Mondo Cane Quotes

We've searched our database for all the quotes and captions related to Mondo Cane. Here they are! All 16 of them:

Sì, è possibile trapiantare l'ipofisi di uno Spinoza o di qualche altro povero diavolo e fabbricare da un cane un essere intelligentissimo. Ma perché farlo? Me lo dica lei, per favore: perché fabbricare artificialmente gli Spinoza quando una qualunque donnetta è capace di sfornarne uno quando vuole. Madame Lomonosov ha messo al mondo a Cholmogory quel suo celeberrimo figlio. Dottore, è la stessa umanità che ci pensa e, grazie all'evoluzione, genera ostinatamente, ogni anno, dalla gentaglia più triviale, decine di geni eminenti, abbellendo il globo terrestre.
Mikhail Bulgakov (Heart of a Dog)
Ho riflettutto molto su come descriverlo, e questo è quel che ho deciso: «Nessuno l'ha mai definito un grande cane, o anche un buon cane. Era sfrenato come un ossesso e forte come un toro. Affrontava gioiosamente la vita, con un entusiasmo associato spesso a disastri naturali. È l'unico cane che sia mia stato espulso da un corso di aducazione all'obbedienza». Continuavo: «Marley era un divoratore di divani, un demolitore di porte a zanzariera, un dispensatore di saliva, un ribaltatore di coperchi di pattumiera. Quanto al cervello, lasciatemi dire che ha dato la caccia alla sua coda fino al giorno in cui è morto, apparentemente convinto di essere sull'orlo di una grossa svolta nel mondo canino». Ma c'era dell'altro in lui, e descrissi il suo intuito e la sua empatia, la sua dolcezza con i bambini, e il suo cuore puro. Quelo che volevo realtmente dire era come quest'animale aveva toccato le nostre anime e ci aveva insegnato alcune delle lezioni più importanti della vita. «Una persona può imparare molto da un cane, anche da un cane strambo come il nostro», scrissi. «Marley mi ha insegnato a vivere ogni giorno con sfrenata esuberanza e gioia, a cogliere il momento e seguire il mio cuore. Mi ha insegnato ad apprezzare le cose semplici: una passeggiata nei boschi, una fresca nevicata, un sonnellino in un raggio di sole invernale. E mentre diventava vecchio e malandato, mi ha insegnato l'ottimismo di fronte alle avversità. Sopprattutto mi ha insegnato l'amicizia, l'altruismo e una profonda devozione.» Era uno straordinario concetto che solo ora, sulla scia della sua morte, stavo assorbendo totalmente: Marley come mentore. Era un maestro e un modello di comportamento. Era possibile per un cane, qualsiasi cane, ma soprattutto un pazzo cane incontrollabile come il nostro, indicare agli umani le cose che contavano realmente nella vita? Direi di sì. Lealtà. Coraggio. Devozione. Semplicità. Gioia. E le cose che non contavano. A un cane non servono automobili lussuose o grandi case o vestiti di sartoria. Gli status symbol non significano niente per lui. Un bastone fradicio gli va altrettanto bene. Un cane giudica gli altri non dal colore, il credo o la classe ma da chi sono interioremente. A un cane non importa se sei ricco o povero, istruito o analfabeta, intelligente o stupido. Dagli il tuo cuore e lui ti darà il suo. Era molto semplice, eppure noi umani, così più saggi e più sofisticati, abbiamo sempre avuto difficltà a immaginare quel che conta e non conta realemente. Mentre scrivevo quest'articolo di addio a Marley, mi rendevo conto che era tutto lì di fronte a noi, se solo avessimo aperto gli occhi. A volte occorre un cane con un alito cattivo, pessime maniere, e intenzioni pure per aiutarci a vedere.
John Grogan (Io & Marley)
Non c’è niente da fare, l’uomo è un cane che si mangia la coda. Gira in cerchio fino a consumarsi.
Mauro Corona (La fine del mondo storto)
Dopo la morte del mio cane, mi chiusi nella mia stanza a leggere tutto il tempo. Per me il mondo che trovavo nei libri era molto più vivo di quello che vedevo intorno a me. Lì dentro si spalancavano paesaggi mai visti prima. I libri e la musica diventarono i miei amici più grandi. Anche a scuola avevo diversi nuovi compagni, ma nessuno con cui sentissi di potermi aprire. Ci incontravamo tutti i giorni, chiacchieravamo del più e del meno e giocavamo insieme a pallone. Se avevo dei problemi, non mi confidavo con nessuno. Ci pensavo, trovavo una soluzione e agivo, sempre da solo. Ma non soffrivo particolarmente per la solitudine. La consideravo normale. In fondo, tutti gli esseri sono soli.
Haruki Murakami (Sputnik Sweetheart)
Proverò a parlare di me. A presentarmi con parole mie. L'ho fatto tante volte quando ero a scuola. Ognuno di noi a turno doveva mettersi di fronte alla nuova classe e presentarsi. Era una cosa che odiavo. O meglio, più che odiarla non ne vedevo il senso. Che potevo saperne io di me stesso? Ero proprio io quel personaggio che riuscivo a percepire con la mia coscienza? Proprio come quando uno non riconosce la propria voce incisa su un registratore, mi chiedevo sempre se l'immagine che percepivo di me stesso non fosse un'immagine distorta che mi ero fabbricato su misura. Ogni volta che ero costretto a presentarmi davanti alla classe, mi alzavo in piedi con una sensazione di disagio. Mi sembrava di essere un truffatore. Per questa ragione cercavo sempre di dire solo fatti oggettivi, evitando interpretazioni o commenti: Ho un cane, mi piace nuotare, non mi piace il formaggio eccetera. Malgrado ciò provavo lo stesso la sensazione di star parlando dei fatti immaginari di una persona immaginaria. Anche quando ascoltavo gli altri, mi sembrava che parlassero tutti di qualcuno che non erano loro. Tutti vivevamo respirando l'area irreale di un mondo irreale.
Haruki Murakami (Dance Dance Dance)
Nel mondo moderno non esiste più il concetto di passato remoto: ogni passato ci sta costantemente appresso come un cane rabbioso e ci abbaia ogni qualvolta dobbiamo prendere una decisione.
Riccardo Zanotti (Ahia!)
Jacopetti’s Mondo Cane series of documentary films enjoyed a huge vogue in the 1960s. They cunningly mixed genuine film of atrocities, religious cults and ‘Believe-it-or-not’ examples of human oddity with carefully faked footage. The fake war newsreel (and most war newsreels are faked to some extent, usually filmed on manoeuvres) has always intrigued me - my version of Platoon, Full Metal Jacket or All Quiet on the Western Front would be a newsreel compilation so artfully faked as to convince the audience that it was real, while at the same time reminding them that it might be wholly contrived. The great Italian neo-realist, Roberto Rossellini, drew close to this in Open City and Paisa.
J.G. Ballard (The Atrocity Exhibition)
Il cane resta immobile a lamentarsi. Come se ormai non esistesse più un mondo da esplorare e da vivere per lui, oltre quei pochi metri quadrati di inferno. Come se la corda recisa fosse una nuova prigione.
Romano De Marco (L'uomo di casa)
«Sa, m’è capitato di seguire una sua inchiesta, quella che venne detta del ‘cane di terracotta’. In quell’occasione, lei abbandonò l’indagine su di un traffico d’armi per buttarsi a corpo morto appresso a un delitto avvenuto cinquant’anni prima e la cui soluzione non avrebbe avuto effetti pratici. Lo sa perché l’ha fatto?». «Per curiosità?» azzardò Montalbano. «No, carissimo. Il suo è stato un modo finissimo e intelligente di continuare a fare il suo non piacevole mestiere scappando però dalla realtà di tutti i giorni. Evidentemente questa realtà quotidiana a un certo momento le pesa troppo. E lei se ne scappa. Come faccio io quando mi rifugio qua. Ma appena torno a casa, perdo subito la metà del beneficio. Che suo padre muoia è un fatto reale, ma lei si rifiuta di avallarlo constatandolo di persona. Fa come i bambini che, chiudendo gli occhi, pensano d’avere annullato il mondo». Il professore Liborio Pintacuda a questo punto taliò dritto il commissario. «Quando si deciderà a crescere, Montalbano?».
Andrea Camilleri (The Snack Thief (Inspector Montalbano, #3))
«Signore, avete tutta la coscia gonfia. E la febbre vi consuma...» «Vada a farsi fottere la febbre. Yurga?» «Sì, signore?» «Ho dimenticato di ringraziarti...» «Non siete voi che dovete ringraziare, signore, ma io. Siete stato voi a salvarmi la vita, a ridurvi così per difendermi. E io? Io che cosa ho fatto? Ho medicato un uomo ferito e privo di sensi, l'ho caricato sul carro, non l'ho lasciato crepare? È una cosa normale, signor strigo.» «Non poi così normale, Yurga. Sono già stato abbandonato... in simili situazioni... come un cane...» Il mercante, la testa bassa, rimase in silenzio. «Eh, sì, viviamo in un mondo schifoso. Ma non è una buona ragione perché facciamo tutti gli schifosi. Abbiamo bisogno del bene. A me lo ha insegnato mio padre e io lo insegno ai miei figli.»
Andrzej Sapkowski (Miecz przeznaczenia (Saga o Wiedźminie, #0.7))
Non ti conosco e non so cosa è successo nella tua vita. Ma quello che voglio dirti è che vale la pena raccontare alcuni segreti. Altrimenti ti avvelenano come la chemioterapia... ti scavano dall'interno. Devi parlare, anche se solo con un cane che sai che non ti giudicherà. Ma hai molte persone amichevoli qui intorno - ognuna ha attraversato il suo personale inferno - neanche loro ti giudicheranno.
Lauren Beukes (Afterland)
«Luka?» Fece un passo verso di lui, ma l’altro lo ignorò e sparì in cucina senza nemmeno degnarlo di un’occhiata. Per un attimo, pensò di seguirlo, ma il problema era che non aveva la minima idea di cosa avrebbe potuto dire o fare, dopo che aveva mandato tutto a puttane. Sapeva bene che avrebbe semplicemente dovuto lasciare che Luka lo baciasse – non era stata sua intenzione reagire a quel modo –, ma non è che potesse premere il bottone “reset” e riprovarci. E comunque, ricordare l’espressione sul suo volto lo fece sentire il più grande pezzo di merda del mondo. In passato, non si era mai trovato in una situazione di quel tipo, in cui aveva ferito i sentimenti di qualcuno a cui teneva abbastanza da voler addirittura sistemare le cose. Detestava il senso di colpa… ma detestava ancor di più sapere di averlo ferito. Attraversò il soggiorno mordendosi il labbro, e si fermò sulla soglia della cucina. Luka era al lavello a lavare i piatti, la schiena rivolta verso Nick. Nick attese un paio di strazianti minuti, spostando il peso da un piede all’altro e tormentando un bottone della camicia. Parlare non era mai stato un problema per loro due. Desiderò quasi che Luka gli urlasse contro o che gli desse dello stronzo o del bastardo o qualcos’altro. Anche se gli avesse detto di sparire, sarebbe stato meglio di quel cazzo di silenzio. Ma Luka non disse una parola. Alla fine, quando l’aria nella stanza divenne pesante per la tensione e il silenzio prolungato si tramutò in imbarazzo, Nick girò i tacchi e andò a recuperare la propria giacca. Lui ci aveva provato. Non sapeva che altro avrebbe dovuto fare, ma non aveva intenzione di starsene lì come un patetico cane, mentre Luka faceva finta che non esistesse. Con un ultimo sguardo verso la cucina, si infilò la giacca e, in silenzio, uscì dall’appartamento
Piper Vaughn (The Luckiest (Lucky Moon, #2))
«Ho fatto un sogno bruttissimo», le disse. «Ho sognato che eri morta. E che non c'era più niente di bello al mondo.» «Io non sono il bello di questo mondo», gli aveva risposto lei. «Lo so.» «Come sarebbe a dire, lo so?»
Bonifacio Vincenzi (Testimone un cane e altri racconti)
Quello che consideri destino si riferisce soltanto al passato. Il nostro futuro si può prevedere proprio perché, in quanto creature di questo mondo, siamo prevedibili. Pensa al gatto e al topo. [...] Quando un gatto vede un topo tende sempre a inseguirlo, a meno che, a sua volta, non sia inseguito da un animale più grande, come un cane. Noi siamo più o meno uguali. Il futuro è basato su quello che desideriamo, a meno che non ci sia qualcosa di più importante sul nostro cammino che ci fa deviare. [...] Ma il futuro in genere vede anche le cose che possono alterare il nostro cammino [...] Non è il destino, è semplicemente il futuro che osserva quello che desideriamo di più. Ognuno ha il potere di cambiare il proprio destino se ha abbastanza coraggio da lottare per quello che desidera più di ogni altra cosa.
Stephanie Garber
Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro, vai a fargli visita prima di partire e quando torni. Stai molto di più all’aria aperta. Ascolta un anziano, lascia che parli della sua vita. Leggi poesie ad alta voce. Esprimi ammirazione per qualcuno. Esci all’alba ogni tanto. Passa un po’ di tempo vicino a un animale, prova a sentire il mondo con gli occhi di una mosca, con le zampe di un cane.
Franco Arminio (Cedi la strada agli alberi (Italian Edition))
«Pensavo agli uomini» disse Polinesia. «Gli uomini mi fanno ridere. Si credono tanto in gamba. Il mondo va avanti da migliaia di anni, ormai, non è vero? E la sola cosa che abbiano imparato del linguaggio degli animali è che quando un cane scodinzola vuol dire: “Sono contento!” È buffo, no? Tu sei senza dubbio il primo uomo in grado di parlare come noi. Oh, a volte la gente mi irrita terribilmente, e che arie si danno quando si riferiscono agli “stupidi animali”. Stupidi, eh?! Be’, io ho conosciuto un pappagallo ara che sapeva dire “Buongiorno” in sette maniere diverse, senza mai aprir bocca. Conosceva tutte le lingue del mondo, compreso il greco. Lo comprò un vecchio professore dalla barba grigia. Ma il pappagallo non rimase con lui. Diceva che il vecchio non parlava bene il greco e lui non poteva sopportare di sentirglielo insegnare tutto sbagliato. Mi chiedo spesso che fine abbia fatto. Quell’uccello era più bravo in geografia di quanto potranno mai esserlo gli uomini. Gli uomini! Accidenti, penso che se mai impareranno a volare, come qualsiasi passerotto, non la smetteranno più di vantarsene!» «Sei un vecchio uccello saggio» disse il dottore. «Quanti anni hai esattamente? So che a volte i pappagalli e gli elefanti diventano molto, molto vecchi.» «Non ricordo mai di preciso quanti anni ho» disse Polinesia. «Sono centottantatré o centottantadue. So
Hugh Lofting (La storia del Dottor Dolittle (Le Fenici) (Italian Edition))