Stella Luna Quotes

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Edward a Bella: Prima di te, Bella, la mia vita era una notte senza luna. Molto buia, ma con qualche stella: punti di luce e razionalità... Poi hai attraversato il cielo come una meteora. All'improvviso, tutto ha preso fuoco: c'era luce, c'era bellezza. Quando sei sparita, la meteora è scomparsa dietro l' orizzonte e il buio è tornato. Non era cambiato nulla, ma i miei occhi erano rimasti accecati. Non vedevo più le stelle. Niente aveva più senso. C'era una sola cosa alla quale dovevo credere se volevo continuare a vivere: la certezza della sua esistenza. Per me era tutto. Al resto avrei saputo resistere. A patto che lui fosse ancora vivo e reale.
Stephenie Meyer (New Moon (The Twilight Saga, #2))
Prima di te, Bella, la mia vita era una notte senza luna. Molto buia, ma con qualche stella: punti di luce e razionalità… Poi hai attraversato il cielo come una meteora. All’improvviso, tutto ha preso fuoco: c’era luce, c’era bellezza. Quando sei sparita, la meteora è scomparsa dietro l’orizzonte e il buio è tornato. Non era cambiato nulla, ma i miei occhi erano rimasti accecati. Non vedevo più le stelle. Niente aveva più senso.
Stephenie Meyer (New Moon (The Twilight Saga, #2))
Prima di te, Bella, la mia vita era una notte senza luna. Molto buia, ma con qualche stella: punti di luce e razionalità... Poi hai attraversato il cielo come una meteora. All'improvviso, tutto ha preso fuoco: c'era luce, c'era bellezza. Quando sei sparita, la meteora è scomparsa dietro l'orizzonte e il buio è tornato. Non era cambiato nulla, ma i miei occhi erano rimasti accecati. Non vedevo più le stelle. Niente aveva più senso.
Stephenie Meyer (New Moon (The Twilight Saga, #2))
«C'era una volta una donna simile a una stella che ardeva incandescente nella vastità del cielo. Così come Venere appare al tramonto, lei splendeva di una luce tutta sua. Quando passeggiava, gli alberi ondeggiavano per l'amore che provavano per lei, e l'umile terra le accarezzava i piedi. Giacere accanto a lei significava sentire risuonare nelle tempie il pulsare delle maree che vengono attratte ad adorare la luna. Baciare le sue labbra significava assaporare l'eternità e nutrirsene. Chi può descrivere l'immensità della sua gloria?»
Chelsea Quinn Yarbro (Il palazzo (La saga di Saint Germain, #2))
Ecco la mirabile stupidità del mondo: quando le nostre fortune decadono - spesso per gli eccessi del nostro stesso comportamento - rendiamo colpevoli dei nostri disastri il sole, la luna e le stelle, come se fossimo delinquenti per necessità, sciocchi per coercizione celeste, furfanti, ladri e traditori per il movimento delle sfere, ubriaconi, bugiardi e adulteri per obbedienza forzata all'influsso dei pianeti - e tutto il male che facciamo è dovuto all'imperativo divino. Magnifica trovata dell'uomo puttaniere, quella di mettere i suoi istinti da caprone a carico d'una stella.
William Shakespeare (King Lear)
XVIII ALLA SUA DONNA                Cara beltà che amore             Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,             Fuor se nel sonno il core             Ombra diva mi scuoti,         5  O ne’ campi ove splenda             Più vago il giorno e di natura il riso;             Forse tu l’innocente             Secol beasti che dall’oro ha nome,             Or leve intra la gente       10  Anima voli? o te la sorte avara             Ch’a noi t’asconde, agli avvenir prepara?                Viva mirarti omai             Nulla spene m’avanza;             S’allor non fosse, allor che ignudo e solo       15  Per novo calle a peregrina stanza             Verrà lo spirto mio. Già sul novello             Aprir di mia giornata incerta e bruna,             Te viatrice in questo arido suolo             Io mi pensai. Ma non è cosa in terra       20  Che ti somigli; e s’anco pari alcuna             Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,             Saria, così conforme, assai men bella.                Fra cotanto dolore             Quanto all’umana età propose il fato,       25  Se vera e quale il mio pensier ti pinge,             Alcun t’amasse in terra, a lui pur fora             Questo viver beato:             E ben chiaro vegg’io siccome ancora             Seguir loda e virtù qual ne’ prim’anni       30  L’amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse             Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;             E teco la mortal vita saria             Simile a quella che nel cielo india.                Per le valli, ove suona       35  Del faticoso agricoltore il canto,             Ed io seggo e mi lagno             Del giovanile error che m’abbandona;             E per li poggi, ov’io rimembro e piagno             I perduti desiri, e la perduta       40  Speme de’ giorni miei; di te pensando,             A palpitar mi sveglio. E potess’io,             Nel secol tetro e in questo aer nefando,             L’alta specie serbar; che dell’imago,             Poi che del ver m’è tolto, assai m’appago.       45     Se dell’eterne idee             L’una sei tu, cui di sensibil forma             Sdegni l’eterno senno esser vestita,             E fra caduche spoglie             Provar gli affanni di funerea vita;       50  O s’altra terra ne’ superni giri             Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,             E più vaga del Sol prossima stella             T’irraggia, e più benigno etere spiri;             Di qua dove son gli anni infausti e brevi,       55  Questo d’ignoto amante inno ricevi.
Giacomo Leopardi (Canti: Poems / A Bilingual Edition (Italian Edition))
Donna pietosa e di novella etate, adorna assai di gentilezze umane, ch’era là ’v’io chiamava spesso morte, veggendo li occhi miei pien di pietate, e ascoltando le parole vane, si mosse con paura a pianger forte. e altre donne, che si fuoro accorte di me per quella che meco piangía, fecer lei partir via, e approssimâsi per farmi sentire. Qual dicea: "Non dormire", e qual dicea: "Perché sì ti sconforte?" Allor lassai la nova fantasia, chiamando il nome de la donna mia. Era la voce mia sì dolorosa e rotta sì da l’angoscia del pianto, ch’io solo intesi il nome nel mio core; e con tutta la vista vergognosa ch’era nel viso mio giunta cotanto, mi fece verso lor volgere Amore. Elli era tale a veder mio colore, che facea ragionar di morte altrui: "Deh, consoliam costui" pregava l’una l’altra umilemente; e dicevan sovente: "Che vedestù, che tu non hai valore?" E quando un poco confortato fui, io dissi: "Donne, dicerollo a vui. Mentr’io pensava la mia frale vita, e vedea ’l suo durar com’è leggiero, piansemi Amor nel core, ove dimora; per che l’anima mia fu sì smarrita, che sospirando dicea nel pensero: - Ben converrà che la mia donna mora -. Io presi tanto smarrimento allora, ch’io chiusi li occhi vilmente gravati, e furon sì smagati li spirti miei, che ciascun giva errando; e poscia imaginando, di caunoscenza e di verità fora, visi di donne m’apparver crucciati, che mi dicean: - pur morràti, morràti -. Poi vidi cose dubitose molte, nel vano imaginare ov’io entrai; ed esser mi parea non so in qual loco, e veder donne andar per via disciolte, qual lagrimando, e qual traendo guai, che di tristizia saettavan foco. Poi mi parve vedere a poco a poco turbar lo sole e apparir la stella, e pianger elli ed ella; cader li augelli volando per l’âre, e la terra tremare; ed omo apparve scolorito e fioco, dicendomi: - Che fai? non sai novella? Morta è la donna tua, ch’era sì bella -. Levava li occhi miei bagnati in pianti, e vedea (che parean pioggia di manna), li angeli che tornavan suso in cielo, e una nuvoletta avean davanti, dopo la qual gridavan tutti: -"Osanna"- e s’altro avesser detto, a voi dirèlo. Allor diceva Amor: - Più nol ti celo; vieni a veder nostra donna che giace -. Lo imaginar fallace mi condusse a veder madonna morta; e quand’io l’ebbi scorta, vedea che donne la covrían d’un velo; ed avea seco umiltà verace, che parea che dicesse: - Io sono in pace -. Io divenia nel dolor sì umile, veggendo in lei tanta umiltà formata, ch’io dicea: - Morte, assai dolce ti tegno; tu dei omai esser cosa gentile, poi che tu se’ ne la mia donna stata, e dèi aver pietate e non disdegno. Vedi che sì desideroso vegno d’esser de’ tuoi, ch’io ti somiglio in fede. Vieni, ché ’l cor te chiede -. Poi mi partia, consumato ogne duolo; e quand’io era solo, dicea, guardando verso l’alto regno: - Beato, anima bella, chi te vede! - Voi mi chiamaste allor, vostra mercede".
Dante Alighieri
[Canzone II] Donna pietosa e di novella etate, adorna assai di gentilezze umane, ch’era là ’v’io chiamava spesso morte, veggendo li occhi miei pien di pietate, e ascoltando le parole vane, si mosse con paura a pianger forte. e altre donne, che si fuoro accorte di me per quella che meco piangía, fecer lei partir via, e approssimâsi per farmi sentire. Qual dicea: "Non dormire", e qual dicea: "Perché sì ti sconforte?" Allor lassai la nova fantasia, chiamando il nome de la donna mia. Era la voce mia sì dolorosa e rotta sì da l’angoscia del pianto, ch’io solo intesi il nome nel mio core; e con tutta la vista vergognosa ch’era nel viso mio giunta cotanto, mi fece verso lor volgere Amore. Elli era tale a veder mio colore, che facea ragionar di morte altrui: "Deh, consoliam costui" pregava l’una l’altra umilemente; e dicevan sovente: "Che vedestù, che tu non hai valore?" E quando un poco confortato fui, io dissi: "Donne, dicerollo a vui. Mentr’io pensava la mia frale vita, e vedea ’l suo durar com’è leggiero, piansemi Amor nel core, ove dimora; per che l’anima mia fu sì smarrita, che sospirando dicea nel pensero: - Ben converrà che la mia donna mora -. Io presi tanto smarrimento allora, ch’io chiusi li occhi vilmente gravati, e furon sì smagati li spirti miei, che ciascun giva errando; e poscia imaginando, di caunoscenza e di verità fora, visi di donne m’apparver crucciati, che mi dicean: - pur morràti, morràti -. Poi vidi cose dubitose molte, nel vano imaginare ov’io entrai; ed esser mi parea non so in qual loco, e veder donne andar per via disciolte, qual lagrimando, e qual traendo guai, che di tristizia saettavan foco. Poi mi parve vedere a poco a poco turbar lo sole e apparir la stella, e pianger elli ed ella; cader li augelli volando per l’âre, e la terra tremare; ed omo apparve scolorito e fioco, dicendomi: - Che fai? non sai novella? Morta è la donna tua, ch’era sì bella -. Levava li occhi miei bagnati in pianti, e vedea (che parean pioggia di manna), li angeli che tornavan suso in cielo, e una nuvoletta avean davanti, dopo la qual gridavan tutti: -"Osanna"- e s’altro avesser detto, a voi dirèlo. Allor diceva Amor: - Più nol ti celo; vieni a veder nostra donna che giace -. Lo imaginar fallace mi condusse a veder madonna morta; e quand’io l’ebbi scorta, vedea che donne la covrían d’un velo; ed avea seco umiltà verace, che parea che dicesse: - Io sono in pace -. Io divenia nel dolor sì umile, veggendo in lei tanta umiltà formata, ch’io dicea: - Morte, assai dolce ti tegno; tu dei omai esser cosa gentile, poi che tu se’ ne la mia donna stata, e dèi aver pietate e non disdegno. Vedi che sì desideroso vegno d’esser de’ tuoi, ch’io ti somiglio in fede. Vieni, ché ’l cor te chiede -. Poi mi partia, consumato ogne duolo; e quand’io era solo, dicea, guardando verso l’alto regno: - Beato, anima bella, chi te vede! - Voi mi chiamaste allor, vostra mercede".
Dante Alighieri
Millenni fa, quando tutto era sconosciuto, quando si è narrato l’Enûma ilû awîlum e gli Dei crearono gli uomini, si è cantato il pianto, l’ira e la vendetta del Leone Celeste.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Alpha sol,” he corrected. “Wolves who identify as female are lunas, and the ones who identify as male are sols. Nonbinary are stellas.
Kat Blackthorne (Dragon (The Halloween Boys, #2))
Per te farei scatenare guerre tra popoli” dichiara, schioccandole un bacio sulla guancia. “Ti sognerei tutte le notti, se non ti avessi al mio fianco” conclude, poggiando le labbra su quelle della Dea.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Normale. Era una parola che odiava, perché sapeva che nella sua esistenza niente lo era mai stato.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Quando la Dea Inanna scese nel Kur, l’Oltretomba, per vendicare e riscattare l’udug di Eridu suo amante, venne investita da visioni sulla sua morte. Così lasciò ogni accessorio che aveva addosso in ognuno dei giardini dell’Oltretomba
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
In ogni capo di vestiario, risiede un pezzo dell’anima della Dea che è stata divisa in otto parti in passato a sua insaputa.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Otto pezzetti d’anima come le Otto punte. Otto cuspidi come il simbolo di Venere, il pianeta che gli antichi credevano fosse una stella associata alla Dea
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Il cielo azzurro è improvvisamente squarciato da un urlo di dolore e la luce lilla è sempre più forte, costringendo Utu a stringere gli occhi truccati di nero. Dalla fonte luminosa si rivela un uomo dai capelli fulvi come le tinte del tramonto, pelle mulatta e fisico prestante. L’uomo, o almeno tale appariva, apre gli occhi. Rivela la propria pelle ambrata, ricordando la luminosità solare di cui è portatore il suo creatore. Le sue iridi diventano gradualmente più scure fino a sfociare nel comune castano. “D’ora in poi ti chiamerai Dumuzi” ordina solennemente Utu, sollevando il viso della sua creatura. “Il tuo nome significa figlio leale” aggiunge, osservandola.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
La morte spesso è compagna della vita più di quanto si possa immaginare.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Nel frattempo sulla Terra i secoli passano: ci sono guerre e carestie provocate da Inanna, Dea dell’Amore, ma anche della Vendetta e della Furia. Proprio lei, l’incantevole divinità androgina, eterea quasi, che al proprio passare lascia dietro di sé solo urla e disperazione per via della vorace voglia di vendetta che la inquieta. Come una rosa tra i rovi.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
La maledizione della Kug Ereškigallake14 è essere amata, senza mai poter ricambiare.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Il capriccio e la noia di una divinità diventano ostacolo di una vita intera per un comune essere umano, anche se dotato di poteri.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Recito questo sigu affinché lo spirito del gatto ai piedi del rappresentante di Ḫalub non si ritrovi dinanzi a Neti, il cancelliere del Kur”, dice la bionda.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Nel nome del Dio dei sogni - Zaqar, io invoco e rinnovo questo irkibu!
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
È come se Mary-Rose fosse in balia di un collegamento tra il nostro mondo e uno sconosciuto. Il tamburo maculato accompagna ogni passo, ogni pulsazione, quasi a indicare la forza vitale che trascende tra due sentieri: uno terreno, l’altro sensoriale, quasi si trovasse attraverso un intricato labirinto.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Lo chiamano “corso estivo per crediti scolastici” perché ammettere che lo stato del Victoria non ha più soldi, e per questa ragione ingaggia adolescenti come inservienti senza retribuirli, evidentemente è troppo.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Frasi iniziali Bleach Vol. #1-46 "Noi temiano ciò che non possiamo vedere" (Volume 1 - The Death And The Strawberry - Ichigo) "Le persone hanno speranza perché la morte è invisibile ai loro occhi" (Volume 2 - Goodbye Parakeet, Goodinte My Sista - Rukia) "Se io fossi pioggia che riesce ad unire cielo e terra divisi in eterno potrei riuscire ad unire due anime allo stesso modo? (Volume 3 - Memories In The Rain - Orihime) Siamo attratti l'uno verso l'altro come gocce d'acqua, come i pianeti ci respingiamo l'uno contro l'altro come i magneti, come il colore della pelle. (Volume 4 - Quincy Archer Hates You - Ishida) "Se non impugno una spada non posso difenderti, se impugno una spada non posso abbracciarti." (Volume 5 - Rightarm Of The Giant - Chad) "Già, per noi non esiste il destino. Soltanto chi, inghiottito dall'ignoranza e dalla paura, mette il piede in fallo scivola nelle torbide acque chiamate destino (Volume 6 - The Death Trilogy Overture - Urahara) "Non dobbiamo piangere che è la resa del corpo nei confronti del cuore, nient'altro che la prova che non siamo in grado di gestire ciò che chiamiamo cuore." (Volume 7 - The Broken Coda - Byakuya) "Se arrugginisce, non potrà più trafiggere se perdi la presa, ti taglierà Già, l'orgoglio è simile a una spada" (Volume 8 - The Blade and Me - Zangetsu) "Già, noi tutti sogniamo ad occhi aperti di volare in cielo." (Volume 9 - Fourteen Days for Conspiracy - Kukaku Shiba) "Noi allunghiamo le braccia spazziamo via le nuvole penetriamo il cielo e afferriamo la Luna e Marte ma non riusciamo ancora a raggiungere la verità" (Volume 10 - Tattoo on the Sky - Ganju Shiba) "Darò fuoco a queste zanne che non possono raggiungere così da non vedere quella stella così da non dover tagliare questa gola." (Volume 11 - A Star and a Stray Dog - Renji) "Pensiamo che un fiore cresciuto sul ciglio di un precipizio sia bello, perché i nostri piedi si fermano sul quel ciglio. Non riusciamo ad avanzare su quel cielo come quel fiore impavido." (Volume 12 - Flower on the Precipice - Aizen) "Ogni volta che rinunciamo al nostro orgoglio, ci avviciniamo di un passo alla bestia. Ogni volta che soffochiamo il nostro cuore, ci allontaniamo di un passo alla bestia." (Volume 13 - The Undead - Zaraki Kenpachi) "Scricchiola, scricchiola, torre del Purgatorio, che squarci il mondo come la luce. Trema, trema, torre della spina dorsale, a precipitare saremo noi o il cielo? " (Volume 14 - White Tower Rocks - Hanataro Yamada) "Io non farò altro che esercitarmi a dirti addio." (Volume 15 - The Beginning of the Death of Tomorrow - Kira) "La criniera del sole si riversa a terra cancellando le orme sul ghiaccio sottile Non temere di venire ingannato il mondo sorge già sull'inganno" (Volume 16 - Night of Wijnruit - Hitsugaya) "Rosso come il sangue bianco come le ossa rosso come la solitudine bianco come il silenzio rosso come i nervi di una belva bianco come il cuore di un dio rosso come l'odio che sgorga sciogliendoti bianco come il dolore che ti agghiaccia rosso come l'ombra che divora la notte come un sospiro che trapassa la luna splende di bianco, si spegne di rosso." (Volume 17 - Rosa Rubicundior, Lilio Candidior - Yoruichi) "La tua ombra furtiva come un ago avvelenato senza destinazione cuce il mio cammino. La tua luce flessuosa come un fulmine che colpisce una torre piezometrica tronca la fonte della mia vita." (Volume 18 - The Deathberry Returns - Soi Fong) "Sì, niente e nessuno può cambiare il mio mondo." (Volume 19 - The Black Moon Rising - Ichigo) "Chi paragona l'amore alla bellezza non conosce il volto dell'amore. Chi paragona l'amore alla bruttezza vanta di aver conosciuto l'amore." (Volume 20 - End of Hypnosis - Gin) "Tutto a questo mondo esiste per metterti con le spalle al muro." (Volume 21 - Be My Family or Not - Shinji)
Tite Kubo
Ambròse chiude in fretta la finestra, sbattendola: nella sua mente si affollano delle immagini che rimandano al passato e al perché sua madre avesse deciso di abbandonarla in quel manicomio.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Per un certo senso sembra quasi un paradosso che la Regina Dell’Oltretomba, sia una Dea fin troppo benevola e compassionevole, al contrario di Inanna, Dea della Vita, ma con il potere così devastante da porle fine, a volte in modo anche crudele.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Se il trono fosse una creatura viva, sarebbe la più terrificante mai conosciuta, quasi quanto il serpente di Enki che risiede nelle profondità dell’oceano solcato da Urŝanabi.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
La mortalità ha un inizio. La mortalità è mutevole. La mortalità cambia ciò che chiama ella stessa “mortale”, facendo di tali cambiamenti ciò che più le compiace. La mortalità non termina. E la mortalità genera altri mortali, propendendo verso un’abitudine che rende tale volontà flebile e terribile al tempo stesso. Ma per quanto riguarda le divinità, invece? Per loro il tempo è eterno: se per un banale essere umano un mese può a volte sembrar quasi un battito di ciglia, per una divinità dieci anni equivalgono al tempo impiegato per scostare una ciocca di capelli dal viso.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Tra gli umani si narra la leggenda secondo cui, osservandoli, è possibile vedere il modo in cui si morirà, perché sarà Ereŝkigal a farti innamorare di lei fino a farti perdere la testa. La Regina del Kur conduce per mano verso il sentiero che porta all’Oltretomba. Ogni passo è lontano dalla Vita, dal mondo Celeste di Inanna. Ereŝkigal giunge da te nei momenti di difficoltà, quando nulla attorno a te sembra regalarti speranza. Ti vezzeggia, si complimenta, finge di comprenderti quando nessuno lo fa. Ti ascolta quando non ci sono orecchie disponibili. Ereŝkigal, la Morte, non ti fa sentire solo: arriva per alleggerire le tue pene. Per salvarti.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
La maledizione della Kug Ereškigallake è essere amata, senza mai poter ricambiare. Era la meno adatta a regnare sui morti, perché ne aveva troppa pietà da vivi. Del resto, un tempo proprio lei era una Dea della Vita obbligata a un ruolo che ha sempre odiato. Lei è come la luna e i serpenti: entrambi mutano, come le sorti della vita e della morte, si palesano in troppe forme e si evolvono nella notte.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Macchierò il mio sacro mantello del sangue dei tuoi amashu, li scuoierò uno a uno e te lo lancerò addosso dopo averti buttato giù dal tuo trono” prosegue Inanna come se la Dea del Kur fosse nella stanza.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Suonando il tamburo conterai il tempo, come fa la luna con le sue fasi” prosegue. Il vello, manto caprino, era simbolo del collegamento tra luna e ciclo mestruale. Il flusso sacro di quest’ultimo in concomitanza con la presenza della luna piena nel cielo era richiamato anche dalle falci di questi animali come simbolo femminile e sacro alla Dea. Un esemplare collegamento della forza vitale. Il battito del tamburo, lo splendore della luna e il ciclo mestruale erano la più grande esaltazione della vita e del battito del cuore. Il suono del tamburo era assai simile al suono dell’organo che teneva in vita non solo i mortali, ma anche i dingir. Tutto scandagliato dallo scandire del tempo della luna.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Per Gilgameš, arrivare nel Kur e trovare la pianta dell’immortalità, era una missione che avrebbe riportato in vita l’anima del proprio amato.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
A volte sono sorpresa di essere malvagia quanto Sin, riflette, procedendo in avanti, lasciando che nel vento tiepido la polvere continui a volteggiare, la stessa che fino a pochi istanti prima aveva costituito un corpo umano.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
La Dea non teme ciò che gli umani definiscono pudore: comparire nuda davanti ad un altro individuo non è motivo di vergogna per sé, ma dovrebbe per chi la osserva. Colui che è davanti la Stella del Mattino è a conoscenza che si sta compiendo un atto sacrilego, pari quasi al tentativo di scrutare il destino e i misteri dell’universo, incomprensibili a esseri inferiori al Leone Celeste.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Inanna era furiosa, ma paziente, era arrogante, ma saggia. Era la miglior Dea nata nel Cielo. Lei era tutto, ma allo stesso tempo niente, era l’uragano, ma anche la il vento dolce che ti accarezza. Lei era l’indiscussa Regina del Cielo.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Inanna osserva la polvere disperdersi in aria, che si illumina di una sfumatura argentata prima di svanire. Il colore della Luna era il simbolo dell’Anuita, segno che il furto che appena commesso fosse stato firmato volontariamente da lei, mischiando le tinte verdastre di Enki. Così la Regina del Cielo donò le arti divine ai mortali. Non per bontà, ma per indispettire il Dio dell’Acqua.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Sono nuda al cospetto del Cielo, con solo l’opale di Eridu e la mia tiara a mezzaluna sulla fronte, riflette la Dea. Nel pieno dei propri poteri, l’Argentea decide di proseguire il suo cammino con un solo scopo nel cuore: la vendetta.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Giurare sull’Abzu, il sacro tempio governato dal Dio Enki, era un atto indissolubile. Se trasgredito, Lily sa che l’anima del peccatore verrebbe portata subito via. Non nel regno di Ereŝkigal, ma in un luogo più oscuro, senza possibilità di rinascita.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Loro tre sono i figli del tramonto dal destino segnato. Sono i figli della steppa, sono i fratelli che macchieranno la terra col proprio sangue. Loro sono i figli destinati al Kur.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Anunna dikudbi iginiše di muunda kurune - Gli Anua, i sette giudici, si pronunciano contro di lei. La osservano: è lo sguardo della morte.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Ati me peta babka - Cancelliere, apri il tuo cancello per me
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
An galta ki Inana ĝalše geštuggani naangub - Dall’immensità del Cielo, Inanna ha pensato a ciò che è nel mondo sotterraneo.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Dimmeer galgalene ibibi šamuunguben anunnakene mulu dalla - Starai al servizio dei grandi Dei Annua che risplendono radiosi
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
E galu Neti egalu diliguše gakur - Apri portiere, apri Neti, sono sola e voglio entrare.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Er imŝeŝe = Stava piangendo
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Eli baltuti ima idu mituti - I morti sono più numerosi dei vivi,
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Enûma ilû awîlum - Quando gli dei crearono gli uomini
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Gu ane bate gu kiše bate gu šu niĝinnani anurra tuggin immiin dul - La sua voce raggiunse il Cielo, la sua voce raggiunse la Terra. Il suo grido sonoro coprì l'orizzonte come un vestito
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Ĝanu Inana kurummani - Vieni Inanna, entra
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Gatumdug - Oh mia Dea!
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Geŝtin duruĝu - Mia dolce vite
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Inana ĝarza kurrake kazu naanbae = Taci Inanna, non devi aprire la bocca contro i riti dell'Oltretomba.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Igiza igi durunabi madug - Mi piace il tuo sguardo
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Inana gaeredibdib - Inanna, lasciatemi passeggiare con te
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Inim inene inim lipiš giggaam gu inede gu namtagtaggaam - Le parlano: sono parole guidate dalla rabbia. Le gridano contro: è il grido pesante del senso di colpa. Lei diventa cadavere.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Kaza gu didibi madug kalal - Mi piacciono le tue parole
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Lal kukuĝu - Mio dolce miele
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Lukura šu numuindugga naaĝerim makuddeen - Giura che non toccherai nessun altro
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Luturĝu gud anna ugubi innu anurra ugubiim - Il Toro Celeste non ha più alcun pascolo
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Nindingir gu kie bate gu kiše - La Dea ha fatto raggiungere la sua voce alla Terra
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Nundumza ne šuubbi madud - I baci delle tue labbra sono così dolci
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Me kurra me al nudida sabiinduggabi kurre heebus abaam kibi sa innaandug edde al muniindug - I poteri divini dell'Oltretomba sono poteri che non dovrebbero essere bramati, perchè chi li ottiene è costretto a rimanere nell’Oltretomba.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Munaniibgigi ĝee gu badeeen an kiše abadate - Griderò e farò raggiungere la mia voce al Cielo e la Terra.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))
Muunda ĝiringada gabanuendeen - Giaciamo sul mio letto di fiori.
Cleo Rozenfeld (La Stella (Saga del Sigillo della Luna, #1))