sconfitte. Credo che l’arte sia questo, la possibilità di trasformare la sconfitta in vittoria, la tristezza in felicità».
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Francesco Piccolo (La bella confusione)
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Ma se ha un senso scrivere sceneggiature, è perché sempre, entrando in una storia, trovo qualcosa che mi riguarda, ci metto dentro dinamiche e fatti che mi riguardano, e comunque quella storia e la mia vita cercano punti di contatto. [...] Finisce sempre che ognuno di quelli che stanno scrivendo una sceneggiatura, si sentono, facendola, come Visconti si sentiva girando Il Gattopardo: si rendono conto che lí dentro c’è qualcosa della loro vita, di ognuno di loro, e finisce per essere un’autobiografia condivisa. Fino a sentire, sempre, un senso di appartenenza. E questo senso di appartenenza, negli anni, si confonde poi con il resto delle esperienze di quel periodo, i fatti accaduti durante le riunioni, i rapporti personali con il regista, gli altri sceneggiatori e in seguito (piú da lontano) con le altre persone che entrano nel film o nella serie tv.
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Francesco Piccolo (La bella confusione)
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Questo apice e questo inizio della decadenza è rappresentato da due film che sono il punto piú alto del momento d’oro ma anche, essendo il punto piú alto, il primo passo verso la decadenza; ma la cosa piú interessante è che sia Otto e mezzo, sia Il Gattopardo sono dei film decadenti che hanno al centro dei personaggi decadenti, che si pongono il problema della fine di un’era. Nel Gattopardo si tratta della fine di un’epoca storica. In Otto e mezzo c’è la fine della giovinezza (o la paura della fine della potenza) per un individuo e soprattutto per un artista.
Uno non ha piú niente da dare al mondo, l’altro non ha piú niente da dire al mondo.
Questo raccontano i due film che segnano la fine dell’età d’oro del cinema italiano e l’inizio della sua decadenza. Allo stesso tempo, rappresentano la risposta piú concreta all’inizio della crisi e alla concorrenza della tv: lo sfarzo della messinscena del Gattopardo, la grandiosità della messinscena libera e autoriale di Otto e mezzo. Sono due risposte produttive molto concrete, che infatti danno risultati sia di prestigio sia commerciale. Ma quella potenza produttiva non si vedrà piú; già Il sorpasso, loro contemporaneo, sceglie costi piú abbordabili con risultati ottimi.
Da ora in poi, il cinema italiano non si permetterà piú facilmente film spettacolari; né Visconti e Fellini riusciranno a ottenere produzioni del genere senza lotta e sacrificio, e comunque non a questo livello. In piú, a suggellare la veridicità di questo ragionamento, la doppietta Sodoma e Gomorra e Il Gattopardo, cosí onerosi, distrugge la Titanus, che per riprendersi dovrà affidarsi a musicarelli e film con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
È la fine di un’epoca d’oro del cinema italiano. È la fine di un’epoca per don Fabrizio e la sua classe aristocratica. È la fine di un’epoca per Guido e la sua creatività senza freni. Il Gattopardo in particolare rappresenta la reazione del cinema al cambiamento che sta per avvenire: con il grande schermo, il colore, le grandi scenografie, è il kolossal italiano che si contrappone al decadimento del cinema. Lombardo ne parlerà cosí: «Il film è piú di Via col vento, è una cosa enorme. È favoloso. È difficilissimo per un film che tutti gli elementi siano contemporaneamente efficienti allo stesso modo. Io credo che Il Gattopardo segnerà un’epoca nel cinema italiano. Per me come produttore penso che nella mia vita di produttore mi basterà di avere fatto Il Gattopardo».
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Francesco Piccolo (La bella confusione)
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La storia della nostra vita non sarà nobile o piacevole, ma almeno abbiamo una vita, e questo è abbastanza.
Nel formulare quelle riflessioni affondò i piedi nella sabbia, avvertendo tra le dita il lieve, delizioso dolore derivante dall'attrito dei minuscoli granelli sulla carne tenera. Questa era la vita: era sporca, faceva male, ed era molto, molto bella.
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Orson Scott Card
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Un ragazzo qui fuori è destinato ad essere l’amore della tua vita, il tuo migliore amico, la tua anima gemella, l’unico a cui racconterai I tuoi sogni. Ti leverà via i capelli dagli occhi, ti spedirà fiori quando meno te l’aspetti. Ti fisserà mentre guardi un film anche se avrà pagato otto dollari per vederlo. Ti chiamerà solo per dirti «buonanotte» o solo perché gli manchi. Ti guarderà negli occhi e ti dirà che sei la ragazza più bella del mondo e per la prima volta nella tua vita, ci crederai.
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Nicholas Sparks (Nights in Rodanthe)
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Ricordarsi che la vita è bella. Una promessa infantile, all'apparenza. Ma forse la più terribile e impegnativa delle promesse. Perché poi è la vita a ricordarti, giorno dopo giorno, quanto riesce ad essere dura, difficile, imprevedibile. A volte spietata.
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Salvatore Basile (Lo strano viaggio di un oggetto smarrito)
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Il fatto che tu sia la mia parabatai è la cosa più bella della mia vita.” Parole semplici e schiette, pronunciate senza l’ombra di verità sospese. […]
Julian sospirò. “Emma.” Dolore allo stato puro. “Emma, ho detto quello che ho detto perché… perché a volte penso di averti chiesto di diventare la mia parabatai per legarti a me. Il console voleva che tu andassi in Accademia e io non riuscivo a sopportare quest’idea. Avevo già perso così tante persone… Non volevo perdere anche te.
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Cassandra Clare (Lady Midnight (The Dark Artifices, #1))
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La vita senza cinismo sarebbe un tartufesco piagnisteo. Il cinismo te la fa vedere in faccia, con le sue rughe, le sue pieghe, le sue piaghe. Il cinismo non fa sconti a nessuno, neppure ai cinici che lo predicano e lo praticano. Il cinico non ti illude, non ti infonde fallaci speranze. Ti mostra le cose come sono. Il cinismo fa cadere le maschere dell’ipocrisia, delle pose senza sostanza e delle pretese senza fondamento. T’insegna a giudicare gli altri e a capirli. A sbugiardarli e a infliggergli il giusto castigo. Il cinico sa come andrà a finire, a differenza del fanatico, vittima di chimere, dogmi, pregiudizi. Il cinico è l’antibuonista, il quale sa che il mondo è una valle di lacrime e non crede al regno di Saturno e di Bengodi. Se ti deve pugnalare, ti pugnala al petto lealmente. A differenza del buonista, che ti pugnala alle spalle dopo averti abbracciato. Che si avvicina a te per colpirti meglio. Solo lui piange lacrime di coccodrillo sul tuo sangue. Lacrime ‘politicamente corrette’.
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Roberto Gervaso (La vita è troppo bella per viverla in due: Breve corso di educazione cinica)
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Be', se la mettiamo così, vi svelerò il segreto...La spiegazione scientifica è che, a prescindere da età, razza e numero di previdenza sociale, ogni nostra decisione, consapevole o inconscia, è guidata dalla ricerca della felicità. A livello primario è facile stabilire cos'è la felicità: un tetto sulla testa, cibo a sufficienza per noi e per la nostra famiglia, una protezione dagli attacchi dei vicini. Noi però apparteniamo ai privilegiati del mondo e tutto questo e tutto questo lo abbiamo già, perciò la situazione si complica. Continuiamo a cercare la felicità e la vogliamo ad ogni costo, ma non sappiamo di preciso cosa sia, questa felicità. Allora facciamo quello che fanno tutti: aspiriamo a un lavoro redditizio, una grande casa, una bella macchina. Se tutti vogliono queste cose, devono essere quelle giuste. Ogni mese passiamo dal via, ritiriamo i nostri soldi e ricominciamo il giro. A 45 anni ci siamo sistemati, ma sentiamo che in un certo senso la nostra vita è sbagliata, che ci manca qualcosa. Se invece ci fermiamo a disegnare la nostra mappa del tesoro....Nell'ambiente protetto del corso, ognuno rappresenta la propria felicità. Non quella dei signori x della porta accanto, la sua, su misura. Tornata a casa con un bel collage da attaccare al frigo in cucina o nascondere in un cassetto del comodino. Magari lo dimentica, ma il collage resta memorizzato nella sua testa. E ogni volta che deve prendere una decisione, il cervello, programmato per la ricerca della felicità, si orienta in base al disegno attaccato al frigo o nascosto nel cassetto. Se siamo motivati a realizzare la nostra felicità personale, quella su misura per noi, svanisce il desiderio si avere una macchina più bella di dei vicini. La mappa del tesoro indica una strada al cervello, che adesso è programmata per imboccarla. Ed è quello che succede. Una mattina ci svegliamo, e i sogni contenuti nella mappa del tesoro sono diventati realtà. Fine
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Caroline Vermalle (La felicità delle piccole cose)
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La vita era fatta così: greve, goffa, penosamente naturale, cominciava a divertirti solo quando s'alzava da terra per tendere all'Arte; ma non ti dava mai un senso così acuto di inanità come quando, bene o male, riusciva a raggiungerla... Era naturale, del resto. Il bel dipinto, la bella poesia, la sinfonia sublime, finivano lì. Invece la vita, per forza, continuava. Non avevi ancora finito di applaudire, che già dovevi chiederti: "E adesso?".
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Carlo Fruttero (La donna della domenica)
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Fu solo dopo aver effettuato numerosi esperimenti che optai per il mio attuale regime alimentare di un solo pasto al giorno. È da allora, ossia da circa un decennio, che godo di ottima salute e di un peso stabile (62 chili, ossia 15 di meno), ma la cosa più bella è che sono anche fisicamente ringiovanito. La mia pelle ha un aspetto molto più giovane e i risultati delle indagini diagnostiche cui mi sottopongo periodicamente mostrano che i miei vasi sanguigni sembrano quelli di un ventiseienne che scoppia di salute. Ciò non toglie che all’inizio fossi assillato dai dubbi. Mi chiedevo se fosse veramente sano mangiare una sola volta al giorno e, soprattutto, se consigliare ad altri quello stile di vita. Fu la scoperta dei cosiddetti «geni della longevità» a fugare definitivamente ogni mio dubbio.
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Yoshinori Nagumo (Il magico potere del digiuno. Il metodo giapponese per mantenersi in salute, prevenire le malattie e rallentare l'invecchiamento)
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Forse in quel giovane soldato bruciato dal sole dei ghiacciai vedeva il mitico alpino delle canzoni e della retorica di allora e io, per una ragazza così bella che viveva in un’Italia così bella, pensavo che forse era pure bello dare la vita.
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Mario Rigoni Stern (L'ultima partita a carte)
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Le donne hanno illuminato come fiaccole le opere di tutti i poeti dal principio dei tempi. [...] I nomi si affollano alla mente, e non richiamano l'idea di donne mancanti "di personalità e di carattere". Infatti, se la donna non avesse altra esistenza che nella letteratura maschile, la si immaginerebbe una persona di estrema importanza, molto varia; eroica e meschina, splendida e sordida; infinitamente bella ed estremamente odiosa, grande come l'uomo, e, pensano alcuni, anche più grande.
Ma questa è la donna nella letteratura. Nella realtà, come osserva il professor Trevelyan, veniva rinchiusa, picchiata e malmenata.
Ne emerge un essere un essere molto strano e composito. Immaginativamente, ha un'importanza enorme; praticamente, è del tutto insignificante. Pervade la poesia, da una copertina all'altra; è quasi assente dalla storia. Nella letteratura, domina la vita dei re e dei conquistatori; nella realtà, era la schiava di qualunque ragazzo i cui genitori le avessero messo a forza un anello al dito. Dalle sue labbra escono alcune tra le parole più ispirate, alcuni tra i pensieri più profondi della letteratura; nella vita reale non sapeva quasi leggere, scriveva a malapena, ed era proprietà del marito.
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Virginia Woolf
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In questo senso se la terra del rimorso è la Puglia in quanto patria elettiva del tarantismo, i pellegrini che la visitarono nell’estate del ’59 provenivano da una più vasta terra cui in fondo spetta lo stesso nome, una terra estesa sino ai confini del mondo abitato dagli uomini, e forse oltre, verso gli spazi che gli uomini si apprestano a conquistare: una terra tuttavia che è bella, perché la vita è bella, almeno nella misura in cui, secondo il destino umano, è soccorsa dalla vigile memoria del passato e dalla prospettiva dell’avvenire; una terra, infine, che anche in questo ricorda la siticulosa Apulia, dagli ampi orizzonti segnati dalla polvere delle transumanze, ma che al termine del viaggio si apriva all’improvvisa fioritura degli orti di Taranto e al dolce Galeso ombreggiato di pini e bianco per le greggi che vi si specchiavano.
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Ernesto de Martino (La terra del rimorso)
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Dall'archivio magnetico del signor Alex D. Alla fine, l'equilibrio interiore non é da cercare. Forse ce l'abbiamo già, e più ci muoviamo o agitiamo o altro, e più ce ne alltonatniamo. Il fatto é che a parlare di equlibrio interiore mi sento un povero stronzo. Mi sembra uno di quei termini che si usano nelle sedute di psicoanalisi liberatoria collettiva o nei rifugi per donne violentate.
Okay. Tutto mi dice di essere forte, determinato negli scopi, capace di andare avanti nella Vita, ma se uno sente che é arrivato il momento di cambiare un pò rotta o anche solo il bisogno di fermarsi a ragionare sul serio per proprio conto? Voglio dire: e i cazzi di sette e mezzo in latino, per esempio, che da semplici strumenti sono diventati una specie di fine ultimo?... Insomma, a quanto ne so dovrei studiare per strappare un titolo di studio che a sua volta mi permetta di strappare un buon lavoro che a sua volta mi permetta di strappare abbastanza soldi per strappare una qualche cavolo di serenità tutta guerregiata e ferita e massacrata dagli sforzi inauditi per raggiungerla.
Cioè, uno dei fini ultimi é questa cavolo di serenità martoriata. Il ragionamento é così. Non ci vuole un genio. E allora, perché dovrei sacrificare i momenti di serenità che mi vengono incontro spontaneamente lungo la strada?
Perché dovrei buttarli in un pozzo, se fanno parte anche loro del fine a cui tendere? Se un pomeriggio posso andare a suonare o uscire con una ragazza che mi piace, perché cavolo devo starmene in casa a trascrivere le versioni dal traduttore o far finta di leggereil sunto di filosofia? La realtà é che mi trovo a sacrificare il me diciassettenne felice di oggi pomeriggio a un eventuale me stesso calvo e sovrappeso, cinquantenne soddisfatto, che apre la porta del garage col comando a distanza e dentro c'ha una bella macchina, una moglie che probabilmente gli fa le corna col commercialista e due figli gemelli con i capelli a caschetto identici in tutto ai bambini nazisti della kinders. Tutti dentro il garage, magari, no. Diciamo più o meno intorno. Cioè, circondato. Dovunque la domanda è: un orrore di queste proporzioni vale più del sole e del gelato di oggi pomeriggio? Più di qualunque ragazza? Più di Valentina che arriva sorridendo all'appuntamento con dieci minuti di ritardo e una maglietta blu con dentro quel ben di Dio sorprendente?
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Enrico Brizzi (Jack Frusciante Has Left the Band: A Love Story- with Rock 'n' Roll)
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Khader aveva cercato di spiegarmi che ogni uomo ha la possibilita di cambiare il proprio destino. Avevo sempre pensato che il fatto fosse immutabile: determinato al momento della nascita e fisso come le orbite delle stelle. All'improvviso compresi che la vita e molto piu bella e complessa. La verita e che fortuna e sfortuna non contano, e non importa cio che stai facendo: puoi cambiare completamente la tua vita con un solo pensiero, con un solo gesto d'amore.
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Gregory David Roberts (Shantaram)
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Signore," aveva risposto Saint-Savin, "la prima qualità di un onest'uomo è il disprezzo della religione, che ci vuole timorosi della cosa più naturale del mondo, che è la morte, odiatori dell'unica cosa bella che il destino ci ha dato, che è la vita, e aspiranti a un cielo dove di eterna beatitudine vivono solo i pianeti, che non godono né di premi né di condanne, ma del loro moto eterno, nelle braccia del vuoto. Siate orte come i saggi dell'antica Grecia e guardate alla morte con occhio fermo e senza paura. Gesù ha sudato troppo aspettandola. Che cosa aveva da temere d'altra parte, poiché sarebbe resuscitato?
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Umberto Eco (The Island of the Day Before)
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La ceramica colorata è troppo bella e se con i suoi colori riesce a cambiare la tristezza di un cimitero vuol dire che può fare diventare magica pure la vita che deve venire.
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Filippo Fratantoni (Felice Malacrita)
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Capisco..." disse pensieroso il vampiro, poi attraverso' lentamente la stanza fino alla finestra. Qui resto'a lungo, in piedi, contro la luce fioca di Divisadero Street e i bagliori intermittenti del traffico. Adesso il ragazzo riusciva a distinguere piu' chiaramente l'arredamento della stanza, il tavolo rotondo di quercia, le sedie. E su una parete, un lavandino e uno specchio. Poso' la cartella sul tavolo e aspetto'.
"Quanto nastro hai con te?" chiese il vampiro voltandosi, cosi' che il ragazzo ora ne poteva scorgere il profilo. "Ce n'e' abbastanza per la storia di una vita?"
"Certo, se e' una bella vita. A volte, quando mi va bene, intervisto anche tre o quattro persone in una notte. Ma dev'essere una bella storia. Mi pare corretto, no?
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Anne Rice (Interview with the Vampire (The Vampire Chronicles, #1))
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Don Corleone, bitte sehr, for KPN white Schindler's List.
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Petra Hermans (Voor een betere wereld)
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Prima mi detestavo. Pensavo di non essere all’altezza […] di Carlo, di non essere una buona madre, di non essere una buona principessa… Avevo dubbi incessanti. E tra me e me continuavo a pensare: “Devi essere felice”. Hai tutto ciò che si può desiderare, mentre dall’altra parte del mondo la gente muore di fame. Però non riuscivo a essere felice. […] La gente pensava che stessi bene perché continuavo a sorridere nelle foto. Desideravano una principessa delle favole che li toccasse e trasformasse tutto in oro, e le loro preoccupazioni sarebbero state all’improvviso dimenticate. Non si rendevano conto che quella donna, che credevano di vedere, si stava crocifiggendo dentro perché era sicura di fallire in tutto. Gli amici di mio marito dicevano che ero mentalmente instabile e malata. Che dovevo essere portata in un istituto per riprendermi. […] Mi ci è voluto molto tempo per capire una cosa fondamentale. Quando ti senti a disagio, soffri, sei consumato dal desiderio, arrabbiato o turbato, non sei debole. Sei vivo. Essere umani non è difficile perché si sbaglia, ma perché lo si fa bene. Ho rinunciato all’idea che sia mai stata intesa come una cosa semplice. Ma questo non significa che la vita non possa essere bella. È brutale e bellissima, cioè brutalmente bella.
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Julie Heiland (Diana: Königin der Herzen)
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Non mi importava nemmeno di non trovarmi sul sentiero che avevo immaginato di percorrere nella vita. Ero completamente persa e incantata dalla cosa più bella che avessi mai visto: l’immagine del bambino dentro di me”
“Anch’io avrei voluto conoscere il piacere di avere qualcuno che mi sostenesse. Ma forse alcuni di noi sono fatti per schiantarsi a terra. Altrimenti non imparerebbero mai a rimbalzare. Io sapevo rimbalzare.
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Claire Ashby (When You Make It Home)
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La partecipazione che viene dimostrata a una vittima è ingannevole. Si ama la vittima solo quando ci si sente superiori a essa. Già con il primo fiume di lettere che ricevetti, ne arrivarono anche dozzine che suscitarono in me una spiacevole sensazione. C’erano molti stalker, lettere d’amore, proposte di matrimonio e le lettere anonime perverse. Ma anche le offerte di aiuto rivelavano cosa si nascondeva nell’animo di tanta gente. C’è un meccanismo umano che ci fa sentire meglio quando si può aiutare qualcuno più debole, una vittima. Questo funziona solo fintantoché i ruoli sono chiaramente spartiti. La riconoscenza nei confronti di chi dà, è una bella cosa; solo quando se ne abusa per impedire all’altro di svilupparsi, allora acquista un retrogusto insipido. [...]
Fui profondamente contenta di ogni sincera partecipazione e di ogni sincero interesse per la mia persona. Ma diventava difficile quando la mia personalità era ridotta a quella di una ragazza bisognosa di aiuto e rovinata. Questo è un ruolo al quale non mi sono piegata e che non desidero assumere neanche in futuro.
Nonostante tutte le bassezze psicologiche e le oscure fantasie di Wolfgang Priklopil, non mi ero lasciata spezzare. Adesso ero fuori ed era proprio quello che la gente voleva vedere: un essere umano spezzato, che non si sarebbe più risollevato e che sarebbe sempre dipeso dall’aiuto degli altri. Nel momento in cui mi rifiutai di portare questo marchio per il resto della mia vita, l’umore cambiò.
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Natascha Kampusch (3,096 Days)
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Pensavo anche a una strana differenza fra il correre di giorno e di notte. Con la luce vedi tracciati senza fine che si allungano all’orizzonte, e l’orizzonte dilata le distanze perché non lo puoi mai raggiungere, e i tuoi passi ti sembrano piccoli e inutili. Col buio non vedi l’orizzonte ma solo i tuoi passi, le distanze ti sembrano molto ridotte e a portata dei tuoi piedi. E quindi, per me, al buio si corre meglio. È un po’ una bella metafora della vita. Se guardi l’orizzonte luminoso dei traguardi che ti aspettano ti scoraggi, perché pensi a quanta strada devi percorrere per arrivarci. Ma se guardi ogni tuo singolo passo, con la tua piccola luce, nel buio che ti preclude la meta, piano piano in realtà ci arrivi al tuo traguardo.
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Roberto Zanda (La vita oltre)
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Non riesco del tutto a escludere che possa esserci qualcosa che ci ha creati perché, come ogni essere umano, sono egocentrico e non posso rassegnarmi all’idea che siamo nati da microbi che passavano per caso, si sono trovati bene insieme e hanno deciso casualmente di generare la vita.
Probabilmente siamo solo un inconveniente di una bella serata tra cellule che non sapevano ancora cosa fare da grandi. Pensare che la casualità abbia messo al mondo una razza come la nostra mi obbligherebbe ad accettare che siamo stati la pagliuzza corta dell’evoluzione. Un giorno terribile per il resto del cosmo.
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Giulia Reverberi (Zombie Friendly: Ci si vede all'inferno)
“
Penso sempre che se la morte di Kumi avesse portato solo tristezza a me e ai miei, allora questa sarebbe stata la sua unica eredità. Ecco perchè voglio condurre una vita che testimoni di un'eredità più bella da parte sua.
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Toshikazu Kawaguchi (Before the Coffee Gets Cold (Before the Coffee Gets Cold, #1))
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Io so cos'è la passione
Ma non lo so se è veleno
Io non so più cosa sono
Né se ragiono o se sogno
Annego e il mare è lei
Sento i sentimenti miei
Che non ho sentito mai
L'onda che non affrontai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
E ti maledirò finché avrò vita e fiato
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Tu mi hai gettato nell'abisso
Di un pensiero fisso
Tu mi distruggerai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Io cado in te, tentazione
E tutto al diavolo va
La scienza e la religione
E virtù e castità
Io guardo un orlo di gonna
E vedo abissi di donna
La gonna gira e mai
Mai per me la toglierai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
E maledico te, perché di te non vivo
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Ti abbraccio in sogno tutto il giorno
E sto di notte sveglio
Tu mi distruggerai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
E quel mio cuore d'inverno
È un fiore di primavera
Che brucia dentro l'inferno
Come se fosse di cera
Sei tu che soffi sul fuoco
Tu, bella bocca straniera
Ti spio, ti voglio, ti invoco
Io sono niente e tu vera
Mi distruggerai
Mi distruggerai
E ti maledirò finché avrò vita e fiato
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Tu mi hai gettato nell'abisso
Di un pensiero fisso
Tu mi distruggerai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Il Gobbo di Notre Dame, Musical
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RICCARDO COCCIANTE
“
Ventidue mesi erano passati senza portare niente di nuovo e lui era rimasto fermo ad aspettare, come se la vita dovesse avere per lui una speciale indulgenza. Eppure ventidue mesi sono lunghi e possono succedere molte cose: c'è tempo perché si formino nuove famiglie, nascano bambini e incomincino anche a parlare, perché una grande casa sorga dove prima c'era soltanto prato, perché una bella donna invecchi e nessuno più la desideri, perché una malattia, anche delle più lunghe, si prepari (e intanto l'uomo continua a vivere spensierato), consumi lentamente il corpo, si ritiri per brevi parvenze di guarigione, riprenda più dal fondo, succhiando le ultime speranze, rimane ancora tempo perché il morto sia sepolto e dimenticato, perché il figlio sia di nuovo capace di ridere e alla sera conduca le ragazze nei viali, inconsapevole, lungo le cancellate del cimitero.
L'esistenza di Drogo invece si era come fermata. La stessa giornata, con le identiche cose, si era ripetuta centinaia di volte senza fare un passo innanzi. Il fiume del tempo passava sopra la Fortezza, screpolava le mura, trascinava in basso polvere e frammenti di pietra, limava gli scalini e le catene, ma su Drogo passava invano; non era ancora riuscito ad agganciarlo nella sua fuga.
”
”
Dino Buzzati (The Tartar Steppe)
“
Come diceva il proverbio, i frutti sono più buoni quando rischiano di marcire. E così la vita, che era più bella proprio quando la morte incombeva.
”
”
Alter S. Reiss (Sunset Mantle)
“
Il lato oscuro abbaglia più del sole
Cerca di capire, amore.
Adamo ha dato una costola
Per una vita d'amore con Eva nel cuore
Avevi già una bella stella sul petto
Vita vissuta in guerra per il rispetto
Ma l'offensiva verso il buio è letale
Nelle retroguardie non si sta poi male
Adamo ed Eva per la mano
Peccato umano e amor profano
"Shambola
”
”
Francesco Gabbani (MAGELLANO +CD)
“
Frasi iniziali di Bleach
"Il nostro mondo non ha alcun significato
neppure noi che ci viviamo abbiamo alcun significato
noi privi di significato pensiamo al mondo
nonostante anche l'essere consci che non abbia significato farlo
sia privo di significato."
(Volume 22 - Conquistadores - Ulquiorra)
"Noi siamo il pesce davanti alla cascata,
siamo l'insetto in gabbia.
Siamo un relitto in balia dei marosi,
il khakkara del teschio
un violente torrente di forza
la balena che lo ingoia.
Noi siamo il toro a cinque corna
noi siamo il mostro che soffia fuoco
un bambino che grida piangendo.
Aah, noi siamo
avvelenati dalla luce della Luna."
(Volume 23 - Mala Suerte! - Ikkaku)
"Finite in pezzi,
tutti quanti."
(Volume 24 - Immanent God Blues - Grimmjow)
"Noi tutti
nasciamo già morti.
La fine è già lì
ancor prima dell'inizio.
Se vivere significa
continuare a imparare
è la fine l'ultima cosa che impareremo
e, una volta scoperta,
ciò che conosceremo appieno
sarà la morte.
Non dobbiamo cercare d'imparare nulla,
coloro che non possono trascendere la morte
non devono tentare di sapere nulla."
(Volume 25 - No Shaking Throne - Shirosaki)
"Quella voce che come una lama mi trapassa il petto
somiglia a un incessante grido di gioia."
(Volume 26 - The Mascaron Drive - Luppi)
" Noi
come singolo
non possiamo mischiarci,
come coppia
non abbiamo la stessa forma.
Non possediamo
gli occhi del terzo, quindi
nella direzione del quarto
non vi è speranza.
Il quinto è
nel posto del cuore."
(Volume 27 - Goodbye, Halcyon Days- Orihime)
"Mio signore, noi
vi guardiamo con l'espressione
di chi osserva un magnifico pavone
adornata di qualcosa d'infinito
simile alla speranza, all'adorazione
e alla paura."
(Volume 28 - Baron's Lecture Full-Course - Dordoni)
"Ti ostini ad agghindarti
pur sapendo che ti aspetta la falce.
Ti ostini a farti bella
pur sapendo che ti aspetta la falce.
E' spaventoso, è spaventoso
il momento in cui verrai falciata.
I tuoi capelli recisi
somiglieranno a te, priva di vita.
Sia i miei capelli che le mie unghie
sono stupendi, come tesori
perché basta che vengano separati dal mio corpo
per diventare qualcosa di sporco e disgustoso?
La risposta è semplice:
essi così non sono altro
che l'immagine della mia morte."
(Volume 29 - The Slashing Ópera - Cirucci)
"La tua ferita è profonda
come gli abissi dell'oceano
Il tuo delitto scarlatto
scolorirà con la morte."
(Volume 30 - There Is No Heart Without You - Kaien Shiba)
"Dimmi che sono colui che odi di più al mondo."
(Volume 31 - Don't Kill My Volupture - Szayel Aporro Granz)
"Il re arriva la galoppo
liberandosi della sua ombra,
facendo stridere l'armatura
calciando le ossa
succhiando carne e sangue
digrignando
distrugge il cuore e la mente
lungo il cammino solitario
verso un luogo remoto e lontano."
(Volume 32 - Howling - Grimmjow)
"Noi siamo parassiti
vermi che strisciano
sotto l'ombra di un intento malvagio
indissolvibile
Alzerò la testa
più in alto della luna
finché non vedrò più
voialtri miserabili"
(Volume 33 - The Bad Joke - Nnoitra)
"Se mi darai un paio di ali,
io volerò per te
anche se la terra intera
dovesse venire sommersa dall'acqua
Se tu mi darai una spada,
io combatterò per te
anche se il cielo intero
dovesse trapassarti di luce"
(Volume 34 - King Of The Kill - Nel)
"Nascere
è come morire"
(Volume 35 - Higher Than The Moon - Mayuri)
"E' ancora presto
per credere"
(Volume 36 - Turn Back The Pendolum - Shinji)
"Non penso che gli esseri umani siano belli
ma penso che i fiori lo siano
L'unico momento in cui l'essere umano somiglia ad un fiore
è quando cade a terra colpito da una spada"
(Volume 37 - Beauty Is So Solitary - Yumichika)
"L'unica cosa di cui ho paura
è diventare un guerriero che non conosce la paura"
(Volume 38 - Fear For The Fight- Hisagi)
"Errare è umano
uccidere è diabolico"
(Volume 39 - El Verdugo - Quimera Parca)
”
”
Tite Kubo
“
– Perché la tua forza non la usi qualche volta contro di me?
– Perché l’amore significa rinunciare alla forza – disse Franz piano.
Sabina capì due cose: primo, che si trattava di una frase bella e vera.
Secondo, che con quella frase Franz si squalificava dalla sua vita erotica.
”
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Milan Kundera, The Unbearable Lightness of Being
“
Perché la tua forza non la usi qualche volta contro di me?
– Perché l’amore significa rinunciare alla forza – disse Franz piano.
Sabina capì due cose: primo, che si trattava di una frase bella e vera.
Secondo, che con quella frase Franz si squalificava dalla sua vita erotica.
”
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Milan Kundera (The Unbearable Lightness of Being)
“
Vogliamo vivere una vita bella. Possediamo la speranza giusta e l'ambizione giusta. Abbiamo fretta di arrivare ad avere una convinzione ferma nella quale si possa riporre la nostra fiducia. Ma se tutte queste cose si potessero realizzare nel corso della vita di una ragazza, quanto impegno sarebbe necessario?
”
”
Osam Dazai
“
«Per aver scelto me, tanto tempo fa. E per averlo fatto un altro milione di volte, dopo. Sei la cosa più bella che mi sia capitata nella vita».
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Valentina Ferraro (Natale dai Carter)
“
Egli non poteva ingannare. Unici al mondo erano quegli occhi. Solo uno era al mondo l'essere capace di concentrare per lui tutta la luce e il significato della vita. Era lei. [...] Soltanto là, in quella carrozza che si allontanava rapidamente ed era passata dall'altra parte della strada, soltanto là c'era la possibilità della risoluzione di quell'enigma della sua vita che lo opprimeva così tormentosamente negli ultimi tempi. [...] "No," egli si disse "per quanto sia bella questa vita, semplice e laboriosa, io non posso tornarci. Io amo lei.
”
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Leo Tolstoy (Anna Karenina)
“
Vedete: la razionalità, signori, è una bella cosa, non si discute, ma la razionalità è solo la razionalità [...] E sebbene la nostra vita risulti il più delle volte una porcheria, è comunque vita e non solo l'estrazione di una radice quadrata
”
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Fëdor Dostoevskij (Ricordi dal sottosuolo)
“
Ricordo di aver pensato: com'è bella, [...] con il suo viso da madonna, i suoi occhi nocciola e tutta la vita che poteva fremerle dentro.
”
”
Ingrid Seyman (La piccola conformista)
“
Sarai un uomo o uria donna? Vorrei che tu fossi una
donna. Vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto
d'accordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia una
disgrazia. La mia mamma, quando è molto infelice, sospira: «Ah, se fossi
nata uomo!». Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli
uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio.
Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e
bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicar
l'assassinio di un uomo e di una donna. Nelle leggende che i maschi hanno
inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna: è un
uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai.
Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio è un vecchio con la barba: mai
una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel
Prometeo che scoprì il fuoco a quell'Icaro che tentò di volare, su fino a
quel Gesù che dichiarano figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che
la donna da cui fu partorito fosse un'incubatrice o una balia. Eppure, o
proprio per questo, essere donna è così affascinante. È un'avventura che
richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose
da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per
sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi
capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il
peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno
nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti
per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c'è un'intelligenza
che urla d'essere ascoltata. Essere mamma non è un mestiere. Non è
nemmeno un dovere. È solo un diritto fra tanti diritti. Faticherai tanto ad
urlarlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti.
Battersi è molto più bello che vincere, viaggiare è molto più divertente che
arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. E per
superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi scopi.
Sì, spero che tu sia una donna: non badare se ti chiamo bambino. E spero
che tu non dica mai ciò che dice mia madre. Io non l'ho mai detto.
”
”
Oriana Fallaci (Lettera a un Bambino Mai Nato)
“
Sarai un uomo o una donna? Vorrei che tu fossi una
donna. Vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto
d'accordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia una
disgrazia. La mia mamma, quando è molto infelice, sospira: «Ah, se fossi
nata uomo!». Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli
uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio.
Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e
bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicar
l'assassinio di un uomo e di una donna. Nelle leggende che i maschi hanno
inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna: è un
uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai.
Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio è un vecchio con la barba: mai
una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel
Prometeo che scoprì il fuoco a quell'Icaro che tentò di volare, su fino a
quel Gesù che dichiarano figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che
la donna da cui fu partorito fosse un'incubatrice o una balia. Eppure, o
proprio per questo, essere donna è così affascinante. È un'avventura che
richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose
da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per
sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi
capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il
peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno
nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti
per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c'è un'intelligenza
che urla d'essere ascoltata. Essere mamma non è un mestiere. Non è
nemmeno un dovere. È solo un diritto fra tanti diritti. Faticherai tanto ad
urlarlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti.
Battersi è molto più bello che vincere, viaggiare è molto più divertente che
arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. E per
superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi scopi.
Sì, spero che tu sia una donna: non badare se ti chiamo bambino. E spero
che tu non dica mai ciò che dice mia madre. Io non l'ho mai detto.
”
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Oriana Fallaci (Lettera a un Bambino Mai Nato)
“
Caro Matteo, da te non me l’aspettavo, ci sono rimasto anche un po’ male. Il corpo è comunicazione. Quella foto su «Chi», anche se può sembrare banale e superficiale, ha un significato particolare. Per uno che ti seguiva come me, per uno che ha sempre pensato che l’unica possibilità per un futuro diverso, per un cambiamento, per un paese nuovo e giovane fossi tu. Ma con quella foto mi hai dato l’impressione di una persona che lascia le cose a metà, di uno che nasconde la verità, di uno che vuole rappresentare la perfezione che non ha. Forse è per questo che, alla fine, non riesco a identificarmi nella politica: è perché – oggi quella foto mi ci ha fatto riflettere – non posso avere stima e fiducia per un modello in cui non mi riconosco. Esagerato? No! L’allenamento rappresenta la forza, la continuità, l’impegno e la dedizione, la costanza che metti in tutte le piccole e grandi cose della vita. Lo sport è fatica e sacrificio. Nietzsche diceva di poter credere solo a «quei pensieri che sono una festa per i muscoli», rappresentazione di equilibrio e stabilità. E ora, anche se può sembrare un giudizio epidermico, faccio fatica a crederti. Perché il corpo non è soltanto una forma più o meno bella. Il corpo non è una superficie. Il corpo non è un contenitore per cose più profonde che stanno dentro. No, il corpo è un’essenza, un linguaggio, un messaggio, il corpo esprime chi noi siamo, le nostre idee. Tu hai credibilità per le tue idee e per il tuo modo di comunicare: pensa che forza potrebbero avere le tue idee se fossero spinte da un corpo a sua volta credibile. Hai ancora tempo, pensaci se vuoi davvero esprimere il mutamento di cui abbiamo tanto bisogno.
”
”
Fabrizio Corona (Mea Culpa: Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me (Italian Edition))
“
Il cretino non parla neppure, sbava, è spastico. Si pianta il gelato sulla fronte, per mancanza di coordinamento. Entra nella porta girevole per il verso opposto."
"Come fa?"
"Lui ci riesce. Per questo è cretino. Non ci interessa, lo riconosci subito, e non viene nelle case editrici. Lasciamolo lì."
"Lasciamolo."
"Essere imbecille è più complesso. È un comportamento sociale. L'imbecille è quello che parla sempre fuori del bicchiere.
"In che senso?"
"Così". Puntò l'indice a picco fuori del suo bicchiere, indicando il banco. "Lui vuol parlare di quello che c'è nel bicchiere, ma com'è come non è, parla fuori. Se vuole, in termini comuni, è quello che fa la gaffe, che domanda come sta la sua bella signora al tipo che è stato appena abbandonato dalla moglie. Rendo l'idea?"
"Rende. Ne conosco."
"L'imbecille è molto richiesto, specie nelle occasioni mondane. Mette tutti in imbarazzo, ma poi offre occasioni di commento. Nella sua forma positiva, diventa diplomatico. Parla fuori del bicchiere quando la gaffe l'hanno fatta gli altri, fa deviare i discorsi. Ma non ci interessa, non è mai creativo, lavora di riporto, quindi non viene a offrire manoscritti nelle case editrici. L'imbecille non eice che il gatto abbaia, parla del gatto quando gli altri parlano del cane. Sbaglia le regole di conversazione e quando sbaglia bene è sublime. Credo che sia una razza in via di estinzione, è un portatore di virtù eminentemente borghesi. Ci vuole un salotto Verdurin, o addirittura casa Guermantes. Leggete ancora queste cose voi studenti?"
"Io sì."
"L'imbecille è Gioacchino Murat che passa in rassegna i suoi ufficiali e ne vede uno, decoratissimo, della Martinica. 'Vous êtes nègres?" gli domanda. E quello: "Oui mon général!". E Murat: "Bravò, bravò, continuez!" E via. Mi segue? Scusi ma questa sera sto festeggiando una decisione storica della mia vita. Ho smesso di bere. Un altro? Non risponda, mi fa sentir colpevole. Pilade!"
"E lo stupido?"
"Ah. Lo stupido non sbaglia nel comportamento. Sbaglia nel ragionamento. È quello che dice che tutti i cani sono animali domestici e tutti i cani abbaiano, ma anche i gatti sono animali domestici e quindi abbaiano. Oppure che tutti gli ateniesi sono mortali, tutti gli abitanti del Pireo sono mortali, quindi tutti gli abitanti del Pireo sono ateniesi."
"Che è vero."
"Sì, ma per caso. Lo stupido può anche dire una cosa giusta, ma per ragioni sbagliate.
”
”
Umberto Eco
“
Mi ricordo e non voglio farlo. Voglio soltanto stare qui con te e scordare tutto il resto.”
“Io non voglio più dimenticare,” disse James. “Mai più.” Continuava a ripetere quelle parole come un mantra o una preghiera. “Mai più. Me ne sono ricordato adesso solo perché erano anni – ma quanti? – che non provavo nulla di così vero. Non ricordavo più cosa volesse dire essere guardato. Toccato. Cosa volesse dire parlare con qualcuno. Siamo stati rinchiusi qui, circondati da fantasmi.”
“Smettila,” disse Peter a metà fra l’ira e la supplica. “Stai rovinando tutto.”
James sembrò finalmente capire che Peter era arrabbiato con lui; lo guardò con le lacrime che gli rigavano le guance. “Peter,” disse, “Sono stato qui da solo e senza nulla. Tu sei l’unica cosa bella, l’unica cosa vera, che mi sia capitata in tutto questo tempo. Sei l’unico ad avermi chiamato per nome.” Gli strinse la mano con dita tremanti. “Dobbiamo andare via da qui. Subito. Prima che l’isola ci faccia dimenticare di nuovo.”
“No!” Peter si staccò dalla sua presa cercando di mettersi in piedi, indietreggiando come se James potesse infettarlo con quei pensieri. “Non m’importa nulla se questo posto non è vero,” disse. “Per me lo è abbastanza. Ed è un posto migliore. È tutto quello che ho. Io voglio… Voglio restare qui fino alla mia morte.”
James era scioccato. “Che stai dicendo? Che tipo di vita pensi di poter avere qui?”
“Sarò Peter Pan. Per sempre.” Sarebbe stato abbastanza. Doveva essere abbastanza. Avrebbe potuto dimenticare anche James un giorno. “Sarò come le fate.”
“Quello che dici non ha senso e lo sai benissimo,” disse James alzandosi in piedi su gambe tremanti. “Vieni via con me. Ti prego.” Allungò una mano.
“Tu vai pure se vuoi,” disse con la voce più fredda possibile. “Io resto qui.”
Volò via prima che James potesse fermarlo
”
”
Austin Chant (Peter Darling)
“
Adesso non è più tanto male, no?” Disse Peter. “E comunque, non l’ho fatto apposta.”
“In tutta onestà, se fossi stato al tuo posto, anche io avrei scatenato una tempesta.” James lo baciò e la sua barba gli grattò leggermente una guancia. “E poi, per dirla tutta, trovo questo tuo tratto drammatico davvero incantevole.”
La sua mano era tornata calda ormai, ma Peter non riusciva a lasciarla andare.
“Ho una casa piuttosto bella,” disse James, “O almeno, spero di averla ancora. È in un bosco – ho sempre preferito la solitudine. Penso che ti piacerà.”
“Sembra perfetta,” disse Peter. Chiuse gli occhi sentendo nell’aria la domanda che James stava per fargli. “Voglio venire con te. Ho soltanto paura di svegliarmi e ritrovarmi con la mia famiglia invece che insieme a te.”
James gli accarezzò la fronte con un dito e gli spinse un ricciolo di capelli dietro l’orecchio. “Non ti lascerò andare dalle mie braccia finché non sarai al sicuro davanti alla mia porta. E se il vento proverà a portarti via, dovrà prendere anche me e combatteremo insieme per tornare indietro. Che ne dici?”
Peter fece un respiro profondo inalando il profumo dell’Isola Che-non-c’è dentro i suoi polmoni: era il suo stesso odore, quello del ragazzo che aveva scoperto di essere tanti anni prima. Quel profumo gli dava forza. Se dieci anni non erano riusciti a fargli dimenticare la sua vera natura, allora nulla l’avrebbe fatto.
E adesso James era con lui, e lo stringeva forte a sé.
“Va bene,” disse.
James lo prese per la vita con un braccio e afferrò il remo a sinistra della scialuppa. “Vogliamo provarci allora?” gli chiese. “Vogliamo vedere come andrà a finire?”
“Sì,” disse Peter e prese con la mano l’altro remo
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”
Austin Chant (Peter Darling)
“
Questo fa il tempo. Prende e ti vomita addosso la tua cecità. Ogni momento, rivisto da dopo, diventa un piccolo buio, c’è sempre qualcosa che non hai visto, che non hai fatto. Non importa quanto la tua vita sia stata bella.
”
”
Massimo Coppola
“
Hai visto che bella libertà?” Lui ha capito. Io poi mi sono messo a pensare a questa faccenda delle righe del campo da tennis, che danno claustrofobia. Il giocatore costretto a mettere la pallina sempre dentro la riga, ma non solo dentro la riga, ma più vicino possibile alla riga, ma più vicino vai alla riga più corri il rischio di mettere la pallina fuori dalla riga, cosa che è veramente angosciante e ossessiva e claustrofobica. E le righe sono sempre quelle e io lo so che i giocatori la notte vanno a dormire, chiudono gli occhi e vedono le righe, lo so che vedono righe ovunque e stanno attentissimi quando camminano a non calpestare le righe tra i blocchi di pietra dei marciapiedi, o del parquet, o delle mattonelle, che è difficilissimo. E non possono mai stare fermi a guardarle quelle righe: vanno su, vanno giù, ma non si fermano in mezzo al campo a guardare intorno perché c’è l’arbitro che gli dice “tempo!”, cosa che è ossessiva, claustrofobica e un pochino malvagia, secondo me. Tutto questo a mio figlio grande non l’avevo detto, gli avevo solo detto quella cosa sulla libertà. Il resto avrebbe dovuto capirlo da solo: che differenza c’è tra noi e i tennisti? Poca roba. Noi abbiamo le righe che ci siamo disegnati da soli e fatichiamo a non tirare fuori troppe palline. Se vuoi uscire dalle maledettissime righe – e dio solo sa se ci ho provato – arriva l’arbitro e fischia il fallo e ti porta dritto in galera. Poi ci sono quelli che dicono che quando ci si accorge che le righe sono troppo strette bisogna mettersi d’accordo tutti per spostarle. Oppure ci sono quelli che dicono che è inutile spostarle: è il concetto stesso di riga a essere sbagliato. E allora via, togliamo le righe. Ma io mi chiedo – e non è che io sia stato tanto a rispettarle quelle righe lì – una volta tolte, come si fa a giocare? Insomma io a mio figlio grande gliele direi queste cose, visto che è chiaro che passa giornate intere a discutere di quelle maledette righe coi suoi compagni dell’università: spostarle, cancellarle o che ne so io.
”
”
Massimo Coppola (Un piccolo buio)
“
I giorni passano e tutto cambia, avviene sottilmente e impercettibilmente. La vita e i rapporti tra le persone sono come un album musicale: fatto di canzoni belle, altre meno belle, a seconda dei gusti. Poi c'e l'album capolavoro, con una canzone più bella dell'altra, ma anche l'album capolavoro finisce. Tutte le canzoni finiscono, anche quelle belle.
”
”
Donato Montesano (I grandi scrittori non mangiano)
“
Era sorprendente: in diciassette anni di vita Masha non aveva mai incontrato nessuno che assomigliasse ad Anna Veniaminovna, e ora all’improvviso risultava che ce n’era un mucchio così, intellettuali, vestiti in modo scialbo e povero, con molte letture alle spalle, colti, spiritosi! Quest’ultima qualità non l’avrebbe mai e poi mai sospettata, non aveva alcun rapporto né con le barzellette, né con le battute. E dopo una bella arguzia nessuno si torceva dalle risate, giusto un lieve sorrisetto.
“Un maschio è una cosa stupenda, ma perché tenerselo a casa?” proprio sorridendo in quel modo Anna Veniaminovna poneva una domanda beffarda alla sua ex studentessa Zhenja, anche lei donna piuttosto anziana, alludendo alle complicate peripezie esistenziali dell’altre, che immediatamente le rispondeva: “Anna Veniaminovna, non vado mica dalla vicina a chiederle uno scaldino, il macinacaffè o il mixer, ne ho acquistati di miei. Perché mai dovrei prendere in prestito un maschio?”
“Zhenja cara! Come puoi paragonare un maschio a uno scaldino? Lo scaldino scalda quando vuole lei, mentre il maschio scalda quando vuole lui!” ribatteva Anna Veniaminovna.
E Masha si beava dei loro discorsi, magari neppure poi così divertenti […]
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”
Lyudmila Ulitskaya
“
Chi ha rappresentato meglio questo, come v’ho detto l’altra volta,24 è Rembrandt. Ricordate il quadro di Rembrandt? 25 Dove – abbiamo fatto la più bella osservazione che ci è venuta in vita! – il figliol prodigo è lo specchio del volto del padre. Il volto del padre è pieno di dolore per l’errore del figlio, per la sua negazione; pieno di dolore per la sua negazione che rifluisce tutto in perdono. E fin qui l’umano riesce ad arrivare. Ma la cosa più spettacolosa e misteriosa è che la faccia del padre è il figliol prodigo, la faccia del padre è lo specchio del figliol prodigo. Perché nel quadro di Rembrandt il padre è in una posizione speculare rispetto al figliol prodigo; in lui si riverbera il dolore del figliol prodigo, la disperazione salvata, la distruzione impedita, la felicità che sta per riaccendersi, nell’istante in cui sta per riaccendersi, dove trionfa la bontà. Trionfa la bontà nel figliol prodigo perché piange per il dolore fatto al padre, ma trionfa la bontà nel padre! Questo è il concetto di misericordia che l’uomo non può arrivare a capire, che l’uomo non può arrivare a dire. Il volto del padre è lo specchio del figliol prodigo; così il volto del padre è misericordia, perché è pietà verso colui che ha sbagliato, perché è lì, verso colui che ritorna.
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Luigi Giussani (L'autocoscienza del cosmo - Quasi Tischreden - Volume 4 (Italian Edition))
“
Al New York Encounter è venuto un importante medico sessantacinquenne, che hanno conosciuto i nostri amici, il quale ha raccontato di essere stato alla ricerca, per tutta la vita, di un senso e di un significato, a volte con il desiderio di gettare la spugna, come se non riuscisse a chiudere il cerchio. Era passato attraverso il buddismo, ha avuto rapporti con i protestanti, eccetera. Vedendo il video dei sessant’anni di CL (La strada bella) al New York Encounter (dove nemmeno voleva andare perché lo considerava un evento troppo cattolico, che per lui significava regole e divieti), dopo dieci minuti – dieci di orologio! – ha esclamato: «È questo!». Poi ha saltato la pausa pranzo perché voleva finire di guardarlo. È oggettiva la presenza di Cristo! Lo è talmente che quando uno è stato alla ricerca per sessantacinque anni e se la trova davanti dice: «È questo!».
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Anonymous
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La più bella commedia è la vita, - pensó Lucido sfiorando il lenzuolo con le labbra e la punta del naso - l'unica che stupisce anche gli attori.
”
”
Luca Treccani (Zanarcandia)
“
Ogni gruppo di simboli è un breve messaggio urgente che descrive una situazione, una scena. Noi tralfamadoriani li leggiamo tutti in una volta, non uno dopo l'altro. Non c'è alcun rapporto particolare tra i messaggi, se non che l'autore li ha scelti con cura in modo che, visti tutti insieme, producano un'immagine della vita che sia bella, sorprendente e profonda. Non c'è principio, parte di mezzo o fine, non c'è suspense, né morale, né cause ed effetti. Quella che amiamo nei nostri libri è la profondità di molti momenti meravigliosi visti tutti in una volta.
”
”
Kurt Vonnegut Jr. (Slaughterhouse-Five)
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Se avessi saputo prima la verità, non avrei mai alzato un dito su di lei. Perché è l'unica cosa bella che mi è capitata dopo secoli di vita. Eppure, ero convinto del suo tradimento. Sono rimasto accecato dalla mia stessa sete di giustizia e, non mi sono fidato di quello che mi diceva il mio cuore. Adesso lo pagherò per il resto dei miei giorni
”
”
Barbara Pedrollo (Il bacio del lupo (Italian Edition))
“
«Angus…»
Mi sorride, ed è la cosa più bella che abbia mai visto. Nell’azzurro dei suoi occhi mi perdo sempre, ma riescono sempre a farmi ritrovare la strada giusta per tornare in me. Gli faccio capire che adesso sono io a volergli donare piacere, così mi prendo cura di lui assaporando ancora una volta la sua pelle. Il suo membro è enorme, ed è già pronto. Con maestria lo porto al culmine e, lui non si oppone di certo. Lo bacio con trasporto e, lui risponde con molta passione. Poi gli do il mio buongiorno.
«Buongiorno.»
Angus è davvero bellissimo.
«È uno dei risvegli che preferisco.»
Intrecciamo le mani insieme e, ci perdiamo in questo attimo. Dopo un po’ gli rispondo piena di una gioia, di una felicità, che non ho mai provato in tutta la mia vita.
«Anche per me è così.»
”
”
Barbara Pedrollo (Il bacio del lupo (Italian Edition))
“
Nei due giorni successivi tutti i miei amici vengono a trovarmi in ospedale. Amici. Ho degli amici. Sono vivo e ho un ragazzo, un lavoro e degli amici.
La vita non potrebbe essere più bella
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”
K.M. Neuhold (From Ashes (Heathens Ink #3))
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Dolcezza, tu non sei superficiale,” rispose lui a bassa voce sbattendo le palpebre. Poi lo tirò più vicino, perché non poteva sopportare che Terry vedesse che aveva le lacrime agli occhi come un bambino.
“Oh, su certe cose sono superficiale,” sussurrò Terry. “Ma meno di una volta, forse.” Lo baciò, mentre Red lo abbracciava con tutto se stesso. “Vedi, ho potuto dare uno sguardo alla vera bellezza e gentilezza.”
“Quando è successo?” chiese lui, temendo la risposta.
“Il giorno in cui un uomo che conoscevo a malapena mi ha preso in casa sua perché pensava che potessi essere in pericolo. Chi fa una cosa simile?” Terry tenne il suo viso tra le mani. “Solo l’anima più bella che incontrerò mai nel resto della vita. Come ho detto, posso essere superficiale, e posso conviverci, però non sono stupido.”
“Terry,” cominciò a dire lui, ma la gola gli si chiuse per un secondo e gli rubò le parole. “Tu meriti qualcuno con cui essere orgoglioso di farti vedere in giro.” Nella stanza risuonò un’altra pacca; questa gliel’aveva data sul sedere.
“Piantala. Io sono orgoglioso di te e mi farò vedere con te ovunque vorrai portarmi. Riconosco qualcosa di buono quando lo vedo, e penso che tu sia la cosa migliore che mi sia mai successa.” Lo tenne stretto e lo baciò con una tale energia che Red riuscì quasi a crederci. “Quindi metti da parte queste insicurezze e qualsiasi cosa tu creda di vedere quando guardi nello specchio, perché ti devo dire che quello specchio mente.” L’enfasi con cui pronunciò quell’ultima parola fece ridacchiare Red. “Hai uno specchio bugiardo. Quindi, visto che stiamo parlando di fiabe, allontana dalla mente qualsiasi cosa ti abbia detto e ascolta me. Mia mamma diceva che la bellezza sta in superficie come la pelle, ma la vera bruttezza arriva fino all’osso.”
“Va bene, ho capito cosa intendi,” replicò Red, e Terry gli si fece ancora più vicino. Il bacio era tenero e gentile, ma pieno di significato
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Andrew Grey (Fire and Water (Carlisle Cops, #1))
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Chiunque può fronteggiare una grave crisi e rimettersi in piedi con coraggio dopo una tragedia, ma per sopportare le piccole noie quotidiane con il sorriso sulle labbra, ecco, per quello penso che ci voglia molto coraggio e determinazione! Questo, comunque, è il tipo di personalità che voglio sviluppare in me. Fingerò che la vita sia un gioco che devo giocare nel modo più abile e onesto possibile. Se perdo, farò spallucce e una bella risata, se vinco farò lo stesso".
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Jean Webster (Daddy- Long-Legs)
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Uno dei miei modi per sopravvivere a una vita frenetica è crearmi delle isole felici. Un posto dove abbassare le difese e poter respirare a pieni polmoni mandando a quel paese tutto il mondo fuori. Non deve essere per forza un posto fisico specifico, bastano anche dei singoli momenti. Mentre guidi una bella canzone in sottofondo, seduta fuori sul balcone in una serata d'estate.
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Laura Di Gianfrancesco (Le Rondini non si scontrano mai)
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Non sono le grandi prove della vita che richiedono forza di carattere; chiunque può superare una crisi o affrontare una tremenda disgrazia con coraggio, ma accettare sorridendo le piccole noie quotidiane, questo sì che vuol dire avere del coraggio!
Ed è in questo senso che voglio sviluppare il mio carattere; voglio arrivare a considerare la vita come un gioco, un gioco in cui devo comportarmi con la massima abilità e onestà. Se perderò ci farò sopra una bella risata e alzerò le spalle - e farò lo stesso se invece mi arriderà la vittoria.
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Jean Webster (Daddy-Long-Legs)
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«Non chiedo un impegno,» dico, «né una bella storia d’amore come nei romanzi, Travis. Voglio conoscere la vita, quella vera, quella che ferisce e che fa male. Quella di cui non si comprende il senso, neanche rimuginandoci sopra delle ore, voglio degli incontri, dei momenti unici e straordinari, voglio agire senza pormi domande sul domani. Voglio vivere, Travis, senza restrizione, senza pormi domane.»
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Amheliie & Maryrhage (La strada)
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E Sidurino disse:
"Quello di cui si avrebbe bisogno adesso, è di una sparatoria sul serio, per esercizio di non avvilirsi... Qualche villaggio di questi del sertão, e poi darsi alla bella vita, gozzovigliando..."
Confermammo in pieno, tutti eravamo d'accordo con il sistema. Approvai, anch'io. Ma, manco avevo finito di parlare, che fui scosso da una specie di spavento, avvertii l'arpeggiare di un sospetto; e quel che mi punse fu un serpente velenoso. Quelli, lì, erano in effetto amici buoni, si aiutavano tra di loro con sincerità nelle attenzioni e in arrischiate garanzie, non sfuggendo perfino a sacrifici per prestare soccorso. Ma, di fatto, per qualche ordine politico, il far fuoco contro un villaggio indifeso, contro altra gente, gente come noi, con madrine e madri - quelli la trovavano una cosa naturale, che potevano andare a compiere con tutta disinvoltura, per obbedienza salutare e bisogno di darsi una buona sgranchita. L'orrore che questo mi diede - vossignoria m'intende? Io avevo paura dell'uomo umano.
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João Guimarães Rosa (Grande Sertão: Veredas)
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Insomma, la primavera è la stagione piú bella, con il suo carico di vita e speranza che rigenera corpo e spirito. Ma si porta dietro, ahimè, anche una serie infinita di fobie contro le quali diventa difficile difendersi. Allora forse è meglio l’inverno, la stagione piú abitudinaria; perché in fondo noi di quello abbiamo bisogno, delle nostre piccole e inutili certezze con cui ci illudiamo di avere tutto sotto controllo. D’estate regnano anarchia e imprevedibilità, siamo costretti ad allontanarci dalle nostre cose, anche dai medici e dai farmacisti (che se la godono alle nostre spalle), e semmai ci ritroviamo su un’isola meravigliosa, certo, ma il primo ospedale dista un’ora di elicottero.
Soffriamo l’estate, le stagioni di mezzo contribuiscono a risvegliare fastidiosi sintomi, resta l’inverno, come dicevo, il lungo inverno fatto di giornate buie e corte, di pioggia e serate in casa. Se sei meteoropatico, problemi tuoi, per un ipocondriaco fobico l’inverno rappresenta forse il giusto compromesso. A meno che non soffri anche di quionofobia, la paura dell’inverno e della neve, o di frigofobia, il terrore irrazionale di avere freddo.
Ognuno ha le sue paure, ci scherzo su, ma in verità rispetto tutti. E come potrei proprio io non farlo? È che il mondo è come te lo metti in testa. Sapete vero che le immagini della realtà ci arrivano dritte sulla retina, ma questa le capovolge? È il cervello ogni volta a dover intervenire per mettere a posto le cose, a ribaltare la visuale per mostrarci il mondo per ciò che in effetti è. È la ragione a instradarci, l’istinto (il corpo) invece sa benissimo che non c’è niente di dritto e niente di vero, non c’è un solo modo di vedere le cose, e ciò che ad alcuni sembra in equilibrio, altri lo ritengono storto, ciò che a molti appare normale, tanto normale per altri non è. Ci illudiamo di controllare la vita, di conoscere la strada, spesso siamo convinti di avere la verità in tasca, e che la nostra visione, la nostra esperienza, sia la verità assoluta, quando invece si tratta solamente di un’opinione. Siamo tutti prigionieri dentro una caverna, come ci ricorda Platone, e quello che ci è permesso vedere il piú delle volte è solo la proiezione della realtà, l’ombra della verità. Pochi riescono a uscire da questa visione limitata che rende schiavi, e questi pochi non sono poi creduti da tutti gli altri, che continuano beati a pensare di star guardando il reale. Siamo limitati, e poco inclini a un livello superiore di conoscenza, convinti che ciò che ci dice la testa sia la strada.
Ogni capa è nu’ tribunale, diceva un altro grande filosofo, mio nonno.
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Lorenzo Marone (Inventario di un cuore in allarme)
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Ce la sto facendo. Ce la sto facendo davvero, cazzo. Sono in un locale, con i miei amici e non sto dando di matto. Certo, sono un po’ teso, ma non è niente che un paio di drink non possano risolvere. Non vedo l’ora di raccontare a Eric i miei progressi. Non era sicuro che fossi pronto per questo passo, ma io lo sapevo che era arrivato il momento, riuscivo a sentirlo.
Tutto è perfetto. Ho di nuovo i miei amici, il mio ragazzo e tutto il meglio che posso avere dalla vita. Certo, non è la stessa vita che avevo prima. Fletto la mia mano istintivamente; non fa male e i miei muscoli sono forti, ma è ancora presto per sapere se il danno neurologico si riparerà da solo. Forse potrò tatuare di nuovo, forse no, ma ho la mia pittura e le lezioni che sto impartendo, e poi ho la Rainbow House. Ho una vita piena. Ed è una vita dannatamente bella.
Non riesco a fare a meno di appoggiare una mano sulla nuca di Thane e trascinarlo in un bacio profondo e affamato. Non credevo fosse possibile amare qualcuno così tanto.
Quando lo lascio finalmente andare, c’è un sorriso sulle sue labbra bagnate e gonfie.
«Ti amo,» dico, prima di dargli un altro bacio sulle labbra.
«Ti amo anch’io»
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K.M. Neuhold (Rescue Me (Heathens Ink #1))
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«Mi hai fatto sentire di nuovo bella, amata, e ora sono orribile...» esalò lei, il corpo vibrante d'angoscia, le mani premute sul ventre. «Adesso ho questa cosa dentro di me,» sibilò, e un attimo dopo alzò gli occhi su Steve. «Oh, Dio, non dicevo sul serio, Steve! La mia bambina!»
Steve la strinse a sé, le mani nelle sue, intrecciate sulla loro bambina. «Ai miei occhi sei bellissima, e la nostra bambina è solo questo: nostra.»
«Puoi perdonarmi per quello che è successo?»
Puoi perdonarmi? Continuare ad amarmi?
Era quasi come se Steve riuscisse a leggerle nel pensiero, percependo frasi mai pronunciate, perché cominciò a imprimere il proprio amore sulla sua pelle, un dolce bacio dopo l'altro, intervallato dai sussurri: «Ti amo... Amo la nostra piccola... Saremo dei genitori fantastici e la sua vita sarà perfetta... Andrà tutto bene.»
«Quanto vorrei crederti...»
«Credici. Credi in noi.»
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R.J. Scott (The Heart of Texas (Texas, #1))
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Dopo un anno di inferno, morte e dolore, era una cosa talmente bella da vedere e di cui essere parte.
Quando scemò l’euforia dell’orgasmo, mi tornò il dolore alla gamba. Gary prese la mia borsa dal soggiorno e mi porse le pillole e un bicchiere d’acqua. Poi tornò con una salvietta calda e umida e pulì entrambi prima di raggiungermi di nuovo a letto; mi tirò contro di sé in modo da avere la mia testa sul suo petto, e mi tenne stretto finché non mi addormentai.
Ero esausto. Il viaggio, la camminata, il sesso… erano molto più di quello a cui era abituato il mio corpo. E lui era al cento percento calore, conforto e sicurezza, ed era la mia casa. Mi sentivo come se avessi passato tutta la mia vita alla deriva, come un uccello senza nido e privo di alcun ramo su cui riposare. Sempre in volo, troppo spaventato per atterrare
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N.R. Walker (A Soldier's Wish)
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«L’hai fatto apposta?»La voce di Carlos era quasi un sussurro.Lui sbatté le palpebre; per un attimo, ebbe l’impressione che un velo gli offuscasse la vista. Poi questa tornò limpida, e vide gli occhi di Carlos fissi sul proprio volto; non riuscì a leggerne lo sguardo. «L’hai fatto apposta per ferirmi?»Soltanto un’ora prima avrebbe detto di sì piangendo, implorando perdono; cinque minuti, e avrebbe riso divertito, risposto che l’aveva fatto per se stesso, perché aveva voglia di cazzo e l’avvocato sapeva darglielo meglio di lui, o qualcosa di altrettanto sferzante e falso. Ora gli sembrava di non avere spazio né per le menzogne né per le verità incomplete, e la voce si era prosciugata come un rigagnolo in secca, graffiandogli la bocca a ogni parola.«Non lo so,» disse, in un sussurro. «L’ho fatto e basta.»Poi: «Mi dispiace, comunque. Non avrei voluto dirtelo, o almeno non così.»Carlos rise. «Ti dispiace per quello?»Evitando di rispondere, perché non aveva nulla di utile da dire, Viv scosse la testa e mosse un passo all’indietro, verso la porta. Sembrava passata una vita intera da quando era entrato quel pomeriggio, invece non poteva essere neanche un’ora; l’acqua era ancora dove l’aveva lasciata sulla scrivania, chiusa, incongruentemente intatta e perfetta. Il panino, accanto, era nascosto da un velo di Scottex.«Te l’avevo detto che non sono una bella persona.» Era quasi una conclusione. Allungò il braccio dietro di sé per afferrare la maniglia. «E che avrei mandato tutto a puttane. Era scontato.»«Non c’è niente di scontato in questa storia, Viv,» lo corresse Carlos con un sibilo.Lui annuì una volta. Disse: «Vorrei che fosse stato diverso.»Era la verità – la prima di quel pomeriggio – ma, con tutte le parole che si erano lanciati addosso a infestare l’aria, risuonò falsa quanto il resto.Quando uscì dalla stanza, da quella casa, gli sembrò che anche la storia che si lasciava alle spalle fosse stata una menzogna.
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Micol Mian (In luce fredda (Rosa dei venti Vol. 1))
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La vita è fatta di tempeste e di arcobaleni. L’arcobaleno è la parte più bella, ma non sarebbe così bello se non ci fosse stata prima la tempesta. A volte si perde qualcosa, ma quello che si perde viene bilanciato da quello che si ha in dono dalla vita.
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Anna Zarlenga (Ti Bacio Poi ti Odio Poi ti Amo)
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È la materia e la concretezza della vita che danno realtà al mistero del nostro essere nel mondo, come la O’Connor scrive in una bella lettera del 10 marzo 1956.
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Antonio Spadaro (Il volto incompiuto: Saggi e lettere sul mestiere di scrivere)
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Anobii
Demon Copperhead by Barbara Kingsolver
Demon Copperhead
di Barbara Kingsolver
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Questa è la storia di un ragazzo che tutti chiamano Demon Copperhead, un eroe dei nostri tempi. Un ragazzo che può contare solo sulla bella faccia ereditata da suo padre, una criniera di capelli color rame, lo spirito aguzzo e il vizio di sopravvivere. Il suo esordio nell’universo – mamma di diciott’anni che partorisce sola con una bottiglia di gin, anfetamine e oppioidi –, in una casa mobile sperduta negli Appalachi meridionali, dà il la a ciò che verrà dopo. Demon inizia la sua corsa a perdifiato attraverso la vita, sfreccia per le selve oscure dell’affido, del lavoro minorile, delle scuole fatiscenti, fino al sogno, e poi all’ebbrezza del successo atletico, con la conseguente caduta nella dipendenza. Nel mentre, si ossessiona con gli eroi della Marvel, si disegna i suoi fumetti riempiendoli di cattivi veri, si inerpica per le vette vertiginose del grande amore e sprofonda nel dolo - re straziante della perdita. Attraverso tutto questo, Demon deve combattere, armato del suo caustico umorismo e poco altro, contro la propria invisibilità in un mondo dove persino i suoi amati supereroi hanno abbandonato le terre selvagge per la città. La sua voce è quella di una generazione di ragazzi perduti, nati in posti splendidi e maledetti che neanche per un istante concepiscono di abbandonare. Ma Demon è un combattente, un sopravvissuto, come era un sopravvissuto David Copperfield nella sua disgraziata Londra. Barbara Kingsolver si ispira all’opera iconica di Dickens con questo romanzo vincitore del Pulitzer, ambientato nel Sud degli Stati Uniti, per gettare luce sulle vite marginali di oggi, con la stessa rabbia, la stessa profonda compassione. La stessa fiducia nel potere di trasformazione di una bella storia.
La citazione di Dalila Valcasara
Dalila Valcasara
Dalila Valcasara ha aggiunto una citazione
Ero nato per desiderare più di quello che avevo. A Demon lo stagno per pescare sta stretto, vuole l'oceano intero. Tanto per cominciare, si intende. Ho cominciato tardi a riflettere su me stesso, e ancora non ho circoscritto il problema. Probabilmente raccontare questa storia mi aiuterà a chiarirmi le idee. E' una malattia, è pronta a dirti un sacco di gente, che si tratti delle anime distrutte e in riparazione agli incontri dei Narcotici Anonimi oppure dei medici in cardigan. E va bene. Ma da dove arriva, questa malattia di volere altro? Da come sono nato, o da come mi hanno fatto diventare, o dai branchi con cui ho corso in seguito? Tutti a metterti in guardia dalle cattive influenze, ma sono le cose che hai dentro di te a trascinarti davvero giù. Quell'irrequietezza che hai nelle viscere, come gatti randagi impazziti per le loro faide di sangue che si aggirano nel buio delle notti senza luna. Desideri senza speranza che non smettono mai di tormentarti: parole perfette che credi di poter dire a qualcuno per costringerlo a vederti, amarti, restare. O che potresti dire al tuo specchio per la medesima ragione. C'è gente che non prova mai questi desideri, che non cerca la bottiglia, la siringa, le bellezze pericolose, le stelle sbagliate.
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Barbara Kingsolver (Demon Copperhead)
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Mamma, noi siamo uccelli. Arriviamo nella vita gridando. Gridando ci aggrappiamo al nostro ramo. E restiamo abbarbicati, abbarbicati, abbarbicati a quel ramo. Per tutta la durata dell'esistenza, il sangue cola dalle nostre zampe, ma noi non molliamo la presa! Accanto a noi, gli altri. Li vediamo cadere. E non ci muoviamo. Un fiore in mezzo al campo ci fa dire: "Com'è bella la vita!". Gli altri cadono nella loro tomba e noi non ci muoviamo dal nostro ramo. Gli altri possono essere picchiati, feriti, uccisi, noi restiamo abbarbicati perché forse prima o poi l'affetto arriverà, e forse sarà per noi. Ma perché non ci fermiamo?
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Wajdi Mouawad (Il volto ritrovato)
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Venivo alla mia nuova vita, disponibile e aperta a tutto; e del mio passato mi portavo dietro solo la parte più bella, quella che avevo vissuto sulle nuvole
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Banine (Days in the Caucasus)