Fra Quotes

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Atra gulai un ilian tauthr ono un atra ono waise skolir fra rauthr. - Let luck and happiness follow you and may you be shielded from misfortune.
Christopher Paolini (Eragon (The Inheritance Cycle #1))
Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu te ne andrai da un luogo all’altro, come se fuggissi di prigione, o corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perché il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone, come una sirena. E potrai anche trovare qualche compagnia di tuo gusto, fra tanta gente che s’incontra al mondo; però, molto spesso, te ne starai solo. Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro.
Elsa Morante (L'isola di Arturo)
In Italia la linea più breve fra due punti è l’arabesco.
Ennio Flaiano
«Respira Roma, Lewis, domani sarà già diversa, domani ci sarà anche il tuo odore, fra cento anni lo sentiranno ancora, qui nulla si perde.»
Rossana Soldano (Come anima mai)
A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave". Ci rimasi secco. Fran.
Alessandro Baricco (Novecento. Un monologo)
Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.
Leo Tolstoy (Anna Karenina)
Trangen til å lese tok meg og holdt meg i sitt deilige, berusende grep. Jo mer jeg leste, desto mer hungret jeg. Hvert verk var rikt på løfter; hver side jeg bladde om, var en eventyrferd, tiltrekning fra en annen verden.
Tatiana de Rosnay (The House I Loved)
Nå vet jeg at som leser må man ha tillit til forfatterne, til dikterne. De vet hvordan de skal gå frem for å rykke oss opp fra vårt vanlige liv og sende oss gyngende over i en annen verden vi ikke engang ante eksisterte. Det er det talentfulle forfattere gjør.
Tatiana de Rosnay (The House I Loved)
Le anime hanno un loro particolar modo d'intendersi, d'entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni lor proprii e le loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l'impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d'ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata l'angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.
Luigi Pirandello (Il fu Mattia Pascal)
Angels can fly because they can take themselves lightly. This has been always the instinct of Christendom, and especially the instinct of Christian art. Remember how Fra Angelico represented all his angels, not only as birds, but almost as butterflies. Remember how the most earnest mediaeval art was full of light and fluttering draperies, of quick and capering feet. It was the one thing that the modern Pre-raphaelites could not imitate in the real Pre-raphaelites. Burne-Jones could never recover the deep levity of the Middle Ages. In the old Christian pictures the sky over every figure is like a blue or gold parachute. Every figure seems ready to fly up and float about in the heavens. The tattered cloak of the beggar will bear him up like the rayed plumes of the angels. But the kings in their heavy gold and the proud in their robes of purple will all of their nature sink downwards, for pride cannot rise to levity or levitation. Pride is the downward drag of all things into an easy solemnity. One "settles down" into a sort of selfish seriousness; but one has to rise to a gay self-forgetfulness. A man "falls" into a brown study; he reaches up at a blue sky. Seriousness is not a virtue. It would be a heresy, but a much more sensible heresy, to say that seriousness is a vice. It is really a natural trend or lapse into taking one's self gravely, because it is the easiest thing to do. It is much easier to write a good Times leading article than a good joke in Punch. For solemnity flows out of men naturally; but laughter is a leap. It is easy to be heavy: hard to be light. Satan fell by the force of gravity.
G.K. Chesterton
Tar de livsløgnen fra et gjennomsnittsmenneske, så tar du lykken ifra ham med det samme
Henrik Ibsen (The Wild Duck/John Gabriel Borkman (Oberon Classics))
Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c'incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. [...] Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici egiziani o degli assiro-babilonesi, la testimonianza d'un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo. Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e risuscitando nei punti più diversi della terra.
Natalia Ginzburg (Lessico famigliare)
Cuando le he soltado y creía que iba a apartarse, me ha pegado la boca al oído y muy bajito, casi en un susurro, me ha dicho, deteniéndose en cada sílaba, como si me contara un secreto muy importante que yo no debía olvidar: —Su-per-ca-li-fra-gi-lis-ti-co-es-pia-li-do-sa.
Alejandro Palomas (Un hijo)
Jeg tenkte på ting jeg hadde lest. At den som skal dø, mister sansene i minuttene før. En etter en. Først smakssansen, senere evnen til å lukte. Så forsvinner synet. Berøringssansen. Hørselen. Opplevelsen av smerte. Som å slukke lysene og gå fra kontoret for dagen, låse etter seg og miste nøklene på vegen hjem.
Johan Harstad (Buzz Aldrin, waar ben je gebleven?)
Insomma una brutta domenica di settembre, di quel settembre traditore che vi lascia andare un colpo di mare fra capo e collo, come una schioppettata fra i fichidindia.
Giovanni Verga (I Malavoglia)
O misere menti degli uomini, o uomini ciechi! In quale tenebrosa esistenza e fra quanto grandi pericoli si trascorre questa breve vita!
Lucretius (De rerum natura)
Quando una persona cara ci dà un libro da leggere, la prima cosa che facciamo è cercarla fra le righe, cercare i suoi gusti, i motivi che l'hanno spinta a piazzarci quel libro in mano.
Daniel Pennac (Comme un roman)
Tu, così abituata a spostarti un attimo prima del tocco delle mani di qualcuno, tu così brava ad andar via un attimo prima dell'arrivo, tu desiderata più di ogni cosa ma ferma laggiù, fra le cose che non ho.
Massimo Bisotti (La luna blu. Il percorso inverso dei sogni)
Dunque, pare che alle anime viventi possano toccare due sorti: c'è chi nasce ape, e chi nasce rosa... Che fa lo sciame delle api, con la sua regina? Va, e ruba a tutte le rose un poco di miele, per portarselo nell'arnia, nelle sue stanzette. E la rosa? La rosa l'ha in se stessa, il proprio miele: miele di rose, il più adorato, il più prezioso! La cosa più dolce che innamora essa l'ha già in se stessa: non le serve cercarla altrove. Ma qualche volta sospirano di solitudine, le rose, questi esseri divini! Le rose ignoranti non capiscono i propri misteri. La prima di tutte le rose è Dio. Fra le due: la rosa e l'ape, secondo me, la più fortunata è l'ape. E l'Ape Regina, poi, ha una fortuna sovrana! Io, per esempio, sono nato Ape Regina. E tu, Wilhelm? Secondo me, tu, Wilhelm mio, sei nato col destino più dolce e col destino più amaro: tu sei l'ape e sei la rosa.
Elsa Morante (L'isola di Arturo)
E se tu dormissi? E se nel sonno tu sognassi? E se nel tuo sogno salissi al cielo e lì cogliessi un mirabile fiore? E se al tuo risveglio quel fiore fosse fra le tue mani? (Samuel Taylor Coleridge)
Kerstin Gier (Das erste Buch der Träume (Silber, #1))
Io non ti odio,” dice Elia ad un tratto. Fra le nostre teste c'è solo un palmo di distanza, forse meno. “Lo sai, vero? Io non ti odio.
Alessia Esse (Perfetto (La Trilogia di Lilac, #1))
«Non hanno ancora inventato una parola che possa farti capire cosa ti farò fra poco». Sussurrò Rev con voce arrochita dal desiderio.
Anya M. Silver (Destroy Me (Lethal Men, #2))
«Tu, lentissima fra i lenti, come puoi arrivare laggiù?» «Passo dopo passo.»
Michael Ende (Tranquila Tragaleguas (Spanish Edition))
Well, we can get started now,” Daz said in a dry tone as he gave me a displeased look for my tardiness. “As always, we’ll begin with an update on our females. My Fra-kee is very round. I told her that, and she didn’t speak to me for half of a rotation, so I suggest to the rest of you with pregnant mates not to call them round.” “Noted,” Ward said solemnly. “Reba cries a lot.
Ella Maven (The Alien's Savior (Drixonian Warrior, #5))
Poteten det var en ny frukt, det var intet mystisk ved den, intet religiøst, kvinnfolk og barn kunne være med og få den satt, disse jordeplene som kom fra fremmed land likesom kaffen, stor og herlig mat, men i slekt med nepen.
Knut Hamsun (Growth of the Soil)
Ta książ­ka ła­god­nie mnie na­po­mi­na nie po­zwa­la bym zbyt szyb­ko biegł w takt to­czą­cej się fra­zy każe wró­cić do po­cząt­ku wciąż za­czy­nać od nowa
Zbigniew Herbert (The Collected Poems, 1956-1998)
«Scusa. Mi dispiace di averti coinvolto nei miei problemi. Nella mia anormalità.» «Tu non sei normale, Sam. Ma c'è molta differenza fra anormale e speciale.»
Susan Moretto (Anormale)
Ci sono quelle che aspettano lo stesso uomo, e quelle che aspettano un uomo diverso da quello che è partito, disse fra sé, e tutte restano deluse.
Irène Némirovsky (Suite Française)
L'odio creava fra loro un legame più saldo di quanto non avrebbe potuto fare l'amore.
Jack London (Bâtard)
Ingen ting kan være så rolig og så uendelig som et langt vitermørke, det fortsetter og fortsetter, det er som å leve i en tunnel der mørket stundom fordyper seg til natt og stundom blir dagskumring, man er avskjermet fra alt, beskyttet og mer ensom enn ellers.
Tove Jansson (The True Deceiver)
«Sarò nel programma di protezione testimoni,» disse Jack. «Avrò un nome diverso, non so dove vivrò…» D arretrò e gli prese il volto tra le mani. «Ti troverò. Mi hai sentito?» Jack annuì, un groppo gli risaliva la gola. «Ti troverò.» «Fra… fra quanto?» «Non lo so. Potrebbero volerci anni.» Jack incontrò i suoi occhi. «Aspetterò.»
Jane Seville
..questa tensione fra il vagabondare, l'errare, l'essere sempre di passaggio in ogni luogo, continuamente in cammino, eternamente viaggiatore, e poi il fatto di desiderare una casa propria, in cui sentirsi al suo posto, finalmente stabile, dove essere qualcosa di più che accettato: scelto.
Jean-Pierre Vernant (The Universe, the Gods, and Men)
De serverte te, og der vi satt rundt spisebordet kjente jeg den vanlige forventningen fra barnefamilier; Er vi ikke søte, er vi ikke pene, misunner du oss ikke, du barnløse gamle kvinne.Er vi ikke flinke med barna våre.
Nina Lykke
Ja, han var gal, han var gal. Det måtte han være; for Sara bydde ham kaffe, mælk, te, bydde ham øl, bydde ham alt hun visste, men han reiste sig allikevel fra frokostbordet straks efter han hadde sat sig og lot maten stå.
Knut Hamsun (Mysteries)
Umana cosa è l'aver compassione agli afflitti; e come che a ciascuna persona stea bene, a coloro è massimamente richiesto li quali già hanno di conforto avuto mestiere, e hannol trovato in alcuni: fra' quali, se alcuno mai n'ebbe bisogno, o gli fu caro, o già ne ricevette piacere, io son uno di quegli.
Giovanni Boccaccio (The Decameron)
Hvad var iveien med Edevart? Hans hænder var store og stærke, hans sener i orden, men hans sind var splittet. Her seilte han væk tom og hjemløs, han var litt isenn blit fra intet sted, hvorhelst han flakket om drog han røtterne efter sig.
Knut Hamsun (Wayfarers (Sun & Moon Classics))
En fin, gylden metallrand stiger i øst hvor solen står opp. Byen begynner å våkne, det lyder allerede en og annen fjern rumling av kjerrer som søker inn i gatene fra landet, store, tunge bondekjerrer, fulle av torvvarer, av høy og slakt og favnved.
Knut Hamsun (Ny jord)
Markboen tapte ikke hodet. Han fandt ikke luften usund for sig, han hadde publikum nok til sine nye klær, han savnet ikke diamanter, vin kjendte han fra bryllupet i Kana. Markboen gjorde sig ikke ondt av de herligheter han ikke fik: kunst, aviser, luksus, politik var værd nøiagtig det som menneskene vilde betale for det, ikke mere; markens grøde derimot den måtte skaffes til hvilkensomhelst pris, den var altings ophav, den eneste kilde.
Knut Hamsun (Growth of the Soil)
Smijući se njegovu pretjeranu strahu, svaki se pomalo oslobodi svoga straha.
Simo Matavulj (Bakonja fra-Brne)
vi har så travlt med at anlægge en magnetisk telegraf fra maine til texas; men måske har maine og texas ikke noget af vigtighed at meddele hinanden
Henry David Thoreau (Walden or, Life in the Woods)
Tutto era meglio della musica, perché solo la musica abolisce le differenze di lingua o di abitudini fra due esseri e tocca fibre sensibilissime.
Irène Némirovsky (Suite Française)
Arrivò il momento dellíultimo bacio. Quello che mi sarebbe rimasto impresso nella mente finchè non sarei stata di nuovo fra le sue braccia.
Katie McGarry
Sono sempre emozionanti, le somiglianze fra donne che non si assomigliano.
Marguerite Duras (Emily L.)
Det sætter en søt Stripe gjennem mig fra øverst til nederst naar Solen staar op; jeg kaster Børsen paa Akslen under en tyst Jubel.
Knut Hamsun (Pan)
Alle stjerner falder en dag. Men en stjerne er kun en lille gnist fra det store bål på himlen.
Jostein Gaarder (Through a Glass, Darkly)
Ama l'arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno.
Gustave Flaubert
Bøkene ble mitt liv, eller kanskje jeg heller skulle si at bøkene hjalp meg å flykte fra mitt liv.
Beth Hoffman (Saving CeeCee Honeycutt)
(...) gli esseri umani possono dividersi fra quelli che si sentono in diritto di esistere e quelli che invece si sentono in dovere di farlo.
Chiara Gamberale (Le luci nelle case degli altri)
...qui siedo sempre come un maestoso cazzo fra duoi coglioni. [...I always sit here like a majestic prick between two balls.]
Denis Diderot (Le Neveu de Rameau)
Vi sono cose che non si deve neppure tentare di dipingere: il sole è fra queste.
Victor Hugo (Les Misérables)
E' fin troppo veroche i nostri vizi ci seducono con la bellezza delle forme esteriori, come la bellezza dei demoni, che i superstiziosi ci rappresentano a congiurare ai danni del genere umano; non si riesce a vederne la innata laidezza finchè non li stringiamo fra le braccia.
Walter Scott
Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche.
Ray Bradbury (Fahrenheit 451)
La perfetta uguaglianza è la base necessaria della libertà. Vale a dire, è necessario che fra quelli fra' quali il potere è diviso, non vi sia squilibrio di potere; e nessuno ne abbia più né meno di un altro. Perché in questo e non in altro è riposta l'idea, l'essenza e il fondamento della libertà.
Giacomo Leopardi (Zibaldone di pensieri)
... men du ga fra deg dagene dine, én etter én ble de brukt opp, og til slutt var det ingen igjen, bare et tomt høl som sjelen din ble sugd inn i, et eneste stort og svart ingenting. Og så var det ikke mer.
Leif Østli (Befrieren)
Ma l'incontro con la Laide gli aveva lasciato uno strano turbamento. Forse anche per il ricordo della tipa incontrata in corso Garibaldi. Come se qualcosa lo avesse toccato dentro. Come se quella ragazza fosse diversa dalle solite. Come se fra loro due dovessero succedere molte altre cose. Come se lui ne fosse uscito differente. Come se Laide incarnasse nel modo più perfetto e intenso il mondo avventuroso e proibito. Come se ci fosse stata una predestinazione. Come quando uno, senza alcun particolare sintomo, ha la sensazione di stare per ammalarsi, ma non sa di che cosa né il motivo. Come quando si ode dabbasso il cigolio del cancello e la casa è immensa, ci abitano centinaia di famiglie e all'ingresso è un continuo andirivieni eppure all'improvviso si sa che ad aprire il cancello è stata una persona la quale viene a cercarci.
Dino Buzzati (Un amore)
Abbiamo bisogno di tempo. Di mettere tempo fra noi. Di vivere insieme, di viaggiare insieme, perché il nostro pensiero riconosca istintivamente l'altro; e lo riconosca come una presenza automatica di consuetudine e di affetto. Abbiamo bisogno di molto tempo per accettare la brutalità del fatto di non essere più soli.
Pier Vittorio Tondelli (Camere separate)
Venne un giorno che alla svolta del sentiero della Palascia la strinsi tanto fra le braccia da toglierle il respiro: alzò gli occhi verso di me e per la prima volta mi guardò in modo diverso, come se avesse capito.
Maria Corti (L'ora di tutti)
Nella pagina delle cose certe che voglio nella mia vita ci sono scritte poche righe, fra l'altro qualcuna anche a matita, mentre in quella delle cose che non voglio c'è più roba, c'è più sicurezza, più determinazione.
Fabio Volo (Esco a fare due passi)
Da un sacco di tempo tutti si affannano a cercare di capire il motivo della loro estinzione. Si chiedono perché questi animali che dominavano il mondo di colpo siano scomparsi. Forse fra tutte le spiegazioni la più valida è anche la più semplice. Forse sono morti perché sono impazziti tutti quanti. Proprio come noi. Ecco cosa siamo, nient'altro che dei piccoli dinosauri. E la nostra pazzia prima o poi sarà la causa della nostra fine.
Giorgio Faletti (Io uccido)
Se nu er jeg borte fra byens larm og trængsel og aviser og mennesker, jeg er flygtet fra det altsammen fordi det igjen kaldte på mig fra landet og ensomheten hvor jeg er fra. Du skal se det kommer til å gå godt! Tænker jeg og har atter det bedste håp. Ak jeg har gjort en slik flugt før og er atter vendt tilbake til byen. Og atter flyktet.
Knut Hamsun
Scrivo in uno stato di tensione insostenibile. Fra poco sarà l'alba e, allora, io non esisterò più. Privo d'ogni mezzo, privo della droga che — sola — mi ha consentito fino ad oggi di sopravvivere ai miei incubi, non mi rimane altro modo per sottrarmi al tormento: mi getterò dall'alta finestra di questa soffitta, nella squallida strada sottostante.
H.P. Lovecraft (Le storie del ciclo di Cthulhu: Il mito. Tomo 1)
Un sistema meritocratico che premia chi raggiunge certi risultati nel suo lavoro favorisce l’equità pur producendo disuguaglianza, così come licenziare un dipendente che ruba è equo pur aumentando le differenze fra i singoli lavoratori.
Yoram Gutgeld (Più uguali, più ricchi)
Så kastet jeg mig over Turistforeningens Årbøker og slukte hvad jeg fandt om klatring. Horunger, nåler og Djævleskar! Store Gud!
Peter Wessel Zapffe (Barske glæder og andre temaer fra et liv under åpen himmel)
Ho assaporato il paradiso e l'inferno, e temo di non poterne più fare a meno.
Anya M. Silver (Fra le braccia della morte (Lethal Men, #4.5))
Xavian mi toccava come se fossi un ostacolo da abbattere.
Anya M. Silver (Fra le braccia della morte (Lethal Men, #4.5))
Ormai avevo deciso. Anche la belva aveva deciso. In un modo o nell'altro, l'avrei stretta nella mia morsa.
Anya M. Silver (Fra le braccia della morte (Lethal Men, #4.5))
Everything we call a trial, a sorrow, or a duty; believe me that a Angel's hand is there.
Fra Giovanni Giocondo
Ci ho pensato spesso. Dicono che i bambini nascono dall'amore reciproco tra i genitori. Non mi risulta. Forse nascono perché l'amore tra i genitori non è perfetto. Forse vengono al mondo attraverso una crepa che c'è fra i due genitori. Non so.
G.B. Edwards (The Book of Ebenezer Le Page)
Caro bambino, mi viene da scrivere. Ma forse no, caro giovanotto. Sei morto così giovane. [...] Sinceramente preferisco pensarti bambino, prima del tradimento, dell'odio e dell'assassinio. Preferisco pensarti taciturno e gentile, in quella capanna riscaldata dal fiato della mucca e dell'asino, per niente disturbato dalla povertà del tuo giaciglio di paglia, fra ranocchini che saltano, il rumore della pioggia sul tetto abbozzato alla meglio da tuo padre e le gonne sudice di tua madre.
Dacia Maraini
I "salvati" del Lager non erano i migliori, i predestinati del bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l'esatto contrario. Sopravvivevano di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della "zona grigia",le spie. Non era una regola certa (non c'erano, nè ci sono nelle cose umane, regole certe), ma pure sempre una regola. Mi sentivo sì innocente, ma intruppato fra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione.
Primo Levi (The Drowned and the Saved)
Che differenza c'è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti? Questa differenza ha un nome: si chiama vita. La vita inizia laddove inizia lo sguardo. [...] Lo sguardo è una scelta. Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dunque all'attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso lo sguardo, che è l'essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto. Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell'orifizio di un lavandino. Per vivere bisogna essere capaci di non mettere sullo stesso piano, al di sopra di se stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidersi di interessarsi o alla mamma o al soffitto. L'unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta.
Amélie Nothomb (Métaphysique des tubes)
Mi vergognavo ad essere affascinato da quella storia e da quel criminale mostruoso, Jean-Claude Romand. A distanza di tempo, credo che ciò che avevo tanta paura di condividere con lui lo condivido, lo condividiamo lui e io, con la maggior parte della gente, anche se per fortuna la maggior parte della gente non arriva al punto di mentire per vent’anni e poi sterminare tutta la famiglia. Penso che anche le persone più sicure di sé percepiscano con angoscia lo scarto che esiste fra l’immagine di sé che bene o male cercano di dare agli altri e quella che hanno di loro stesse nei momenti d’insonnia, o di depressione, quando tutto vacilla e si prendono la testa fra le mani, sedute sulla tazza del cesso. In ciascuno di noi c’è una finestra spalancata sull’inferno; cerchiamo di starne alla larga il più possibile, e io, per una mia precisa scelta, ho passato a quella finestra, ipnotizzato, sette anni della mia vita.
Emmanuel Carrère (Le Royaume)
Erindringen om nærheden sidder i navlen, og vi forstår aldrig for alvor at vi skal være adskilt fra andre. Vi fortvivles og formerer os for at føle os forbundne til noget levende, men kun for igen at blive adskilt fra disse skabninger med et enkelt klip fra en saks.
Stine Pilgaard (Min mor siger)
Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: “A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave”. Ci rimasi secco. Fran.
Alessandro Baricco (Novecento. Un monologo)
Quintilio guardava lontano, oltre il confine del terreno demaniale. Quattro miglia più a sud, all'orizzonte, si stagliava il profilo ondulato delle grandi colline. Sul punto più elevato, i faggi di Cottington's Clump si agitavano al vento che, lassù, tirava più robusto che in pianura fra le eriche. «Guarda!» disse d'un tratto Quintilio. «Eccolo là, Moscardo, il posto che fa per noi. Colline alte e solitarie, dove il vento porta con sé rumori lontani e la terra è asciutta come la paglia in un granaio. Là noi dovremo abitare. Là, bisogna che andiamo.
Richard Adams (Watership Down (Watership Down, #1))
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c'era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.
George Orwell (Animal Farm)
Alla fine lo portai a letto dove, invece di fare l'amore, lo riabbracciai, gli bacia le labbra, poi le palpebre chiuse e gli dissi che era perfetto. Intuii che non mi credeva. Quando gli dicevo che era perfetto o gli dicevo che era meraviglioso, non mi credeva mai. "Cosa devo fare per far sì che tu mi creda quando lo dico?" Sdraiato fra le mie braccia, strofinò il naso contro il mio collo. Non mi diede mai una risposta
N.R. Walker (Through These Eyes (Blind Faith, #2))
io, mio caro, non credo nell'amore universale. L'amore esiste in dosi modiche. Si possono amare forse cinque fra uomini e donne, dieci magari, talvolta financo quindici. E anche questo solo assai di rado. Ma se uno arriva e mi dice che ama tutto il Terzo mondo, o ama l'America Latina, o ama il sesso femminile, quello non è amore ma retorica. Pura demagogia. Slogan. Non siamo nati per amare più di una manciata di persone.
Amos Oz (Judas)
La luna era uno spicchio di rafano bianco, l’ombra di un’oscurità incomparabile. Le sagome degli alberi si stagliavano nitide sulla neve, di un nero così profondo che sembravano squarci aperti sull’oltretomba. Le giornate erano brevi, e il sole al tramonto restava intrappolato fra brandelli di nuvole temporalesche. La neve si arrossava, rotolando via come schizzi di sangue. L’oscuro oceano di conifere inghiottiva gli ultimi bagliori.
Annie Proulx (Barkskins)
Den lange, lange sti over myrene og inn i skogene hvem har trakket opp den? Mannen, mennesket, den første som var her. Det var ingen sti før ham. Siden fulgte et og annet dyr de svake spor over moer og myrer og gjorde dem tydeligere, og siden igjen begynte en og annen lapp å snuse stien opp og gå den når han skulle fra fjell til fjell og se til sin ren. Slik ble stien til gjennom den store almenning som ingen eiet, det herreløse land.
Knut Hamsun (Markens grøde)
Jeg er hans sønn. Historien om ham, Kai Åge Knausgård, er historien om meg, Karl Ove Knausgård. Den har jeg fortalt. Jeg har overdrevet, jeg har lagt til, jeg har trukket fra, og det er mye jeg ikke har forstått. Men det er ikke ham jeg har beskrevet, det er mitt bilde av ham. Det er ferdig nå.
Karl Ove Knausgård
Men jeg ser dig alligevel klart. Selvom jeg ikke nødvendigvis ser dig sandt. Måske ser jeg dele af dig, ingen andre kan se. Måske er sandheden om et menneske kalejdoskopisk. Alle blikkene udgør tilsammen et prisme, som er dig.
Naja Marie Aidt (Har døden taget noget fra dig så giv det tilbage)
Dobbiamo tenere a mente che, in generale, fare sensazione, colpire le fantasie, per i nostri giornali è più importante che volere la verità. La verità è interessante soltanto quando coincide con la sensazione. La stampa che segua solo opinioni correnti, anche se si tratti di opinioni fondate, non ha credito fra la massa. La massa considera profondo solo chi suggerisce aspre contraddizioni con le idee generali. Nella logica, non meno che nella letteratura, il più pungente è l'epigramma e anche il più universalmente apprezzato; in entrambi i campi è quello più a buon mercato. (Cavaliere C. Auguste Dupin)
Edgar Allan Poe (The Mystery of Marie Rogêt (C. Auguste Dupin, #2))
Sam la seguì con lo sguardo. Si accigliò rendendosi conto che la Morfo era come lei: ciò che si vedeva all'esterno non era neanche lontanamente paragonabile a quanto si celava all'interno, al sicuro fra le sue ali chiuse. Sono come una farfalla. Una strana farfalla, anormale nella mia unicità. Uno scherzo della natura
Susan Moretto (Anormale)
Era vestito completamente di nero e con una eleganza che non era abituale fra i filibustieri del grande Golfo del Messico, uomini che si accontentavano di un paio di calzoni e d'una camicia, e che curavano più le loro armi che gli indumenti. [...] Anche l'aspetto di quell'uomo aveva, come il vestito, qualcosa di funebre, con quel volto pallido, quasi marmoreo, che spiccava stranamente fra le nere trine del colletto e le larghe tese del cappello, adorno d'una barba corta, nera, tagliata alla nazzarena un po' arricciata. Aveva però i lineamenti bellissimi: un naso regolare, due labbra piccole e rosse come il corallo, una fronte ampia solcata da una leggera ruga che dava a quel volto un non so che di malinconico, due occhi poi neri come carbonchi, d'un taglio perfetto, dalle ciglia lunghe, vivide e animate da un lampo tale che in certi momenti doveva sgomentare anche i più intrepidi filibustieri di tutto il golfo. La sua statura alta, slanciata, il suo portamento elegante, le sue mani aristocratiche, lo facevano conoscere, anche a prima vista, per un uomo d'alta condizione sociale e soprattutto per un uomo abituato al comando.
Emilio Salgari (Il Corsaro Nero)
Non succederà”, giurò. “Non mi interessa nessuna di quelle cose e questo non cambierà.” “Come lo sai?” disse lui a bassa voce. “Perché ... Io sono innamorato di te. E se decidi domani, fra una settimana ... un anno ... che questa è solo un'avventura, oppure che hai bisogno di stare con qualcuno che è più di classe di quanto lo sia io, non sopravviverò a questo. È qualcosa che mi metterà in ginocchio e mi farà restare lì. Quindi lasciami andare, okay? Risparmiami altre sofferenze ... lasciami andare.” Paradise si asciugò gli occhi e dovette sorridere. “Mi hai appena detto che mi ami?” Quando lui non rispose, lei concluse: “Penso che lo hai fatto.
J.R. Ward (Blood Kiss (Black Dagger Legacy, #1))
Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta. A parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti, eravamo felici. Le piante e le paludi erano fertili, i monti ricchi di pascolo e fonti. Il cibo non mancava neppure negli anni di carestia. Facevamo un vino colore del sangue, dolce al palato e portatore di sogni allegri. Nel settimo giorno del mese del vento che piega le querce incontravamo tutte le genti attorno alla fonte sacra e per sette giorni e sette notti mangiavamo, bevevamo, cantavamo e danzavamo in onore di Is. Cantare, suonare, danzare, coltivare, raccogliere, mungere, intagliare, fondere, uccidere, morire, cantare, suonare, danzare era la nostra vita. Eravamo felici, a parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti. (pag. 56)
Sergio Atzeni (Passavamo sulla terra leggeri)
Ho voglia di trovare tempo per te, per dirti: ” A domani”. Dire: “A domani” è già un sentimento. Perché se oggi ti parlo di domani vuol dire che domani ci sarò. “A domani” è promessa; domani è esserci; domani è presenza. Domani è quella tregua di serenità fra il già passato e quello che verrà. Perché domani io e te saremo ancora noi.
Massimo Bisotti (Il quadro mai dipinto)
Cerco di capire cosa rende Sean così diverso dagli altri, cosa lo fa sembrare così vibrante e immobile al tempo stesso, e alla fine penso che sia qualcosa che ha a che fare con l'esitazione. La maggior parte della gente esita fra un passo e l'altro o fa una pausa o in qualche modo interrompe le fasi di un processo, che sia fasciare una zampa o mangiare un panino o semplicemente vivere la vita. Ma nel caso di Sean, non c'è mai una mossa di cui non sia sicuro, anche se significa non muoversi affatto.
Maggie Stiefvater (The Scorpio Races)
[Gli uomini] sono gli unici, fra tutti gli esseri creati, che hanno la possibilità d'andare contro l'ordine posto da Dio nel creato: gli uomini sono cioè gli unici esseri veramente liberi, appunto perché sono liberi nei confronti di Dio... Dio aveva dovuto tollerare, ecco, aveva dovuto permettere questo male, e tutte le altre cattiverie e carognate che gli uomini fanno: e ciò per non andare contro la loro libertà. Il gran problema del male nel mondo... Appunto per non impedire la libertà dell'uomo.
Eugenio Corti (The Red Horse)
Una certa somiglianza esiste, pur evolvendosi, fra le donne che via via amiamo, e dipende dalla fissità del nostro temperamento il quale, assumendosi l'incarico di sceglierle, elimina tutte quelle che non siano per noi, ad un tempo, opposte e complementari, vale a dire atte a soddisfare i nostri sensi e a far soffrire il nostro cuore.
Marcel Proust (Alla ricerca del tempo perduto. Vol. 2)
Basta così poco per farci improvvisamente vedere il mondo più bello. È sufficiente la percezione di essere scelti, fra tante, fra tanti. Essere scelta. Proprio tu, per quello che sei, per quello che sai, per come lo dici. SCELTA. Sei tu la mia prediletta. È te, e nessun'altra, che voglio! È questo che ci piace, ci intriga e ci conquista. Ci innamoriamo di chi ci ha reso differenti, ci leghiamo a chi ci ha visti nella moltitudine, di chi ci ha estratti dalla folla rendendoci unici, preziosi, insostituibili.
Agata Baronello (#ioquestamelasposo)
Vedi quest’uomo seduto qui? Una volta era un bambino, un bambino che era stato mandato via, allontanato dal padre che amava, dalla famiglia che amava, dalla casa in cui era nato e che amava. Era stato mandato via dal Paese che amava, spedito senza alcun riguardo in un Paese che non conosceva, a costruirsi la vita fra estranei. Gettato via come spazzatura. Pensi che questo uomo, che una volta era un bambino, costringerebbe la donna che ama più di chiunque altro al mondo a dare via il suo? Non in un milione di anni, mai. Daphne, il bambino che porti nel ventre è un Ingham e io sono sia Ingham sia Stanton. E che sia dannato se a far crescere questo bambino non sarò io stesso.»
Barbara Taylor Bradford (Cavendon Hall (Cavendon Hall, #1))
Che la vita di un uomo sia soltanto un sogno è già stato affermato da molti, e tale sentimento si è impadronito anche di me. Quando considero i limiti entro cui sono prigioniere le forze attive e speculative dell'uomo, quando vedo che ogni attività mira all'unico scopo di soddisfare i bisogni, i quali, a loro volta, servono soltanto a prolungare la misera esistenza, e poi comprendo che l'appagamento su certi punti delle nostre speculazioni non è altro che sognante rassegnazione perché dipingiamo soltanto variopinte figure e luminosi panorami sulle pareti fra le quali siamo prigionieri, tutto ciò, Guglielmo, mi ammutolisce. Rientro in me stesso e trovo un universo! Ma formato più di presentimenti e di oscuri desideri che di immagini e di forze viventi. Allora tutto si confonde davanti ai miei sensi, e io sorrido e continuo a sognare nel mondo.
Johann Wolfgang von Goethe (The Sorrows of Young Werther)
Fra min Hytte kunde jeg se et Virvar av Øer og Holmer og Skjær, litt av Sjøen, nogen blaanende Fjældtinder, og bak Hytten laa Skogen, en uhyre Skog. Jeg blev fuld av Glæde og Tak ved Duften av Røtter og Løv, av den fete Os av Furuen, som minder om Lukten av Marv; først i Skogen kom alt indeni mig i Stilhet, min Sjæl blev egal og fuld av Magt.
Knut Hamsun (Pan)
Når du allerede fra fødslen stemples, fordi du kun er en pige; når du fødes med mærkaterne skyld og skam præget ind i huden, fordi du kun er en pige; når dit vilkår som menneske er, at du aldrig vil være god nok, fordi du ikke er født som dreng – så har du kun tre veje, du kan vælge gennem livet: Du kan forsøge at holde ud, dræbe din stemme og gennemleve volden og undertrykkelsen som en tavs eksistens bag dit slør. Du kan dø for din egen hånd eller en mands. Eller du kan forsøge at bryde fri, selvom det koster dig alt. Måske endda livet.
Sara Omar (Dødevaskeren)
Julie ha detto a Faye che lei è convinta che due persone innamorate attraversino tre fasi distinte prima di arrivare a conoscersi davvero. All'inizio si raccontano aneddoti e gusti personali. Poi ciascuno dei due dice all'altro in che cosa crede. E poi ciascuno osserva la relazione che c'è fra quello in cui l'altro ha detto di credere e quello che in effetti fa.
David Foster Wallace (Girl with Curious Hair)
D'inverno per vestirmi mi ci vuole il tempo di un cavaliere con l'armatura. Ogni parte del corpo esige la congruenza del tessuto protettore: i piedi sono esigenti riguardo alla lana dei calzini; il busto vuole la tripla protezione della canottiera, della camicia e del pullover. D'inverno vestirmi significa trovare l'equilibrio fra la temperatura interna e quella dei vari fuori: fuori dal letto, fuori dalla camera, fuori di casa... Devo essere immerso nel giusto calore originario; nulla di più sgradevole e di più disdicevole che aver troppo caldo d'inverno.
Daniel Pennac (Journal d'un corps)
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi.Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali,schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri.Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi.Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio,che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana.Altre volte,invece,sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti,solo dei numeri qualunque,ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell'intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno,quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie.
Paolo Giordano (The Solitude of Prime Numbers)
Sento ancora la follia scorrermi dentro, ma ancora non ho scritto le parole che avrei voluto, la tigre mi è rimasta sulla schiena. Morirò con addosso quella figlia di puttana, ma almeno le ho dato battaglia. E se fra voi c'è qualcuno che si sente abbastanza matto da voler diventare scrittore, gli consiglio va' avanti, sputa in un occhio al sole, schiaccia quei tasti, è la migliore pazzia che possa esserci, i secoli chiedono aiuto, la specie aspira spasmodicamente alla luce, e all'azzardo e alle risate. Regalateglieli. Ci sono abbastanza parole per noi tutti.
Charles Bukowski
Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come non si avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra méta non è di trasformarci l'uno nell'altro, ma di conoscerci l'un l'altro e d'imparar a vedere ed a rispettare nell'altro ciò ch'egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.
Hermann Hesse (Hermann Hesse: "Narziss und Goldmund". (Königs Erläuterungen und Materialien, Bd. 86))
L'America è meglio tenerla così, sempre sullo sfondo, una specie di cartolina postale a cui guardare nei momenti di debolezza. Così, tu t'immagini che sia sempre là ad attenderti, immutata, intatta, un grande spazio aperto patriottico con vacche, pecore e uomini dal cuore buono, pronti a fottersi tutto quello che vedono, uomo donna o bestia. Non esiste l'America. E' un nome che si dà a un'idea astratta. Parigi è come una puttana. Da lontano pare incantevole, non vedi l'ora di averla fra le braccia. E cinque minuti dopo ti senti vuoto, schifato di te stesso. Ti senti truffato.
Henry Miller (Tropic of Cancer (Tropic, #1))
A volte ci domandiamo perché la felicità abbia tardato ad arrivare, perché non sia venuta prima, ma se ci spunta davanti all'improvviso, come in questo caso, quando ormai non l'aspettavamo, allora è molto probabile che non sappiamo cosa farcene, e non è tanto questione di scelta fra il ridere e il piangere, è la segreta angoscia di pensare che forse non riusciamo ad esserne all'altezza.
José Saramago (The Double)
My Last Duchess That’s my last Duchess painted on the wall, Looking as if she were alive. I call That piece a wonder, now: Fra Pandolf’s hands Worked busily a day, and there she stands. Will’t please you sit and look at her? I said “Fra Pandolf” by design, for never read Strangers like you that pictured countenance, The depth and passion of its earnest glance, But to myself they turned (since none puts by The curtain I have drawn for you, but I) And seemed as they would ask me, if they durst, How such a glance came there; so, not the first Are you to turn and ask thus. Sir, ’twas not Her husband’s presence only, called that spot Of joy into the Duchess’ cheek: perhaps Fra Pandolf chanced to say “Her mantle laps Over my lady’s wrist too much,” or “Paint Must never hope to reproduce the faint Half-flush that dies along her throat”: such stuff Was courtesy, she thought, and cause enough For calling up that spot of joy. She had A heart—how shall I say?—too soon made glad, Too easily impressed; she liked whate’er She looked on, and her looks went everywhere. Sir, ’twas all one! My favour at her breast, The dropping of the daylight in the West, The bough of cherries some officious fool Broke in the orchard for her, the white mule She rode with round the terrace—all and each Would draw from her alike the approving speech, Or blush, at least. She thanked men,—good! but thanked Somehow—I know not how—as if she ranked My gift of a nine-hundred-years-old name With anybody’s gift. Who’d stoop to blame This sort of trifling? Even had you skill In speech—(which I have not)—to make your will Quite clear to such an one, and say, “Just this Or that in you disgusts me; here you miss, Or there exceed the mark”—and if she let Herself be lessoned so, nor plainly set Her wits to yours, forsooth, and made excuse, —E’en then would be some stooping; and I choose Never to stoop. Oh sir, she smiled, no doubt, Whene’er I passed her; but who passed without Much the same smile? This grew; I gave commands; Then all smiles stopped together. There she stands As if alive. Will’t please you rise? We’ll meet The company below, then. I repeat, The Count your master’s known munificence Is ample warrant that no just pretence Of mine for dowry will be disallowed; Though his fair daughter’s self, as I avowed At starting, is my object. Nay, we’ll go Together down, sir. Notice Neptune, though, Taming a sea-horse, thought a rarity, Which Claus of Innsbruck cast in bronze for me!
Robert Browning (My Last Duchess and Other Poems (Dover Thrift Editions: Poetry))
Se mi chiedesse qual'è la nazione più moarle, risponderei subito: "quella che ha un numero minore di avvocati" Non già perchè essi stessi rappresentino l'immoralità di un popolo e sieno quindo da mettersi fra i ladri, gli assassini e tutte le altre infinite varietà dell'uomo delinquente; ma perchè essi non possono vivere che dell'immoralità altrui. Essi sono i bacilli della corruzione sociale
Paolo Mantegazza (L'arte di prender marito)
Perché lavorate? Non potreste limitarvi a vivere ed essere contenti? E se vi affaticate solo per potervi affaticare di più, quando troverete la felicità? Voi dite di lavorare per vivere, ma la vita non è fatta di bellezza e canzoni? E se non sopportate fra di voi un cantore, dove vanno i frutti di tanto lavoro? Lavorare senza divertirsi è come fare un viaggio interminabile senza meta. Non sarebbe meglio morire?
H.P. Lovecraft (Tutti i racconti 1897-1922)
jeg ville gerne være højere, så jeg kunne se dig i øjnene, jeg ville gerne expandere, så jeg kunne rumme os begge, jeg ville gerne koncentrere mig, så det hele kunne nås inden for dette øje-bliks grænser, så ingen overflødige ord skulle spilde tiden med at forbinde vore afstandes sår, jeg ville gerne koncentrere mig, så ordenes mislykkede graviditeter blev afbrudt, så nye afstande døde før fødselen, jeg ville gerne være højere, så jeg kunne se dig i øjnene, jeg ville gerne indfange dine øjnes udtryk og indtryk; men afstanden er for stor, og du ser det hele fra en anden vinkel - ser ned på mit forståelsessøgende blik.
Michael Strunge
Morremo tutti, stiamo per morire: se mi avanzano dieci minuti fra la sveglia e il lavoro, voglio dedicarle ad altro, a chiudermi in me stesso, a trarre le somme, o magari a guardaew il cielo e a pensare che lo vedo forse per l'ultima volta; o anche solo a lasciarmi vivere, a concedermi il lusso di un minuscolo ozio [...] Il Lager è una grande macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare, che anche in questo luogo si può sopravvivere, e perciò si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere è importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l'impalcatura, la forma della società.
Primo Levi (If This Is a Man / The Truce)
Og da sier mamma at mormor burde slutte å oppføre seg som et uansvarlig barn. Og da sier mormor: – Vet du hvor piratene parkerer bilene sine? Og da mamma ikke svarer, roper mormor «i en gARRRasje!» inne fra toalettet.
Fredrik Backman (My Grandmother Asked Me to Tell You She's Sorry)
«Cambierò.» Sam quasi non riuscì a sentirlo, tanto era bassa la sua voce. «Mi comporterò meglio. Te lo prometto.» A Sam si strinse il cuore. Era quello il ragazzo che le piaceva, che l'aveva baciata fra le farfalle, che l'aveva protetta in una casa stregata. Gli si avvicinò, prendendo la mano di Mason fra le sue. Regolò il getto d'acqua per i fiori e si allontanò di un passo, sfiorando con la punta delle dita la pelle di Mason. «Ti prego »
Susan Moretto (Anormale)
«Cosa c’è?» Gli occhi di Seth erano spalancati e per la prima volta trovarono subito lo sguardo di Abaddon. «Posso vedere!» Abaddon sorrise, pensando che avrebbe dovuto immaginarlo. «Cambierò davanti a loro le tenebre in luce e i luoghi tortuosi in pianura.» «E tu?» chiese Seth posandogli una mano sulla guancia. «I tuoi occhi sono normali. E sono bellissimi. Sei tenebra diventata luce?» Abaddon gli prese la mano e se la mise sul petto. «Sono un uomo dannato che è stato salvato.» «Ti sembrerà una domanda stupida, ma... La mia anima appartiene ancora a Dio?» Abaddon scoppiò a ridere. «Senza dubbio.» Prese Seth fra le braccia e lo baciò. «E la mia appartiene a te»
Marie Sexton (Damned If You Do)
Siamo fuoco che brucia di una nuova passione. Più profonda, più intensa.  Porta con sé il sapore di un sentimento vivo, travolgente, tenuto nascosto per troppo tempo ed esploso fra confessioni e corpi che si vogliono. Siamo io e Jay, un "noi" insperato, ma che invece esiste. Lo sento nella frenesia delle sue mani che mi toccano, nelle nostre bocche che si cercano affamate. Attraverso il ritmo scalpitante dei nostri cuori.   Gli afferro la nuca con una mano e mi spingo ancora di più nella sua bocca, sto impazzendo per lui. Di lui. Per le sue parole, per quello che mi ha dato confessandomi il suo segreto. Per quel Ti amo che sento addosso. Indistruttibile. Incancellabile.
Veronica Scalmazzi (Logan (Destini incrociati, #2))
«Le storie sono cambiate, mio caro ragazzo» dice l'uomo in grigio, una traccia di impercettibile tristezza nella voce. «Niente più battaglie fra il bene e il male, niente più mostri da sterminare, nessuna fanciulla da salvare. Per quanto ne so io, le fanciulle sono per la maggior parte in grado di salvarsi da sole, almeno quelle che valgono qualcosa. Non esistono più le semplici favole, con ideali e belve e lieto fine. Gli ideali mancano di un chiaro intento o di risolutezza. Le belve assumono forme differenti ed è difficile riconoscerle per ciò che sono realmente. E non esistono più veri e propri finali, lieti o meno lieti. Le cose vanno avanti, si sovrappongono, si confondono, la tua storia è parte della storia di tua sorella che è parte di molte altre storie, e nessuno sa dire dove potranno condurre. La complessità del bene e del male va ben oltre una principessa e un drago, o un lupo e una bambina col cappuccetto rosso. E non è forse il drago l'eroe della propria storia? E il lupo non agisce esattamente come dovrebbero agire i lupi? Anche se forse ne esiste soltanto uno capace di travestirsi da nonna pur di trastullarsi con la preda.»
Erin Morgenstern (The Night Circus)
Ed è allora che noto una cartolina, seminascosta fra due cose da buttare. La tiro fuori. La fotografia sul davanti mostra una gola dalle pareti a picco con un sentiero angusto che si snoda sul versante roccioso e molto, molto più in basso, il nastro bianco di un fiume. Nella striscia di cielo azzurro e terso sopra la foto la didascalia recita: El Caminito del Rey, Andalusia. La mano mi trema talmente che quando giro la cartolina rischio di farla cadere. Ho visto la sua scrittura una volta soltanto, sui foglietti dei «posti felici» che mi aveva mostrato dopo che avevamo estratto «Bryher», ma la riconoscerei ovunque. Tre parole. Una sottolineatura. E un punto di domanda. Vorresti essere qui?
Martyn Bedford (Twenty Questions for Gloria)
V'è uno spettacolo più grande del mare, ed è il cielo; v'è uno spettacolo più grande del cielo, ed è l'interno dell'anima. Far il poema della coscienza umana, foss'anco d'un sol uomo, del più infimo fra gli uomini, sarebbe come fondere tutte le epopee in un'epopea superiore e definitiva. La coscienza è il caos delle chimere, delle cupidigie e dei tentativi, la fornace dei sogni, l'antro delle idee di cui si ha vergogna; è il pandemonio dei sofismi, è il campo di battaglia delle passioni. Penetrate, in certe ore, attraverso la faccia livida d'un uomo che sta riflettendo, guardate in quell'anima, in quell'oscurità; sotto il silenzio esteriore, vi sono combattimenti di giganti come in Omero, mischie di dragoni ed idre e nugoli di fantasmi, come in Milton, visioni ultraterrene come in Dante. Oh, qual abisso è mai quest'infinito che ogni uomo porta in sé e col quale confronta disperatamente la volontà del cervello e gli atti della vita!
Victor Hugo (Les Misérables)
Tocca di nuovo a noi. A me? Proprio a te. Perché a me? Perché lo stavi aspettando. No! Non è vero! Da qualche parte evidentemente sì. Se ti dico di no. Fa lo stesso: tanto già sta succedendo. Cosa? Cos'è che sta succedendo? Che t'innamori. Io? Tu. No no. Sì sì. Non sono pronto. Nessuno lo è. Non ci credo più. Problemi tuoi. Sarà un casino. Sì. Qualcuno si farà del male. Probabilmente tutti. O magari... O magari no. Comunque non ho tempo. Lo troverai. Non ne ho bisogno. Invece sì. Non ne ho voglia. Ma se ogni notte ti addormentavi pregando il dio che non hai perché succedesse! Vabbe', ma era una specie di gioco fra me e me, era una bugia. In verità? In verità ho paura. Tanto ormai è successo. E quando? Adesso.
Chiara Gamberale (Adesso)
Non voglio parlarne,” ammise Zach. “Ma voglio che tu capisca.” Le mani di David scivolarono giù fino alle sue spalle e lo voltarono, così che potessero guardarsi negli occhi. “Capisco già, Zach. Non ho bisogno che tu mi dica niente. Dimmi ciò che vuoi, quando vuoi. Ma so già abbastanza. So chi sei. Niente che tu possa dirmi cambierà in alcun modo questo fatto.” Prese la testa di Zach fra le mani, le sue mani calde e ferme. “Ti amo. Certo, a volte l'amore non è abbastanza. Ma a volte lo è.
Rowan Speedwell (Finding Zach (Finding Zach, #1))
-La tua stessa coscienza ti dice che non sei più quello che eri, io invece sono rimasta la stessa, e mi rendo conto che tutto quello che ci prometteva felicità quando avevamo gli stessi sentimenti è diventato presagio d'infelicità ora che siamo diversi. Quanto sovente e con quanta pena abbia pensato ciò non voglio dirtelo. E' sufficiente che vi abbia pensato e che sia in grado ora di renderti la tua libertà. -Te l'ho forse mai chiesta? -A parole no, mai. - E in quale modo allora? -Mutando il tuo carattere, il tuo umore, la tua atmosfera di vita, le tue speranze, tutto ciò che rendeva il mio amore bello ai tuoi occhi. Se nulla mai ci fosse stato fra di noi, dimmi, mi sceglieresti ancora, cercheresti ancora di conquistarmi? Oh no, certo!
Charles Dickens (A Christmas Carol)
So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata. Ma con Catherine non c'era quasi differenza nella notte tranne che era anche meglio. Se la gente porta tanto coraggio in questo mondo, il mondo deve ucciderla per spezzarla, così naturalmente la uccide. Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. Ma quelli che non spezza li uccide. Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi. Se non siete fra questi potete esser certi che ucciderà anche voi, ma non avrà una particolare premura.
Ernest Hemingway (A Farewell to Arms)
«Non vado da nessuna parte.» «Dimmi che mi ami.» Si conoscevano solo da due settimane. Forse era sciocco, ma Abaddon non esitò. «Lo sai già.» Seth emise un gemito che sembrò di pianto, e lui lo strinse per un minuto, accarezzandogli i capelli, emettendo suoni confortanti finché Seth si calmò. Poi lo lasciò andare, ma solo perché il caos fra di loro stava diventando difficile da ignorare. «Non volevo piangermi addosso,» disse Seth mentre si districavano l’uno dall’altro. «Ne hai tutto il diritto.»
Marie Sexton (Damned If You Do)
So che stai leggendo tardi questa poesia, prima di lasciare l' ufficio con l'abbagliante lampada gialla e la finestra nel buio nell'apatia di un fabbricato sbiadito nella quiete dopo l'ora di traffico. So che stai leggendo questa poesia in piedi nella libreria lontano dall'oceano in un giorno grigio di primavera, fiocchi sparsi di neve spinti attraverso enormi spazi di pianure intorno a te. So che stai leggendo questa poesia in una stanza dove tanto è accaduto che non puoi sopportare dove i vestiti giacciono sul letto in cumuli stagnanti e la valigia aperta parla di fughe ma non puoi ancora partire. So che stai leggendo questa poesia mentre il treno della metropolitana perde velocità e prima di salire le scale verso un nuovo tipo d'amore che la vita non ti ha mai concesso. So che stai leggendo questa poesia alla luce del televisore dove immagini mute saltano e scivolano mentre tu attendi le telenotizie sull'intifada. So che stai leggendo questa poesia in una sala d'attesa Di occhi che s'incontrano sì e no, d'identità con estranei. So che stai leggendo questa poesia sotto la luce al neon nel tedio e nella stanchezza dei giovani fuori gioco, che si mettono fuori gioco quando sono ancora troppo giovani. So che stai leggendo questa poesia con una vista non più buona, le spesse lenti ingigantiscono queste lettere oltre ogni significato però continui a leggere perché anche l'alfabeto è prezioso. So che stai leggendo questa poesia mentre vai e vieni accanto alla stufa scaldando il latte, sulla spalla un bambino che piange, un libro nella mano poiché la vita è breve e anche tu hai sete. So che stai leggendo questa poesia non scritta nella tua lingua indovinando alcune parole mentre altre continui a leggerle e voglio sapere quali siano queste parole. So che stai leggendo questa poesia mentre ascolti qualcosa, diviso fra rabbia e speranza ricominciando a fare di nuovo il lavoro che non puoi rifiutare. So che stai leggendo questa poesia perché non rimane nient'altro da leggere là dove sei atterrato, completamente nudo.
Adrienne Rich (An Atlas of the Difficult World)
Nella vita normale della trincea, nessuno prevede la morte o la crede inevitabile; ed essa arriva senza farsi annunciare, improvvisa e mite. In una grande città d’altronde vi sono più morti d’accidenti imprevisti di quanti ve ne siano nella trincea di un settore d’armata. Anche i disagi sono poca cosa. Anche i contagi più temuti. Lo stesso colera che è? Niente. Lo avemmo fra la 1a e la 2 a armata, con molti morti, e i soldati ridevano del colera. Che cosa è il colera di fronte al fuoco d’infilata di una mitragliatrice?
Emilio Lussu (Un Anno sull'Altipiano)
Dette hotellet - Hotel Amazon - var bare for kvinner, for det meste piker på min alder med velstående foreldre som ville være sikre på at døtrene deres bodde et sted hvor menn ikke kunne få tak i dem og narre dem; og alle sammen gikk på snobbete sekretærskoler som Katy Gibbs; hvor de måtte gå med hatt og strømper og hansker i timene, eller de var nettopp uteksaminert fra skoler som Katy Gibbs og var sekretærer for sjefer og juniorsjefer og bare hang rundt i New York og ventet på å bli gift med en eller annen karrieremann.
Sylvia Plath (The Bell Jar)
Il pianto si fece più flebile, e Gray si appoggiò al petto di Bruto. Quest’ultimo iniziò allora a mormorare una delle ninnananne che ricordava vagamente da quando sua madre era solita cantargliele, quando era piccolo e aveva bisogno di conforto. Il corpo di Gray era fragile e ossuto contro quello di Bruto, con solo la coperta fra di loro. Bruto continuò a canticchiare cullandolo appena, cercando di non pensare a quanto fosse bella la sensazione di tenere qualcuno fra le braccia, di avere del contatto umano per qualche minuto.
Kim Fielding (Brute)
Il rimpianto è lo strumento che abbiamo per sperare di tornare alla nostra vita reale dopo aver trovato la volontà - la forza cieca e il coraggio - di barattare la vita che ci è stata data con la vita che porta il nostro nome e quello soltanto. Il rimpianto è lo strumento che abbiamo per desiderare cose perdute da tempo ma in realtà mai possedute. Il rimpianto è speranza senza convinzione, dissi. Siamo combattuti fra il rimpianto, che è il prezzo da pagare per le cose non fatte, e il rimorso, che è il prezzo pagato per averle fatte.
André Aciman (Enigma Variations)
Morto che parla Personaggi: IL MORTO I PARENTI E GLI AMICI DEL MORTO La scena rappresenta una camera ardente. Il morto è steso sul letto, fra le candele e i fiori; intorno, i famigliari e gli amici singhiozzano, strillano, si disperano, si danno le pugna nel capo, si strappano i capelli, si torcono le braccia, camminano avanti e indietro imprecando e minacciando di fare qualche pazzia. IL MORTO tra sé, intravedendo la scena attraverso lo spiraglio delle palpebre non ben chiuse: Quante esagerazioni! Ma allora che dovrei fare io? (Sipario)
Achille Campanile (Ottantasette tragedie in due battute)
Insomma, disse fra sé, c'è un abisso fra il giovane che vedo qui e il guerriero di domani. E' risaputo che l'essere umano è complesso, molteplice, diviso, misterioso, ma ci vogliono le guerre o i grandi rivolgimenti per constatarlo. E' lo spettacolo più appassionante e più terribile, pensò ancora; il più terribile perché è il più vero: non ci si può illudere di conoscere il mare senza averlo visto nella tempesta come nella bonaccia. Solo chi ha osservato gli uomini e le donne in un periodo come questo può dire di conoscerli - e di conoscere se stesso.
Irène Némirovsky (Suite Française)
Il popolo è una bestia varia e grossa, ch’ignora le sue forze; e però stassi a pesi e botte di legni e di sassi, guidato da un fanciul che non ha possa, ch’egli potria disfar con una scossa: ma lo teme e lo serve a tutti spassi. Né sa quanto è temuto, ché i bombassi fanno un incanto, che i sensi gli ingrossa. Cosa stupenda! e’ s’appicca e imprigiona con le man proprie, e si dà morte e guerra per un carlin di quanti egli al re dona. Tutto è suo quanto sta fra cielo e terra, ma nol conosce; e, se qualche persona di ciò l’avvisa, e’ l’uccide ed atterra.
Tommaso Campanella (Poesie)
Du er selv den afgrund, der åbner sig under dig, og den bro, du må gå over. Du er selv den sti, du skal følge, og det bjerg, du er nødt til at bestige. Du er den hule, du må finde og træde ind i. Og når du sidder dér, vil du indse, at du er den sky, der svæver på himlen over dig; at du er den Himmelske sang, og at du er regnen, som falder og fordamper på ny; at du dråben, der forener sig med sit hav. du vil ikke have behov for at vide mere, for du vil være selve visheden om Himmerriget, himlen, havet, stjernerne og Altet. Du vil ikke mere være adskilt fra Gud.
Lars Muhl (Det Knuste Hjertes Visdom)
[S]ai chi è quel diavolo, vero? Sei tu. Credi che il tuo rancore possa scomparire così facilmente? Il nostro nemico peggiore si nasconde sempre in fondo all’anima! La felicità e l’infelicità dipendono da noi. Ma, incontrando un problema dopo l’altro, uno si convince che non sarà mai felice. Colui che riesce a controllare i pensieri negativi – è il più forte fra gli uomini! Sei debole di spirito, ma molto intelligente. Per questo pensi sempre troppo, e ti soffermi su questioni logoranti. Quando supererai questo tuo problema, diventerai il guerriero più potente!
Hiroyuki Takei (シャーマンキング 完全版 23 (Shaman King: JC Kanzenban, #23))
I am your friend and my love for you goes deep. There is nothing I can give you which you have not got, But there is much, very much, that, while I cannot give it, you can take. No heaven can come to us unless our hearts find rest in today. Take heaven! No peace lies in the future which is not hidden in this present little instant. Take peace! The gloom of the world is but a shadow. Behind it, yet within our reach, is joy.
Fra Giovanni Giocondo
«Sei davvero un diavolo terribile, sai. Ti perdi tutte le occasioni migliori per essere cattivo.» Sì, era un diavolo terribile. Era il motivo per cui in primis non aveva raggiunto la sua quota. E in quel momento non solo aveva fallito nel prendere l’anima di Seth, ma si era anche condannato a un’eternità senza di lui. Ma il tempo scarseggiava e Seth aveva bisogno che fosse forte. Si asciugò gli occhi e si alzò. Prese il giovane fra le braccia. Lo baciò, assaporando la sua incredibile dolcezza. Si scostò e guardò i suoi occhi. «Ti amo. Qualunque cosa succeda, voglio che tu lo sappia»
Marie Sexton (Damned If You Do)
Sua sorella gli aveva chiesto una sola cosa: non innamorarsi. Non buttare via la sua vita dietro a qualcuno che l’avrebbe ferito, e mai e poi mai gettare la propria verginità in pasto a un qualunque coglione, anche se lei lo aveva fatto un trilione di anni prima. Gabe sorrise ancora una volta, felice di quel particolare coglione addormentato fra le lenzuola. Le aveva promesso e si era ripromesso di non innamorarsi del ragazzo d’oro, ma a quanto pareva l’amore non aveva chiesto il permesso. L’aveva buttato a terra come un maledetto giocatore di football, e non gli aveva neppure chiesto scusa.
Susan Moretto (Principessina)
Observe this beautiful fact: By bringing us into communion with God, prayer makes us share in God’s creativity. Contemplation nourishes our creative faculties and our inventiveness, particularly in the realm of beauty. Contemporary art is cruelly lacking in inspiration and very often produces nothing but painful ugliness, when people are so thirsty for beauty. Only a renewal of faith and prayer will enable artists to rediscover the sources of true creativity, so that they will once again be able to provide people with the beauty they so badly need, as was done by Fra Angelico, Rembrandt, or Johann Sebastian Bach. 5.
Jacques Philippe (Thirsting for Prayer)
Di che natura è il limite fra la verità e la menzogna? È permeabile e sfocato, poiché è disseminato di voci, dicerie, malintesi e storie alterate. La verità può buttare giù i cancelli, può urlare per strada; se però non è piacevole, gradita e facile da accettare, è condannata a piagnucolare davanti alla porta di servizio.
Hilary Mantel (Bring Up the Bodies)
In altre parole, a chi scelga una professione terziaria o quartana occorrono doti e attitudini di tipo politico. La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere. Così la bontà di un uomo politico non si misura sul bene che egli riesce a fare agli altri, ma sulla rapidità con cui arriva al vertice e sul tempo che vi si mantiene. E la lotta politica, cioè la lotta per la conquista e la conservazione del potere, non è ormai più -apparenze a parte - fra stato e stato, tra fazione e fazione, ma interna allo stato, interna alla fazione.
Luciano Bianciardi (La vita agra)
Passando fra gli insorti che si scostavano con religioso rispetto, [papà Mabeuf] continuò dritto verso Enjolras che indietreggiava impietrito, gli strappò la bandiera, e senza che nessuno osasse trattenerlo né aiutarlo, quel vecchio ottuagenario col capo vacillante, ma col piede fermo, salì lentamente la scala di pietre costruita nella barricata. Lo spettacolo era così serio che tutto all'intorno dissero: «Giù il cappello!». A ogni gradino che saliva diventava sempre più terribile: i suoi capelli canuti, il volto decrepito, l'ampia fronte calma e rugosa, gli occhi incavati, la bocca attonita e semiaperta, il vecchio braccio che sosteneva la bandiera rossa, uscivano dall'ombra e ingigantivano nel sanguinoso chiarore della torcia, e sembrava di vedere lo spettro del 1793 sorgere dalla terra inalberando la bandiera del terrore. Quando fu all'ultimo gradino, quando quel fantasma tremante e terribile, ritto su quel mucchio di rovine dinanzi a milleduecento fucili invisibili, si drizzò in faccia alla morte come se fosse più forte di essa, tutta la barricata assunse nelle tenebre un aspetto colossale e soprannaturale. Vi fu uno di quegli istanti di silenzio che accompagnano i prodigi. In mezzo a quel silenzio il vegliardo sventolò la bandiera rossa e gridò: «Viva la Rivoluzione! Viva la Repubblica! Fratellanza! Uguaglianza! E morte!».
Victor Hugo (Les Misérables)
Quella ragazza stuzzicava me e la belva. La desideravamo entrambi, e per la prima volta l’idea di lasciarmi andare completamente mi preoccupò. Cosa avrei potuto farle, se non controllavo i miei impulsi, l’istinto di farla a pezzi? Perché sarebbe stata mia. Era solo questione di tempo. Potevo averla come, quando e dove volevo. Io ne ero sicuro, lei invece sembrava essere intimorita da quella lampante certezza. Desiderio e paura. Era ciò per cui vivevo. Era ciò che leggevo nei suoi splendidi occhi.
Anya M. Silver (Fra le braccia della morte (Lethal Men, #4.5))
Nel sole di marzo, mentre era seduto su una catasta di ceppi di faggio che scricchiolavano per il caldo, avvenne che egli pronunciasse per la prima volta la parola «legno». Aveva già visto il legno centinaia di volte, aveva sentito la parola centinaia di volte. La capiva anche, infatti d'inverno era stato mandato fuori spesso a prendere legna. Ma il legno come oggetto non gli era mai sembrato così interessante da darsi la pena di pronunciarne il nome. Ciò avvenne soltanto quel giorno di marzo, mentre era seduto sulla catasta. La catasta era ammucchiata a strati, come una panca, sul lato sud del capannone di Madame Gaillard, sotto un tetto sporgente. I ceppi più alti emanavano un odore dolce di bruciaticcio, dal fondo della catasta saliva un profumo di muschio, e dalla parete d'abete del capannone si diffondeva nel tepore un profumo di resina sbriciolata. Grenouille era seduto sulla catasta con le gambe allungate, la schiena appoggiata contro la parete del capannone, aveva chiuso gli occhi e non si muoveva. Non vedeva nulla, non sentiva e non provava nulla. Si limitava soltanto ad annusare il profumo del legno che saliva attorno a lui e stagnava sotto il tetto come sotto una cappa. Bevve questo profumo, vi annegò dentro, se ne impregnò fino all'ultimo e al più interno dei pori, divenne legno lui stesso, giacque sulla catasta come un pupazzo di legno, come un Pinocchio, come morto, finché dopo lungo tempo, forse non prima di una mezz’ora, pronunciò a fatica la parola «legno». Come se si fosse riempito di legno fin sopra le orecchie, come se il legno gli arrivasse già fino al collo, come se avesse il ventre, la gola, il naso traboccanti di legno, così vomitò fuori la parola. E questa lo riportò in sé, lo salvò, poco prima che la presenza schiacciante del legno, con il suo profumo, potesse soffocarlo. Si alzò a fatica, scivolò giù dalla catasta, e si allontanò vacillando come su gambe di legno. Per giorni e giorni fu preso totalmente dall'intensa esperienza olfattiva, e quando il ricordo saliva in lui con troppa prepotenza, borbottava fra sé e sé «legno, legno», a mo' di scongiuro.
Patrick Süskind (Perfume: The Story of a Murderer)
E il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicita, non era il mondo, non erano le case in fiamme, ero io con il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l'ignoranza e forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalle felicita un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.
Jonathan Safran Foer (Extremely Loud & Incredibly Close)
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sè stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini,anzi,quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli.Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre. Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.
Paolo Giordano (The Solitude of Prime Numbers)
Et av mine yndlingssteder i palasset var det kjempestore biblioteket som inneholdt uvurderlige førsteutgaver skrevet av berømte forfattere verden over. Glasskapene der bøkene sto, var alltid låst, de var bare en imponerende prydgjenstand, enda en utsmykning, og jeg tvilte på at noen av bøkene noen gang var blitt tatt ned og lest i løpet av alle de årene de hadde stått der. Jeg pleide ofte å granske hyllene der, og fingrene mine klødde etter å ta frem en bok og holde i den. Jeg måtte nøye meg med de medtatte eksemplarene av Stormfulle høyder, Oliver Twist og Shakespeares Hamlet som den engelske privatlæreren hadde hatt med seg fra England. Gjennom de lange, fredelige ettermiddagene leste jeg dem om og om igjen.
Lucinda Riley (The Midnight Rose)
L’energia che si scialacqua con tanta profusione da ragazzi, l’energia che si ritiene non debba mai esaurirsi, si dilegua fra i diciotto e i ventiquattro anni per essere sostituita da qualcosa di assai più opaco, una sensazione fittizia come quella che ti dà una sniffata, aspirazione, forse, o traguardi o comunque voglia chiamarla un qualsiasi universitario rampante. Niente di sconvolgente. Non se ne va tutta d’un colpo, con un grande scoppio. E forse è proprio questo l’aspetto più inquietante, pensa adesso. Non si smette di essere piccoli tutt’a un tratto, con una grande esplosione, come uno di quei palloncini pubblicitari con gli slogan. Il bambino che hai dentro cola fuori, trapela come aria da una foratura in una gomma. E un giorno ti guardi allo specchio e ti trovi a faccia a faccia con un adulto. Puoi continuare a portare i jeans, puoi continuare ad andare ai concerti di Springsteen e Seger, ti puoi tingere i capelli, ma la faccia che c’è nello specchio è lo stesso quella di un adulto. Ed è successo tutto mentre dormivi, forse, come la visita della fatina dei denti.
Stephen King
Qualcosa gli sfiorò la mano: dita sottili e delicate si infilarono fra le sue, stringendogli la mano in una morsa calda e gentile. «Vorrei questo da te,» gli disse Gabe. «Se tu puoi.» Non vuoi: puoi. Aveva proprio usato quella parola, come se non fosse certo di Zeke. Non dei suoi sentimenti, ma della volontà di esternarli. Di dire a tutto il mondo che non amava un maschio. Che amava Gabe. Zeke non poté fare a meno di sorridere. «Io pensavo che preferissi questo.» Gli posò un bacio sulle labbra. Talmente rapido e delicato che più che un bacio sembrò il battito di ciglia di un bimbo, ma sufficiente a trasformare l’espressione di Gabe da esitante a esultante. Con tanto di coriandoli e trombette, almeno nella mente di Zeke
Susan Moretto (Principessina)
Le antiche leggende sanscrite narrano di amori predestinati, di connessioni karmiche fra anime destinate a incontrarsi, urtarsi e incastrarsi a vicenda. Le leggende dicono che l'amata si riconosce all'istante perchè si ama ogni suo gesto, ogni suo pensiero, ogni movimento, ogni suono e ogni stato d'animo che balena nei suoi occhi. La riconosciamo dalle sue ali - ali che solo no possiamo vedere - e dal fatto che lo struggimento per lei annienta ogni altro desiderio d'amore. Queste leggende avvertono anche che simili amori predestinati, possono possedere una e una sola, delle due anime che il destino ha fatto incontrare. Ma in un certo senso la saggezza è l'opposto dell'amore. L'amore sopravvive in noi proprio perchè non è saggio.
Gregory David Roberts (Shantaram)
Ora sto camminando verso di loro, sull'erba scaldata dal sole – no. Non verso di loro. Per cinque anni, non ho osato nemmeno sognarlo; ma in questi giorni, è sempre nei miei sogni. Siamo sopravvissuti a rapimenti, alla morte, alla rabbia e al dolore e alla perdita; a mesi di separazione e alla luce spietata della pubblicità. David è stato la mia ancora, la mia zavorra, la mia stella polare. Come una volta mi ha promesso, è stato con me in ogni momento, anche quando io ero qui, a scuola, e lui a migliaia di miglia di distanza, tra le sue amate montagne. E lui sarà al mio fianco quando me ne andrò a Stanford. Lui è stato al mio fianco per tutto il tempo. Cammino sull'erba illuminata dal sole, e mi getto fra le sue braccia. Sono a casa
Rowan Speedwell (Finding Zach (Finding Zach, #1))
Una nuova intimità s’era creata fra loro. Era un’intimità simile all’inizio di un nuovo amore, e quasi senza pensarci, Stoner ne comprese la ragione. Si erano perdonati per il male che si erano fatti l’un l’altra, ed erano rapiti dall’idea di come sarebbe potuta essere la loro vita insieme. Stoner la guardava ormai senza rimpianti. Nella luce morbida del tardo pomeriggio il suo viso sembrava giovane e senza rughe. Se fossi stato più forte, pensava. Se avessi saputo di più. Se avessi potuto comprendere. E alla fine, spietato, pensò: se l’avessi amata di più. Come percorrendo una distanza lunghissima, la sua mano attraversò il lenzuolo che lo copriva e toccò quella di lei. Edith non si mosse; e dopo un po’, Stoner cadde in un sonno profondo.
John Williams (Stoner)
È tempo che lei cominci a prepararsi per affrontare la morte con dolcezza. Se lei continuerà a investire troppe energie solo nel vivere, non riuscirà a morire bene. Un poco alla volta è necessario fare questo cambiamento. In un certo senso vivere e morire si equivalgono, dottoressa." Quella sera, nel suo grande letto immacolato, Satsuki pianse. Riconobbe il fatto che si stava dolcemente avviando verso la morte. Riconobbe di avere una pietra bianca e dura dentro il suo corpo. Riconobbe che da qualche parte nel buio si nascondeva un serpente verde tutto ricoperto di squame. Pensò al bambino che non era mai nato. Lei se n'era liberata e l'aveva gettato in un pozzo senza fine. E aveva continuato a odiare un uomo per trent'anni. Gli aveva augurato di morire fra atroci dolori. Per quello nel fondo del cuore aveva sperato persino in un terremoto. In un certo senso, si disse, sono stata io a provocare quel terremoto. Lui ha trasformato il mio cuore e il mio corpo in una pietra. Le scimmie color cenere in quella montagna lontana l'avevano guardata in silenzio. In un certo senso vivere e morire si equivalgono, dottoressa.
Haruki Murakami (After the Quake)
Fu colpito," cioè Bolìvar, "dalla sconvolgente rivelazione che la folle ricorsa fra i suoi sogni e le avversità in quel momento stava toccando il traguardo. Il resto era buio. 'Maledizione' sospirò, 'come farò a uscire da questo labirinto?'" […] "E' questo il mistero, no? Cos'è il labirinto, vivere o morire? Da dove vorrebbe fuggire, Bolìvar, dall'esistenza o dalla sua fine?
John Green (Looking for Alaska)
Ho notato spesso che siamo inclini a dotare i nostri amici della stabilità tipologica che nella mente del lettore acquistano i personaggi letterari. Per quante volte possiamo riaprire Re Lear, non troveremo mai il buon re che fa gazzarra e picchia il boccale sul tavolo, dimentico di tutte le sue pene, durante un'allegra riunione con tutte e tre le figlie e i loro cani da compagnia. Mai Emma si riavrà, animata dai sali soccorrevoli contenuti nella tempestiva lacrima del padre di Flaubert. Qualunque sia stata l'evoluzione di questo o quel popolare personaggio fra la prima di e la quarta di copertina, il suo fato si è fissato nella nostra mente, e allo stesso modo ci aspettiamo che i nostri amici seguano questo o quello schema logico e convenzionale che noi abbiamo fissato per loro. Così X non comporrà mai la musica immortale che stonerebbe con le mediocri sinfonie alle quali ci ha abituato. Y non commetterà mai un omicidio. In nessuna circostanza Z potrà tradirci. Una volta predisposto tutto nella nostra mente, quanto più di rado vediamo una particolare persona, tanto più ci dà soddisfazione verificare con quale obbedienza essa si conformi, ogni volta che ci giungono sue notizie, all'idea che abbiamo di lei. Ogni diversione nei fatti che abbiamo stabilito ci sembrerebbe non solo anomala, ma addirittura immorale. Preferiremmo non aver mai conosciuto il nostro vicino, il venditore di hot-dog in pensione, se dovesse saltar fuori che ha appena pubblicato il più grande libro di poesia della sua epoca.
Vladimir Nabokov (Lolita)
«Kayden…» «Shh. No. Dormiamo.» Shane sentì una piccola stretta al cuore, anche se aveva iniziato a parlare senza, in realtà, sapere cosa dire. Allontanò quella sensazione, rimproverandosi fra sé e sé. Come? Non solo desiderava le coccole dopo il sesso, ma adesso voleva anche parlare? Shane fece una smorfia di disapprovazione verso se stesso, contento del fatto che quel gesto rimanesse nascosto nell’oscurità.Si era proprio innamorato.Sorprendentemente, quella consapevolezza non aveva portato con sé la sensazione di panico che aveva provato quando, la prima volta, si era reso conto che da Kayden voleva di più di una semplice scopata. Sì, si era innamorato, d’accordo. E non gli dispiaceva nemmeno. Rimaneva solo da convincere Kayden che erano fatti l’uno per l’altro.
Piper Vaughn (Moonlight Becomes You (Lucky Moon, #1))
Credo che molti non sappiano quanto si celi dietro una storia, quante parti non ne siano state raccontate, quanto di più sia accaduto rispetto a quello che leggono nel libro che tengono fra le mani e in cui si immergono. Le storie sono un po' come le lettere. Dopo avere scritto una lettera, quante volte si pensa: «Ah, perchè non ho detto questa cosa?». Scrivendo un libro, si racconta ciò che si ricorda in quel momento, e se si dovesse narrare tutto quello che è davvero successo, non si arriverebbe mai alla fine. Fra le righe di una storia c'è sempre un'altra storia, che non è mai stata ascoltata e può solo essere indovinata da chi ha abbastanza intuizione per farlo. La persona che scrive potrà anche non saperne mai niente, ma a volte lo sa, e vorrebbe poter ricominciare da capo.
Frances Hodgson Burnett
Il rischio, secondo noi, non è tanto nella lettera di queste norme, ma nella loro implicita accettazione di un principio di disuguaglianza di fronte alla legge [...]. E' complicato dire cosa possano produrre a lungo termine, ma sembra improbabile che possano aiutare a raggiungere una passabile convivenza fra chi è nato nel nostro paese e chi ci vive non essendoci nato. Possono contribuire, invece, a creare un terreno di incultura dove il buon senso viene invocato per giustificare posizioni ambigue, che generano posizioni ancora più ambigue, che a loro volta scivolano verso un aperto razzismo. Il buonsenso, concetto tra i più equivoci del nostro vocabolario, rischia di diventare un'arma a doppio taglio, una leva che spinge pericolosamente i nostri giudizi verso territori governati dal pregiudizio.
Guido Barbujani (Sono razzista, ma sto cercando di smettere)
D’Agata non aveva tempo di sognare, perché era ossessionato dal terrore delle cimici. Queste incomode compagne non piacevano a nessuno, naturalmente; ma tutti avevamo finito col farci l’abitudine. Non erano poche e sparse, ma un esercito compatto, che col sopraggiungere della primavera aveva invaso tutti i nostri giacigli: stavano annidate di giorno nelle fenditure dei muri e delle cuccette di legno, e partivano in scorreria non appena cessava il tramestio del giorno. A cedere loro una piccola porzione del nostro sangue, ci saremmo rassegnati di buon grado: era meno facile abituarsi a sentirle correre furtive sul viso e sul corpo, sotto gli abiti. Potevano dormire tranquilli solo quelli che avevano la fortuna di godere di un sonno pesante, e che riuscivano a cadere nell’incoscienza prima che quelle altre si risvegliassero. D’Agata, che era un minuscolo, sobrio, riservato e pulitissimo muratore siciliano, si era ridotto a dormire di giorno, e passava le notti appollaiato sul letto, guardandosi intorno con occhi dilatati dall’orrore, dalla veglia e dall’attenzione spasmodica. Teneva stretto in mano un aggeggio rudimentale, che si era costruito con un bastoncello e un pezzo di rete metallica, e il muro accanto a lui era coperto di una lurida costellazione di macchie sanguigne. In principio queste sue abitudini erano state derise: aveva forse la pelle più fina di noi altri? Ma poi la pietà aveva prevalso commista con una traccia di invidia; perché, fra tutti noi, D’Agata era il solo il cui nemico fosse concreto, presente, tangibile, suscettibile di essere combattuto, percosso, schiacciato contro il muro.
Primo Levi
Nogle, især piger, havde måttet leve deres mors barndom, mens deres egen lå gemt hen i en hemmelig skuffe. For sådanne piger var det vanskeligst. Deres stemmer brød ud af dem som materien af et sår, og lyden af den forskrækkede dem, som når de opdagede, at nogen havde læst i deres dagbog, skønt den var låst inde mellem skrammel og gammelt legetøj fra den tid, hvor de bar en firårigs udsatte ansigt. Det stirrede op på dem mellem snurretoppene og de invalide dukker med det uskyldige, forbavsede glasblik. Deres søvn var let og lugtede af angst. Hver aften når de ryddede op på deres værelse, måtte de samle deres tanker sammen for natten som fugle, der skal lokkes ind i deres bur. Det hændte, at en af dem ikke var deres egen, og så vidste de ikke, hvor de skulle gøre af den. I farten, for de var altid trætte, proppede de den om bag et skab eller ind mellem to bøger i reolen. Men når de vågnede, disse piger, passede tankerne ikke mere til deres ansigt, som havde opløst sig under søvnen ligesom en fastelavnsmaske, hvis stive pap er revnet og gennemvædet af den varme ånde. Med besvær tog de det nye ansigt på sig som en skæbne, og de blev svimle af at se ned på deres fødder, så stor var afstanden blevet i nattens løb.
Tove Ditlevsen (Faces)
Ulrich lesse da qualche parte, primo inaspettato alito di un’imminente estate, l’espressione «il geniale cavallo da corsa». Questo è certamente un segno dei tempi, giacché non sono passati ancora molti anni da quando l’appellativo di ammirevole spirito virile era riservato a un essere il cui coraggio fosse coraggio morale, la cui forza la forza di una convinzione, la cui fermezza quella del cuore e della virtù; un essere che giudicasse la velocità una ragazzata, la finzione qualcosa di illecito, la volubilità e l’entusiasmo atteggiamenti assolutamente contrari alla dignità. Ma ormai questo essere non esiste più: lo si ritrova soltanto fra il corpo insegnante dei ginnasi e in dichiarazioni scritte di vario genere. È diventato un fantasma ideologico, e la vita ha dovuto cercarsi un nuovo modello di virilità. un cavallo e un campione di pugilato sono per certi versi addirittura superiori a una grande intelligenza, nel senso che le loro prestazioni e il loro valore possono essere misurati con incontestabile precisione, ed è veramente il migliore tra loro che viene riconosciuto come tale; in questo modo lo sport e l’oggettività sono meritatamente arrivati a imporsi sugli antiquati concetti di genio e di grandezza umana.
Robert Musil (The Man Without Qualities)
io credo che anche noi, tutti noi non siamo nient'altro che degli spettri... in noi continua a circolare e a scorrere e a vivere non soltanto ciò che abbiamo ereditato dai nostri genitori, dico il sangue paterno e materno, ma anche tutti i pensieri immaginabili che sono già stati pensati, le vecchie credenze morte e sepolte, ogni specie di cose antiche e defunte a cui un tempo si è prestato fede e così via, in una catena senza fine. Fantasmi senza vita che però si annidano nel nostro sangue, e che noi non possiamo scacciare. Basta che io prenda un giornale, e mi metta a leggere, e mi sembra di vedere degli spettri che scivolano e sgusciano fra le righe... ah, devono essere tanti, innumerevoli come i granelli di sabbia nel mare... e noi tutti viviamo nell'ombra, timorosi della luce, della chiarezza, della verità..
Henrik Ibsen (Ghosts)
Forse il pericolo che minaccia più gravemente l'evoluzione di un'etica della terra è il fatto che i nostri sistemi educativi ed economici vanno nella direzione opposta a quella che li condurrebbe verso lo sviluppo di un'intensa consapevolezza della terra. L'uomo moderno è separato dalla terra da troppi intermediari e arnesi; non ha un rapporto vitale con essa e per lui "terra" significa solo lo spazio fra una città e l'altra, dove si producono i raccolti. Se lo si lascia libero un giorno in campagna, in un luogo che non sia un campo da golf o un belvedere, si annoierà a morte. Se i raccolti fossero prodotti con l'idroponica e non con l'agricoltura gli andrebbe benissimo e inoltre preferisce i sostituti sintetici del legno, pelle, lana e di altri prodotti naturali della terra. In poche parole, la terra ormai gli va stretta.
Aldo Leopold (A Sand County Almanac and Sketches Here and There)
Dopo avere letto decine di migliaia di libri, non è possibile non chiedersi: dov’è stata la mia vita in tutto questo tempo? Hai inghiottito alla rinfusa le vite altrui, sempre con una dimensione in meno rispetto al mondo in cui esisti, per quanto stupefacenti tour de force artistici esse fossero. Hai visto i colori altrui e hai provato l’asprezza e il dolce e il possibile e lo spropositato di altre coscienze, che hanno eclissato e spinto nell’ombra le tue stesse sensazioni. E se fossi almeno penetrato nello spazio tattile di altri esseri come te, sei stato però in permanenza raggirato fra le dita della letteratura. Ti è stata sempre promessa, mediante mille voci, l’evasione, e invece ti è stato rubato anche quel briciolo di realtà che è in te. […] Molteplici mondi, mentre il tuo proprio mondo basterebbe a riempire miliardi di vite.
Mircea Cărtărescu (Solenoid)
Non ho mai desiderato vestiti, scarpe perfette né beni di lusso. Non ho mai desiderato di ricoprirmi di seta. L’unica cosa che desideravo era di poter toccare un altro essere umano con le mani, e soprattutto con il cuore. Conosco il mondo e la sua scarsa compassione, il suo giudizio severo e spiacevole, il suo sguardo algido e risentito. Ci sono cresciuta in mezzo. Ho avuto tutto il tempo che volevo per ascoltare. Per guardare. Per studiare le persone, i luoghi e le alternative. Non dovevo far altro che aprire gli occhi. Non dovevo far altro che aprire un libro e vedere le storie che sanguinavano una pagina dopo l’altra. Vedere i ricordi impressi sulla carta. Ho trascorso un’esistenza intera fra le pagine dei libri. In mancanza di relazioni umane, ho stretto legami con personaggi di carta. Ho sperimentato l’amore e la perdita per mezzo di storie ambientate nel passato; ho vissuto l’adolescenza di riflesso. Il mio mondo è una ragnatela intricata di parole che connettono arto con arto, osso con tendine, pensieri con immagini. Sono una creatura fatta di lettere, un personaggio disegnato da frasi, il prodotto di una fantasia scaturita dalla narrativa. Vogliono cancellare ogni segno d’interpunzione dalla mia vita, e non credo di poterglielo lasciar fare.
Tahereh Mafi (Shatter Me (Shatter Me, #1))
« Ecco, c'è una cosa che devo dirti », cominciai guardandolo in quegli occhi cristallini, « io ti amo Azazael, non ho mai amato così nessuno prima d'ora. Sei arrivato come un fulmine a ciel sereno nella mia vita e l'hai stravolta. Mi hai cambiata, mi hai fatto tornare a credere in quel sentimento che mai avrei pensato facesse per me », dissi tutto d'un fiato, il cuore che batteva forte. Non dovetti attendere molto la risposta: alzandosi di scatto, con due falcate mi raggiunse prendendomi fra le braccia. « Per millenni ho atteso che queste parole venissero pronunciate, pensavo che non le avrei mai sentite da parte di nessuno ed invece eccomi qui », stringendomi ancora più forte, « ti amo, mia piccola Aurora splendente », disse prima di baciarmi dolcemente sulle labbra, beh, almeno inizialmente, in fin dei conti stiamo sempre parlando di Azazael no?
Diletta Brizzi (Elements Tales)
«È stato davvero il loro padre? È questo che si dice a scuola: che suo padre lo ha riempito di botte. Giocava a football da giovane. C’è la sua cazzo di foto nella bacheca dei trofei in palestra. Per tutta la mattina c’è stato un fottuto pellegrinaggio davanti a quella teca, tutti che guardavano la faccia del mostro. Io sono come lui, in tutto e per tutto: giocatore di football, linebacker, e testa di cazzo. Ho avuto paura. Fra vent’anni potrei essere io quello che ammazza di botte il proprio figlio e non voglio.» Zeke non sapeva se stava per dire una bugia, ma parlò lo stesso, perché se non aveva dato fiducia a Mason quando era il momento, forse poteva dargliela ora. A volte una bugia può spingerci a essere migliori. «Non saresti mai stato come Lance Scott. Quello stronzo. Io lo so.» Mason scosse la testa. «Sono stato un vigliacco.» «Ora non più »
Susan Moretto (Principessina)
Sooner or later the world must burn, and all things in it—all the books, the cloister together with the brothel, Fra Angelico together with the Lucky Strike ads which I haven’t seen for seven years because I don’t remember seeing one in Louisville. Sooner or later it will all be consumed by fire and nobody will be left—for by that time the last man in the universe will have discovered the bomb capable of destroying the universe and will have been unable to resist the temptation to throw the thing and get it over with. And here I sit writing a diary. But love laughs at the end of the world because love is the door to eternity and he who loves God is playing on the doorstep of eternity, and before anything can happen love will have drawn him over the sill and closed the door and he won’t bother about the world burning because he will know nothing but love.
Thomas Merton (The Sign of Jonas)
Non ricorda più l'ultima volta che è riuscita a dormire per sei ore piene, sei ore ininterrotte senza svegliarsi da un brutto sogno o scoprire che i suoi occhi si erano aperti all'alba, e sa che questi problemi di sonno sono un brutto segno, un avviso inequivocabile del fatto che l'aspettano guai, ma malgrado quello che continua a ripeterle sua madre, non vuole tornare ai farmaci. Prendere una di quelle pillole è come inghiottire una piccola dose di morte. Quando inizi con quella roba, i tuoi giorni vengono trasformati in un regime stordente di smemoratezza e confusione, e non c'è momento in cui senti la testa imbottita di batuffoli di cotone e brandelli di carta. Ellen non vuole chiudere la sua vita per sopravvivere alla sua vita. Vuole che i suoi sensi siano svegli, formulare pensieri che non svaniscano nel mentre le si presentano, sentirsi viva in tutti i modi in cui un tempo si sentiva viva. Ora non sono in programma collassi. Non può permettersi altri cedimenti, ma malgrado gli sforzi di tenersi salda nel qui e ora, la pressione si è nuovamente accumulata in lei, ricomincia a sentire fitte del vecchio panico, il nodo nella gola, il sangue che le scorre troppo in fretta nelle vene, il cuore contratto e il polso frenetico. Paura senza oggetto, come gliel'ha descritta una volta il dottor Burnham. No, dice ora fra sé: paura di morire senza aver vissuto.
Paul Auster (Sunset Park)
In queste immagini, quasi sempre proposte con un contrasto magistrale fra il bianco e il nero, grovigli di rami, radici e tronchi d’albero risultano drammaticamente esposti. Ma anche espansi, nel caso in cui le immagini siano state ritoccate con dettagli disegnati a mano (spesso si tratta di pennellate di colore: ecco l’azzurro, il giallo, l’arancione…) Scatti d’autore: Shifting Roots, l’ultimo libro di fotografia di Regina Anzenberger Medium @shotofwhisky
Elisa Pierandrei
La visione che si manifestò la lasciò attonita e felice, inquietantemente felice. Davide Ranieri bagnato era infernale, un mostro sacro di bellezza che non sarebbe dovuto esistere. Era Apollo in carne e ossa. I capelli si erano scuriti a causa della pioggia, dalle lunghe ciglia cadevano giù le lacrime del maltempo, i suoi occhi erano vetro trasparente che ustionava. Le labbra non erano il solito spicchio divertito, ma uno sfregio triste che le diede i brividi.
R.M. Stuart (Quel silenzio fra noi)
La differenza fra il brutto dell'amore e il bello dell'amore è che il bello è molto più leggero. Ti fa sembrare di volare. Ti porta in alto. Ti trasporta. IL bello dell'amore ti tiene sospeso sopra al resto del mondo. Ti fa sorvolare le cose brutte, e quando guardi in basso verso tutto il resto ti ritrovi a pensare: /Wow, sono contento di essere quassù/ [...] Il brutto dell'amore non riesce a portarti in alto. Ti porta GIU'. Ti tiene sott'acqua. Ti annega. Guardi in alto e pensi: Vorrei essere lassù. Ma non lo sei. Il brutto dell'amore diventa /te/. Ti /consuma/. Ti fa odiare /tutto/. Ti fa capire che per quanto sia bello il bello dell'amore, il gioco non vale la candela. Senza il bello non rischieresti di sentirti /così/. Non rischieresti di sentire il /brutto/. Così ci rinunci. Rinunci a tutto. Non vuoi mai più l'amore, nè il bello nè il brutto, perché per nessun tipo di amore varrà mai la pena di conoscere di nuovo questo /cordoglio/.
Colleen Hoover (Ugly Love)
Esterina, i vent’anni ti minacciano, grigiorosea nube che a poco a poco in sé ti chiude. Ciò intendi e non paventi. Sommersa ti vedremo nella fumea che il vento lacera o addensa, violento. Poi dal fiotto di cenere uscirai adusta più che mai, proteso a un’avventura più lontana l’intento viso che assembra l’arciera Diana. Salgono i venti autunni, t’avviluppano andate primavere; ecco per te rintocca un presagio nell’elisie sfere. Un suono non ti renda qual d’incrinata brocca percossa!; io prego sia per te concerto ineffabile di sonagliere. La dubbia dimane non t’impaura. Leggiadra ti distendi sullo scoglio lucente di sale e al sole bruci le membra. Ricordi la lucertola ferma sul masso brullo; te insidia giovinezza, quella il lacciòlo d’erba del fanciullo. L’acqua’ è la forza che ti tempra, nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi: noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo come un’equorea creatura che la salsedine non intacca ma torna al lito più pura. Hai ben ragione tu! Non turbare di ubbie il sorridente presente. La tua gaiezza impegna già il futuro ed un crollar di spalle dirocca i fortilizî del tuo domani oscuro. T’alzi e t’avanzi sul ponticello esiguo, sopra il gorgo che stride: il tuo profilo s’incide contro uno sfondo di perla. Esiti a sommo del tremulo asse, poi ridi, e come spiccata da un vento t’abbatti fra le braccia del tuo divino amico che t’afferra. Ti guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra
Eugenio Montale (Tutte le poesie)
Fra cento anni, d'altronde, pensavo giunta sulla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati. La balia scaricherà il carbone. La fruttivendola guiderà la macchina. Ogni presupposto basato sui fatti osservati quando le donne erano il sesso protetto sarà scomparso; ad esempio (in strada stava passando un plotone di soldati) l'idea che le donne, i preti e i giardinieri vivano più a lungo. Togliete questa protezione, esponete le donne agli stessi sforzi e alle stesse attività, lasciatele diventare soldati, marinari, camionisti e scaricatori di porto, e vi accorgerete che le donne muoiono assai più giovani e assai più presto degli uomini; cosicché si dirà: "Oggi ho visto una donna", come si diceva "Oggi ho visto un aereo". Può accadere qualunque cosa quando la femminilità cesserà di essere un'occupazione protetta, pensavo, aprendo la porta.
Virginia Woolf (A Room of One’s Own)
Ruggero parla a se stesso: “Fuggi. Dopo trentaquattro anni ti strappi alla terra dove hai amato, sofferto e fatto il buffone. Ogni angolo di strada testimonia una tua gioia, un dolore, una paura. In cambio sarò libero. La maschera che mi cuciranno addosso, lo straniero, l’isolano, il mendicante, mi nasconderà, occulterà il nome, sarò uomo fra uomini… Chi è mite compatisce i persecutori, ne vede la fragilità, le ferite nascoste e non si lamenta del male che subisce. Tu non sei mite. Ora soltanto hai percepito l’esistenza della mitezza. Perché vinto. Sei stato bestia, avida e feroce, finché avevi forza e te l’hanno permesso. Ora ti mascheri da esiliato, nascondendo il nome che per anni hai sventolato quasi fosse un merito. Non ho mai colpito per cattiveria. Per noncuranza, magari, o per cecità. Il nome sparisce, salva per un po’ la lapide in camposanto. E la vicenda presto è dimenticata, cancellata da nuove imprese di tonti e di campioni.” (pagg. 30-31)
Sergio Atzeni (Il quinto passo è l'addio)
Angels can fly because they can take themselves lightly. This has always been the instinct of Christendom, and especially the instinct of Christian art. Remember how Fra Angelico represented all his angels, not only as birds, but almost as butterflies. Remember how the most earnest medieval art was full of light and fluttering draperies, of quick and capering feet...In the old Christian pictures the sky over every figure is like a blue or gold parachute. Every figure seems ready to fly up and float about in the heavens. The tattered cloak of the beggar will bear him up like the rayed plumes of the angels. But the kings in their heavy gold and the proud in their robes of purple will all of their nature sink downwards, for pride cannot rise to levity or levitation. Pride is the downward drag of all things into an easy solemnity. One "settles down" into a sort of selfish seriousness; but one has to rise to a gay self-forgetfulness. A man "falls" into a brown study; he reaches up at a blue sky.
G.K. Chesterton
Tu volesti il libero amore dell’uomo, perché Ti seguisse liberamente, attratto e conquistato da Te. In luogo di seguire la salda legge antica, l’uomo doveva per l’avvenire decidere da sé liberamente, che cosa fosse bene che cosa fosse male, avendo dinanzi come guida la sola Tua immagine; ma non avevi Tu pensato che, se lo si fosse oppresso con un cosí terribile fardello come la libertà di scelta, egli avrebbe finito per respingere e contestare perfino la Tua immagine e la Tua verità? Essi esclameranno, alla fine, che la verità non è in Te, perché era impossibile abbandonarli fra ansie ed angosce maggiori di come Tu facesti, lasciando loro tante inquietudini e tanti insolubili problemi. In tal modo preparasti Tu stesso la rovina del Tuo regno, e non darne piú la colpa a nessuno. Ma è questo intanto che Ti offriva? Ci sono sulla terra tre forze, tre sole forze capaci di vincere e conquistare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli, per la felicità loro; queste forze sono: il miracolo, il mistero e l’autorità.
E.K. Rozanov
Per lui siamo diventati narratori. Dal primo sbocciare in lui del linguaggio abbiamo incominciato a raccontargli delle storie. Era un talento che ignoravamo di avere. Ma il suo piacere ci ispirava, la sua felicità ci dava le ali. Per lui abbiamo moltiplicato i personaggi, concatenato gli episodi, raffinato gli accorgimenti. Come il vecchio Tolkien con i suoi nipotini, gli abbiamo inventato un mondo. Al confine fra il giorno e la notte, siamo diventati il suo romanziere. Se invece non abbiamo avuto questo talento, se gli abbiamo raccontato le storie degli altri, e anche piuttosto male, cercando le parole, storpiando i nomi propri, confondendo gli episodi, unendo l'inizio di un racconto con la fine di un altro, poco importa... E anche se non abbiamo raccontato affatto, se ci siamo limitati a leggere a voce alta, eravamo il suo romanziere, il narratore unico grazie al quale ogni sera lui si infilava nel pigiama del sogno prima di scomparire sotto le lenzuola della notte. O meglio eravamo il Libro. Ricordatevi di quell'intimità così ineguagliabile.
Daniel Pennac (Comme un roman)
«Sono Mack Stephenson, ho ventisette anni, qualche mese fa ho preso un master in sociologia all'università Centrale del Missouri, dove studiavo il comportamento dell'uomo in diversi ambienti sociali. Ti evito la definizione esatta di quello che ho appreso, la riassumo dicendo che ho un master in sociologia, ed è piuttosto discreta come spiegazione. Amo sapere in anticipo come sarà il futuro, in funzione di certe scelte, ma amo anche scoprire il mondo, le persone, amo l'ignoto e non sapere cosa accadrà domani. Amo essere contraddittorio con me stesso, amo fare delle esperienze, amo viverle a fondo, senza farmi domande, e apprendere le cose sul posto. Amo incontrare persone diverse che vivono fuori dalle classi sociali conformi alla società. Ma soprattutto, vorrei vivere e scoprire il mondo e quelli che lo occupano prima di finire con il culo dietro a qualche scrivania per tutta la vita. Perché quando rientrerò fra qualche mese, avrò un lavoro al NAICS. Ecco, Travis, ora sai perché sono sulla strada o almeno, hai un inizio di risposta, perché te l’ho fatta breve.»
Amheliie (Road)
«C’è una reale buona ragione per te, di andare a vivere una vita che non sembra sedurti più di me? Più di quello che abbiamo vissuto?» mi chiede. Travis sta facendo un altro tentativo di sapere cosa nascondo. Come quando eravamo lontani da qui, lontani da questo addio. Nel bel mezzo dell'Alaska, in quella camera d'albergo. Solo che da allora le cose non sono cambiate. «Fra un po’ di tempo comprenderai che posso restare per sempre nel tuo cuore, ma non nella tua vita. Non possiamo vivere insieme, Travis, le nostre vite sono troppo diverse, e questo finirebbe per distruggerci. Quello che abbiamo adesso, in questo istante, non potrà mai sopravvivere al ritorno alla realtà. Ma l'amore che proviamo sarà probabilmente il più bel ricordo della nostra vita.» Taccio un istante prima di sussurrare dolcemente: «Sei la mia cometa, Travis Hamilton. Sapevo che la nostra relazione avrebbe avuto una data di scadenza, ma questo non mi ha impedito di vivere quello che c’era da vivere con te, approfittando di ogni istante, senza mai dispiacermene, perché era perfetto. Corto, ma perfetto»
Amheliie (Road)
«C’è un solo letto!» E all’improvviso, come se qualcuno avesse acceso la luce, Abaddon vide il problema. E la soluzione. Era così semplice che lo fece scoppiare a ridere a crepapelle. «Cosa?» chiese Seth, cercando di liberarsi. «Stai di nuovo ridendo di me.» «No,» lo rassicurò lui, tenendolo stretto, rifiutandosi di lasciarlo andare. Obbligò Seth a guardarlo negli occhi. «Hai ragione, c’è solo un letto, e non voglio che sia il tuo. Voglio che sia il nostro. Ti ci porterei adesso, se pensassi che me lo lasceresti fare. Ma al contrario di quello che pensi, ti rispetto. Posso non condividere la tua fede, ma ti amo anche per quella.» Ma non era sicuro di spiegarsi bene. Seth sembrava ancora confuso. «Posso dirti che in tutti i miei anni all’Inferno, non ho mai incontrato una singola anima che ci fosse finita solo per aver fatto sesso. Ma non voglio che qualcosa fra noi ti faccia dubitare di te stesso, e c’è un solo modo per assicurarsi che quello che succede in quell’unico letto non ti sembri un peccato.» Per un momento Seth rimase completamente immobile, assimilando la cosa. L’imbarazzo sul suo viso iniziò a mutare in speranza. «Dici davvero?» «Certo che sì!» «Non voglio che ti senta obbligato a fare niente.» «Stai scherzando? Ti amo così tanto che riesco appena a sopportarlo. Ma se non hanno autocontrollo, si sposino, perché è meglio sposarsi che ardere di passione,» così dicendo scoppiò a ridere. «Anche se, francamente, non vedo perché non potremmo fare entrambe le cose.» Il sorriso di Seth non era mai stato più luminoso. «Sposarsi e ardere di passione?» «Esattamente. Cosa ne dici?» «Penso che l’idea mi piace»
Marie Sexton (Damned If You Do)
I that in heill was and gladnèss Am trublit now with great sickness And feblit with infirmitie:- Timor Mortis conturbat me. Our plesance here is all vain glory, This fals world is but transitory, The flesh is bruckle, the Feynd is slee:- Timor Mortis conturbat me. The state of man does change and vary, Now sound, now sick, now blyth, now sary, Now dansand mirry, now like to die:- Timor Mortis conturbat me. No state in Erd here standis sicker; As with the wynd wavis the wicker So wannis this world's vanitie:- Timor Mortis conturbat me. Unto the Death gois all Estatis, Princis, Prelatis, and Potestatis, Baith rich and poor of all degree:- Timor Mortis conturbat me. He takis the knichtis in to the field Enarmit under helm and scheild; Victor he is at all mellie:- Timor Mortis conturbat me. That strong unmerciful tyrand Takis, on the motheris breast sowkand, The babe full of benignitie:- Timor Mortis conturbat me. He takis the campion in the stour, The captain closit in the tour, The lady in bour full of bewtie:- Timor Mortis conturbat me. He spairis no lord for his piscence, Na clerk for his intelligence; His awful straik may no man flee:- Timor Mortis conturbat me. Art-magicianis and astrologgis, Rethoris, logicianis, and theologgis, Them helpis no conclusionis slee:- Timor Mortis conturbat me. In medecine the most practicianis, Leechis, surrigianis, and physicianis, Themself from Death may not supplee:- Timor Mortis conturbat me. I see that makaris amang the lave Playis here their padyanis, syne gois to grave; Sparit is nocht their facultie:- Timor Mortis conturbat me. He has done petuously devour The noble Chaucer, of makaris flour, The Monk of Bury, and Gower, all three:- Timor Mortis conturbat me. The good Sir Hew of Eglintoun, Ettrick, Heriot, and Wintoun, He has tane out of this cuntrie:- Timor Mortis conturbat me. That scorpion fell has done infeck Maister John Clerk, and James Afflek, Fra ballat-making and tragedie:- Timor Mortis conturbat me. Holland and Barbour he has berevit; Alas! that he not with us levit Sir Mungo Lockart of the Lee:- Timor Mortis conturbat me. Clerk of Tranent eke he has tane, That made the anteris of Gawaine; Sir Gilbert Hay endit has he:- Timor Mortis conturbat me. He has Blind Harry and Sandy Traill Slain with his schour of mortal hail, Quhilk Patrick Johnstoun might nought flee:- Timor Mortis conturbat me. He has reft Merseir his endite, That did in luve so lively write, So short, so quick, of sentence hie:- Timor Mortis conturbat me. He has tane Rowll of Aberdene, And gentill Rowll of Corstorphine; Two better fallowis did no man see:- Timor Mortis conturbat me. In Dunfermline he has tane Broun With Maister Robert Henrysoun; Sir John the Ross enbrast has he:- Timor Mortis conturbat me. And he has now tane, last of a, Good gentil Stobo and Quintin Shaw, Of quhom all wichtis hes pitie:- Timor Mortis conturbat me. Good Maister Walter Kennedy In point of Death lies verily; Great ruth it were that so suld be:- Timor Mortis conturbat me. Sen he has all my brether tane, He will naught let me live alane; Of force I man his next prey be:- Timor Mortis conturbat me. Since for the Death remeid is none, Best is that we for Death dispone, After our death that live may we:- Timor Mortis conturbat me
William Dunbar (Poems)
Lo afferro per le spalle, lo scuoto, gli urlo contro, lo schiaffeggio. Deve risvegliarsi, deve tornare a essere quel Davide sornione che mi fa arrabbiare o il Davide misterioso che mi ha delusa, non mi importa, preferisco tutto a questa sua versione emaciata: è un fantoccio, non l’uomo che ho sempre avuto accanto. A un certo punto, mi abbraccia, mi stringe a sé. Mi trascina sul letto. Non mi dibatto, non ne ho voglia: il calore che scaturisce dai nostri corpi è una panacea per il male attaccabrighe. Non ci muoviamo, rimaniamo lì in una pace allucinata per non so quanto. Probabilmente ore. Gli accarezzo una guancia, il suo sguardo è nel mio, ci sono tante cose non dette, ma non importa, adesso ci siamo solo noi. Elisa e Davide. Davide ed Elisa. Niente passato, niente presente, solo due ragazzi che combattono senza armi.
R.M. Stuart (Quel silenzio fra noi)
Davvero - disse fra se il burattino rimettendosi in viaggio – come siamo disgraziati noialtri ragazzi! Tutti ci sgridano, tutti ci ammoniscono, tutti ci danno dei consigli. A lasciarli dire, tutti si metterebbero in capo di essere i nostri babbi e i nostri maestri: tutti anche i Grilli-parlanti. Ecco qui: perché io non ho voluto dar retta a quell’uggioso di Grillo, chi lo sa quante disgrazie, secondo lui, mi dovrebbero accadere! Dovrei incontrare anche gli assassini! Meno male che agli assassini io non ci credo, né ci ho creduto mai. Per me gli assassini sono stati inventati apposta dai babbi, per far paura ai ragazzi che vogliono andare fuori la notte. E poi anche se li trovassi qui sulla strada, mi darebbero forse soggezione? Neanche per sogno. Andrei loro sul viso gridando: “Signori Assassini, cosa vogliono da me? Si rammentino che con me non si scherza. Se ne vadano per i fatti loro, e zitti!” A questa parlantina fatta sul serio, quei poveri assassini, mi par di vederli, scapperebbero via come il vento. Caso poi fossero tanto delicati da non voler scappare, allora scapparei io, e così la farei finita...
Carlo Collodi (Pinocchio)
The ascent of the soul through love, which Plato describes in the Phaedrus, is symbolized in the figure of Aphrodite Urania, and this was the Venus painted by Botticelli, who was incidentally an ardent Platonist, and member of the Platonist circle around Pico della Mirandola. Botticelli’s Venus is not erotic: she is a vision of heavenly beauty, a visitation from other and higher spheres, and a call to transcendence. Indeed, she is self-evidently both the ancestor and the descendant of the Virgins of Fra Filippo Lippi: the ancestor in her pre-Christian meaning, the descendant in absorbing all that had been achieved through the artistic representation of the Virgin Mary as the symbol of untainted flesh. The post-Renaissance rehabilitation of sexual desire laid the foundations for a genuinely erotic art, an art that would display the human being as both subject and object of desire, but also as a free individual whose desire is a favour consciously bestowed. But this rehabilitation of sex leads us to raise what has become one of the most important questions confronting art and the criticism of art in our time: that of the difference, if there is one, between erotic art and pornography. Art can be erotic and also beautiful, like a Titian Venus. But it cannot be beautiful and also pornographic—so we believe, at least. And it is important to see why. In distinguishing the erotic and the pornographic we are really distinguishing two kinds of interest: interest in the embodied person and interest in the body—and, in the sense that I intend, these interests are incompatible. (See the discussion in Chapter 2.) Normal desire is an inter-personal emotion. Its aim is a free and mutual surrender, which is also a uniting of two individuals, of you and me—through our bodies, certainly, but not merely as our bodies. Normal desire is a person to person response, one that seeks the selfhood that it gives. Objects can be substituted for each other, subjects not. Subjects, as Kant persuasively argued, are free individuals; their non-substitutability belongs to what they essentially are. Pornography, like slavery, is a denial of the human subject, a way of negating the moral demand that free beings must treat each other as ends in themselves.
Roger Scruton (Beauty: A Very Short Introduction (Very Short Introductions))
Un uomo era sceso allora dal ponte di comando e si dirigeva verso di loro, con una mano appoggiata al calcio d'una pistola che pendevagli dalla cintola. Era vestito completamente di nero e con una eleganza che non era abituale fra i filibustieri del grande Golfo del Messico, [...]. Anche l'aspetto di quell'uomo aveva, come il vestito, qualche cosa di funebre, con quel volto pallido, quasi marmoreo, che spiccava stranamente fra le nere trine del colletto e le larghe tese del cappello, adorno d'una barba corta, nera, tagliata alla nazzarena e un po' arricciata. Aveva però i lineamenti bellissimi: un naso regolare, due labbra piccole e rosse come il corallo, una fronte ampia solcata da una leggera ruga che dava a quel volto un non so che di malinconico, due occhi poi neri come carbonchi, d'un taglio perfetto, dalle ciglia lunghe, vivide e animate da un lampo tale che in certi momenti doveva sgomentare anche i più intrepidi filibustieri di tutto il golfo. La sua statura alta, slanciata, il suo portamento elegante, le sue mani aristocratiche, lo faceva conoscere, anche a prima vista, per un uomo d'alta condizione sociale e soprattutto per un uomo abituato al comando.
Emilio Salgari (Il Corsaro Nero)
There was a man in Florence, a friar, Fra Savonarola, he induced all the people to think beauty was a sin. Some people think he was a magician and they fell under his spell for a season, they made fires in the streets and they threw in everything they liked, everything they had made or worked to buy, bolts of silk, and linen their mothers had embroidered for their marriage beds, books of poems written in the poet's hand, bonds and wills, rent-rolls, title deeds, dogs and cats, the shirts from their backs, the rings from their fingers, women their veils, and do you know what was worst, Johane – they threw in their mirrors. So then they couldn't see their faces and know how they were different from the beasts in the field and the creatures screaming on the pyre. And when they had melted their mirrors they went home to their empty houses, and lay on the floor because they had burned their beds, and when they got up next day they were aching from the hard floor and there was no table for their breakfast because they'd used the table to feed the bonfire, and no stool to sit on because they'd chopped it into splinters, and there was no bread to eat because the bakers had thrown into the flames the basins and the yeast and the flour and the scales. And you know the worst of it? They were sober. Last night they took their wine-skins …’ He turns his arm, in a mime of a man lobbing something into a fire. ‘So they were sober and their heads were clear, but they looked around and they had nothing to eat, nothing to drink and nothing to sit on.’ ‘But that wasn't the worst. You said the mirrors were the worst. Not to be able to look at yourself.’ ‘Yes. Well, so I think. I hope I can always look myself in the face. And you, Johane, you should always have a fine glass to see yourself. As you're a woman worth looking at.’ You
Hilary Mantel (Wolf Hall (Thomas Cromwell, #1))
Già da piccolo ero stato incline a guardare le forme bizzarre della natura, non già osservando ma abbandonandomi al loro fascino e al loro complicato linguaggio. […] L’abbandono a forme irrazionali, strane e complicate della natura, producono in noi un senso di concordanza fra il nostro cuore e la volontà che fece nascere queste forme; proviamo ben presto la tentazione di considerarle nostri capricci, per nostre creazioni; vediamo tramare e confondersi i limiti fra noi e la natura e veniamo a conoscere l'atmosfera in cui non sappiamo se le immagini sulla retina provengono da impressioni esteriori o da quelle interne.
Hermann Hesse (Demian)
non piangere, Wanda. Resterai con me.»«Otto vite» sussurrai stretta a lui, con voce spezzata. «In otto vite non ho mai trovato nessuno in grado di trattenermi su un pianeta, nessuno da seguire fra i pianeti. Non ho mai trovato un compagno. Perché proprio adesso? Perché proprio tu? Appartieni a un'altra specie. Come puoi tu essere il mio compagno?»«Che strano universo» mormorò. «Non è giusto» protestai, ripetendo le parole di Sole. Non era giusto. Com'era possibile che avessi finalmente trovato l'amore e fossi costretta ad abbandonarlo, a un passo dalla fine? Era giusto che la mia anima e il mio corpo non sapessero riconciliarsi? Era giusto che dovessi voler bene anche a Melanie?Era giusto che Ian dovesse soffrire? Meritava la felicità più di chiunque altro. Non era giusto, e nemmeno... logico. Come potevo infliggergli tanto dolore?«Ti amo» sussurrai.«Non dirlo come fosse un addio.»Invece dovevo. «Io, l'anima che chiamano Viandante, ti amo, Ian, anche se sei umano. E ciò non cambierà mai, qualsiasi cosa io diventi.» Scandii ogni parola per fargli capire che non mentivo. «Se anche fossi un Delfino, un Orso o un Fiore, non mi importerebbe. Ti amerò per sempre, per sempre ti ricorderò. Tu sarai il mio unico compagno.»Le sue braccia si irrigidirono, mi cinsero ancora più forte, e sentii la fu-ria scorrere dentro di loro. Era difficile respirare.«Tu non vai da nessuna parte, Viandante. Tu resti qui.» «Non puoi permettere che Mel resti intrappolata, è come ucciderla, Jeb.»Ian si chinò verso il cerchio di luce, la sua espressione di nuovo furiosa. «Non è la stessa fine a cui condanneresti Wanda, Jared? E tutti noi, se la porti via?»«Ma quale "tutti noi"! Tu vuoi salvare Wanda a spese di Melanie... è l'unica cosa che ti importa.»«Tu invece vuoi avere Melanie, a spese di Wanda, è l'unica cosa che importa a te! Perciò, visto che siamo pari, tocca decidere cos'è meglio per la comunità.»«No! Tocca decidere cos'è meglio per Melanie! Il corpo è suo!»
Stephenie Meyer (The Host (The Host, #1))
Prendersi cura, all'interno di una relazione, non significa proteggersi. Perché in fondo fra due persone che si amano ferirsi è inevitabile, ma è anche un privilegio. Ogni ferita è una finestra che ci mostra la verità, l'irriducibile differenza fra due vite, E quella differenza e un peso difficilissimo da sostenere. Però quel peso e anche ciò che ti salva, che contiene tutto quel che ti serve per affrontare la salita, proprio come uno zaino per un alpinista. L'amore è piuttosto diventare un'occasione l'uno per l'altra. Quella di comprendere il diverso da noi, quel diverso che però ci portiamo anche dentro. E di riconoscerlo. E di accettarlo. E di impararne il significato, ogni giorno. Poi è difficile, si sa. Perché a volte è come se lei fosse un'austriaca e tu un giapponese pure un po' rincoglionito. Lei ti piace, tu le piaci, ma rimanete un'austriaca e un giapponese che non parlano le rispettive lingue, e corsi non ce n'é. Si può imparare solo con un'applicazione quotidiana. Tu le insegni le tue parole e lei insegna le sue. Certi giorni, non si capisce il perché, anche dopo anni, ti sembra di dover ricominciare tutto da capo. Il fatto è che ci hanno convinti che il senso dell'amore dovrebbe stare in quell'essere compresi subito, in un attimo, scarpe e tutto. Non è così. L'amore non è un'illuminazione, o lo è solo per un istante, per il resto è più una specie di viaggio a bordo di una tartaruga. Ognuno è libero di decidere quando scendere o se restare, per vedere insieme all'altro cosa c'è sulla sponda opposta del fiume. Richiede pazienza, come fare un puzzle senza sapere il disegno che verrà fuori, e la capacità di alimentare il fuoco di una concentrazione costante. Il problema è che le tartarughe vivono tantissimo e vanno pianissimo, mentre in giro è pieno di gente che ha fretta e sembra non avere più tempo per godersi il panorama. Che dal guscio di una tartaruga, è risaputo, soprattutto mentre incastri i pezzi di un puzzle, È davvero tutta un'altra cosa.
Matteo Bussola (La vita fino a te)
EDIPO - Non venirmi più a dire che non ho fatto ciò che era meglio, non darmi più consigli. Io non so con quali occhi, vedendo, avrei guardato mio padre, una volta disceso nell'Ade, o la misera madre: verso entrambi ho commesso atti, per cui non sarebbe bastato impiccarmi. O forse potevo desiderare la vista dei figli, nati come nacquero? No davvero, mai, per i miei occhi; e neppure la città, né le mura, né le sacre immagini degli dèi: di tutto ciò io sventuratissimo, l'uomo più illustre fra i Tebani, privai me stesso, proclamando che tutti scacciassero l'empio, l'individuo rivelato agli dèi impuro e figlio di Laio. Dopo avere denunziato così la mia infamia, dovevo guardare a fronte alta questi cittadini? No, affatto: anzi, se fosse stato possibile otturare nelle mie orecchie anche la fonte dell'udito, non avrei esitato a sbarrare del tutto questo misero corpo, così da essere sordo, oltre che cieco. È dolce per l'animo dimorare fuori dai mali. Ahi, Citerone, perché mi accogliesti? Perché, dopo avermi preso, non mi uccidesti subito, così che io non rivelassi mai agli uomini da chi sono nato? O Polibo e Corinto, e voi, che credevo antiche dimore degli avi, quale bellezza colma di male nutrivate in me: ora scopro d'essere uno sventurato, nato da sventurati! O tre strade e nascosta vallata, o querceto e gola alla convergenza delle tre vie, che beveste il sangue di mio padre, il mio, dalle mie stesse mani versato, vi ricordate di me? Quali delitti commisi presso di voi, e quali altri poi, giunto qui, ancora commisi! O nozze, voi mi generaste: e dopo avermi generato suscitaste ancora lo stesso seme, e mostraste padri, fratelli, figli, tutti dello stesso sangue; e spose insieme mogli e madri, e ogni cosa più turpe che esiste fra gli uomini. Ma, poiché ciò che non è bello fare non bisogna neppure dire, nascondetemi al più presto, per gli dèi, via di qui, o uccidetemi, o precipitatemi in mare, dove non mi vedrete mai più. Venite, non disdegnate di toccare un infelice; datemi ascolto, non temete: i miei mali nessun altro mortale può portarli, tranne me. Sofocle, Edipo Re [Esodo]
Sophocles (Oedipus Rex (The Theban Plays, #1))
«Certo che credo al destino. Credo che non tutto sia dovuto al caso, sono sicuro che tutto è già scritto da qualche parte. Sono le nostre scelte a cambiare il corso degli eventi. Sono certo che quello che ci succede non è dovuto al caso. So che il destino è sorprendente, ci mostra cose inverosimili, ci fa vivere dei momenti sconvolgenti, che noi siamo preparati o meno. Il destino è come il futuro, non possiamo sapere in anticipo cosa ci riserva, è variabile. Gli si deve solo aprire le braccia e accogliere quello che ha deciso di mettere sulla nostra strada. Avresti potuto lasciarmi in quell’area di sosta, tre giorni fa, riprendere la tua strada, andare a fare la tua missione in Alaska da solo, e oggi non saremmo qui a discutere. Hai fatto una scelta, probabilmente incomprensibile visto il personaggio che sei, ma l'hai fatta. E questo… penso che sia opera del destino che vuole che trascorriamo del tempo insieme. Ne sono convinto. Sì, ci credo, come credo che i gatti abbiano nove vite, che non si muore mai veramente perché credo nella reincarnazione. Sono persuaso che abbiamo, nascosti nella nostra memoria, i ricordi di vite che non rammentiamo del tutto, come sono certo che l'alchimia fra gli esseri umani non è dovuta semplicemente a una reazione chimica. Credo al destino, come credo alle superstizioni, perché tutte le spiegazioni per quanto fondate siano, non spiegano mai del tutto certe scelte che facciamo, le si deve a qualcosa, o a qualcuno.»
Amheliie (Road)
La madre di Ferguson fotografava sempre i soggetti nel loro ambiente, si recava nei luoghi in cui vivevano e lavoravano, portandosi dietro stativi portatili per le luci, paraventi pieghevoli e ombrelli telescopici, fotografava gli scrittori nel loro studio pieno di libri o seduti alla scrivania, i pittori fra gli schizzi e lo scompiglio del loro atelier, i pianisti seduti alla tastiera o in piedi accanto al loro lucente Steinway nero, gli attori davanti allo specchio del camerino o seduti soli sul nudo palcoscenico, e per qualche ragione i suoi ritratti in bianco e nero sembravano catturare la loro vita interiore meglio degli altri fotografi che ritraevano le stesse celebri figure, una qualità che forse non dipendeva dall’abilità tecnica ma da un certo non so che nella madre di Ferguson, che si preparava sempre per i suoi lavori leggendo i libri, ascoltando i dischi e guardando i quadri dei suoi soggetti, per avere qualcosa di cui parlare con loro durante le lunghe sedute, e siccome era una brava conversatrice, sempre molto affascinante e attraente, sempre restia a parlare di sé, quegli artisti vanitosi e complicati finivano per rilassarsi in sua presenza, avvertendo un genuino interesse per la loro persona e per quello che rappresentavano, un interesse vero o quasi, quasi sempre, e quando la seduzione riusciva e abbassavano la guardia, la maschera che portavano sul viso scivolava via un po’ alla volta e nel loro sguardo affiorava una luce diversa.
Paul Auster (4 3 2 1)
Gli esseri che ne hanno la possibilità - è vero che si tratta degli artisti, e io ero convinto da tempo che non lo sarei mai stato - hanno anche il dovere di vivere per sé; ora, l'amicizia è una dispensa da questo dovere, un'abdicazione a se stessi. Persino la conversazione, che dell'amicizia è il modo d'esprimersi, è una divagazione superficiale, che non ci fa acquistare nulla. Possiamo conversare tutta una vita senza far altro che ripetere all'infinito il vuoto di un minuto, mentre il cammino del pensiero, nel lavoro solitario della creazione artistica, si snoda in profondità, l'unica direzione che non ci sia preclusa, e nella quale ci sia dato anzi dl progredire - sebbene con maggior fatica - verso un risultato di verità. E l'amicizia non soltanto è priva, come la conversazione, di qualsiasi virtù; è anche funesta. Infatti l'impressione di noia cui non possono sottrarsi, quando rimangono accanto agli amici - cioè alla superficie di se stessi - anziché proseguire nel profondo il loro itinerario di scoperte, quelli fra noi la cui legge dl sviluppo sia puramente interna, questa impressione di noia, quando poi ci ritroviamo soli, l'amicizia ci persuade a rettificarla, a ricordare con emozione le parole dell'amico, a considerarle come un apporto prezioso, mentre noi non siamo come costruzioni cui si possano aggiungere pietre dall'esterno, ma come alberi che traggono dalla propria Iinfa il nodo successivo del loro fusto, il piano superiore della loro fogliazione.
Marcel Proust (In the Shadow of Young Girls in Flower)
So often have I studied the views of Florence, that I was familiar with the city before I ever set foot within its walls; I found that I could thread my way through the streets without a guide. Turning to the left I passed before a bookseller's shop, where I bought a couple of descriptive surveys of the city (guide). Twice only was I forced to inquire my way of passers by, who answered me with politeness which was wholly French and with a most singular accent; and at last I found myself before the facade of Santa Croce. Within, upon the right of the doorway, rises the tomb of Michelangelo; lo! There stands Canova's effigy of Alfieri; I needed no cicerone to recognise the features of the great Italian writer. Further still, I discovered the tomb of Machiavelli; while facing Michelangelo lies Galileo. What a race of men! And to these already named, Tuscany might further add Dante, Boccaccio and Petrarch. What a fantastic gathering! The tide of emotion which overwhelmed me flowed so deep that it scarce was to be distinguished from religious awe. The mystic dimness which filled the church, its plain, timbered roof, its unfinished facade – all these things spoke volumes to my soul. Ah! Could I but forget...! A Friar moved silently towards me; and I, in the place of that sense of revulsion all but bordering on physical horror which usually possesses me in such circumstances, discovered in my heart a feeling which was almost friendship. Was not he likewise a Friar, Fra Bartolomeo di San Marco, that great painter who invented the art of chiaroscuro, and showed it to Raphael, and was the forefather of Correggio? I spoke to my tonsured acquaintance, and found in him an exquisite degree of politeness. Indeed, he was delighted to meet a Frenchman. I begged him to unlock for me the chapel in the north-east corner of the church, where are preserved the frescoes of Volterrano. He introduced me to the place, then left me to my own devices. There, seated upon the step of a folds tool, with my head thrown back to rest upon the desk, so that I might let my gaze dwell on the ceiling, I underwent, through the medium of Volterrano's Sybills, the profoundest experience of ecstasy that, as far as I am aware, I ever encountered through the painter's art. My soul, affected by the very notion of being in Florence, and by proximity of those great men whose tombs I had just beheld, was already in a state of trance. Absorbed in the contemplation of sublime beauty, I could perceive its very essence close at hand; I could, as it were, feel the stuff of it beneath my fingertips. I had attained to that supreme degree of sensibility where the divine intimations of art merge with the impassioned sensuality of emotion. As I emerged from the porch of Santa Croce, I was seized with a fierce palpitations of the heart (that same symptom which, in Berlin, is referred to as an attack of nerves); the well-spring of life was dried up within me, and I walked in constant fear of falling to the ground. I sat down on one of the benches which line the piazza di Santa Croce; in my wallet, I discovered the following lines by Ugo Foscolo, which I re-read now with a great surge of pleasure; I could find no fault with such poetry; I desperately needed to hear the voice of a friend who shared my own emotion (…)
Stendhal (Rome, Naples et Florence)
Geissler har vel ingen interesse for svaret og har kanske ikke hørt det, han vedblir: Kjøpe stenene tilbake altså. Siste gang lot jeg min søn sælge, det er en ung mand på din alder og ellers intet. Han er lynet i familjen, jeg er tåken. Jeg er av dem som vet det rette, men gjør det ikke. Men han er lynet, for tiden har han stillet sig i industriens tjeneste. Han var den som solgte for mig sist. Jeg er noget, det er ikke han, han er bare lynet, det snare nutidsmenneske. Men lynet som lyn er goldt. Ta dere Sellanråfolk: dere ser hver dag på nogen blå fjæld, det er ikke opfundne tingester, det er gamle fjæld, de står dypt nedsunkne i fortid; men dere har dem til kamerater. Dere går der sammen med himlen og jorden og er ett med dem, er ett med dette vide og rotfæstede. Dere behøver ikke sværd i hånden, dere går livet barhændt og barhodet midt i en stor venlighet. Se, der ligger naturen, den er din og dines! Mennesket og naturen bombarderer ikke hverandre, de gir hverandre ret, de konkurrerer ikke, kapløper ikke efter noget, de følges ad. Midt i dette går dere Sellanråfolk og er til. Fjældene, skogen, myrene, engene, himlen og stjærnerne – å det er ikke fattig og tilmålt, det er uten måte. Hør på mig, Sivert: Vær tilfreds! Dere har alt å leve av, alt å leve for, alt å tro på, dere fødes og frembringer, dere er de nødvendige på jorden. Det er ikke alle som er det, men dere er det: nødvendige på jorden. Dere opholder livet. Fra slægt til slægt er det til i lutter avl, og når dere dør tar den nye avl fat. Det er dette som menes med det evige liv. Hvad har dere igjen for det? En tilværelse i ret og magt, en tilværelse i troskyldig og rigtig stilling til alt. Hvad dere har igjen for det? Intet horser og regjerer dere Sellanråfolk, dere har ro og autoritet, dere er omsluttet av den store venlighet. Det har dere igjen for det. Dere ligger ved en barm og leker med en varm morshånd og patter. Jeg tænker på din far, han er en av de 32 tusen. Hvad er mangen anden? Jeg er noget, jeg er tåken, jeg er her og der, jeg svømmer, stundom er jeg regn på et tørt sted. Men de andre? Min søn er lynet som intet er, han er det golde blink, han kan handle. Min søn han er vor tids type, han tror oprigtig på det tiden har lært ham, på det jøden og yankee'en har lært ham; jeg ryster på hodet til det. Men jeg er ikke noget mystisk, det er bare i min familje jeg er tåken. Der sitter jeg og ryster på hodet. Saken er: jeg mangler ævnen til den angerløse adfærd. Hadde jeg den ævne så kunde jeg være lyn selv. Nu er jeg tåken.
Knut Hamsun (Growth of the Soil)
–Che effetto ti faccio, nella tua cornice, io? –Tu, –dissi, –ci sei sempre, nella mia cornice. Non te ne vai mai. –Ti tengo sempre là con me, –dissi, –fra le cose mie, e ti parlo, e tutto continua, come quando siamo insieme qui. Tu invece, mi stacchi da te. Torni là, nella tua Casa Tonda, e non ci sono io. Ogni tanto, ma solo ogni tanto, guardi giú verso la mia casa. Ma solo ogni tanto, e come per sbaglio. –Io, –dissi, –non ti stacco mai da me. Ti tengo là, fra le cose mie. Se no certe volte, la mia cornice, non potrei sopportarla. –Pure la sopportavi, –lui disse, –quando non esistevo ancora, io, per te. –Sí, la sopportavo, –dissi. –Mi pesava, ma la sopportavo. Ma non sapevo, allora, che la vita potesse avere un altro passo. Lo immaginavo, cosí, vagamente, ma non lo sapevo. –Non sapevo, –dissi, –che la vita potesse andare di corsa, suonando il tamburo. –Per te, non è cosí, –dissi. –Per te la vita, dopo che ci sono io, ha conservato il suo solito passo, e non suona. –Suona un poco, –lui disse, –suona un poco, sí, anche per me. Non proprio tanto forte, ma suona. Disse: –Però vorrei essere andato lontano, in qualche luogo all’estero, e averti conosciuto per caso, in una strada qualunque, ragazza mai vista prima. Vorrei non saper niente di te, niente dei tuoi parenti, e non incontrarli mai. –E invece, –io dissi, –siamo cresciuti nello stesso paese, e abbiamo giocato insieme, bambini, alle Pietre. Ma a me, questo, non mi disturba. Non me ne importa niente. Dissi: –Non me ne importa, e anzi m’intenerisce perfino un poco. E da quando tu esisti per me, quel nostro paese là è come se fosse diventato una terra sconosciuta, grandissima, e tutta piena di cose imprevedibili, drammatiche, emozionanti, che possono succedere in qualunque minuto.
Natalia Ginzburg (Voices in the Evening)
Tuo padre, sì… Ma quale interna pena fa tanto lunghe l’ore di Romeo? ROMEO - La pena di non posseder per sé la cosa che gliele farebbe brevi. ========== È la crudele legge dell’amore. Già le pene del mio pesano troppo sul mio cuore, e tu vuoi ch’esso trabocchi coll’aggiungervi il peso delle tue: giacché quest’affettuosa tua premura altro non fa che aggiunger nuova ambascia a quella che m’opprime, ch’è già troppa. L’amore è vaporosa nebbiolina formata dai sospiri; se si dissolve, è fuoco che sfavilla scintillando negli occhi degli amanti; s’è ostacolato, è un mare alimentato dalle lacrime degli stessi amanti. Che altro è più? Una follia segreta, un’acritudine che mozza il fiato, una dolcezza che ti tira su. ========== Oh, ch’ella insegna perfino alle torce come splendere di più viva luce! Par che sul buio volto della notte ella brilli come una gemma rara pendente dall’orecchio d’una Etiope. Bellezza troppo ricca per usarne, troppo cara e preziosa per la terra! Ella spicca fra queste sue compagne come spicca una nivea colomba in mezzo ad uno stormo di cornacchie. Finito questo ballo, osserverò dove s’andrà a posare e, toccando la sua, farò beata questa mia rozza mano… Ha mai amato il mio cuore finora?… Se dice sì, occhi miei, sbugiardatelo, perch’io non ho mai visto vera beltà prima di questa notte. ========== Codesti subitanei piacimenti hanno altrettanta subitanea fine, e come fuoco o polvere da sparo s’estinguono nel lor trionfo stesso, si consumano al loro primo bacio. Miele più dolce si fa più stucchevole proprio per l’eccessiva sua dolcezza, e toglie la sua voglia al primo assaggio. Perciò sii moderato nell’amare. L’amor che vuol durare fa così. Chi ha fretta arriva sempre troppo tardi, come chi s’incammina troppo adagio. ==========
William Shakespeare (Romeo and Juliet)
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sè stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini,anzi,quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli.Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre. Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’aveva mai detto.
Paolo Giordano (The Solitude of Prime Numbers)
Cinque cicatrici (L’abitudine di restare). Ho cinque cicatrici. Una me la feci a tre anni ruzzolando per le scale. Sbattei forte col mento contro uno spigolo, il mento si aprí a metà. Ogni tanto Virginia mi dice: «Papà, mi fai vedere la cicatrice sotto la barba?», io alzo la testa e lei fruga fra i peli della barba e guarda la cicatrice, poi mi chiede se fa male. La seconda è sul torace, frutto di un lungo intervento chirurgico di quando mi esplose un polmone in una sera d’estate. Ci dormii su per tutta la notte pensando a un dolore intercostale, invece era un polmone che mi era collassato sul cuore. Sopravvissi per un misto d’intuizione e tempismo e perché il secondo medico mi prese sul serio, anziché rimandarmi a casa con due compresse di Voltaren come aveva fatto il primo. La terza cicatrice è sul medio della mano destra, che mi affettarono con un coltello quand’ero giovane e troppo stupido per capire che certe volte vinci proprio quando perdi. La quarta e la quinta non si vedono, ma sono le uniche cicatrici che fanno ancora male. Dalle prime tre non ho imparato niente, dalle altre invece sí. Ho imparato che quando le cose finiscono non è necessariamente colpa tua, ma che, se tieni distanti gli altri nel tentativo di proteggerti, allora non puoi pretendere di riprenderteli quando d’un tratto ti senti pronto tu. Che la vita è quel che accade, anche se è fatta di quel che scegli. E con quel che accade hai in genere solo due alternative: abbracciarlo con tutto te stesso oppure andare via. Ho a lungo creduto che la libertà che serve fosse quella di un marinaio sempre pronto a prendere il mare. Invece oggi so che la libertà che scelgo e la forza che conta, quell’orizzonte che sentivo di dover cercare ogni volta piú lontano, non si fondano sull’attitudine a partire. Ma sull’abitudine di restare.
Matteo Bussola (Notti in bianco, baci a colazione)
Dice: «Ho bisogno di te, Pat Peoples; ho un bisogno maledetto di te», poi si mette a piangere e le sue lacrime mi scendono calde sulla pelle mentre mi bacia il collo dolcemente, tirando su col naso. È strano che mi dica una cosa simile, così lontana dal solito «ti amo» delle donne, eppure forse più vera. Provo una bella sensazione mentre la abbraccio, e ricordo ciò che mi ha detto mia madre tempo fa, quando cercavo di liberarmi di Tiffany invitandola alla tavola calda. «Tu hai bisogno di amici, Pat. Tutti ne hanno bisogno». E poi ricordo che Tiffany mi ha mentito per molte settimane; ricordo quella storia tremenda che mi ha raccontato Ronnie su come è stata licenziata, e ciò che mi ha confessato lei nella sua ultima lettera; ricordo quanto è stata stramba la nostra amicizia, ma poi ricordo che nessuno, a parte lei, potrebbe mai avvicinarsi a capire cosa provo ad aver perso Nikki per sempre. Ricordo che il periodo di lontananza è finalmente finito e che, se Nikki se n’è andata definitivamente, ho pur sempre fra le braccia una donna che ha sofferto molto, e ha un bisogno disperato di sentirsi di nuovo bella. Fra le mie braccia c’è una donna che mi ha regalato l’Atlante delle nuvole per l’osservazione del cielo, una donna che conosce tutti i miei segreti, una donna che sa quanto è incasinata la mia mente, quante pillole devo prendere, e tuttavia si lascia abbracciare da me. In tutto questo c’è qualcosa di onesto, e non riesco a immaginarmi nessun’altra donna coricata insieme a me nel bel mezzo di un campo da calcio congelato – in piena tormenta, addirittura – a sperare che accada l’impossibile: che una nuvola si liberi da un nembostrato. Nikki questo non l’avrebbe mai fatto, per me, neppure nei suoi giorni migliori. Perciò stringo un po’ di più Tiffany, la bacio fra le sopracciglia perfettamente depilate e dopo un profondo respiro dico: «Credo di aver bisogno anch’io di te».
Matthew Quick (The Silver Linings Playbook)
Era uno spettacolo straziante vedere quella donna entrare un giorno dopo l'altro nel cortile della prigione per cercare con ansia e fervore, con l'amore e con le suppliche di intenerire il cuore di pietra del figlio. Ma invano perché egli rimaneva cupo, ostinato e impenitente. Non riuscì ad addolcirne per un istante la durezza della espressione nemmeno l'insperata commutazione della pena di morte in quattordici anni di lavori forzati. Infine la pazienza e la rassegnazione che tanto a lungo avevano sorretto la donna non poterono più dominare le infermità fisiche. Ella si trascinò ancora una volta lungo la via per andare a vedere il figlio, ma le mancarono le forze e cadde a terra priva di sensi. Furono allora poste alla prova la freddezza e l'indifferenza del giovane, e la privazione di cui non poté non avvertire il colpo lo fece quasi impazzire. Un giorno era trascorso e sua madre non era andata a trovarlo; e poi un altro passò senza che gli andasse vicino e un altro ancora, ma non la vide; mancavano ormai solo ventiquattro ore a quello che sarebbe stato forse l'addio supremo. Oh, come allora gli si affollarono alla mente le memorie da tanto tempo dimenticate dei giorni lontani! Correva sconvolto avanti e indietro per l'angusto cortile, come se agitandosi a quel modo avesse potuto affrettare la visita attesa: e con quale amarezza lo investì la realtà della sua condizione di impotente desolazione quando seppe la verità! Sua madre, la sola persona cara che avesse mai avuto sulla terra, era malata, forse morente, meno di un miglio lontano da dove egli si trovava, e se fosse stato libero dai ceppi, gli sarebbero bastati pochi minuti per recarsi al suo capezzale. Corse al cancello, si aggrappò alle sbarre di ferro con la forza della disperazione, e le scosse fino a farle risonare, si gettò contro l'enorme muraglia quasi sperando si aprirsi fra le piante una via d'uscita; ma il cancello e le mura si fecero beffa dei suoi tentativi, ed egli si torse le mani e pianse come un fanciullo.
Charles Dickens (The Pickwick Papers)
Normalmente, gli artisti che affrontano questo soggetto fanno in modo di dare a Cristo un viso bellissimo: un viso che gli orrendi supplizi non sono riusciti a deformare. Invece, nel quadro di Rogožin, si vede il cadavere di un uomo che è stato straziato prima di essere crocifisso, un uomo percosso dalle guardie e dalla folla, che è stramazzato sotto il peso della croce e che ha sofferto per sei ore (secondo il mio calcolo) prima di morire. Il viso dipinto in quel quadro è proprio quello di un uomo appena tolto dalla croce; non è irrigidito dalla morte ma è ancora caldo e, starei per dire, vitale. La sua espressione è quella di chi sta ancora sentendo il dolore patito. Un viso di un realismo spietato. Io so che, secondo la Chiesa, fin dai primi secoli, Cristo, fattosi uomo, soffrì realmente come un uomo e che il suo corpo fu soggetto a tutte le leggi della natura. Il viso del quadro è gonfio e sanguinolento; gli occhi dilatati e vitrei. Ma, nel contemplarlo, si pensa: «Se gli Apostoli, le donne che stavano presso la croce, i fedeli, gli adoratori e tutti gli altri videro il corpo di Cristo in quello stato, come potevano credere all’imminente resurrezione? Se le leggi della natura sono così potenti, come farebbe l’uomo a dominarle quando la loro prima vittima è stato proprio Colui che, da vivo, impartiva i suoi ordini alla stessa natura, Colui che disse: “Talitha cumi!”, e la bambina morta resuscitò; Colui che esclamò: “Alzati e cammina!”, e Lazzaro, che era già morto, uscì fuori dal suo sepolcro?». Guardando quel quadro, si è presi dall’idea che la natura non sia altro che un mostro enorme, muto, inesorabile, una macchina immensa ma sorda e insensibile, capace di afferrare, lacerare, schiacciare e assorbire nelle sue viscere un Essere che, da solo, valeva come la natura intera con tutte le sue leggi e tutta la terra che, forse, fu creata solo perché potesse nascere quell’uomo! Il quadro dà proprio l’impressione di questa forza cieca, crudele, stupida, alla quale tutto è fatalmente soggetto. Dentro di esso, non c’è nessuno fra quelli che erano soliti seguire Gesù. In quella sera, una sera che annientava tutte le loro speranze e forse anche tutta la loro fede, coloro che seguivano Gesù dovettero provare un’angoscia senza nome. Atterriti, si dileguarono, sostenuti soltanto da una grande idea, un’idea che nessuno avrebbe più potuto togliergli o canccllargli: se il Maestro, alla vigilia del supplizio, avesse potuto vedere la propria immagine, sarebbe salito lo stesso sulla croce? Sarebbe morto nel modo in cui morì?
Fyodor Dostoevsky
Era uno di quei grandi pomeriggi plumbei tipici di Londra: il sole veniva lentamente sciolto in trefoli dal respiro di un migliaio di camini che scodinzolavano all'insù, senza pudore. Quel fumo era qualcosa di più del respiro del giorno, della forza oscura - era una presenza viva che si spostava maestosa per la città. La gente andava di qua e di là, attraversando strade e piazze. Gli autobus avanzavano in uno stridio metallico, a centinaia, sui lunghi viadotti di cemento consunti da anni di uso impietoso, di cupa tetraggine, addentrandosi nel grigio della caligine, nel nero dell'untume, nel rosso del piombo, nel pallore dell'alluminio, fra mucchi di rottami che svettavano alti come caseggiati, lungo le linee secondarie che sfociavano nelle strade intasate di traffico, piene di convogli militari, di altri autobus alti, di autocarri con telone, di biciclette e di automobili, ciascuno con una origine e una destinazione diversa, muovendosi in un flusso compatto, avanzando ogni tanto a singhiozzo, il tutto sovrastato dalle immense rovine gassose del sole fra le ciminiere, i palloni di sbarramento, le linee elettriche e i camini marroni, scuri come il legno invecchiato degli interni, un marrone che s'incupisce, diventa quasi nero per un istante - forse il vero momento del tramonto - che per voi è vino, vino e consolazione.
Thomas Pynchon (Gravity’s Rainbow)
Continuo a chiedermi come paragonare questa prigione dove vivo al resto del mondo, e siccome il mondo è pieno di gente e qui non c'è anima viva, fuori che me, non posso farlo. Pure, continuo a battere su quel chiodo. La mia immaginazione farà da femmina al mio spirito, il mio spirito è il maschio, e fra tutti e due concepiranno una generazione di pensieri prolifici, e saranno essi a popolare questo microcosmo di personaggi irrequieti quanto la gente di questo mondo: poiché nessun pensiero è mai contento. I migliori, come i pensieri del divino, sono frammisti ai dubbi: tali da mettere il Verbo stesso in conflitto col Verbo. Come "Venite, pargoli"; oppure ancora "È difficile per un cammello passare per la cruna d'un ago". I pensieri che spronano all'ambizione, progettano imprese irrealizzabili: come queste vane, fragili unghie possano aprirsi una breccia tra le strutture granitiche di questo duro universo - le mura scabre della mia prigione. E poiché non possono, si annullano nella loro superbia. I pensieri che aspirano alla rassegnazione si consolano di non essere i primi, fra gli schiavi della Fortuna, e neppure gli ultimi: come stolti mendichi che, inchiodati alla gogna, si sentono meno umiliati perché è toccato a tanti, e toccherà a tanti altri. E in questo pensiero trovano una sorta di sollievo, caricando le proprie sventure sul dosso di quelli che prima di loro ebbero simile sorte. Così io recito in un sol personaggio la parte di molti: e nessuno contento. Qualche volta faccio il re: allora il tradimento mi fa sospirare di essere un poveraccio - ed io tale divento. Poi però l'opprimente miseria mi convince che me la passavo meglio da re. Ed eccomi rimesso sul trono: solo che di lì a poco mi vedo bello e detronizzato da Bolingbroke, e subito non sono più nulla. Ma chiunque io sia, né io né alcun uomo che possa dirsi uomo sarà contento di nulla finché non avrà il sollievo di non esser più nulla. Suono di musica. Sento della musica. Ah, ah! Andate a tempo! Come è aspra la dolce musica quando non tiene il ritmo e non rispetta il tempo. Così è per la musica delle umane vite: e qui io ho un orecchio talmente affinato da avvertire la stonatura in una corda non bene accordata. Ma per accordare il mio regno ai bisogni del tempo, non ebbi orecchio da avvertire le mie stonature. Ho fatto pessimo uso del tempo, e il tempo fa pessimo uso di me, ché ora il tempo ha fatto di me il suo orologio. I miei pensieri sono minuti, che i miei sospiri vanno ritmando sul quadrante dei miei occhi; mentre il mio dito, come la punta della lancetta, continua a segnare il tempo, nettandoli delle lacrime. Ora, signore, il suono che indica lo scadere dell'ora è il clamore dei gemiti che mi squassano il cuore - che è la campana. Così sospiri, e lacrime, e gemiti, scandiscono i minuti, i quarti e le ore; mentre il tempo mio va galoppando a portare la gioia del superbo Bolingbroke, e io me ne sto qui a fare il pupazzo, a guardia del suo orologio. Questa musica mi fa uscir di senno. Fatela smettere! Può darsi abbia ricondotto dei folli a rinsavire, ma io dico che può portare chi è savio alla follia. Pure, benedetta l'anima buona che me la infligge, poiché essa è segno d'affetto, e l'affetto per Riccardo è un ben raro gioiello, in un mondo così saturo d'odio.
William Shakespeare (Richard II)