Uccello Quotes

We've searched our database for all the quotes and captions related to Uccello. Here they are! All 80 of them:

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«Che c'è?» gli chiese Kibby, notando il suo sorriso contemplativo. «Stavo solo pensando che se cadessi in una botte con le Corrs nude, finiresti con il chitarrista che ti ciuccia l'uccello» sghignazzò Skinner.
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Irvine Welsh (The Bedroom Secrets of the Master Chefs)
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Nessun uccello vola appena nato, ma arriva il momento in cui il richiamo dell’aria è più forte della paura di cadere e allora la vita gli insegna a spiegare le ali.
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Luis Sepúlveda (Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico)
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Have you ever been to Florence?” asked Dr. Igor. “No.” “You should go there; it’s not far, for that is where you will find my second example. In the cathedral in Florence, there’s a beautiful clock designed by Paolo Uccello in 1443. Now, the curious thing about this clock is that, although it keeps time like all other clocks, its hands go in the opposite direction to that of normal clocks.” “What’s that got to do with my illness?” “I’m just coming to that. When he made this clock, Paolo Uccello was not trying to be original: The fact is that, at the time, there were clocks like his as well as others with hands that went in the direction we’re familiar with now. For some unknown reason, perhaps because the duke had a clock with hands that went in the direction we now think of as the “right” direction, that became the only direction, and Uccello’s clock then seemed an aberration, a madness.” Dr. Igor paused, but he knew that Mari was following his reasoning. “So, let’s turn to your illness: Each human being is unique, each with their own qualities, instincts, forms of pleasure, and desire for adventure. However, society always imposes on us a collective way of behaving, and people never stop to wonder why they should behave like that. They just accept it, the way typists accepted the fact that the QWERTY keyboard was the best possible one. Have you ever met anyone in your entire life who asked why the hands of a clock should go in one particular direction and not in the other?” “No.” “If someone were to ask, the response they’d get would probably be: ‘You’re crazy.’ If they persisted, people would try to come up with a reason, but they’d soon change the subject, because there isn’t a reason apart from the one I’ve just given you. So to go back to your question. What was it again?” “Am I cured?” “No. You’re someone who is different, but who wants to be the same as everyone else. And that, in my view, is a serious illness.” “Is wanting to be different a serious illness?” “It is if you force yourself to be the same as everyone else. It causes neuroses, psychoses, and paranoia. It’s a distortion of nature, it goes against God’s laws, for in all the world’s woods and forests, he did not create a single leaf the same as another. But you think it’s insane to be different, and that’s why you chose to live in Villete, because everyone is different here, and so you appear to be the same as everyone else. Do you understand?” Mari nodded. “People go against nature because they lack the courage to be different, and then the organism starts to produce Vitriol, or bitterness, as this poison is more commonly known.
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Paulo Coelho (Veronika Decides to Die)
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Fissai la sagoma del suo grosso uccello attraverso i boxer e sperai di essere forte come avevo pensato. Cadere in ginocchio non era un buon modo dimostrare a qualcuno di avere il controllo.
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S.E. Harmon (Stay with Me (The PI Guys, #1))
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Practical advice.—People who read much must always keep it in mind that life is one thing, literature another. Not that authors invariably lie. I declare that there are writers who rarely and most reluctantly lie. But one must know how to read, and that isn't easy. Out of a hundred bookreaders ninety-nine have no idea what they are reading about. It is a common belief, for example, that any writer who sings of suffering must be ready at all times to open his arms to the weary and heavy-laden. This is what his readers feel when they read his books. Then when they approach him with their woes, and find that he runs away without looking back at them, they are filled with indignation and talk of the discrepancy between word and deed. Whereas the fact is, the singer has more than enough woes of his own, and he sings them because he can't get rid of them. L’uccello canta nella gabbia, non di gioia ma di rabbia, says the Italian proverb: "The bird sings in the cage, not from joy but from rage." It is impossible to love sufferers, particularly hopeless sufferers, and whoever says otherwise is a deliberate liar. "Come unto Me all ye that labour and are heavy laden, and I will give you rest." But you remember what the Jews said about Him: "He speaks as one having authority!" And if Jesus had been unable, or had not possessed the right, to answer this skeptical taunt, He would have had to renounce His words. We common mortals have neither divine powers nor divine rights, we can only love our neighbours whilst they still have hope, and any pretence of going beyond this is empty swagger. Ask him who sings of suffering for nothing but his songs. Rather think of alleviating his burden than of requiring alleviation from him. Surely not—for ever should we ask any poet to sob and look upon tears. I will end with another Italian saying: Non è un si triste cane che non meni la coda... "No dog so wretched that doesn't wag his tail sometimes.
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Lev Shestov (All Things Are Possible And Penultimate Words And Other Essays)
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«Ancora.» E lui mi accontentò, con movimenti regolari e calibrati, le mani strette intorno ai fianchi per tenermi fermo. Luci colorate esplosero dietro alle mie palpebre. Per alcuni, brevi istanti di beatitudine, pensieri e ricordi si dissolsero come zucchero nell’ acqua. Ero libero. Non c’erano altro che sudore e pelle, respiri caldi e affannosi contro il mio collo, un uccello che mi penetrava. Un piacere primordiale e immeritato, rubato a un estraneo in una stanza scura.
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Alexis Hall (Glitterland (Spires, #1))
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Detto del Profeta Oppressione Quando c’è l’oppressione, anche l’uccello muore nel suo nido.
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Idries Shah (Caravan of Dreams)
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[...] la felicità è un uccello raro, che si posa poche volte e dove vuole.
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Maurizio de Giovanni (Il posto di ognuno: L'estate del commissario Ricciardi)
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Come fu che le loro labbra s'incontrarono? Come avviene che l'uccello canta, che la neve si scioglie, che la rosa sboccia, che maggio dà i suoi fiori, che l'alba imbianca dietro gli alberi neri le cime frementi delle colline? Un bacio, e fu tutto.
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Victor Hugo (Les Misérables)
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Darian mi aveva travolto come un’onda e io stavo affogando. Brillava con tale intensità da farmi bruciare. Toccato, dalle sue mani, dal suo corpo e dalla sua inconsapevole dolcezza, sentivo il bisogno di ristabilire una distanza tra di noi. Impresa difficile quando la mia pelle sembrava risuonare quando era vicino e io ero ebbro di desiderio. Desideravo premere le labbra sul suo collo, volevo leccare il sudore dagli incavi più reconditi del suo corpo, dove si sarebbe raccolto come polvere di stelle. Lo desideravo nudo tra le mie braccia, come quella notte a Brighton, senza nemmeno l’oscurità a dividerci stavolta. Volevo dargli piacere. Volevo che ne fosse sommerso. Volevo offriglielo in dono come oro a un pirata. Intrecciargli una corona con i miei sogni perduti. Volevo inginocchiarmi ai suoi piedi e succhiargli l’uccello. Lo volevo sulla schiena, così che potessi guardarlo negli occhi mentre lo scopavo.
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Alexis Hall (Glitterland (Spires, #1))
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«Sei bellissimo,» sussurrò Shane, e poi si chinò in avanti e gli coprì la bocca con la propria.Jesse aprì le labbra per lasciar entrare Shane. Per la prima volta in assoluto, Jesse non dubitò delle sue parole. Lo capiva da come lo baciava e lo toccava che Shane pensava sul serio che fosse bello. Shane aveva bisogno di lui, voleva lui, e quello bastava per fargli venire le lacrime agli occhi. Shane interruppe il bacio. Ansimò e il ritmo dei suoi fianchi si fece più irregolare. Jesse capì che c’era quasi. E anche Jesse, solo con le dita di Shane e la frizione del suo uccello contro il materasso. «Jess…» gemette Shane. «Voglio essere il primo e l’ultimo per te. Nessun altro, solo io. Per sempre»
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Piper Vaughn (Moonlight Becomes You (Lucky Moon, #1))
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Sai la favola del pipistrello? Gli uccelli e le bestie erano in guerra. Quando stavano vincendo gli uccelli, il pipistrello diceva di essere un uccello, perché sapeva volare. Quando vincevano le bestie, il pipistrello diceva di essere una bestia, perché aveva i denti. Per questo il pipistrello non si fa vedere di giorno. Nessuno vuole guardare le sue due facce. (Pag. 614, "Il falò delle vanità")
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Tom Wolfe (The Bonfire of the Vanities)
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La giornata era bellissima, smaltata e netta. Niente pareva lasciato al caso: punte e spigoli, tetti e antenne, grondaie e comignoli, apici d’abete e cime imbiancate. Come in una tavola fiamminga l’acuto sovrastava qualunque possibile rotondità. E pareva consigliasse di mirare in alto verso il turchese compatto del cielo, senza un sole che potesse sbiadirlo, né un volo d’uccello che potesse macchiarlo.
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Marcello Fois (Luce perfetta)
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«Noi ci volgiamo all'Oriente in cerca di una saggezza che non useremo, e al dormiente in cerca del segreto che non scopriremo. E allora vi chiedo: com'è la notte, la notte terribile? L'oscurità è il rifugio dove va ad appollaiarsi il cuore dell'amata, ed è l'uccello notturno che gracchia contro il suo spirito e il vostro, lasciando cadere in mezzo a voi l'orrenda estraneità delle sue viscere. Il gocciolio delle vostre lacrime è il suo pulsare implacabile. Gli abitanti della notte non seppelliscono i loro morti, la creatura mondata del guscio dei suoi gesti essi l'appendono al collo a voi, sveglia, che siete la loro beneamata. E dovunque andiate, la creatura vi seguirà, voi coi vostri vivi, l'amata coi suoi morti, e non morirà mai, verso la luce del giorno, verso la vita, verso il dolore, fino a che non sarete entrambe carogne.»
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Djuna Barnes (Nightwood)
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I Not my best side, I'm afraid. The artist didn't give me a chance to Pose properly, and as you can see, Poor chap, he had this obsession with Triangles, so he left off two of my Feet. I didn't comment at the time (What, after all, are two feet To a monster?) but afterwards I was sorry for the bad publicity. Why, I said to myself, should my conqueror Be so ostentatiously beardless, and ride A horse with a deformed neck and square hoofs? Why should my victim be so Unattractive as to be inedible, And why should she have me literally On a string? I don't mind dying Ritually, since I always rise again, But I should have liked a little more blood To show they were taking me seriously. II It's hard for a girl to be sure if She wants to be rescued. I mean, I quite Took to the dragon. It's nice to be Liked, if you know what I mean. He was So nicely physical, with his claws And lovely green skin, and that sexy tail, And the way he looked at me, He made me feel he was all ready to Eat me. And any girl enjoys that. So when this boy turned up, wearing machinery, On a really dangerous horse, to be honest I didn't much fancy him. I mean, What was he like underneath the hardware? He might have acne, blackheads or even Bad breath for all I could tell, but the dragon-- Well, you could see all his equipment At a glance. Still, what could I do? The dragon got himself beaten by the boy, And a girl's got to think of her future. III I have diplomas in Dragon Management and Virgin Reclamation. My horse is the latest model, with Automatic transmission and built-in Obsolescence. My spear is custom-built, And my prototype armour Still on the secret list. You can't Do better than me at the moment. I'm qualified and equipped to the Eyebrow. So why be difficult? Don't you want to be killed and/or rescued In the most contemporary way? Don't You want to carry out the roles That sociology and myth have designed for you? Don't you realize that, by being choosy, You are endangering job prospects In the spear- and horse-building industries? What, in any case, does it matter what You want? You're in my way. - Not My Best Side
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U.A. Fanthorpe
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Nel bosco c'è un uccello, il suo canto vi ferma e vi fa arrossire. C'è un orologio che non suona. C'è un burrone con un nido di bestie bianche. C'è una cattedrale che scende e un lago che sale. C'è una carrozzina abbandonata nel bosco ceduo, o che scende per il sentiero di corsa, infiocchettata. C'è una compagnia di piccoli commedianti in costume, intravisti sulla strada attraverso il margine del bosco. C'è infine, quando si ha fame e sete, qualcuno che ti scaccia.
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Arthur Rimbaud
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La notte calò lenta e fredda sulla foresta intorno a lui, e scese una quiete spettrale. Come se qualcosa stesse per accadere, grilli e uccelli notturni tacquero spaventati. Lui accelerò il passo. Nel buio ormai completato si ritrovò smarrito in una foresta paludosa, si dibatté nei pantani risucchianti e si mise quasi a correre [...]. Quando piombò fragorosamente nella radura in mezzo al pioppeto, cadde lungo disteso e rimase per terra con la guancia appoggiata al suolo. E mentre giaceva così un lampo remoto percorse il cielo con la sua luce azzurra, e, in una primordiale visione del mondo dall'occhio fessurato di un embrione d'uccello, scorrendo atroce e istantaneo da buio a buio, gli regalò infine lo spettacolo della cavità e dell'informe plasma bianco che si dibatteva sul muschio rigoglioso e iniziatico, come una magra lepre di palude. Lo avrebbe preso per un fratello senz'ossa della paura stessa che si sentiva in cuore, se il bambino non avesse gridato. Il bambino urlava la sua maledizione al mondo tenebroso e maleodorante in cui era nato, piangendo e piangendo, mentre l'uomo giaceva a terra farfugliando con le mascelle paralizzate, e con le mani respingeva la notte come un folle paracleto assediato dalle suppliche dell'intero limbo.
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Cormac McCarthy (Outer Dark)
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Questo operaio analfabeta, che quando scriveva spezzava le penne con la sua foga impaziente, era sopraffatto, come i primi uomini sottrattisi alla condizione di scimmia, o come i grandi filosofi, dai problemi fondamentali della vita, e li viveva come necessità immediate e urgenti. Come un bambino, vedeva anche lui tutte le cose per la prima volta, e si stupiva continuamente, e faceva domande, e tutto gli sembrava un miracolo, e ogni mattina quando apriva gli occhi e vedeva gli alberi, il mare, le pietre, un uccello, rimaneva a bocca spalancata. Cos'è questo miracolo? gridava. Che cosa vuol dire albero, mare, pietra, uccello?
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Nikos Kazantzakis (Zorba the Greek)
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SULLA PENA DI UN' ALTRO Posso vedere la pena di un altro e non soffrire anch'io? Posso vedere la pena di un altro e non cercare gentile sollievo? Posso vedere una lacrima che cade e non sentire la mia parte di dolore? Può un padre vedere suo figlio che piange, e non riempirsi di dolore? Può una madre stare seduta a sentire un bambino che geme una paura di bambino? No, no mai può essere, mai, mai può essere. E può colui che sorride su tutti udire lo scricciolo con piccoli dolori, udire affanni & timori del piccolo uccello, udire le pene che bambini sopportano, e non stare accanto al nido versando pietà nel loro petto, e non sedere vicino alla culla piangendo una lacrima per ogni lacrima di bambino, e non sedere sia notte che giorno asciugando via tutte le nostre lacrime' Oh! no, mai può essere, mai, mai può essere. Egli dà la sua gioia a tutti, egli diventa un piccolo bambino, egli diventa un uomo in pena egli pure sente dolore Non pensare di potere singhiozzare un singhiozzo senza che il tuo creatore ti sia vicino; non pensare di potere piangere una lacrima, senza che il tuo creatore ti sia accanto! Oh! Egli ci dona la sua gioia così da potere distruggere la nostra sofferenza; finché la nostra sofferenza non è svanita via egli ci siede accanto e piange. Può una madre stare seduta a sentire
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William Blake
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The Louvre’s much restored three wings or pavilions, the Sully, Denon, and Richelieu, were once the galleries where courtiers enjoyed royal hospitality and entertainments (and The Princesse de Clèves her secret surges of immoral passion). On a quiet un-crowded evening visit to the Louvre, it’s easy to imagine the masked and dancing couples in these pavilions, the rustle of silk, the whisperings of lovers, the royal entourage. The Louvre’s art collection was the result of François I’s enterprising enthusiasm for Italian art. He imported masterpieces by Uccello, Titian, Giorgione, and, most notably, Leonardo da Vinci himself, whose Mona Lisa—La Joconde in French—was and remains the most valued painting in the royal collection. Montaigne does not mention the paintings or the Italian sculptor Benvenuto Cellini whom François also imported to help transform gloomy Paris into a city of bright and saucy opulence.
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Susan Cahill (The Streets of Paris: A Guide to the City of Light Following in the Footsteps of Famous Parisians Throughout History)
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Wearing Deni's huge vicuna coat with the si cap over my ears, in cold biting winds of December New York, Irwin and Simon led me up to the Russian Tea Room to meet Salvador Dali. He was sitting with his chin on a finely decorated tile headed cane, blue and white, next to his wife at the Cafe table. He had a cane, blue and white, next to his wife at the Cafe table. He had a little wax moustache, thin. When the waiter asked him what he wanted he said 'One grapefruit...peenk!' and he had big blue eyes like a baby, a real or Spaniard. He told us no artist was great unless he made money. Was he talking about Uccello, Ghianondri, Franca? We didn't even know what money really was or what to do with it. Dali had already read an article about the 'insurgent' 'beats' and was interested. When Irwin told him (in Spanish) we wanted to meet Marlon Brando (who ate in this Russian Tea Room) he said, waving three fingers at me, 'He is more beautiful than M. Brando.' I wondered why he said that but he probably had a tiff with old Marlon. But what he meant was my eyes, which were blue, like his, and my hair, which is black, like his, and when I looked into his eyes, and he looked into my eyes, we couldn't stand all that sadness. In fact, when Dali and I look in the mirror we can't stand all that sadness. To Dali sadness is beautiful.
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Jack Kerouac (Desolation Angels)
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Guardai Sohrab. Un angolo della sua bocca si era impercettibilmente sollevato. Un sorriso. Abbozzato, ma pur sempre un sorriso. Dietro di noi si era già formata una mischia urlante di ragazzini, pronti a dare la caccia all'aquilone verde che ondeggiava alla deriva. Un attimo, e il sorriso era già scomparso. Ma c'era stato. L'avevo visto. «Vuoi che dia la caccia all'aquilone?» Vidi il piccolo pomo d'Adamo di Sohrab salire e scendere come per deglutire. Il vento gli scompigliava i capelli. Mi parve di vederlo annuire. «Per te questo e altro» dissi senza rendermene conto. Poi mi voltai e mi misi a correre. Era solo un sorriso, niente di più. Le cose rimanevano quelle che erano. Solo un sorriso. Una piccola cosa. Una fogliolina in un bosco che trema al battito d'ali di un uccello spaventato. Ma io l'ho accolto. A braccia aperte. Perché la primavera scioglie la neve fiocco dopo fiocco e forse io ero stato testimone dello sciogliersi del primo fiocco. Correvo. Ero un uomo adulto che correva con uno sciame di bambini vocianti. Ma non mi importava. Correvo con il vento che mi soffiava in viso e sulle labbra un sorriso ampio come la valle del Panjsher. Correvo.
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Khaled Hosseini (The Kite Runner)
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Ci sono quelli che vorrebbero essere uccelli, per vedere cosa c'è al di sopra delle nuvole, per bere ossigeno puro. Io non sono nata uccello, sono nata grillo: ho volato a metà, sono stata un attimo in aria e l'attimo dopo a terra, mezzo salto e mezzo volo. Meglio così, non bisogna fare l'abitudine al cielo.
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Giulia Carcasi (Io sono di legno)
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Non so se sia un uccello, una farfalla o una lucertola, perché la fantasia infantile si era guardata bene dal privarlo di tutte le sue possibilità.
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Romain Gary
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Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all'altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di tramutarsi in un uccello di mare, e se il generale non eseguisse l'ordine ricevuto, di chi sarebbe il torto, mio o suo?" "Sarebbe vostro", affermò senza esitare il piccolo principe. "Esatto. Bisogna esigere da ciascuno ciò che ciascuno può fare", proseguì il re. "L'autorità si fonda principalmente sulla ragione. Se ordini al tuo popolo di andarsi a gettare nel mare, farà la rivoluzione. Io ho il diritto di esigere obbedienza perché i miei ordini sono ragionevoli".
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
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of a theory scientific rather than artistic in its origin. We see him in an early portrait an imitator of Goya, but without Goya’s wit or spontaneity. In his large composition we see him produce a work as cleverly eclectic and as sophisticated as some Italian pictures of the seventeenth century. And lastly we have his purely theoretic experiments which are unintelligible to the eye and the mind. Forgetting that these are meant to represent anything, we see very little abstract beauty of colour or design in most of them, although the still life is an exception. They depress us as if they were diagrams of a science about which we know nothing; and whereas in “La Femme au Pot de Moutarde” a human form is obscurely discernible, it seems, but for the obscurity, to be commonplace. He has every right to make his experiments, and they may perhaps prove useful to other artists in the future. He is, in fact, such a scientific experimentor as Paolo Uccello might have been if he had had no original talent of his own, or if in him a slight original talent had been overlaid by intellectual curiosity.
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Patrick O'Brian (Picasso: A Biography)
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- Arrivederci, signor Uccello-giraviti, - disse lei di nuovo. - Perché non è andato a Creta? Perché non è scappato via di qui? - Perché non posso scegliere su chi scommettere.
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Haruki Murakami (The Wind-Up Bird Chronicle)
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Io lo so che tu non puoi sentire per me che della pietà, ma ho caro d'illudermi, e ho caro il sentimento che ti spinge a far nascere in me queste illusioni. Una volta credeva che la pietà fosse poca cosa, che non si potesse non sentirla, perché io aveva pietà di tutto ciò che soffriva, fosse anche stato un povero uccello, un povero cane, una povera bestia qualunque; ma più tardi ho imparato come gli uomini siano avari anche di compassione, perché la compassione è il riflesso di un dolore altrui, e diventa un dolore proprio.
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Iginio Ugo Tarchetti (Fosca)
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Be', dipende dai soffitti alti, no? Vedi cose che non esistono. E le cose che vedi sembrano altre cose. Un uccello può essere un pipistrello. Un pipistrello può essere una busta di plastica che vola. Così va il mondo. Vedi una cosa per un'altra. Uccelli-foglie. Pipistrelli-uccelli. Ombre fatte di luci. Rumori accidentali che sembrano più significativi. È sempre così, dovunque vai.
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Jeff VanderMeer (Authority)
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-Papà? -Sì? -Io voglio imparare a volare. [...] -Ci sono tanti modi per volare, Antoine. Uno è mettersi queste ali. Un altro è farlo con la propria mente, e quello è il modo più bello. Vedere cose che gli altri non posso vedere e renderle reali con le tue mani ti fa volare più in alto di qualunque uccello - e ti rende più grande di qualunque creatura capace di uccidere, come me quando ho questo affare addosso. Ecco cosa voglio per te. Voglio insegnarti a volare nel modo giusto. Queste ali sono fine, figliolo. Solo la tua mente è reale.
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Jennifer Marie Brissett (Elysium)
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Odio pensare a te che aspetti, so che mi hai aspettato per tutta la vita, sempre incerta su quanto lunga sarebbe stata l'attesa. Dieci minuti, dieci giorni. Un mese. Che marito inaffidabile sono stato, Clare, come un marinaio, un Ulisse solo e schiaffeggiato dalle onde, a volte astuto e a volte soltanto un giocattolo nelle mani degli dèi. Ti prego, Clare. Quando sarò morto, smettila di aspettare e sii libera. Quanto a me... mettimi dentro di te, in profondità, e poi esci nel mondo e vivi. Ama il mondo e te stessa in esso, attraversalo come se non offrisse resistenza, come se fosse il tuo elemento naturale. Ti ho dato una vita di animazione sospesa. Non voglio dire che tu non abbia fatto niente. Hai creato bellezza e significato nella tua arte e Alba, che è davvero incredibile; e per me, per me sei stata tutto. Dopo la morte della mamma, mio padre si è lasciato consumare completamente dalla sua assenza. A lei sarebbe dispiaciuto. Ogni minuto della vita di mio padre è stato segnato dall'assenza della mamma, ogni gesto era privo di senso perché lei non c'era a sostenerne il confronto. E quando ero giovane non capivo, ma adesso so come l'assenza possa farsi presenza, come un nervo danneggiato, come un uccello sinistro. Se avessi dovuto vivere senza di te so che non ce l'avrei fatta. Ma spero, ho questa visione di te che cammini libera, con i capelli che brillano al sole. Non l'ho visto con i miei occhi, soltanto con l'immaginazione che costruisce fantasie, che ha sempre voluto dipingerti splendente, eppure spero che la visione corrisponda al vero.
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Audrey Niffenegger (The Time Traveler's Wife)
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L'intelligenza senza ambizione è come un uccello senza ali.
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Salvador Dalí
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Mio padre è morto un anno fa. Io non credo alla teoria secondo cui si diventa veramente adulti solo alla morte dei genitori; veramente adulti non lo si diventa mai. Davanti alla sua bara ho avuto pensieri incresciosi. Si era goduto la vita, quel vecchio porco; se l’era spassata alla grande. “Ti sei riprodotto…” gli dissi fra me e me con una certa foga, “hai ficcato il tuo grosso uccello nella fica di mia madre”. Diciamo pure che ero piuttosto teso: non capita tutti i giorni di avere un morto in famiglia. Il cadavere m’ero rifiutato di vederlo. Ho quarant'anni, e di cadaveri ne ho già visti abbastanza; adesso preferisco evitare. Che poi è il motivo per cui non ho mai voluto animali domestici
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Michel Houellebecq (Platform)
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In the cathedral in Florence, there's a beautiful clock designed by Paolo Uccello in 1443. The curious thing about this clock is that, although it keeps time like all other clocks, its hands go in the opposite direction to that of normal clocks. When he made this clock, Paolo Uccello was not trying to be original: The fact is that, at the time, there were clocks like his as well as others with hands that went in the direction we're familiar with now. For some unknown reason, perhaps because the duke had a clock with hands that went in the direction we now think of as the right direction, that became the only direction, and Uccello's clock then seemed an aberration, a madness.
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Paulo Coelho (Veronika Decides to Die)
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C’erano il reverendo Jethro Furber, una fiamma che anneriva, e la signora Valient Hatstat, con chiazze di anelli sulle dita e una piccola cicatrice biancasimile a un’incrostazione di bianco d’uovo rimastale appiccicata a un angolo della bocca; c’era il dottor Truxton Orcutt dai denti marci e dalla barba macchiata di succo di tabacco, che sembrava una casa dalle grondaie arrugginite; c’erano la signora Rosa Knox, morbida come un divano e loquace come una fontana, con il suo ridacchiare intermittente che le faceva tremolare i seni, e anche Israbestis Tott, al tempo stesso accattone, organetto a manovella, tazza, catena, scimmia. e c’era la signora Gladys Chamlay, quel rametto scorticato, con il naso simile al becco di un uccello della giungla, i denti come quelli di un animale. e la signorina Samantha Tott, così alta da essere convinta di dover chinare la testa sotto il sole.
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William H. Gass
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Ma c'erano anche dei momenti in cui la solitudine della sua grandezza gli si appesantiva addosso e l'opprimeva. Quante volte, ahimè, dopo essere stato ad ascoltare se stesso in religioso silenzio per ore e ore, e dopo essere di nuovo tornato a vedere e a udire la vita intorno a sé e sentendola estranea a sé, miserabile e fuggevole, s'era sentito uguale a quel monaco che, nel bosco del convento, aveva udito soltanto un trillo dell'uccello del paradiso e, ritornatovi, trovò ch'erano passati cent'anni! E se il monaco era solo in mezzo alla gente ignota che viveva fra le tombe note, quanto più solo era lui, i cui veri contemporanei non erano ancor nati!
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Jens Peter Jacobsen
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La luna saliva davanti a lui, e le voci della sera avvertivano l'uomo che la sua giornata era finita. Era il grido cadenzato del cuculo, il zirlio dei grilli precoci, qualche gemito d'uccello; era il sospiro delle canne e la voce sempre piu' chiara del fiume: ma era tutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa: si, la giornata dell'uomo lavoratore era finita, ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti. I fantasmi degli antichi Baroni scendevano dalle rovine del castello sopra il paese di Galte, su, all'orizzonte a sinistra di Efix, e percorrevano le sponde del fiume alla caccia dei cinghiali e delle volpi: le loro armi scintillavano in mezzo ai bassi ontani della riva, e l'abbaiar fioco dei canti in lontananza indicava il loro passaggio. Efix sentiva il rumore che le panas (donne morte di parto) facevano nel lavar i loro panni giu' al fiume, battendoli con uno stinco di morto, e credeva di intraveder l'ammattadore, folletto con sette berretti entro i quali conserva un tesoro, balzar di qua e di la' sotto il bosco di mandorli, inseguito dai vampiri con la coda d'acciaio. Era il suo passaggio che destava lo scintillio dei rami e delle pietre sotto la luna: e agli spiriti maligni si univano quelli dei bambini non battezzati, spiriti bianchi che volavano per aria tramutandosi nelle nuvolette argentee dietro la luna: e i nani e le janas, piccole fate che durante la giornata stanno nelle loro case di roccia a tesser stoffe d'oro in telai d'oro, ballavano all'ombra delle grandi macchie di filirea, mentre i giganti s'affacciavano fra le roccie dei monti battuti dalla luna, tenendo per la briglia gli enormi cavalli verdi che essi soltanto sanno montare, spiando se laggiu' fra le distese d'euforbia malefica si nascondeva qualche drago o se il leggendario serpente cananea, vivente fin dai tempi di Cristo, strisciava sulle sabbie intorno alla palude. Specialmente nelle notti di luna tutto questo popolo misterioso anima le colline e le valli: l'uomo non ha diritto a turbarlo con la sua presenza, come gli spiriti han rispettato lui durante il corso del sole; e' dunque tempo di ritirarsi e chiuder gli occhi sotto la protezione degli angeli custodi.
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Grazia Deledda
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rumore di gatto, barba di donna, radici di montagna, tendini d’orso, respiro di pesce e sputo d’uccello.
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Snorri Sturluson (Edda)
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Se registri i loro fischi, Shell, e li ascolti al rallentatore si possono sentire le cose più straordinarie. Quello che il nudo orecchio sente come una sola nota, in realtà è fatta spesso di due o tre note cantate insieme. Un uccello riesce a cantare tre note contemporaneamente!". "Vorrei saper parlare in questo modo. Vorrei poter dire dodici cose insieme. Vorrei poter dire tutto quello che c'è da dire in una sola parola. Odio tutte le cose che possono accadere tra l'inizio di una frase e la sua fine".
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Leonard Cohen (Beautiful Losers)
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L'oscurità intima, buona, la calda culla dell'anima, la patria perduta si dischiusero: il tempo del destino informe, il primo palpito indeciso sul fondo della sorgente, sotto la quale riposa la preistoria con i suoi sogni di foreste vergini. Tenta pure, o anima, erra, rovista ciecamente nel bagno sazio degli istinti innocenti! Ti conosco, anima timorosa, nulla ti è necessario, nulla è per te nutrimento, bevanda e sonno più che il ritorno ai tuoi inizi. Lì l'onda ti gorgoglia vicino, tu sei onda, tu sei bosco, non ci sono più dentro e fuori, tu voli uccello nell'aria, nuoti pesce nel mare, suggi luce e sei luce, assaggi l'oscurità e sei oscurità. Noi andiamo, anima, nuotiamo e voliamo, ridiamo e annodiamo i fili strappati con le delicate dita dello spirito. Lì risuonano beate le vibrazioni distrutte. Non cerchiamo più Dio. Noi siamo Dio. Noi siamo il mondo. Uccidiamo e moriamo, creiamo e risorgiamo insieme coi nostri sogni. E il nostro sogno più bello è il cielo azzurro, il nostro sogno più bello è il mare, il nostro sogno più bello è la notte stellata, è il pesce, il suono chiaro e gaio, la luce chiara e gaia. Tutto è il nostro sogno, il nostro sogno più bello. Ora siamo morti e ritornati terra. Ora abbiamo composto una costellazione. Voci risuonano e ogni voce è la voce della madre. Gli alberi frusciano e ciascuno ha mormorato sopra la nostra culla. Strade si diramano a stella e ogni strada porta a casa.
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Hermann Hesse
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Il tema è: di quanti uomini abbiamo davvero bisogno? Riflettete, dicono. Gli uomini sono pericolosi. Gli uomini commettono la maggioranza dei crimini. Gli uomini sono meno intelligenti, meno diligenti, meno tenaci, hanno il cervello nei muscoli e nell’uccello. Gli uomini vanno piú soggetti alle malattie e prosciugano le risorse del paese. Ovvio che sono indispensabili per fare i bambini, ma per quello scopo quanti ce ne servono? Non tanti quante sono le donne. Naturalmente, per gli uomini buoni, puliti, ubbidienti, ci sarà sempre un posto. Ma quanti ce ne sono cosí? Forse uno su dieci
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Naomi Alderman (The Power)
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Quando parlava con lei, Winston capiva quanto fosse facile mostrarsi perfettamente ortodossi pur senza avere la più pallida idea di che cosa fosse l'ortodossia. In un certo senso, era proprio alle persone incapaci di comprenderla che il Partito riusciva a imporre con maggiore facilità la propria visione del mondo. Era possibile fare in modo che accettassero le più flagranti violazioni del principio di realtà perché non avevano coscienza alcuna dell'enormità di quanto veniva loro richiesto. D'altra parte, non nutrivano per gli eventi pubblici neanche quell'interesse minimo per capire che cosa stava succedendo. L'incapacità di comprendere salvaguardava la loro integrità mentale. Ingoiavano tutto, senza batter ciglio, e ciò che ingoiavano non le faceva soffrire perché non lasciava traccia alcuna, allo stesso modo in cui un chicco di grano passa indigerito attraverso il corpo di un uccello.
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George Orwell (1984)
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[...]; la felicità è un uccello raro, che si poso poche volte e dove vuole.
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Maurizio de Giovanni (Il posto di ognuno: L'estate del commissario Ricciardi)
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Fu il rendersi conto di quanto fosse giusto quel pensiero a farlo trasalire. La certezza di trovarsi nel posto in cui doveva essere. Lì, in quel letto, con Luka. E forse anche con Steph. Ci fu un momento, un momento limpido e cristallino, in cui riuscì a vedere se stesso, ad anni di distanza, in un letto diverso, forse persino in un altro posto, ma con lo stesso uomo. Non aveva mai provato nulla di simile, in passato. E all’improvviso, così dal nulla, non riuscì a respirare. Il cuore accelerò, e il labbro superiore gli si ricoprì di sudore. Aveva infranto la sua stessa regola e aveva baciato una persona. Non solo una, ma parecchie volte. Non uno qualunque, ma Luka. Per la prima volta in vita sua, aveva scopato un altro ragazzo faccia a faccia. Baciato qualcuno finché entrambi non erano rimasti senza fiato, e aveva adorato ogni secondo di quel bacio. Desiderò svegliare Luka, farlo girare di schiena, e rifare tutto da capo. Leccare quella meravigliosa pelle dorata, fin giù, ad assaggiare quel bell’uccello lungo. Oh, cazzo. Non aveva mai, mai preso in considerazione l’idea di succhiarlo a un ragazzo, prima. Nemmeno una volta con gli altri che si era scopato. Non era mai stato tanto allettato. Non fino alla comparsa di Luka. Nick fece un respiro tremante, la pelle sudata, e quella strana sensazione ricominciò a crescergli nello stomaco. Fuori. Doveva uscire. Aveva bisogno di tempo per pensare
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Piper Vaughn (The Luckiest (Lucky Moon, #2))
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Nick tremò per l’orgasmo, sussultando a ogni impulso di piacere che percorreva la lunghezza del suo uccello. Con una lunga carezza, passò le braccia attorno alla vita di Luka per abbracciarlo stretto. Non poteva lasciarlo andare. Non aveva mai voluto lasciarlo andare. Luka stava ansimando, il viso nascosto contro il suo collo, la pelle resa scivolosa dal sudore. Gli ci volle qualche minuto per rendersi conto che le sue spalle stavano tremando e che il punto in cui aveva appoggiato la testa era umido. Nick alzò la mano per toccargli i capelli. I loro corpi erano ancora uniti, per cui riusciva a sentire i leggeri tremiti che percorrevano i suoi muscoli. «Luka?» Lui scosse solo la testa. Insicuro su cosa dire, o se sarebbe stato meglio non parlare proprio, Nick attese tormentato. Ogni suono che faceva era come una pugnalata allo stomaco, perché sapeva che la colpa era tutta sua. «Shh. Luka… scusa. Mi dispiace davvero tanto.» Gli fece scorre le mani su e giù lungo la schiena, carezzandolo dolcemente finché, finalmente, i tremiti si attenuarono. Poi Luka si tirò indietro per incontrare il suo sguardo. Aveva il viso arrossato e le guance umide, però le lacrime erano cessate. Quello, tuttavia, non lo fece sentire meno stronzo. «Se ti azzardi a farlo di nuovo, io e te abbiamo chiuso.» Gli tremava leggermente la voce. «Questa è la tua ultima opportunità, Nicky. Non rovinare tutto.» Nick annuì e si protese per baciare Luka con dolcezza, avvertendo il gusto salato del sudore e delle lacrime. «Non succederà. Ti giuro su Dio che non succederà.»
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Piper Vaughn (The Luckiest (Lucky Moon, #2))
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«Sei sicuro di aver bisogno di portarmi a un appuntamento, prima?» lo provoco, ruotando i fianchi per strofinare il culo sul suo uccello sempre più duro. Adam geme piano e solleva i fianchi contro di me. «Sì, ho bisogno di portarti a un appuntamento prima, perché te lo meriti. Non sei solo un posto in cui voglio infilare il mio cazzo, sei una persona importante per me. Voglio fare le cose nel modo giusto.» Sento la gola stringersi e i miei occhi iniziano un po’ ad appannarsi. Incapace di formulare una risposta, avvolgo le braccia intorno al suo collo e lo tiro nell’abbraccio più forte che riesco a dargli. Le sue braccia sono solide intorno alla mia vita mentre ricambia l’abbraccio, il suo alito caldo che mi solletica il collo, il suo tocco che riempie il mio corpo di un calore pacifico che non ho mai sentito prima
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K.M. Neuhold (From Ashes (Heathens Ink #3))
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«Mi sognerai?» chiedo speranzoso. «Contaci, uccellino.» «Uccellino?» chiedo, piegando la testa di lato. «Sei la fenice. Sei un uccello nato dalle fiamme; che non muore mai, ma diventa sempre più forte.»
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K.M. Neuhold (From Ashes (Heathens Ink #3))
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Lo baciò in modo lento e profondo, all’inizio ci fu solo il tocco leggero delle sue labbra, poi la gentile perlustrazione della sua lingua che gli fece sciogliere le membra. Cam si rilassò contro il muro. Si baciarono ancora e ancora mentre le mani stringevano e gli indumenti venivano sollevati. Sasha si staccò per respirare, ma Cam lo attirò di nuovo a sé e gli infilò le dita tra i capelli setosi. Il club scomparve. Tutto il mondo di Cam si ridusse a Sasha, al suo profumo e alla sensazione di lui contro di sé. Gli fece scivolare le mani sotto la maglietta, trovò la pelle liscia del suo torace possente e gli addominali increspati, sentì il suo cazzo duro che gli premeva contro la gamba. L’uccello di Cam palpitò nei jeans. Il Silver era un covo di edonismo sfacciato, avrebbero potuto scopare proprio lì sul bordo della pista da ballo senza attirare molta attenzione, ma lui non voleva quello, non con Sasha. Voleva portarlo a casa, farlo sdraiare sul suo letto ed esplorare ogni centimetro del suo corpo fino a quando non si fosse abbassato sul suo grosso cazzo... Uhm. Voglio sottomettermi a questo ragazzo. Il pensiero non gli sembrò strano o spaventoso. Gli sembrò giusto, così dannatamente giusto.
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Garrett Leigh (Bones (Blue Boy, #2))
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. «Preferisci questo all’essere legato?» Clover lo fissò con sguardo affettuoso. «Mi piacciono parecchie cose. Mi piace cambiare. Amo quando mi leghi. Mi sento così… leggero e senza pensieri. Scacci il passato e il presente, e mi lasci vivere in quel momento. Sei sexy quando hai il controllo della situazione, ma mi piaci anche così e a volte immagino che mi scopi in questo modo. Con violenza mentre ti tocco, porto le mani tra i tuoi capelli, contro la tua pelle.» Drake deglutì rumorosamente e incrociò lo sguardo di Clover, nonostante la mano invisibile che cercava di tenerlo lontano dalla superficie, dove la luce del ragazzo non poteva avvolgerlo con il suo calore. «Mi… mi spaventa.» «Va tutto bene. Mi piaci sempre. Anche se non ti va, non è un problema. Comunque, non mentirò, mi hai eccitato parecchio.» Clover inarcò i fianchi sotto di lui, spingendo l’uccello contro il suo inguine. Drake quasi si strozzò, ma tenne a bada quella sensazione di disagio e gli strinse il volto, tenendolo fermo per un bacio che gli fece vedere i fuochi d’artificio. Desiderava realizzare i sogni di Clover, dargli tutto ciò che meritava. «Sai che sono sempre arrapato per te. Voglio divorarti.» Clover allargò le gambe, permettendogli di mettersi comodo. «Sarò tuo ogni volta che vorrai.» «Anch’io. Sono tuo, intendo,» disse Drake, ammirando il viso di Clover circondato da quell’aureola di capelli candidi. Nonostante la pelle bollente, sentì delle fitte gelide come aghi di ghiaccio, che lo assalirono in segno di avvertimento. Lo stomaco e i muscoli si irrigidirono, il corpo si preparò a scappare, ma sapeva anche che Clover non gli avrebbe mai fatto del male. Poteva fidarsi di lui
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K.A. Merikan (Their Obsession (Four Mercenaries #2))
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«Quello è il mio segnale? Lo vuoi adesso?» chiese, agitando i fianchi alla ricerca di piacere quando il suo uccello si irrigidì nei jeans. Clover andò incontro alle sue spinte, gemendo. «Non lo voglio. Ne ho bisogno.» Lo stesso valeva per Drake. Aveva bisogno di aprirsi a Clover. Era rimasto dentro un guscio per troppo tempo e non era più certo che servisse a qualcosa, ma Clover lo spronava a uscirne. Spinto dal desiderio di vedere il corpo di porcellana del suo ragazzo più nel dettaglio, gli sollevò la maglietta che indossava. Clover ansimò, anche se ansioso di sbarazzarsi di quell’ostacolo per rivelare il petto candido e i capezzoli che Drake amava stuzzicare. Esplorò ogni centimetro del suo corpo delicato. Tuttavia, nonostante il suo amore per il bondage, forse non era necessario per fare di Clover un amante sottomesso e disponibile. Forse non ogni volta. Magari ogni tanto, quando non era in vena di trascorrere una lunga notte di sesso, potevano solo scopare, dimenticando la paura che lo attanagliava? Forse poteva lasciare che Clover lo toccasse quando si trovava nel momento di massima vulnerabilità e smetterla di guardarsi alle spalle? Lo afferrò per i polsi e glieli bloccò sopra la sua testa, spingendo le labbra contro l’arteria pulsante sotto la pelle perfetta. «Ne abbiamo bisogno entrambi, allora.» Clover ansimò, e Drake sentì il cuore del suo ragazzo martellargli contro il petto. Com’era possibile che si fossero trovati? Scacciò subito quel pensiero perché conduceva alla conclusione amara che fosse dipeso tutto da Tank. In parecchie occasioni, prima che si mettessero insieme, Tank aveva provato a convincerlo a dare un’occasione a Clover. Aveva ragione. Tuttavia, non significava che ce l’avesse sempre su tutto.
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K.A. Merikan (Their Obsession (Four Mercenaries #2))
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Drake si morse il labbro quando sentì il buco rilassarsi attorno alle due dita, anche se rimase teso in maniera deliziosa. L’uccello di Clover era rosa scuro, e le palle rasate, sopra il punto in cui i loro corpi erano uniti, sembravano squisite. Tuttavia, non appena Drake sollevò lo sguardo oltre il petto che era diventato paonazzo, portandolo sul viso di Clover, incrociò due pozze azzurre che lo stavano fissando con intensità. Si sentì colpito dal calore avvolgente sprigionato delle attenzioni di Clover. Meritevole delle sue carezze. Meritevole del suo tempo. Amato. Si avvicinò e lo baciò, cercando di muovere le dita e prepararlo per bene, dato che il suo uccello bramava sprofondare dentro al ragazzo
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K.A. Merikan (Their Obsession (Four Mercenaries #2))
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«Ti amo,» ripeté Clover, stringendolo anche con le gambe. Drake non dubitava della sincerità di quelle parole. Il legame che condividevano non poteva essere spezzato. Dopo tutto quello che aveva affrontato, la vita gli aveva garantito un futuro. Prima con Tank e poi con Clover. Forse aveva dovuto attendere tanto perché, l’uomo che era stato in passato, non avrebbe mai accettato i sentimenti di un angelo come Clover. Emozioni forti gli attraversarono le vene, e quando Clover gli strinse il viso tra le mani, osservandolo con un’espressione adorante, le parole uscirono dalla sua bocca in maniera tanto silenziosa che temette che non fossero udibili. «Ti amo, Clover.» Il ghigno che comparve sul volto del ragazzo fu come un raggio di sole che sciolse la neve. «Se mi ami, succhiamelo.» Drake sbuffò e spinse la fronte sulla sua clavicola. «Sono serio, coglione!» «Anch’io!» Clover emise una risata roca, ma gli cullò la testa sul petto. Drake percepì il suo battito accelerato ma stabile. Era in grado di mettere a proprio agio la gente quando altri creavano solamente imbarazzo. Drake scosse il capo, ma lo baciò sulle labbra un’ultima volta prima di avventarsi sul suo uccello come un uomo assetato
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K.A. Merikan (Their Obsession (Four Mercenaries #2))
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Dopo un anno di inferno, morte e dolore, era una cosa talmente bella da vedere e di cui essere parte. Quando scemò l’euforia dell’orgasmo, mi tornò il dolore alla gamba. Gary prese la mia borsa dal soggiorno e mi porse le pillole e un bicchiere d’acqua. Poi tornò con una salvietta calda e umida e pulì entrambi prima di raggiungermi di nuovo a letto; mi tirò contro di sé in modo da avere la mia testa sul suo petto, e mi tenne stretto finché non mi addormentai. Ero esausto. Il viaggio, la camminata, il sesso… erano molto più di quello a cui era abituato il mio corpo. E lui era al cento percento calore, conforto e sicurezza, ed era la mia casa. Mi sentivo come se avessi passato tutta la mia vita alla deriva, come un uccello senza nido e privo di alcun ramo su cui riposare. Sempre in volo, troppo spaventato per atterrare
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N.R. Walker (A Soldier's Wish)
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Cercò di trattenere un sorriso di fronte alla sua reazione. A cuccia bello, disse al suo uccello. Era impossibile che quel rockettaro fosse gay. Inoltre, nella remota possibilità che lo fosse, l’ultima cosa che desiderava in quel momento era una relazione, né tantomeno un’avventura. Diamine, non era nemmeno sicuro di volerla mai più. Desiderava concentrarsi sulla sua musica ed evitare che il resto lo distraesse. O lo ferisse
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Nora Phoenix (The Time of My Life)
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«Denver, impiegherò un po’ prima di venire di nuovo… potrei scoparti per ore e mi sento in paradiso, ma non voglio farti male.» A Denver si sciolse il cuore. Judah era davvero un tipo dolce, l’opposto di Cody. «Ti prego, non fermarti. È così bello. Tu sei fantastico. Non mi importa se domani non potrò camminare, dico sul serio. Non fermarti. Ho bisogno di questo. Ho bisogno di te.» Si sentì vivo, nudo. Non aveva mai provato un bisogno così disperato per un’altra persona. Lo terrorizzava, ma era la sensazione più sincera che avesse mai sperimentato. Non si trattava soltanto di sesso, anche se amava sentire il culo bruciare mentre l’uccello di Judah lo scopava. Nonostante una relazione con Judah fosse piena di casini e complicazioni, gli dava pace e gioia. Amore. Era quello il sentimento che sentiva. Lo amava. Porca puttana, si era innamorato di Judah.
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Nora Phoenix (The Time of My Life)
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Senza mollare la presa sull’uccello di Denver, sussurrò: «Sono gay.» Grazie mille, cazzo. Denver non diede voce a quel pensiero. Era un momento importante per Judah, perché era probabile che avesse impiegato anni per quella confessione. Lui lo apprezzava molto, tuttavia, desiderava anche che riprendesse da dove aveva lasciato. Le sue carezze lente, quasi come una tortura, lo avevano ridotto a un groviglio di membra tremanti e di gemiti, e cavolo se ne voleva ancora. Il suo corpo fremeva e bramava quel senso di appagamento. «Denver…» mormorò Judah, quasi supplicando. Denver prese un respiro profondo per prepararsi a ciò che sapeva che sarebbe successo. Judah sentiva il bisogno di sfogarsi, era ovvio. Sperava che, dopo aver parlato, avrebbero continuato quell’esplorazione deliziosa. Judah forse aveva impiegato almeno venti minuti per infilargli le mani nei pantaloni… e quando quella mano ruvida e calda aveva finalmente trovato il suo uccello… oh… Era stato più che pronto a saltargli addosso e a spogliarsi, ma si era trattenuto. Voleva che fosse Judah a scegliere, perché aveva bisogno che fosse lui a prendere l’iniziativa
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Nora Phoenix (The Time of My Life)
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Quella sedia non era il posto adatto. Era troppo minuscola, cavolo. Era necessario che si spostassero. Forse sul letto? Il letto. Un’immagine gli attraversò la mente. Loro due, nudi. Il suo corpo slanciato su Denver. Le sue mani che allargavano quel sedere perfetto e sodo. Che cosa avrebbe provato a penetrarlo? A fare quello che non si era mai permesso nemmeno di pensare? A Denver sarebbe piaciuto? Aveva molta più esperienza. E se lui non fosse stato all’altezza? Se fosse stato troppo grosso? Sebbene fosse inesperto, sapeva di essere più grosso della media. La sua asta aveva un maggiore spessore. E se avesse fatto del male a Denver? E se Denver avesse preferito capovolgere le loro posizioni? Restò di ghiaccio a quel pensiero, e ci rifletté sopra. Avrebbe fatto male, ma non poteva essere spiacevole se tutti i gay lo facevano. Gay. Era gay. Per la prima volta nella sua vita, aveva accolto la connessione con la persona che era veramente. Si era quasi consumato per la vergogna che credeva avrebbe sentito, ma non era stato così. Riuscì a sentire solamente un senso di pace, la consapevolezza della verità. Era gay e gli stava bene… cavolo, sarebbe stato bene. Senza mollare la presa sull’uccello di Denver, sussurrò: «Sono gay.»
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Nora Phoenix (The Time of My Life)
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Chiuse gli occhi e si lasciò avvolgere dalle sensazioni che quel corpo maschile tra le sue braccia gli regalarono. Prese un respiro profondo quando il profumo di Denver lo inebriò. Cazzo, sì. Era quello che voleva, quello di cui aveva bisogno… proprio come Denver, a quanto sembrava. Denver si accoccolò ancora di più, strusciandogli il sedere contro l’uccello, che rispose con fervore. Era inutile fingere che non fosse attratto da Denver. Diamine, non era una semplice attrazione, perché il suo corpo era sempre vigile e rispondeva a ogni singola mossa del ragazzo tra le sue braccia. Solamente guardare quel corpo esile con quel culo sodo gli provocò un’erezione. Il suo orgasmo prematuro e imbarazzante quando avevano pomiciato aveva dimostrato quanto gli piacesse. Non poteva più lottare contro i suoi impulsi. Non voleva. Ne aveva bisogno, lo desiderava
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Nora Phoenix (The Time of My Life)
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«Aspetta, voglio una sigaretta,» dico a Nash, accovacciandomi sul portico e tirando fuori il pacchetto dalla tasca. «Hai promesso che avresti smesso,» dice, con la sua voce severa da papà. «No, tu mi hai detto che dovrei smettere. Io ho solo smesso di ribattere.» «Royal.» Nash sporge il labbro inferiore, facendomi la miglior faccia imbronciata di sempre. Anche se non sa che quel cazzo di labbro imbronciato mi fa diventare l’uccello esageratamente duro
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K.M. Neuhold (Going Commando (Heathens Ink, #2))
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Ethan lo afferrò con entusiasmo; lo stupore che Rob vide nei suoi occhi fu la cosa migliore che un ragazzo potesse chiedere dopo il sesso. Avrebbe adorato poter dire ai suoi amici quanto la sua 'ragazza' fosse stata entusiasta di succhiargli l'uccello
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K.A. Merikan (Diary of a Teenage Taxidermist)
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«Sei una donnola bianca, però. Ti si adatta.» Gli strinse le dita attorno all'uccello; non riusciva a immaginare di potersi stancare di toccarlo. «E tu sei cosa? Una donnola nera?» chiese lui, facendogli scivolare giù i pantaloni e gli slip, per poi baciarlo con fervore spingendo il bacino contro la sua mano. «Già. È piuttosto ovvio che io non riesca ad adattarmi al loro modo di vedere le cose,» mormorò contro le sue labbra, dando un affondo brusco con la mano sulla sua asta, che gli pulsò tra le dita in maniera gloriosa. Al momento, comunque, Ethan aveva altro a cui pensare; era piuttosto occupato a cercare di valutare la logistica del sesso. Era entusiasta di riempirsi la bocca con un grosso uccello, ma sarebbe stata la stessa cosa quando sarebbero passati al sesso anale? E se lo avesse odiato? «Ma ti adatti a me,» sussurrò Robert arrancando verso il box doccia, tremante. Ethan ebbe la sensazione che il suo cazzo fosse come un guinzaglio che avrebbe potuto usare per dirigerlo. «Oh, lo spero.» Rise nervosamente, ma lo seguì nella doccia, godendosi quella magnifica sagoma; spalle larghe, stomaco teso, grosso uccello. Era inciampato contro il ragazzo dei suoi sogni più sfrenati
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K.A. Merikan (Diary of a Teenage Taxidermist)
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Dovrei smettere di farlo?» Strinse la mano attorno alla mia erezione e io gli scopai il pugno, grazie anche al liquido preseminale che rendeva il tutto più scivoloso. Avrei potuto dirgli sì, avrei potuto urlargli di togliermi le manette, ma non lo feci. Pete lasciò andare il mio uccello e appoggiò entrambe le mani sul mio torace, abbassando i suoi occhi sexy su di me. «Senti, succederà, perciò perché non te ne rimani qui disteso a goderti la cosa?» sussurrò, prima di appoggiare le labbra sul mio collo per baciarmi. Non riuscii a fermare il brivido che percorse tutto il mio corpo. Il collo era sempre stato un mio punto debole. Il mio primo ragazzo aveva scoperto subito come eccitarmi, leccando, succhiando e mordicchiandomi il collo fino a ridurmi in poltiglia. Per nessuna ragione avrei permesso a Pete di capire gli effetti che le sue labbra stavano avendo su di me. Non ebbi però nessun bisogno di dire nulla perché il mio uccello parlò al posto mio. Le labbra di Pete scivolarono così leggere lungo il mio collo che quasi che non le sentivo, e il mio uccello puntò allo stomaco, continuando a produrre così tanto liquido preseminale da formare una piccola pozza sulla mia pancia. Mossi i fianchi, eccitato come mai prima d’ora, e quando Pete si fermò nella sua dolce tortura, con il viso sopra al mio, capii cosa stava per succedere. Lentamente scese verso di me, con le labbra socchiuse. Avrei potuto ringhiare o negarmi, ma non lo feci. Le sue labbra si appoggiarono alle mie e, cazzo, fu bello
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Tantalus (After (Damon & Pete: Playing with Fire, #2))
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«Ho capito, sei la regina delle misure, Petey-boy?» Mi contrassi attorno a quella massa che stava invadendo il mio corpo, e mi rilassai quando, lentamente, Pete la tirò fuori. Riuscivo ancora a sentirlo dentro di me. Il suo sorriso non se ne andò via nemmeno per un secondo, anche quando si sporse per afferrarmi l’uccello, iniziando a masturbarmi. «Tu cosa credi?» Ecco. Avevo perso. Ero legato al letto del mio vicino di casa, mentre lui, mi faceva scivolare un dildo nel culo e io cosa stavo facendo? Mi sentivo orgoglioso del fatto che apprezzasse le misure del mio uccello
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Tantalus (After (Damon & Pete: Playing with Fire, #2))
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«Questo è ciò che voglio,» sussurrò Pete, contro la mia bocca. «Non voglio martellarti il culo con movimenti frenetici, uno dietro l’altro.» Muoveva i fianchi contro di me un po’ più in fretta, perdendo il ritmo mentre lo aumentava. «Voglio sentire tutto, ogni centimetro di te attorno al mio uccello mentre ti scopo.» Più veloce, più forte, più in profondità. Il suo respiro divenne superficiale, veloce. Mi afferrò per le spalle, ancorandosi a me mentre mi scopava, senza mai distogliere lo sguardo dai miei occhi. Avrei voluto urlargli contro, ringhiare, dirgli di finirla una volta per tutte, ma quelle dolci ondate di piacere si diramavano partendo da dentro, arrivando fino alle estremità. Arricciai le dita dei piedi, avevo le braccia tese, così come i muscoli della pancia, eppure Pete mi stava portando verso un altro orgasmo. Le sue dita sprofondarono nelle mie spalle, dentro la carne, provocandomi un leggero dolore che accettai volentieri. Quello era meglio. Era ciò che conoscevo, ciò che avrei potuto accettare. «Dai su, forza,» lo spronai, mentre lui, come un pistone, prese a scoparmi, sbattendo i fianchi contro i miei. Pete gemette e il suo corpo si irrigidì mentre si spingeva forte dentro di me. Lo sentii attraversare tutto il mio corpo, riverberando nelle mie palle e risalendo lungo l’uccello. Venni, e lo sperma, in brevi fiotti, mi colpì gli addominali, ma fu subito spalmato su entrambi quando il corpo di Pete si abbassò sul mio, la sua testa appoggiata alla mia spalla. Il suo respiro era affannoso e forte contro il mio orecchio, mentre brevi contrazioni gli squassavano il corpo, intanto che lui continuava a pulsare dentro di me. Il sudore sulla mia pelle si stava raffreddando. Ero disteso sotto di lui, i miei tremori stavano svanendo mentre il suo corpo si muoveva in sincronia con il mio. Quella soddisfazione che tanto avevo bramato si diffuse attraverso di me, in una corrente lenta, così come il mio respiro e il battito del mio cuore stavano tornando al loro ritmo naturale
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Tantalus (After (Damon & Pete: Playing with Fire, #2))
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La sua preoccupazione allontanò da me il desiderio di vendetta immediato. «Sì, tutto a posto.» Mi misi a sedere e abbassai lo sguardo sul mio stomaco e sulla pancia, appiccicosi per via del sudore e dello sperma. Il primo pensiero che mi attraversò la mente fu quello di farmi pulire da lui con la lingua. Cosa che mi fece sorridere. Una giusta punizione che sarebbe stata perfetta, tanto per cominciare. Prima però che potessi dire una sola parola, Pete fece il giro del letto e si mise in ginocchio. Chinò la testa e portò le braccia dietro alla schiena. «Sono pronto per essere sculacciato adesso.» Per un attimo rimasi senza parole, sopraffatto dall’inaspettato cambio di eventi. Quando alzò lo sguardo e mi sorrise, riguadagnai la mia compostezza. Scesi dal letto e mi misi in piedi davanti a lui, con le braccia conserte e le gambe divaricate, il mio uccello ancora appiccicoso per via dello sperma. Abbassai lo sguardo su di lui, non credendo a quella postura contrita nemmeno per un secondo. «Pensi che te la caverai con delle sculacciate?» Sbuffai. «Ragazzo, quello sarà solo l’inizio.» I suoi occhi si illuminarono. «Contavo su questo, Signore.» Sembrava proprio che qualcuno avesse voglia di giocare. Sorrisi. Pete aveva appena innescato un’arma di distruzione di massa.
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Tantalus (After (Damon & Pete: Playing with Fire, #2))
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Era sempre stato lui ad avere il controllo con i suoi partner sessuali, anche se preferiva essere passivo. Quella situazione era completamente diversa. Era una pazzia senza alcuna sicurezza. Odiava Taron per avergli sconvolto la vita, per averlo tenuto prigioniero; tuttavia, non riuscì a trovare alcun difetto nel cazzo ancora duro dentro di lui. Bramava poter adorare quell’uccello maestoso con la lingua e addormentarsi con la testa tra le sue cosce forti e pelose. Quando l’eccitazione fu rimpiazzata dalla stanchezza, la fisicità di quella situazione gli travolse i sensi. Rimase disteso in mezzo al fango, ancora più sporco di prima, mentre il suo culo bruciava come se il cazzo di Taron fosse stato ricoperto di pepe di Cayenna, e quando il suo rapitore si allontanò, una scia bagnata accompagnò l’uscita dell’uccello, scivolando tra le sue natiche e colando fino alle palle. Riusciva a malapena a respirare. Che cazzo aveva fatto?
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K.A. Merikan (Wrong Way Home - Criminal Delights: Taken)
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Non mi fido abbastanza di te da permetterti di avvicinare i denti al mio uccello.” Colin ringhiò, agitando il capo per mostrargli quanto gli dispiacesse. «Va bene. Ci penseremo più avanti.» Taron lo baciò di nuovo, come se volesse dimostrargli che non aveva problemi ad avere i suoi denti sulla sua lingua, però. Colin non poté più tenergli il muso. Andava bene così. Forse le circostanze non erano quelle ideali, ma provare a scappare in quel momento sarebbe stato troppo rischioso e stupido. Taron, come tutti gli uomini, aveva dei punti deboli, e lui li avrebbe sfruttati per guadagnarsi la sua fiducia. A quel punto ne avrebbe approfittato per fuggire. Dopotutto, non desiderava un anno sabbatico?
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K.A. Merikan (Wrong Way Home - Criminal Delights: Taken)
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Colin chiuse gli occhi, e un’espressione di pura estasi gli attraversò il viso. Agitò i fianchi, spingendo l’uccello contro il suo quando ripresero a baciarsi, diventando una cosa sola, senza che nessuno dei due avesse bisogno di pensare ai dettagli. Se le azioni di Colin erano soltanto una farsa per distrarlo e affondargli un coltello tra le costole, a quel punto non aveva alcuna importanza. Sarebbe morto felice. Taron percepì i muscoli sotto la pelle delicata di Colin, e si chiese se quel ragazzo lo avrebbe mai degnato di uno sguardo se si fossero conosciuti in circostanze diverse. Tutti quei dubbi svanirono quando Colin gli tolse il respiro catturando le labbra con un morso. Gli fece scivolare le mani sui fianchi e poi sul suo sedere, impaziente di scoparlo, di osservare il suo viso diventare paonazzo e di sentire i suoi gemiti. Colin non poteva fingere tutto quello. Era un tipo focoso, ed era una delle cose che amava di più in lui
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K.A. Merikan (Wrong Way Home - Criminal Delights: Taken)
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«Vuoi più di un uccello? Otterrai quello che vuoi da me,» ringhiò Taron, facendo scontrare le loro fronti. Aveva un’aria spietata, come se fosse pronto per andare in guerra. Colin scosse il capo, cercando di respingerlo, ma Taron lo bloccò contro la parete e gli afferrò l’uccello attraverso il tessuto dei pantaloni. Colin non riuscì più a riflettere. Tra la rabbia, la delusione, e quell’improvvisa ondata di calore nelle sue palle, fissò Taron, respirando a fatica. «Voglio solamente…» Che cosa voleva di preciso? Un riconoscimento? Sentirsi al sicuro? Desiderava che Taron si preoccupasse per lui? E perché? Per riuscire a scappare con più facilità quando sarebbe giunto il momento? Se doveva essere sincero, non ci aveva pensato molto
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K.A. Merikan (Wrong Way Home - Criminal Delights: Taken)
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Colin ringhiò, quasi strozzandosi; afferrò Taron per le spalle, per farlo sollevare, e allargò le gambe per quanto possibile. Sibilò quando una fitta di dolore gli colpì la gamba che stava guarendo, ma quel tutore improvvisato fu sufficiente per tenerla ferma. Aveva soltanto bisogno di scopare con Taron per toglierselo dalla testa. Aveva bisogno che Taron lo consumasse. Niente baci o carezze, solamente un uccello che faceva il suo lavoro. Non era necessario che Taron fosse una brava persona per uno scopo simile. Tuttavia, quando finirono faccia a faccia, gli occhi famelici dell’uomo lo trafissero, bloccandolo sul letto, e il cuore di Colin smise di battere. No. Non voleva guardarlo. Desiderava soltanto scopare. Violento, rude e veloce. Malvagio come Taron. Quel bastardo aveva in pugno il suo cuore, e lo stava stringendo con troppa forza, per questo doveva allontanarsi da lui. Si voltò di scatto, facendo scontrare la gamba con la coscia di Taron, ma quella sensazione di disagio non fu sufficiente a fermarlo, perché il dolore al cuore era peggiore di qualsiasi altra ferita
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K.A. Merikan (Wrong Way Home - Criminal Delights: Taken)
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Non appena gli baciò la cappella, ubriacandosi del sapore salato del liquido preseminale, il suo intero essere desiderò che quel momento non finisse mai. Gli leccò la punta, giocando con la lingua e lo prese fino in fondo, allargando la bocca nonostante fosse un problema, considerato quanto fosse grosso quell’uccello. Era la sua ultima occasione per fargli capire che la loro relazione era importante per lui, e che non lo avrebbe dimenticato mai.
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K.A. Merikan (Wrong Way Home - Criminal Delights: Taken)
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«Non lasciarmi mai più» disse, la sua voce roca per l’emozione. Un altro colpo si abbatté sulla mia coscia, pungente e bruciante. «Non ti è permesso lasciarmi. Non lasciarmi mai.» C’era qualcosa di disperato nel suo tono duro, desiderio misto a comando. «Non lo farò» promisi, mentre lacrime liberatorie mi scendevano sulle guance. «Non ti lascerò. Ti amo.» I colpi si fermarono e il frustino cadde al suolo. Le sue mani grandi si curvarono sul mio culo, allargandomi le natiche. «Dillo di nuovo» ordinò. «Ti amo.» La verità dal profondo dell’anima mi sfuggì con un singhiozzo. «Ti prego, Andrés.» Ringhiò e s’infilò di colpo dentro di me, spingendosi in profondità nel mio canale bagnato. «Dimmelo» pretese, muovendosi dentro di me con colpi spietati e possessivi. «Dimmelo di nuovo. Non fermarti.» «Ti amo!» gridai mentre mi sbatteva senza pietà. «Ti amo, ti amo…» Le parole mi fuoriuscirono in una litania, più e più e più volte, mentre il suo uccello si strusciava sul mio punto G, mandandomi in estasi. Allungò la mano sotto di me e mi pizzicò il clitoride. «Andrés!» urlai il suo nome mentre andavo in pezzi. Il suo grido selvaggio echeggiò tutt’intorno a noi, e il suo sperma mi riempì, marchiandomi come sua. Continuò a pompare dentro di me, cavalcando l’ultima ondata del nostro piacere con forza brutale. Accolsi la sua rivendicazione su di me.
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Julia Sykes (Sweet Captivity)
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Fu un bacio lento e dolce, innocente. Dapprima le nostre labbra si appoggiarono le une sopra le altre, poi Ivan si spostò leggermente, dividendoci. Ma rimase lì, come in attesa. Voleva accertarsi della mia approvazione?Sollevai leggermente la testa per ritrovarlo. E lui era lì. Questa volta lo baciai io e allora Ivan non esitò più. Fece forza per farmi ricadere la testa sull’alluminio e approfondì il nostro bacio. Schiusi le labbra quando sentii che la sua lingua voleva raggiungere la mia. Ci baciammo in quel modo, lento e romantico, ognuno con la voglia dell’altro.Le nostre mani si accarezzavano le une con le altre. Il corpo di Ivan era sopra di me, ma non mi pesava affatto. Senti che ce lo aveva duro e quando si spostò leggermente in avanti, i nostri cazzi si toccarono. Lasciai andare un gemito, soffocato dal nostro bacio. Faceva quasi male. Lo desideravano a tal punto che un singolo bacio mi aveva portato in quella condizione. Mai era successo così in fretta. Ivan era diverso da tutti quelli che avevo incontrato prima di lui. Lo volevo, lo volevo come mai avevo desiderato qualcuno. Ivan si era accorto della mia erezione e portò la sua mano in basso, in mezzo alle mie gambe. Velocemente fece scattare il bottone dei jeans e abbassò la cerniera, creando abbastanza spazio per infilarci la mano. Quando mi afferrò il cazzo non riuscii a trattenere un gemito. Quel gesto mi aveva acceso, fatto rabbrividire di piacere. Ma Ivan non si limitò a quello. Lasciò perdere le mie labbra e si spinse in giù, arrivando in basso. Uno strattone e abbassò jeans e mutande, scoprendo il mio uccello eretto e duro. Avvicinò le labbra così da respirare sul mio glande. Potevo percepirlo. Ogni attimo di attesa era snervante. Il cuore martellava. Volevo che andasse oltre.Ivan non mi fece aspettare molto. Con la lingua cominciò a leccare la lunghezza del mio cazzo. Lasciai andare un gemito più forte
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Sara Santinato (Due Anime)
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«Perché continui a voler stare con me? Non ne ottieni nulla, anzi, rischi di farti prendere per pazzo. Non ne vale la pena.»Feci un passo in avanti e appoggiai la mia fronte alla sua. Ero bagnato e lo bagnai, ma Ivan non si scostò. «Lo faccio perché non desidero altro che stare con te. L’idea di perderti mi distrugge. Non posso sopportarlo. Voglio stare con te. Adesso e sempre.»«Perché? Dimmi ciò che stavi per confidarmi in spiaggia.»Non risposi. Gli afferrai le guance e lo baciai. Ivan mi baciò a sua volta. Le nostre lingue si cercarono e si toccarono, assaporando ognuno il sapore dell’altro. Ivan si scostò solo un attimo. Era affannato, eccitato quanto me. «Prenderai freddo con quei vestiti addosso» disse. «Mi piace come scusa» risposi, ammiccando.Lui sorrise, allegro. Mi afferrò la maglia e me la sfilò dalla testa, buttandola a terra. Fece lo stesso con la sua e io mi incantai a guardarlo. Era splendido. Fui sui suoi pantaloni: slacciai il bottone e tirai giù tutto. Ivan fu svelto ad aiutarmi per liberarsi di tutto ciò che ci divideva dal piacere. Un attimo ed era completamente nudo, l’uccello eretto e duro in mezzo alle gambe. Mi leccai le labbra, assaporando in anticipo ciò che avrei avuto a breve. Lo desideravo. Lo volevo. Ivan fece lo stesso con me, togliendomi tutto ciò che portavo. Il suo sguardo indugiò sul mio cazzo. Ce l’avevo già duro e sul suo volto si formò un sorriso malizioso. Mi desiderava anche lui. I nostri corpi e le nostre anime si volevano completamente
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Sara Santinato (Due Anime)
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Si ferma sul ramo di un albero da queste parti, e si mette a stringere una dopo l'altra le viti del mondo, con un rumore stridente. Se smette, il mondo smette di funzionare. Però non lo sa nessuno. Tutti pensano che ci sia qualcosa di più grande, più complicato e più bello a far girare il mondo. Invece lo fa girare lui, si sposta da un posto all'altro e a mano a mano che si sposta va stringendo le viti. Sono viti molto rudimentali, sembrano quelle dei giocattoli. Basta solo farle girare. Però le può vedere solo l'uccello-giraviti.
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Haruki Murakami (The Wind-Up Bird Chronicle)
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«GUARDIA ...dopo molto tempo, vediamo lei, Antigone, che lancia un grido acuto, come di uccello angosciato alla vista del nido deserto.»
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Sofocle (Antigone. Testo greco a fronte)
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Il peggio della mia codardia era stato smaltito, lasciando il posto a una frastornante esaltazione. Non me ne starò come un uccello in gabbia, pensai, troppo stordito per volare via anche con la porta aperta. Entrai in quel bosco e la mia vita ebbe inizio.
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Madeline Miller (Circe)
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Sono lieta, in mezzo alle mie tristezze mediterranee, di essere qui. E dirvi com'è bello pensare strutture di luce, e gettarle come reti aeree sulla terra, perché essa non sia più quel luogo buio e perduto che a molti appare, o quel luogo di schiavi che a molti si dimostra – se vengono a occupare i linguaggi, il respiro, la dignità delle persone. A dirvi come sia buona la Terra, e il primo dei valori, e da difendere in ogni momento. Nei suoi paesi, anche nei suoi boschi, nelle sorgenti, nelle campagne, dovunque siano occhi – anche occhi di uccello o domestico o selvatico animale. Dovunque siano occhi che vi guardano con pace o paura, là vi è qualcosa di celeste, e bisogna onorarlo e difenderlo. So questo. Che la Terra è un corpo celeste, che la vita che vi si espande da tempi immemorabili è prima dell’uomo, prima ancora della cultura, e chiede di continuare a essere, e a essere amata, come l’uomo chiede di continuare a essere, e a essere accettato, anche se non immediatamente capito e soprattutto non utile. Tutto è uomo. Io sono dalla parte di quanti credono nell'assoluta santità di un albero e di una bestia, nel diritto dell’albero, della bestia, di vivere serenamente, rispettati, tutto il loro tempo. Sono dalla parte della voce increata che si libera in ogni essere – al di là di tutte le barriere – e sono per il rispetto e l’amore che si deve loro. C’è un mondo vecchio, fondato sullo sfruttamento della natura madre, sul disordine della natura umana, sulla certezza che di sacro non vi sia nulla. Io rispondo che tutto è divino e intoccabile: e più sacri di ogni cosa sono le sorgenti, le nubi, i boschi e i loro piccoli abitanti. E l’uomo non può trasformare questo splendore in scatolame e merce, ma deve vivere e essere felice con altri sistemi, d’intelligenza e di pace, accanto a queste forze celesti. Che queste sono le guerre perdute per pura cupidigia: i paesi senza più boschi e torrenti, e le città senza più bambini amati e vecchi sereni, e donne al disopra dell’utile. Io auspico un mondo innocente. So che è impossibile, perché una volta, in tempi senza tempo e fuori dalla nostra possibilità di storicizzare e ricordare, l’anima dell’uomo perse una guerra. Qui mi aiuta Milton, e tutto ciò che ho appreso dalla letteratura della visione e della severità. Vivere non significa consumare, e il corpo umano non è un luogo di privilegi. Tutto è corpo, e ogni corpo deve assolvere un dovere, se non vuole essere nullificato; deve avere una finalità, che si manifesta nell'obbedienza alle grandi leggi del respiro personale, e del respiro di tutti gli altri viventi. E queste leggi, che sono la solidarietà con tutta la vita vivente, non possono essere trascurate. Noi, oggi, temiamo la guerra e l’atomica. Ma chi perde ogni giorno il suo respiro e la sua felicità, per consentire alle grandi maggioranze umane un estremo abuso di respiro e di felicità fondati sulla distruzione planetaria dei muti e dei deboli – che sono tutte le altre specie –, può forse temere la fine di tutto? Quando la pace e il diritto non saranno solo per una parte dei viventi, e non vorranno dire solo la felicità e il diritto di una parte, e il consumo spietato di tutto il resto, solo allora, quando anche la pace del fiume e dell’uccello sarà possibile, saranno possibili, facili come un sorriso, anche la pace e la vera sicurezza dell’uomo.
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Anna Maria Ortese (Corpo celeste)
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Che luce c’era nella stanza! In nessun momento del giorno poteva soffrire le persiane arrotolate fino in cima, ma di mattina erano intollerabili. Si rivoltò verso il muro e pigramente, con un dito, segui il contorno di un papavero sulla tappezzeria, foglia, gambo e bocciolino turgido. Nel silenzio, sotto la pressione delicata del suo dito, il papavero sembrò animarsi di vita. Le pareva di sentirne i serici petali appiccicosi, il gambo coperto di peluria come la buccia dell’uvaspina, la foglia ruvida e il boccio pregno. Non era la prima volta che le cose prendevano vita. E non solo le cose grandi, essenziali, come i mobili in genere, ma le tende, e i disegni delle stoffe, e le frange dei trapuntini, dei guanciali. Quante volte non le era accaduto di vedere la frangia a nappine della sua imbottita trasformarsi in una buffa processione danzante con un seguito di preti! ...Perché alcune nappine non danzavano affatto, ma incedevano solenni, curve in avanti, come in preghiera o in atto di cantare le lodi di Dio… Quante volte le boccette dei medicinali si erano trasformate in una fila di omini con un cilindro marrone in testa: e la brocca sul lavabo aveva un modo di stare accovacciata nel catino che faceva pensare a un grosso uccello in un nido rotondo. [...] “C’è un gran silenzio ora”, pensò. E, tenendo gli occhi aperti, sbarrati, udì il silenzio tessere la sua morbida tela di ragno senza fine. Com’era leggero il suo respiro: quasi non respirava neppure.
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Katherine Mansfield (The Aloe)
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​Così mi pareva; e mi misi a pensare in quale città mi sarebbe convenuto di fissar dimora, giacchè come un uccello senza nido non potevo più oltre rimanere, se proprio dovevo compormi una regolare esistenza. Ma dove? in una grande città o in una piccola? Non sapevo risolvermi. ​Chiudevo gli occhi e col pensiero volavo a quelle città che avevo già visitate, dall’una all’altra, indugiandomi in ciascuna fino a rivedere con precisione quella tal via, quella tal piazza, quel tal luogo, insomma, di cui serbavo più viva memoria; e dicevo: ​― Ecco, io vi sono stato! Ora, quanta vita mi sfugge, che sèguita ad agitarsi qua e là variamente. Eppure, in quanti luoghi ho detto: « Qua vorrei aver casa! Come ci vivrei volentieri! » E ho invidiato gli abitanti che, quietamente, con le loro abitudini e le loro consuete occupazioni, potevano dimorarvi, senza conoscere quel senso penoso di precarietà che tien sospeso l’animo di chi viaggia.
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Luigi Pirandello (Il fu Mattia Pascal (illustrated))