â
Io non ho mai sentito tanto di vivere quanto amando, benchĂ© tutto il resto del mondo fosse per me come morto. Lâamore Ăš la vita e il principio vivificante della natura, come lâodio il principe distruggente e mortale. Le cose son fatte per amarsi scambievolmente, e la vita nasce da questo.
â
â
Giacomo Leopardi (Zibaldone di pensieri)
â
Tesoro, sai come si dice: bisogna baciare molti rospi prima di trovare il principe.
â
â
E.L. James (Fifty Shades of Grey (Fifty Shades, #1))
â
Devo pur sopportare qualche bruco
se voglio conoscere le farfalle,
sembra che siano cosĂŹ belle...
â
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Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo principe)
â
Il ne fait aucun doute pour moi que la sagesse est le but principal de la vie et c'est pourquoi je reviens toujours aux stoĂŻciens. Ils ont atteint la sagesse, on ne peut donc plus les appeler des philosophes au sens propre du terme. De mon point de vue, la sagesse est le terme naturel de la philosophie, sa fin dans les deux sens du mot. Une philosophie finit en sagesse et par lĂ mĂȘme disparaĂźt.
â
â
Emil M. Cioran (Oeuvres)
â
Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).
â
â
Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
â
Solo i bambini sanno quello che cercano.
â
â
Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
â
L'essenziale Ăš invisibile agli occhi
â
â
Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
â
Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarĂČ per te unica al mondo.
â
â
Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo principe)
â
Ils ont découvert le principe de la «lettre volée» d'Edgar Allan Poe : le meilleur cachette est celle qui crÚve les yeux, car on pense toujours à aller chercher plus loin ce qui se trouve tout prÚs.
â
â
Bernard Werber (La Trilogie des Fourmis)
â
Certo che ti farĂČ del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa Ăš la condizione stessa dellâesistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dellâinverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dellâassenza.
â
â
Antoine de Saint-Exupéry
â
J'ai un problĂšme avec la logique. Je n'ai jamais compris comment on pouvait dire une chose et son contraire. Jurer qu'on aime quelqu'un et le blesser, avoir un ami et l'oublier, se dire de la mĂȘme famille et s'ignorer comme des Ă©trangers, revendiquer des grands principes et ne pas les pratiquer, affirmer qu'on croit en Dieu et agir comme s'il n'existait pas, se prendre pour un hĂ©ros quand on se comporte comme un salaud. (p.173)
â
â
Jean-Michel Guenassia (Le Club des incorrigibles optimistes)
â
Quand lâesprit humain, absolument arrĂȘtĂ©, est complĂštement vide et calme, il est un miroir pur et net, capable de mirer lâessence ineffable et innommable du Principe lui-mĂȘme.
â
â
Lao Tzu (Lao Tseu: Tao Te King (French Edition))
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Forse lo specchio porterĂ la mia immagine al principe. Forse puĂČ capitare che guardi in alto quando lo specchio sorvola il suo cielo, e allora vedrĂ la mia immagine. Forse seguirĂ lo specchio nel suo cammino e mi troverĂ qui.
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Michael Ende (Momo)
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Non si vede bene che con il cuore. L'essenziale Ăš invisibile agli occhi.
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Antoine de Saint-Exupéry
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CiĂČ che abbellisce il deserto», disse il piccolo principe, «Ú che nasconde un pozzo in qualche luogo...»
â
â
Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
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Il problema Ăš che la pace Ăš un lavoro troppo faticoso per chi ha coltivato a lungo lâeuforia della distruzione
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Elia Pepperkamp (Il principe del popolo)
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Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe)
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I grandi non capiscono mai niente da soli ed Ăš stancante, per i bambini, dar loro continuamente delle spiegazioni...
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â
Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince - Il Piccolo Principe: Bilingual parallel text - Bilingue con testo a fronte: English - Italian / Inglese - Italiano (Dual Language Easy Reader Vol. 33) (Italian Edition))
â
Les stoïciens ont voulu soutenir que nos passions dépendent entiÚrement de notre volonté, et que nous pouvons les gouverner avec une autorité sans bornes; mais l'expérience les a contraint d'avouer, en dépit de leurs principes, qu'il ne faut pas peu de soins et d'habitude pour contenir et régler nos passions .
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â
Baruch Spinoza (Ethics)
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The thing people don't understand about an army is its great, unpunctuated wastes of inaction: you have to scavenge for food, you are camped out somewhere with a rising water level because your mad capitaine says so, you are shifted abruptly in the middle of the night into some indefensible position, so you never really sleep, your equipment is defective, the gunners keep causing small unwanted explosions, the crossbowmen are either drunk or praying, the arrows are ordered up but not here yet, and your whole mind is occupied by a seething anxiety that things are going to go badly because il principe, or whatever little worshipfulness is in charge today, is not very good at the basic business of thinking. It didn't take him many winters to get out of fighting and into supply. In Italy, you could always fight in the summer, if you felt like it. If you wanted to go out.
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â
Hilary Mantel
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Ora so che il principe esiste davvero, che le persone che ami possono salvarti e che il destino potrebbe avere per tutti un piano piĂč vasto di quanto riusciamo a capire. Ora so che le fiabe possono diventare realtĂ , se soltanto hai il coraggio di continuare a crederci.
â
â
Kristin Harmel
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Aveva ancora in mente il modo amichevole con cui il principe gli aveva parlato, e la gentilezza nei suoi occhi. Il principe Aldfrid lo vedeva come una meraviglia, come un potenziale bene prezioso, non come un mostro. Bruto sorrise e ricominciĂČ a canticchiare mentre saliva su per il sentiero
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Kim Fielding (Brute)
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Come sono fortunati gli attori! Loro possono scegliere se recitare in una tragedia o in una commedia, se soffrire o gioire, ridere o piangere. Ma nella vita reale Ăš diverso. Uomini e donne sono costretti per lo piĂč a interpretare personaggi che non sono tagliati per loro. Ai nostri Guildenstern tocca il ruolo di Amleto, e i nostri Amleti devono fare i buffoni come il principe Hal. Il mondo Ăš un palcoscenico, ma le parti sono mal distribuite.
â
â
Oscar Wilde
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PerchĂ© lo fai, Bruto? PerchĂ© rischiare cosĂŹ tanto per lui?â
âLo amo.â
Per la sorpresa di Bruto, il Principe Aldfrid non si mostrĂČ arrabbiato. Anzi, fece un piccolo sorriso triste. âBene. Voglio dire, nonostante tutto sono contento che abbia almeno questo. Dei, era⊠era speciale.â
âLo Ăš ancora,â rispose Bruto in tono piatto
â
â
Kim Fielding (Brute)
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I have to put up with a few caterpillars if I want to get to know the butterflies.
â
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince - Il Piccolo Principe: Bilingual parallel text - Bilingue con testo a fronte: English - Italian / Inglese - Italiano (Dual Language Easy Reader Vol. 33) (Italian Edition))
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-Vos livre sont classés selon quel principe? demandai-je.
-Le principe du désordre absolu, dit-il.
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Jacques Poulin
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Sono tanto semplici gli uomini, e tanto ubbidiscono alle necessitĂ presenti, che colui che inganna, troverĂ sempre chi si lascerĂ ingannare.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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E fu di tanta virtĂč, etiam in privata fortuna, che chi ne scrive, dice: quod nihil illi deerat ad regnandum praeter regnum.
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â
NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore.
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â
Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince - Il Piccolo Principe: Bilingual parallel text - Bilingue con testo a fronte: English - Italian / Inglese - Italiano (Dual Language Easy Reader Vol. 33) (Italian Edition))
â
But, personally, I'm afraid I can't see sheep inside boxes. Perhaps I'm a bit like the grown-ups. I've had to grow old.
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â
Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince - Il Piccolo Principe: Bilingual parallel text - Bilingue con testo a fronte: English - Italian / Inglese - Italiano (Dual Language Easy Reader Vol. 33) (Italian Edition))
â
«La verità » disse Westley «Ú che tu preferisci vivere con il Principe anziché morire con il tuo amore».
«Preferisco vivere che morire, lo ammetto».
«Parlavamo d'amore, signora».
â
â
William Goldman (The Princess Bride)
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«[...] Non sono un premio. Non sono la principessa che devâessere salvata dal drago. Il principe sono io e i mostri li ammazzo io.»
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Laurell K. Hamilton (Bullet (Anita Blake, Vampire Hunter, #19))
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Non era perfetto, no. Non era il principe azzurro delle fiabe. A volte cercava di esserlo, ma a me piaceva di piĂč quando il castello si disfava
â
â
John Green (The Fault in Our Stars)
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«Sai se vuole dichiararsi anche a scuola?»
«Non me ne ha ancora parlato.»
«E tu lo aiuterai in caso decidesse di farlo?»
Gabe sbuffĂČ, anche se i suoi occhi erano tristi. «Vorrei capire perchĂ© tutti chiedono il mio aiuto. Non sono il Principe Azzurro che salva la principessa in pericolo.»
In realtĂ io sono la principessina. Dovrei cominciare ad andare in giro con una tiara per farmi riconoscere.
â
â
Susan Moretto (Principessina)
â
CosĂŹ il piccolo principe addomesticĂČ la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
« Ah! » disse la volpe, « piangerĂČ.»
« La colpa Ú tua », disse il piccolo principe,
« io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi...»
« E' vero », disse la volpe.
« Ma piangerai! » disse il piccolo principe.
« E' certo », disse la volpe.
« Ma allora che ci guadagni? »
« Ci guadagno », disse la volpe, « il colore del grano. »
«Da te, gli uomini», disse il piccolo principe,
«coltivano cinquemila rose
nello stesso giardino...
e non trovano quello
che cercano...»
«Non lo trovano», ripetei.
«E tuttavia quello che cercano potrebbe essere
trovato in una sola rosa o in un po' d'acqua...»
«Certo», confermai.
E il piccolo principe soggiunse:
«Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore.»
â
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Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo principe)
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Il existe deux ensembles de principes. Les principes de pouvoir et de privilÚge et les principes de vérité et de justice. Si vous courez aprÚs le pouvoir et les privilÚges, ce sera toujours au détriment de la vérité et de la justice.
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Noam Chomsky
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Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerĂČ ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterĂ la mia felicitĂ . Quando saranno le quattro, incomincerĂČ ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirĂČ il prezzo della felicitĂ !
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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Efrosin aveva piantato un seme, come sicuramente lui aveva lasciato il suo in quello del principe. Era il seme dell'amicizia, dell'affetto e -ancora peggio - dell'amore. Dmitri si rese quindi conto che, baciando le labbra rosse e morsicate di Efrosin e avendo assaporato la sensazione del suo corpo che si stringeva e tremava attorno al suo, quel seme sarebbe stata la sua rovina
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Leta Blake (Levity (Gay Fairy Tales #1))
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Le principal ennemi du langage clair, c'est l'hypocrisie. Quand il y a un fossĂ© entre les objectifs rĂ©els et les objectifs dĂ©clarĂ©s, on a presque instinctivement recours aux mots interminables et aux locutions rabĂąchĂ©es, Ă la maniĂšre d'une seiche qui projette son encre. A notre Ă©poque, il n'est plus concevable de "ne pas s'occuper de politique". Tous les problĂšmes sont des problĂšmes politiques, et la politique elle-mĂȘme n'est qu'un amas de mensonges, de faux-fuyants, de sottise, de haine et de schizophrĂ©nie.
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George Orwell (Such, Such Were the Joys)
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Il Principe diede mano alla Principessa perchĂ© si alzasse: ella era giĂ abbigliata e con gran magnificenza: ed egli fu abbastanza prudente da farle osservare, che era vestita come la miâ nonna, e che aveva un camicino alto fin sotto gli orecchi, come costumava un secolo addietro.
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Charles Perrault (Sleeping Beauty: Classics Illustrated)
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Mais moi, qu'ai-je de commun avec ces femmes inconsidérées ? Quand m'avez-vous vue m'écarter des rÚgles que je me suis prescrites, et manquer à mes principes ? Je dis mes principes, et je le dis à dessein : car ils ne sont pas, comme ceux des autres femmes, donnés au hasard, reçus sans examen et suivis par habitude ; ils sont le fruit de mes profondes réflexions ; je les ai crées, et je puis dire que je suis mon ouvrage.
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Pierre Choderlos de Laclos (Les liaisons dangereuses)
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Zeke inclinĂČ la testa, come se stesse ponderando attentamente quanto Gabe gli diceva. «PerchĂ©, tu ce lâhai? Il buongusto estetico, intendo.»
Gabe rimase spiazzato. Di tutte le risposte che poteva riceve, questa era lâunica che non si aspettava. E che lo faceva un poâ incazzare.
«Sai una cosa, ragazzo dâoro? Il Principe Azzurro non ha mai insultato Cenerentola per il suo fottuto abito del ballo o per quelle cazzo di scarpette di cristallo. Quindi evita commenti sui vestiti della principessina.»
Questo sembrĂČ far vergognare Zeke, che arrossĂŹ e abbassĂČ lo sguardo.
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Susan Moretto (Principessina)
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Bor scoppiĂČ a ridere. Asia adorava il suo sorriso perchĂ© lui era un uomo virile come nessun altro, ma quelle poche volte che rideva, il viso si trasformava e a lei sembrava di poter leggere quellâanima complessa come fosse divenuta dâimprovviso trasparente, e quello che vi scorgeva era un individuo dalla sensibilitĂ distruggente e dal coraggio piĂč folle. Ecco perchĂ© lo amava in modo tanto doloroso e immenso, perchĂ© lui era la completezza. Lui era forte e fragile, sapeva amare e odiare, era la luce e le tenebre, ma solo a lei era permesso guardare nellâantro della bestia e trovarvi il principe.
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Eilan Moon (R.I.P. De Profundis (The R.I.P. Trilogy, #2))
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Qu'une goutee de vin tombe dans un verre d'eau; quelle que soit la loi du movement interne du liquide, nous verrons bientÎt se colorer d'une teinte rose uniforme et à partir de ce moment on aura beau agiter le vase, le vin et l'eau ne partaßtront plus pouvoir se séparer. Tout cela, Maxwell et Boltzmann l'ont expliqué, mais celui qui l'a vu plus nettement, dans un livre trop peu lu parce qu'il est difficile à lire, c'est Gibbs dans ses principes de la Mécanique Statistique.
Let a drop of wine fall into a glass of water; whatever be the law that governs the internal movement of the liquid, we will soon see it tint itself uniformly pink and from that moment on, however we may agitate the vessel, it appears that the wine and water can separate no more. All this, Maxwell and Boltzmann have explained, but the one who saw it in the cleanest way, in a book that is too little read because it is difficult to read, is Gibbs, in his Principles of Statistical Mechanics.
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Henri Poincaré (The Value of Science: Essential Writings of Henri Poincare (Modern Library Science))
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Giorni, mesi, per piantare il seme della fiducia, della speranza, e poi basta un proiettile vagante per avvelenare la terra, per trasformare il suo quartiere nel solito campo di battaglia. Tutti disseppelliscono lâascia di guerra, nellâaria fluttuano solo accuse e recriminazioni, sciocchezze cucinate nel pentolone dellâautocommiserazione e della infelicitĂ .
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Elia Pepperkamp (Il principe del popolo)
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Il Poeta Ăš simile al principe dei nembi, che vive tra le tempeste e si ride dell'arciere; esiliato sulla terra fra grida di scherno, le ali di gigante gl'impediscono di camminare.
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Charles Baudelaire (I fiori del male: 29 poesie)
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Ecco il mio segreto. Ă molto semplice: si vede solo con il cuore. L'essenziale Ăš invisibile agli occhi
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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Ă talmente misterioso, il paese delle lacrime!
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince - Il Piccolo Principe: Bilingual parallel text - Bilingue con testo a fronte: English - Italian / Inglese - Italiano (Dual Language Easy Reader Vol. 33) (Italian Edition))
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Rubini schizzano via come gocce di sangue dal petto di un principe morente che si accascia nellâacqua, mormorando il nome di una donna.
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George R.R. Martin (A Clash of Kings (A Song of Ice and Fire, #2))
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«Dove sono gli uomini?» riprese infine il piccolo principe. «Si Ăš un po' soli nel desertoâŠÂ»
«Lo si Ú anche tra gli uomini» disse il serpente.
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
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It's the time you wasted on your rose that makes your rose so important.
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince - Il Piccolo Principe: Bilingual parallel text - Bilingue con testo a fronte: English - Italian / Inglese - Italiano (Dual Language Easy Reader Vol. 33) (Italian Edition))
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Rimase immobile per un istante. Non gridĂČ. Cadde dolcemente come cade un albero. Non fece neppure rumore sulla sabbia.
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
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E' il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa cosĂŹ importante
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe: Edizione in Bianco E Nero (2) (Italian Edition))
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Ma, per venire a quelli che per propria virtĂč e non per fortuna sono diventati principi, dico che li piĂč eccellenti sono MoisĂš, Ciro, Romulo, Teseo e simili.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Perché li uomini offendono o per paura o per odio.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Il n'y a pas de nation aussi puissante que celle qui obéit à ses lois non pas par des principes de peur ou de raison, mais par passion.
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â
Montesquieu
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Et esaminando le azioni e vita loro, non si vede che quelli avessino altro dalla fortuna che la occasione;
â
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Bisognava che Ciro trovassi eâ Persi malcontenti dello imperio deâ Medi, e li Medi molli et effeminati per la lunga pace.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Quelli li quali per vie virtuose, simili a costoro, diventono principi, acquistono el principato con difficultĂ , ma con facilitĂ lo tengano;
â
â
NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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E debbasi considerare come non Ăš cosa piĂč difficile a trattare, nĂ© piĂč dubia a riuscire, nĂ© piĂč pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre nuovi ordini.
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â
NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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li quali non credano in veritĂ le cose nuove, se non ne veggono nata una ferma esperienza.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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PerchĂ© le iniurie si debbono fare tutte insieme, acciĂČ che, assaporandosi meno, offendino meno: eâ benefizii si debbono fare a poco a poco, acciĂČ che si assaporino meglio.
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â
NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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ConcluderĂČ solo che a uno principe Ăš necessario avere el populo amico: altrimenti non ha, nelle avversitĂ , remedio.
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â
NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Ă il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosĂŹ importante
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Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo principe (Italian Edition))
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The proof that the little prince existed is that he was fascinating, that he laughed, that he wanted a sheep. If someone wants a sheep it proves that they exist,
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince - Il Piccolo Principe: Bilingual parallel text - Bilingue con testo a fronte: English - Italian / Inglese - Italiano (Dual Language Easy Reader Vol. 33) (Italian Edition))
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Mais tuer des hommes ne mĂšne a rien qu'a en tuer plus encore. Pour faire triompher un principe, c'est un principe qu'il faut abattre.
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Albert Camus (The Rebel)
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Ti ammiro" disse il piccolo principe, alzando un poco le spalle, "ma tu che te ne fai?".
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Antoine de Saint-Exupéry
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Je sais combien nous sommes sujets Ă nous mĂ©prendre en ce qui nous touche, et combien aussi les jugements de nos amis nous doivent ĂȘtre suspects, lorsquâils sont en notre faveur.
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René Descartes (René DESCARTES: les 7 oeuvres majeures et complÚtes (Les RÚgles pour la direction de l'esprit, Le Discours de la Méthode, Les Principes de la philosophie, Des Passions de l'ùme...) (French Edition))
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Sai... quando si Ăš molto tristi si amano i tramonti...
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Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo Principe (Italian Edition))
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Ă la cosa piĂč difficile. Ă molto piĂč difficile giudicare sĂ© stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene Ăš segno che sei veramente saggio.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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I grandi decisamene, sono molto, molto bizzarri.
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â
Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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I grandi decisamente, sono molto, molto bizzarri.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo Principe (Italian Edition))
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«Si Ăš un poâ soli nel desertoâŠÂ»
«Si Ú soli anche con gli uomini»
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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Ecco il mio segreto. Ă molto semplice: non si vede bene che col cuore. Lâessenziale Ăš invisibile agli occhi.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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Ă il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha atto la tua rosa cosĂŹ importante.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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It is only in the heart that one can see rightly, what is essensial is invisible to the eye
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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â [...]Che cosa significa "addomesticare"?
â Significa una cosa che Ăš stata purtroppo dimenticata, â rispose la volpe â significa "Creare dei legamiâŠ
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Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo principe)
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Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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I bambini devono essere indulgenti con i grandi.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno puĂČ dare.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo principe)
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Ă la cosa piĂč difficile. Ă molto piĂč difficile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene Ăš segno che sei veramente un saggio.
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â
Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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I grandi, decisamente, sono molto, molto bizzarri.
â
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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«Si Ú un po' soli nel deserto...»
«Si Ú soli anche con gli uomini».
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â
Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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Ecco il mio segreto. Ă molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale Ăš invisibile agli occhi.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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Ă il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosĂŹ importante.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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«Non erano contenti là dove stavano?»
«Non si Ú mai contenti dove si sta»
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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Lâharmonie, me disait-il, nâest quâun accessoire Ă©loignĂ© dans la musique imitative; il nây a dans lâharmonie proprement dite aucun principe dâimitation. Elle assure, il est vrai, les intonations; elle porte tĂ©moignage de leur justesse; et, rendant les modulations plus sensibles, elle ajoute de lâĂ©nergie Ă lâexpresson, et de la grĂące au chant. Mais câest de la seule mĂ©lodie que sort cette puissance invincible des accents passionĂ©s; câest dâelle que dĂ©rive tout le pouvoir de la musique sur lâĂąme. Formez les plus savantes successions dâaccords sans mĂ©lange de mĂ©lodie, vous serez ennuyĂ©s au bout dâun quart dâheure. De beaux chants sans aucune harmonie sont longtemps Ă lâĂ©preuve de lâennui. Que lâaccent du sentiment anime les chants les plus simples, ils seront intĂ©ressants. Au contraire, une mĂ©lodie qui ne parle point chante toujours mal, et la seule harmonie nâa jamais rien su dire au coeur.
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Jean-Jacques Rousseau (Julie, ou La nouvelle Heloise. Lettres de deux amans, habitans d'une petite ville au pied des Alpes. Recueillies et publiées Volume 2 (French Edition))
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La mia vita Ăš monotona. Io do la caccia ale galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciĂČ. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarĂ come illuminata. ConoscerĂČ un rumore di passi che sarĂ diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo mi farĂ uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiĂč in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me Ăš inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo Ăš triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarĂ meraviglioso quando mi avrai addomesticato. E amerĂČ il rumore del vento nel grano...» disse la volpe.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo principe)
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Sono questi dominii cosĂ acquistati, o consueti a vivere sotto uno principe, o usi ad essere liberi; et acquistonsi, o con le armi dâaltri o con le proprie, o per fortuna o per virtĂč.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Un grand général doit savoir l'art des changements. S'il s'en tient à une connaissance vague de certains principes, à une application routiniÚre des rÚgles de l'art, si ses méthodes de commandement sont dépourvues de souplesse, s'il examine les situations conformément à quelques schémas, s'il prend ses résolutions d'une maniÚre mécanique, il ne mérite pas de commander.
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Sun Tzu (The Art of War)
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E chi crede che neâ personaggi grandi eâ benefizii nuovi faccino dimenticare le iniurie vecchie, sâinganna. ErrĂČ, adunque, el duca in questa elezione; e fu cagione dellâultima ruina sua.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Ero stato scoraggiato dallâinsuccesso del mio disegno numero 1 e del mio disegno numero 2. I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano di dover dare sempre spiegazioni.
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe (Italian Edition))
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N'ayant pas pu vivre selon la morale ordinaire, je tĂąche, du moins, d'ĂȘtre d'accord avec la mienne : c'est au moment oĂč l'on rejette tous les principes qu'il convient de se munir de scrupules. J'avais pris envers vous d'imprudents engagements que devait protester la vie : je vous demande pardon, le plus humblement possible, non pas de vous quitter, mais d'ĂȘtre restĂ© si longtemps.
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Marguerite Yourcenar (Alexis ou le Traité du vain combat / Le Coup de grùce)
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It's a question of discipline, â the little prince said to me later. â When you've attended to your own needs in the morning, you've got to attend carefully to the needs of the planet. You've
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince - Il Piccolo Principe: Bilingual parallel text - Bilingue con testo a fronte: English - Italian / Inglese - Italiano (Dual Language Easy Reader Vol. 33) (Italian Edition))
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«Spero che tu non mi abbia molestato sessualmente mentre dormivo.»
«Per tua fortuna non sono cosĂŹ intraprendente», ammise lâuomo «ma non hai neppure chiuso la porta a chiave ieri sera.»
«Aspettavo che il mio principe azzurro venisse e mi rapisse, portandomi via con sé», rispose, mettendosi seduto sul letto.
«Temo che al posto del principe azzurro dovrai accontentarti solo di un prestante trentenne.»
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Cristiano Pedrini (La teoria del pettirosso (Italian Edition))
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In exemplis ci sono li Spartani e li Romani. Li Spartani tennono Atene e Tebe creandovi uno stato di pochi; tamen le riperderono. Romani, per tenere Capua Cartagine e Numanzia, le disfeciono, e non le perderono
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Toute notre dignité consiste donc en la pensée. C'est de là qu'il nous faut relever et non de l'espace et de la durée, que nous ne saurions remplir. Travaillons donc à bien penser : voilà le principe de la morale.
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Blaise Pascal (Pensées)
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Nous ne nous présentons pas au monde en doctrinaires avec un nouveau principe en lui disant: voici la vérité, c'est ici qu'il faut tomber à genoux. Des principes du monde nous tirons pour le monde des principes nouveaux.
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Karl Marx
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Di qui nacque che tuttâi profeti armati vinsono, e li disarmati ruinorono. PerchĂ©, oltre alle cose dette, la natura deâ populi Ăš varia; et Ăš facile a persuadere loro una cosa, ma Ăš difficile fermarli in quella persuasione.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Les haines foisonnaient : haine contre les instituteurs primaires et contre les marchands de vin, contre les classes de philosophie, contre les cours d'histoire, contre les romans, les gilets rouges, les barbes longues, contre toute indĂ©pendance, toute manifestation individuelle ; car il fallait « relever le principe d'autoritĂ© », qu'elle s'exerçùt au nom de n'importe qui, qu'elle vĂźnt de n'importe oĂč, pourvu que ce fĂ»t la Force, l'Autorité ! Les
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Gustave Flaubert (L'éducation sentimentale)
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Come devono essere tristi, quei figli unici. Crescere in una casa piena di adulti, sempre in minoranza, sempre sconfitti, nemmeno un po' di quella stupidità sfrenata, niente scherzi da poter ripetere cento volte, nessuno con cui cantare, nessuno con cui litigare, nessuno con cui fare il principe, o lo schiavo [...] in seguito, quando i genitori cadono in disgrazia e diventano essere umani incasinati e banali e si trasformano pian piano da persone che si prendono cura di te in individui di cui ci si deve prendere cura, chi ci sarà ad affrontare con te quelle crescenti frustrazioni, a riflettere sulle migliaia di dettagli insignificanti di quella soap opera a lungo condivisa che non significa nulla per gli altri? E quando infine se ne saranno andati, chi si rivolgerà a te dicendoti: «SÏ, mi ricordo il cavalluccio a dondolo rosso... sÏ, mi ricordo il letto immaginario sotto il biancospino»?
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Mark Haddon (The Red House)
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She had a beautiful perfume and lit up my life. I should never have run away from her. I should have guessed at the tenderness beneath her pathetic strategies. Flowers are so inconsistent! But I was too young to know how to love herâŠ
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince - Il Piccolo Principe: Bilingual parallel text - Bilingue con testo a fronte: English - Italian / Inglese - Italiano (Dual Language Easy Reader Vol. 33) (Italian Edition))
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Toute ma vie, j'ai été habitué à ce que les autres se trompent sur mon compte. C'est le lot de tout homme public. Il lui faut une solide cuirasse; car s'il fallait donner des explications pour se justifier quand on se méprend sur vos intentions, la vie deviendrait insupportable. Je me suis fait une rÚgle de ne jamais intervenir pour rectifier ce genre d'erreur, à moins que ne l'exige la cause que je défends. Ce principe m'a épargné bien du temps et bien des tracas.
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Mahatma Gandhi (Non-Violent Resistance (Satyagraha))
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LâĂ©galitĂ©, sur le plan des matĂ©riaux, exige, si nous prĂ©tendons dĂ©finir et rĂ©aliser, quâils occupent tous une place identique, et jouent le mĂȘme rĂŽle. Ce qui est absurde. Le principe dâĂgalitĂ©
sâabĂątardit, alors, en principe dâIdentitĂ©.
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Antoine de Saint-Exupéry
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mantenendosi loro le condizioni vecchie e non vi essendo disformitĂ di costumi, li uomini si vivono quietamente; come sâĂš visto che ha fatto la Borgogna, la Brettagna, la Guascogna e la Normandia, che tanto tempo sono state con Francia;
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Un acte qui nous prouverait, ainsi qu'Ă lui-mĂȘme, qu'il Ă©tait rĂ©ellement possible de mettre en oeuvre les principes Ă©levĂ©s que nous avait enseignĂ©s Julian. Devoir, piĂ©tĂ©, loyautĂ©, sacrifice. Je me rappelle son reflet dans le miroir alors qu'il levait le revolver vers sa tĂȘte. Il avait une expression de concentration extatique, presque de triomphe, celle d'un plongeur de haut vol courant Ă l'extrĂ©mitĂ© du tremplin : joyeux, les yeux fermĂ©s, dans l'attente du grand plongeon.
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Donna Tartt (The Secret History)
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Qui, au fond, a eu lâidĂ©e de retourner le principe de Clausewitz, qui a eu lâidĂ©e de dire : il se peut bien que la guerre soit la politique menĂ©e par dâautres moyens, mais la politique elle-mĂȘme nâest-elle pas la guerre menĂ©e par dâautres moyens?
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Michel Foucault (Society Must Be Defended: Lectures at the CollĂšge de France, 1975-1976)
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Les principes sont comme des attaches, des amarres ; quand on les rompt, on se libÚre, mais de la maniÚre d'un gros ballon rempli d'hélium, et qui monte, monte, monte, donnant l'impression de s'élever vers le ciel, alors qu'il s'élÚve vers le néant.
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Amin Maalouf (ۧÙŰȘۧۊÙÙÙ)
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Di che si cava una regola generale, la quale mai o raro falla: che chi Ăš cagione che uno diventi potente, ruina; perchĂ© quella potenzia Ăš causata da colui o con industria o con forza; e lâuna e lâaltra di queste dua Ăš sospetta a chi Ăš diventato potente.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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«Il primo a cadere fu Sytry, allora noto come Sartrael, ora principe della lussuria. E' stato lui a farci innamorare delle donne umane, Ăš stato lui a farmi innamorare di te. E pensare che lo stesso Michele e un angelo suo sottoposto, Anael, lo sbeffeggiavano dicendoci che dovevamo ripudiarlo per ciĂČ che aveva fatto. Gli stolti erano loro che non avevano per niente capito che era proprio grazie a lui che noi avevamo avuto il privilegio di conoscere l'amore e la passione. E' per lui che abbiamo combattuto»
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Diletta Brizzi (Elements Tales)
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E chi le acquista, volendole tenere, debbe avere dua respetti: lâuno, che il sangue del loro principe antiquo si spenga; lâaltro, di non alterare nĂ© loro legge nĂ© loro dazii; talmente che in brevissimo tempo diventa, con loro principato antiquo, tutto uno corpo.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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A dispetto di tutti, io calpesterĂČ ancora, e piĂč d'una volta, questa nostra terra. E vi camminerĂČ, in carne e ossa, come per il passato, principe o contadino, sapiente o stupido; a volte sulla vetta della scala sociale, a volte stritolato dalla ruota del destino.
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Jack London (The Star Rover (Modern Library Classics))
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«Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti siederai un po' lontano da me, cosĂŹ, nell'erba. Io ti guarderĂČ con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piĂč vicino...»
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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Ma, quando si acquista stati in una provincia disforme di lingua, di costumi e di ordini, qui sono le difficultĂ ; e qui bisogna avere gran fortuna e grande industria a tenerli; et uno deâ maggiori remedii e piĂč vivi sarebbe che la persona di chi acquista vi andassi ad abitare.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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L'homme n'est qu'un roseau, le plus faible de la nature; mais c'est un roseau pensant. Il ne faut pas que l'univers entier s'arme pour l'écraser : une vapeur, une goutte d'eau, suffit pour le tuer. Mais, quand l'univers l'écraserait, l'homme serait encore plus noble que ce qui le tue, puisqu'il sait qu'il meurt, et l'avantage que l'univers a sur lui, l'univers n'en sait rien. Toute notre dignité consiste donc en la pensée. C'est de là qu'il faut nous relever et non de l'espace et de la durée, que nous ne saurions remplir. Travaillons donc à bien penser : voilà le principe de la morale. Ce n'est point de l'espace que je dois chercher ma dignité, mais c'est du rÚglement de ma pensée. Je n'aurai pas d'avantage en possédant des terres : par l'espace, l'univers me comprend et m'engloutit comme un point; par la pensée, je le comprends.
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Blaise Pascal
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Lâhomme cherche un principe au nom duquel il puisse mĂ©priser lâhomme ; il invente un autre monde pour pouvoir calomnier et salir ce monde-ci ; en fait, il ne saisit jamais que le nĂ©ant et fait de ce nĂ©ant un « Dieu », une « vĂ©ritĂ© » appelĂ©s Ă juger et Ă condamner cette existence-ci.
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Friedrich Nietzsche (Le Crépuscule des idoles Ou Comment on philosophe avec un marteau (French Edition))
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«Non posso chiamarti Bella» dicevo, «perchĂ© non Ăš il tuo no-me. E Dulcie mi Ăš cosĂŹ poco familiare! Dunque ti chiamerĂČ Cenerentola. E ti ricorderĂČ che Cenerentola sposĂČ un principe. Io non sono un principe... ma...»
Lei m'interruppe.
«Cenerentola aveva una parte ben difficile da sostenere. Poteva essere sicura di diventare una principessa in piena regola? Perché, dopo tutto, non era che una piccola sguattera e...»
«Ora tocca al principe interrompere» ribattei. «E sai che cosa disse?»
«No.»
«"All'inferno!" disse il principe. E la baciĂČ.»
E l'azione seguĂŹ alla parola.
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Agatha Christie (The Murder on the Links (Hercule Poirot, #2))
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Il est bien vrai que la violence est ce qui ne parle pas, ce qui parle peu,
et la sexualitĂ©, ce dont on parle peu, en principe. La pudeur nâest pas liĂ©e
Ă un effroi biologique. Si elle lâĂ©tait, elle ne se formulerait pas comme elle
le fait : je redoute moins dâĂȘtre touchĂ©e que vue, et vue que parlĂ©e.
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Gilles Deleuze (Venus in Furs)
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Au moment ou la physique dĂ©couvre le principe d incertitude de Heisenberg, selon lequel il n est pas possible de connaĂźtre simultanĂ©ment la vitesse et la position d un Ă©lectron, parce qu en l Ă©clairant pour la mesurer on change sa vitesse, faire entrer un ready-made au musĂ©e change le musĂ©e lui-mĂȘme.
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Francois Jost
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NĂš creda mai alcuno Stato poter pigliare partiti sicuri; anzi pensi d'avere a prenderli tutti dubbi; perchĂš si trova questo nellâordine delle cose, che mai si cerca fuggire uno inconveniente, che non s'incorra in un altro: ma la prudenza consiste in saper cognoscere la qualitĂ degli inconvenienti, e prendere il manco tristo per buono.
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NiccolĂČ Machiavelli (Il Principe (Italian Edition))
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Un jour que le pĂšre Nicanor s'en vint le voir sous son chĂątaignier avec un damier et une boĂźte de jetons pour le convier Ă jouer aux dames avec lui, JosĂ© Arcadio Buendia ne voulut point accepter car, lui dit-il, jamais il n'avait pu comprendre quel sens pouvait revĂȘtir un combat entre deux adversaires d'accord sur les mĂȘmes principes.
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Gabriel GarcĂa MĂĄrquez (One Hundred Years of Solitude)
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A nessuno importerĂ quali individui siano stati modificati per costruire un romanzo. Lo so, câĂš sempre un certo tipo di lettore che si sentirĂ in dovere di chiedere: Ma che cosa Ăš successo veramente? La risposta Ăš semplice: gli amanti sopravvivono, felici. FinchĂ© resterĂ anche una sola copia, un unico dattiloscritto della mia stesura finale, la mia Arabella dall'animo sincero e il suo principe-dottore sopravviveranno per amarsi. Il problema in questi cinquantanove anni Ăš stato un altro: come puĂČ una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entitĂ superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non câĂš nulla al di fuori di lei. Ă la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non câĂš espiazione per Dio, nĂ© per il romanziere, nemmeno se fossero atei. Ă sempre stato un compito impossibile, ed Ăš proprio questo il punto. Si risolve tutto nel tentativo. [...] Mi piace pensare che non sia debolezza nĂ© desiderio di fuga, ma un ultimo gesto di cortesia, una presa di posizione contro la dimenticanza e l'angoscia, permettere ai miei amanti di sopravvivere e vederli riuniti alla fine. Ho regalato loro la felicitĂ , ma non sono stata tanto opportunista da consentire che mi perdonassero, non proprio, non ancora.
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Ian McEwan (Atonement)
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Addio", disse. "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. Ă molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale Ăš invisibile agli occhi". "L'essenziale Ăš invisibile agli occhi", ripetĂ© il piccolo principe, per ricordarselo. "Ă il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosĂŹ importante". "Ă il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrĂČ il piccolo principe per ricordarselo. "Gli uomini hanno dimenticato questa veritĂ . Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..." "Io sono responsabile della mia rosa..." ripetĂ© il piccolo principe per ricordarselo.
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Anonymous
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«Perché credi che stia facendo questa cosa? Questo viaggio, intendo? Per incontrare il principe azzurro? So bene che non siamo a Disney. La vita non Ú una fiaba. E non sono certo uno stupido che vive appollaiato su una nuvola.»
Sento una risata soffocata da parte di Travis. Beh, almeno ride. Sempre meglio dei sospiri e dellâaria annoiata.
«Tu ti sei appollaiato lĂŹ invece, Mack,» insiste. «Non ho mai incontrato qualcuno capace di tenere una conversazione di unâora sulla dieta vegetariana e dello scontro culturale. Tu sei rimasto appollaiato troppo a lungo su quella nuvola.»
«E tu, tu non sei altro che un brontolone solitario e abitudinario, incapace di vivere il momento, senza farti milioni di domande!» lo accuso con un tono infastidito.
Ă l'ora dei complimenti. Ci conosciamo solo da quattro giorni, e ci siamo giĂ scornati due volte. Come una coppia, come due fratelli, o come individui di una stessa rete di conoscenze che trascorrono parecchio tempo insieme e che si conoscono molto bene. Credo che lâesperienza con me sconvolga l'equilibrio abitudinario che Travis si Ăš creato, piĂč di quanto non pensi.
In ogni caso, io ne sono sconvolto.
«Ho già incontrato un matto come te, e mi basta per i prossimi trent' anni. Ho già avuto la mia dose di esempi, Mack.»
Viene da ridere anche a me, divertito dal vederlo cosĂŹ stupido, cosĂŹ asociale, non sa proprio come interagire con gli altri.
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Amheliie (Road)
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Le point final du processus dialectique represente l'esprit qui se reconnait comme l'ultime realite, et realise que tout ce qu'il a considere jusqu'alors comme etranger et hostile a lui-meme,
en verite, en fait partie integrante. Il s'agit simultanement d'un etat de connaissance absolue ou l'esprit s'identifie enfin comme etant l'ultime realite, mais aussi un etat de liberte totale dans lequel l'esprit, au lieu d'etre controlee par des forces exterieures, est capable d'organiser le monde d'une facon rationnelle. Il prend alors conscience que le monde est en fait lui-meme, et qu'il lui suffit simplement de mettre en oeuvre ses propres principes de rationalite afin de l'organizer rationalement.
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Peter Singer
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Ce principe Ă©tabli, il s'ensuit que la femme est faite spĂ©cialement pour plaire Ă l'homme. Si l'homme doit lui plaire Ă son tour, c'est d'une nĂ©cessitĂ© moins directe : son mĂ©rite est dans sa puissance ; il plaĂźt par cela seul qu'il est fort. Ce n'est pas ici la loi de l'amour, j'en conviens ; mais c'est celle de la nature, antĂ©rieure Ă l'amour mĂȘme.
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Jean-Jacques Rousseau (Emile, or On Education)
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Il y aurait hypocrisie ou naïveté à croire que la loi est faite pour tout le monde au nom de tout le monde ; qu'il est plus prudent de reconnaßtre qu'elle est faite pour quelques-uns et qu'elle porte sur d'autres; qu'en principe elle oblige tous les citoyens, mais qu'elle s'adresse principalement aux classes les plus nombreuses et les moins éclairées
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Michel Foucault
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Il y aurait hypocrisie ou naïveté à croire que la loi est faite pour tout le monde au nom de tout le monde ; [...] il est plus prudent de reconnaßtre qu'elle est faite pour quelques-uns et qu'elle porte sur d'autres; qu'en principe elle oblige tous les citoyens, mais qu'elle s'adresse principalement aux classes les plus nombreuses et les moins éclairées
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Michel Foucault
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« Il y aurait hypocrisie ou naïveté à croire que la loi est faite pour tout le monde au nom de tout le monde ; qu'il est plus prudent de reconnaßtre qu'elle est faite pour quelques-uns et qu'elle porte sur d'autres; qu'en principe elle oblige tous les citoyens, mais qu'elle s'adresse principalement aux classes les plus nombreuses et les moins éclairées »
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Michel Foucault
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The thing people donât understand about an army is its great, unpunctuated wastes of inaction: you have to scavenge for food, you are camped out somewhere with a rising water level because your mad capitaine says so, you are shifted abruptly in the middle of the night into some indefensible position, so you never really sleep, your equipment is defective, the gunners keep causing small unwanted explosions, the crossbowmen are either drunk or praying, the arrows are ordered up but not here yet, and your whole mind is occupied by a seething anxiety that things are going to go badly because il principe, or whatever little worshipfulness is in charge today, is not very good at the basic business of thinking.
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Hilary Mantel (Wolf Hall (Thomas Cromwell, #1))
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Ma lâautore si vergogna molto, a occupare cosĂŹ a lungo i lettori con gente di basso livello, sapendo per esperienza che essi fanno conoscenza malvolentieri con i ceti bassi. Ă pur cosĂŹ lâuomo russo: ha una gran passione a frequentare quelli che sia pure di un solo grado gli stanno sopra, e un reciproco toccarsi il cappello allâincontro con un conte o un principe Ăš per lui meglio di qualsiasi intimo rapporto amichevole.
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Nikolai Gogol (Dead Souls)
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Depuis longtemps, il avait résolu de reconnaßtre ses passions pour seul mentor de vérité et d'y conformer sa vie, cela dût-il, délibérément, ne conduire nulle part. C'était le principe qui l'avait mené vers la joie funeste qu'il ressentait à cette heure et qui lui donnait le sentiment de se trouver au bord d'un tourbillon impétueux qui l'emportait vers le fond. Il semblait qu'il n'y eût rien à faire sinon de s'y lancer.
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Yukio Mishima (The Sea of Fertility)
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Il pianeta appresso era abitato da un ubriacone.
Questa visita fu molto breve, ma immerse il piccolo principe in una grande malinconia.
«Che cosa fai?» chiese all'ubriacone che stava in silenzio davanti a una collezione di bottiglie vuote e a una collezione di bottiglie piene.
«Bevo», rispose, in tono lugubre, l'ubriacone.
«PerchĂ© bevi?» domandĂČ il piccolo principe.
«Per dimenticare», rispose l'ubriacone.
"Per dimenticare che cosa?» s'informĂČ il piccolo principe che cominciava giĂ a compiangerlo.
«Per dimenticare che ho vergogna», confessĂČ l'ubriacone abbassando la testa.
«Vergogna di che?» insistette il piccolo principe che desiderava soccorrerlo.
«Vergogna di bere!» e l'ubriacone si chiuse in un silenzio definitivo.
Il piccolo principe se ne andĂČ perplesso.
I grandi, decisamente, sono molto, molto bizzarri, si disse durante il viaggio.
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
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«Ti amo» â disse il Piccolo Principe.
«Anche io ti voglio bene» â rispose la rosa.
«Ma non Ăš la stessa cosa» â rispose lui. â «Voler bene significa prendere possesso di qualcosa, di qualcuno. Significa cercare negli altri ciĂČ che riempie le aspettative personali di affetto, di compagnia. Voler bene significa rendere nostro ciĂČ che non ci appartiene, desiderare qualcosa per completarci, perchĂ© sentiamo che ci manca qualcosa».
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe - Bilingue Italiano-Francese: In italiano semplice e moderno (Italian Edition))
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! On y croit et on en a peur. VoilĂ le mal. Tant quâon nâaura pas dĂ©truit le respect pour ce qui est imprimĂ©, on nâaura rien fait ! Inspirez au public le goĂ»t des grandes choses et il dĂ©laissera les petites. â Ou plutĂŽt laissez les petites se dĂ©vorer entre elles. Je regarde comme un des bonheurs de ma vie de ne pas Ă©crire dans les journaux. Il en coĂ»te Ă ma bourse, mais ma conscience sâen trouve bien, ce qui est le principal.
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Gustave Flaubert (GUSTAVE FLAUBERT Correspondance: Tome 4 -1869-1875 (French Edition))
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Les efforts de tous les hommes intelligents tendent au mĂȘme but, et toutes les grandes volontĂ©s s'attellent au mĂȘme principe : soyons bons, soyons jeunes, soyons vrais ! Le mal n'est qu'une vanitĂ©, ayons l'orgueil du bien, et surtout ne dĂ©sespĂ©rons pas. Ne mĂ©prisons pas la femme qui n'est ni mĂšre, ni sĆur, ni fille, ni Ă©pouse. Ne rĂ©duisons pas l'estime Ă la famille, l'indulgence Ă l'Ă©goĂŻsme. Puisque le ciel est plus en joie pour le repentir d'un pĂ©cheur que pour cent justes qui n'ont jamais pĂ©chĂ©, essayons de rĂ©jouir le ciel. Il peut nous le rendre avec usure. Laissons sur notre chemin l'aumĂŽne de notre pardon Ă ceux que les dĂ©sirs terrestres ont perdus, que sauvera peut-ĂȘtre une espĂ©rance divine, et, comme disent les bonnes vieilles femmes quand elles conseillent un remĂšde de leur façon, si cela ne fait pas de bien, cela ne peut pas faire de mal.
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Alexandre Dumas fils (La dame aux camélias)
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Il existe, en effet, peu de personnes qui parviennent Ă vivre sereinement le fait dâĂȘtre en contradiction avec elles-mĂȘmes. Ce phĂ©nomĂšne a dâailleurs Ă©tĂ© Ă©tudiĂ© par la psychologie sociale, qui lâa baptisĂ© « principe de cohĂ©rence ». Pris en flagrant dĂ©lit de comportements ou de dĂ©clarations contradictoires, les individus tendent Ă traverser un intense sentiment dâinconfort, qui les pousse Ă rĂ©aligner leurs positions pour sortir de lâincohĂ©rence
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Clément Viktorovitch (Le Pouvoir rhétorique: Apprendre à convaincre et à décrypter les discours)
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Parlammo dei vari reparti che câerano in giro. Simeone pareva sollecito e conciliante.
«CâĂš posto anche per i badogliani» disse a un certo punto.
«Il posto câÚ» dissi io; «ma dove sono i badogliani?»
«No» disse lui. «I badogliani che dico io siete voi.»
«Tanti saluti» disse Enrico: «firmato Badoglio»; e si avviĂČ con Dante per tornare al campo. Lâuomo disse che doveva andare anche lui per le sue strade, ma io gli dissi: «Aspetta un momento», e mi misi a polemizzare con una certa foga.
«Stammi bene a sentire» gli dissi. «Noi non siamo badogliani, anzi siamo nemici personali di Badoglio. Badoglio Ú una carogna.»
Gli spiegai ben bene le mie vedute sul maresciallo e sui suoi colleghi, inoltre sul Re Imperatore e sul Principe di Piemonte; aggiunsi un appendice sui principini. «Dunque,» conclusi «se voi mettete fuori la chiacchiera che noi siamo badogliani, noi diremo che voi siete troskisti. Lo sai chi era Trotzki?»
«Era una carogna» disse Simeone.
«Sbagliato» dissi. «Era il creatore dellâArmata Rossa, il piĂč bravo dei compagni di Lenin; era bravo piĂč o meno come Lenin, e ancora piĂč brillante.»
«Non sarete mica troskisti?» disse Simeone.
«Ma sÏ» dissi; «lâala troskista dei badogliani.»
«Dimmelo tu cosa siete» disse lui; io fui tentato di dirgli: deviazionisti crociani di sinistra, ma poi gli dissi brevemente che eravamo studenti, e con chi eravamo lÏ, e perché.
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Luigi Meneghello (I piccoli maestri)
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Il est plus facile par exemple dŽappartenir à une religion organisée, dont on respectera les lois, les demandes que de se conformer aux principes simples de la Conscience Divine. Car lŽintégrité qui vient de lŽamour, de lŽacceptation totale dŽautrui et de soi, et qui se meut par le discernement et lŽharmonie, dans lŽinstant, avec Dieu, requiert plus de choix, de courage et de force que lŽobéissance aveugle à un livre ou des lois rédigées par un leader humain.
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Michael El Nour
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le moi est avant tout une instance de maitrise. C est un systÚme de défense au service du principe de plaisir contre le dehors, mais aussi contre ces pulsions intimes et étrangÚres a la fois qui nous habitent.
Ce sont ces remparts qu il s agit d abattre, ce barrage contre le pacifique qu il faut ruiner.
Disons-le autrement, le moi est une organisation pour résister a la passivité essentielle du sujet a l égard de l autre. Le moi est fonciÚrement résistance a Dieu.
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Catherine Millot
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Je suis tout simplement convaincu d'un principe qui est que : pour la femme Ă qui l'Ă©ducation n'a pas enseignĂ© le bien, Dieu ouvre presque toujours deux sentiers qui l'y ramĂšnent ; ces sentiers sont la douleur et l'amour. Ils sont difficiles ; celles qui s'y engagent s'y ensanglantent les pieds, s'y dĂ©chirent les mains, mais elles laissent en mĂȘme temps aux ronces de la route les parures du vice et arrivent au but avec cette nuditĂ© dont on ne rougit pas devant le Seigneur.
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Alexandre Dumas fils (La dame aux camélias)
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«...Che cosa vuol dire "addomesticare"?»
«à una cosa da molti dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"...»
«Creare dei legami?»
«Certo», disse la volpe. «Tu, fino a ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarĂČ per te unica al mondo».
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Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe)
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[...] câest que jamais rien nâarrive, sans quâil y ail une cause ou du moins une raison dĂ©terminante, câest-Ă -dire quelque chose qui puisse servir Ă rendre a priori, pourquoi cela est existant plulĂŽt que de toute autre façon. Ce grand principe a lieu dans tous les Ă©vĂ©nements, et on ne donnera jamais un exemple contraire : et quoique le plus souvent ces raisons dĂ©terminantes ne nous soient pas assez connues, nous ne laissons pas dâentrevoir quâil y en a.
Essais de Théodicée, 1.44
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Gottfried Wilhelm Leibniz (Theodicy: Essays on the Goodness of God, the Freedom of Man & the Origin of Evil)
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Si lâislam apparaĂźt comme une religion contraignante Ă un certain nombre de nos contemporains, musulmans et non-musulmans confondus, câest parce quâil y a bien souvent dans leur esprit confusion entre les nĂ©cessitĂ©s sociales propres Ă la umma et les principes religieux et spirituels qui gouvernent la foi. Or, cette derniĂšre, nous lâavons dit, ne peut ĂȘtre quâune libre adhĂ©sion du cĆur. Câest de cette façon que « la distinction claire entre la vĂ©ritĂ© et lâĂ©garement doit se faire »
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Tayeb Chouiref (Citations coraniques expliquées: 150 citations pour découvrir l'ensemble de l'oeuvre et se familiariser avec tous les aspects du Coran (Eyrolles Pratique) (French Edition))
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Les rois, comme les femmes, croient que tout leur est dĂ». Quelque triste que soit ce principe, il est vrai, mais ne dĂ©flore point l'Ăąme. Placez vos sentiments purs en des lieux inaccessibles oĂč leurs fleurs soient passionnĂ©ment admirĂ©es, oĂč l'artiste rĂȘvera presque amoureusement au chef-d'Ćuvre. Les devoirs, mon ami, ne sont pas des sentiments. Faire ce qu'on doit n'est pas faire ce qui plaĂźt. Un homme doit aller mourir froidement pour son pays, et peut donner avec bonheur sa vie Ă une femme.
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Honoré de Balzac (Le Lys dans la vallée)
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Quant aux dĂ©ceptions que le monde peut vous faire Ă©prouver, je trouve que câest lui faire trop dâhonneur, il ne mĂ©rite pas cette importance. Pour moi, voici le principe : on a toujours affaire Ă des canailles. â On est toujours trompĂ©, dupĂ©, calomniĂ©, bafouĂ©. Mais il faut sây attendre. Et quand lâexception se prĂ©sente, remercier le Ciel. Câest pour cela que je nâoublie rien des plus petits bonheurs qui mâarrivent, pas une poignĂ©e de main cordiale, pas un sourire ! Tout est trĂ©sor pour les pauvres.
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Gustave Flaubert (GUSTAVE FLAUBERT Correspondance: Tome 4 -1869-1875 (French Edition))
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Son pÚre était un homme de principes. Il le prenait parfois par les épaules, mettait un genou par terre et lui expliquait, en appliquant une pression de ses grosses mains, les nombreux déplacements des planÚtes et des astres, complexes, qui causaient des phénomÚnes naturels magnifiques comme les aurores boréales et aussi des injustices. Il lui expliquait que les injustices étaient presque aussi vieilles que les chaßnes de montagnes, mais que les injustices étaient aussi parfois des chances extraordinaires.
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Daniel Grenier (LâannĂ©e la plus longue)
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[âŠ] di lĂŹ a poco tutti noi, cioĂš il principe, Ivan IvanyÄ ed io, ci saremmo separati e non per un'estate, per un anno e per due, ma per sempre. SĂŹ, nĂ© piĂč e nĂ© meno che per sempre e per non rivederci piĂč, in nessun tempo, fino alla fine del mondo, mai! Un pensiero che, nonostante la sua evidente bizzarria, mi riempĂŹ di terrore. In realtĂ , noi che viviamo per un determinato periodo sulla terra con le stesse gioie e tristezze della vita, che guardiamo lo stesso cielo, che amiamo e odiamo in fin dei conti le stesse cose, tutti condannati a una stessa pena, a una stessa cancellazione dalla superficie della terra, dovremmo provare l'uno per l'altra un'infinita tenerezza, un commovente sentimento di vicinanza. Dovremmo gridare di terrore e dolore quando il destino ci divide disponendo ogni volta della completa possibilitĂ di trasformare ogni nostra separazione, magari di pochi minuti, in separazione eterna. M a come si sa, sentimenti del genere ci sono del tutto estranei, e spesso ci separiamo persino dalle persone piĂč care con la massima indifferenza.
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Ivan Bunin
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Non fare tante riforme e tanti decreti; e se li fai procura che siano giusti, e soprattutto che si osservino e si eseguiscano; perchĂ© le riforme che si trascurano egli Ăš come se non si promulgassero, e fanno giudicare che il principe, il quale ebbe senno ed lungimiranza nel prescriverle, manchi poi di energia nel farle eseguire. [...] Ricordati, non sempre rigoroso o sempre indulgente, ma eleggi il mezzo fra quegli due estremi: che in ciĂČ consiste la perfezione della saggezza.
Visita le carceri, i mercati, e sino le beccherie e i macelli; che la presenza del governatore in siffatti luoghi Ăš di estrema importanza: e cosĂŹ tu conforterai i prigioni che attendono di essere restituiti alla libertĂ , e porrai in sesto le stadere e i pesi, evitando le frodi, ed incutendo il terrore nei rivenditori delle piazze e nei macellai.
Non ti mostrare (se anco lo fossi, benché non credo), amico né di robe, né di donne, né della ghiottoneria; perché come il popolo, o chi ha da trattar teco, conosce la piega a cui inchini, si studierà di far in te entrare la corruzione, e tanto ti assalirà , che ne andrai trascinato ad irreparabile perdizione.
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Miguel de Cervantes Saavedra (Don Quijote de la Mancha)
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Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all'altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di tramutarsi in un uccello di mare, e se il generale non eseguisse l'ordine ricevuto, di chi sarebbe il torto, mio o suo?"
"Sarebbe vostro", affermĂČ senza esitare il piccolo principe.
"Esatto. Bisogna esigere da ciascuno ciĂČ che ciascuno puĂČ fare", proseguĂŹ il re. "L'autoritĂ si fonda principalmente sulla ragione. Se ordini al tuo popolo di andarsi a gettare nel mare, farĂ la rivoluzione. Io ho il diritto di esigere obbedienza perchĂ© i miei ordini sono ragionevoli".
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
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Les lois de la société ne sont pas celles de la gravité, souvent l'on tombe vers le haut plutÎt que vers le bas. L'ascension politique de notre ami fut la conséquence directe de la faute grave qu'il avait commise. Depuis, il en a commis d'autres par la force des choses... Les principes sont des attaches, des amarres; quand on les rompt, on se libÚre, mais à la maniÚre d'un gros ballon rempli d'hélium, et qui monte, monte, monte, donnant l'impression de s'élever vers le ciel, alors qu'il s'élÚve vers le néant. Notre ami est donc monté, monté; il est devenu puissant, célÚbre, et surtout riche, outrageusement riche.
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Amin Maalouf (ۧÙŰȘۧۊÙÙÙ)
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Buon giorno», disse il piccolo principe.
«Buon giorno», disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete... Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva piĂč il bisogno di bere.
«Perché vendi questa roba?» disse il piccolo principe.
«E' una grossa economia di tempo», disse il mercante. «Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmia1no cinquantatré minuti alla settimana».
«E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?»
«Se ne fa quel che si vuole...»
«Io», disse il piccolo principe, «se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana...»
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
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Tu sei il diavolo,â disse allora Guglielmo.
Jorge parve non capire. Se fosse stato veggente direi che avrebbe fissato il suo interlocutore con sguardo attonito. âIo?â disse.
âSĂŹ, ti hanno mentito. Il diavolo non Ăš il principe della materia, il diavolo Ăš l'arroganza dello spirito, la fede senza sorriso, la veritĂ che non viene mai presa dal dubbio. Il diavolo Ăš cupo perchĂ© sa dove va, e andando va sempre da dove Ăš venuto. Tu sei il diavolo e come il diavolo vivi nelle tenebre. Se volevi convincermi, non ci sei riuscito. Io ti odio, Jorge, e se potessi ti condurrei giĂč, per il pianoro, nudo con penne di volatili infilate nel buco del culo, e la faccia dipinta come un giocoliere e un buffone, perchĂ© tutto il monastero ridesse di te, e non avesse piĂč paura. Mi piacerebbe cospargerti di miele e poi avvoltolarti nelle piume, portarti al guinzaglio nelle fiere, per dire a tutti: costui vi annunciava la veritĂ e vi diceva che la veritĂ ha il sapore della morte, e voi non credevate alla sua parola, bensĂŹ alla sua tetraggine. E ora io vi dico che, nella infinita vertigine dei possibili, Dio vi consente anche di immaginarvi un mondo in cui il presunto interprete della veritĂ altro non sia che un merlo goffo, che ripete parole apprese tanto tempo fa.
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Umberto Eco (The Name of the Rose)
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Ce dernier talent correspond proprement Ă ce quâon appelle lâĂąme ; car exprimer et rendre universellement communicable ce quâil y a dâindicible dans lâĂ©tat dâesprit associĂ© Ă une certaine reprĂ©sentation â et ce, que lâexpression relĂšve du langage, de la peinture ou de la plastique -, cela requiert un pouvoir dâapprĂ©hender le jeu si fugace de lâimagination et de le synthĂ©tiser dans un concept qui se peut communiquer sans la contrainte de rĂšgles (un concept qui, prĂ©cisĂ©ment pour cette raison, est original et fait apparaĂźtre en mĂȘme temps une rĂšgle nouvelle qui nâa pu rĂ©sulter dâaucun principe ou dâaucun exemple qui lâeusse prĂ©cĂ©dĂ©e).
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Immanuel Kant (La Critique de la faculté de juger (Critique du jugement esthétique): Une oeuvre fondamentale de l'esthétique moderne (La troisiÚme grand ouvrage critique ... de la raison pratique))
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Sentivo sempre piĂč il bisogno di raccogliere e conservare antichi volumi, e dâincaricare scrivani coscienziosi di trarne nuove copie. Nobile compito; non meno urgente - pensavo - dellâaiuto ai veterani o dei sussidi alle famiglie prolifiche e disagiate; qualche guerra, dicevo a me stesso, la miseria che la segue, un periodo di volgaritĂ e dâincultura sotto un cattivo principe basterebbero a far perire per sempre i pensieri pervenuti fino a noi mediante quei fragili oggetti di pergamena e dâinchiostro. Ogni uomo cosĂŹ fortunato da beneficiare, piĂč o meno, di quei legati di cultura, mi sembrava responsabile verso tutto il genere umano.
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Marguerite Yourcenar (Memoirs of Hadrian)
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De lâespĂšce dâĂąme qui a la plus haute autoritĂ© en nous, voici lâidĂ©e quâil faut sâen faire : câest que Dieu nous lâa donnĂ©e comme un gĂ©nie, et câest le principe que nous avons dit logĂ© au sommet de notre corps, et qui nous Ă©lĂšve de la terre vers notre parentĂ© cĂ©leste, car nous sommes une plante du ciel, non de la terre, nous pouvons lâaffirmer en toute vĂ©ritĂ©. Car Dieu a suspendu notre tĂȘte et notre racine Ă lâendroit oĂč lâĂąme fut primitivement engendrĂ©e et a ainsi dressĂ© tout notre corps vers le ciel. Or, quand un homme sâest livrĂ© tout entier Ă ses passions ou Ă ses ambitions et applique tous ses efforts Ă les satisfaire, toutes ses pensĂ©es deviennent nĂ©cessairement mortelles, et rien ne lui fait dĂ©faut pour devenir entiĂšrement mortel, autant que cela est possible, puisque câest Ă cela quâil sâest exercĂ©.
Mais lorsquâun homme sâest donnĂ© tout entier Ă lâamour de la science et Ă la vraie sagesse et que, parmi ses facultĂ©s, il a surtout exercĂ© celle de penser Ă des choses immortelles et divines, sâil parvient Ă atteindre la vĂ©ritĂ©, il est certain que, dans la mesure oĂč il est donnĂ© Ă la nature humaine de participer Ă lâimmortalitĂ©, il ne lui manque rien pour y parvenir ; et, comme il soigne toujours la partie divine et maintient en bon Ă©tat le gĂ©nie qui habite en lui, il doit ĂȘtre supĂ©rieurement heureux.
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Plato (Timaeus)
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Il faudrait pouvoir restituer au mot « philosophie » sa signification originelle : la philosophie â l'« amour de la sagesse » â est la science de tous les principes fondamentaux ; cette science opĂšre avec l'intuition, qui « perçoit », et non avec la seule raison, qui « conclut ». Subjectivement parlant, l'essence de la philosophie est la certitude ; pour les modernes au contraire, l'essence de la philosophie est le doute : le philosophe est censĂ© raisonner sans aucune prĂ©misse (voraussetzungsloses Denken), comme si cette condition n'Ă©tait pas elle-mĂȘme une idĂ©e prĂ©conçue ; c'est la contradiction classique de tout relativisme. On doute de tout, sauf du doute.
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Frithjof Schuon (The Transfiguration of Man)
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Les discours et les Ă©crits politiques sont aujourd'hui pour l'essentiel une dĂ©fense de l'indĂ©fendable. Des faits tels que le maintien de la domination britannique en Inde, les purges et les dĂ©portations en Russie, le largage de bombes atomiques sur le Japon peuvent sans doute ĂȘtre dĂ©fendus, mais seulement Ă l'aide d'arguments d'une brutalitĂ© insupportable Ă la plupart des gens, et qui ne cadrent pas avec les buts affichĂ©s des partis politiques. Le langage politique doit donc principalement consister en euphĂ©mismes, pĂ©titions de principe et imprĂ©cisions nĂ©buleuses. Des villages sans dĂ©fense subissent des bombardements aĂ©riens, leurs habitants sont chassĂ©s dans les campagnes, leur bĂ©tail est mitraillĂ©, leurs huttes sont dĂ©truites par des bombes incendiaires : cela s'appelle la "pacification". Des millions de paysans sont expulsĂ©s de leur ferme et jetĂ©s sur les routes sans autre viatique que ce qu'ils peuvent emporter : cela s'appelle un "transfert de population" ou une "rectification de frontiĂšre". Des gens sont emprisonnĂ©s sans jugement pendant des annĂ©es, ou abattus d'une balle dans la nuque, ou envoyĂ©s dans les camps de bucherons de l'Arctique pour y mourir du scorbut : cela s'appelle l'"Ă©limination des Ă©lĂ©ments suspects". Cette phrasĂ©ologie est nĂ©cessaire si l'on veut nommer les choses sans Ă©voquer les images mentales correspondantes.
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George Orwell (Such, Such Were the Joys)
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Ah! Sei qui...»
E mi prese per mano. Ma ancora si tormentava:
«Hai avuto torto. Avrai dispiacere. SembrerĂČ morto e non sarĂ vero...»
Io stavo zitto.
«Capisci? E' troppo lontano. Non posso portare appresso il mio corpo. E' troppo pesante».
Io stavo zitto.
«Ma sarà come una vecchia scorza abbandonata. Non sono tristi le vecchie scorze...»
Io stavo zitto.
Si scoraggiĂČ un poco. Ma fece ancora uno sforzo:
«Sara' bello, sai. Anch'io guarderĂČ le stelle. Tutte le stelle saranno dei pozzi con una carrucola arrugginita. Tutte le stelle mi verseranno da bere...»
Io stavo zitto.
«SarĂ talmente divertente! Tu avrai cinquecento milioni di sonagli, io avrĂČ cinquecento milioni di fontane...»
E tacque anche lui perché piangeva.
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Antoine de Saint-Exupéry (The Little Prince)
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La vie, désormais : la gestion des déchets. Que faire de la terre et des boues contaminées, des feuilles ?
Pour les dĂ©chets, on brĂ»le comme on peut, on enterre Ă la sauvette. Quand on brĂ»le, les incinĂ©rateurs rejettent dans l'air des poussiĂšres radioactives qui se reposent ailleurs, toujours un peu plus loin. On dĂ©contamine un lieu en en contaminant un autre : c'est un cercle vicieux. Ou alors, on nettoie Ă mains nues ou avec des gants et des masques, dans de grandes opĂ©rations citoyennes aussi spectaculaires qu'absurdes. Ce faisant, on ne fait qu'appliquer un des principes de base du nuclĂ©aire, oĂč le problĂšme des dĂ©chets n'est jamais rĂ©solu, il est remis Ă plus tard, infiniment et indĂ©finiment remis Ă plus tard. (p. 272)
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Michaël Ferrier (Fukushima : Récit d'un désastre)
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Il delinquente era una persona intelligente, coraggiosa, forte, d'etĂ matura, si chiamava Legros. Ebbene, vi dico, che lo crediate o no, che mentre saliva al patibolo piangeva. Ă mai possibile, dico io? Non Ăš un orrore? Via, chi puĂČ piangere di spavento? Che cosa succede all'anima in quei momenti? Fino a quali tormenti puĂČ essere spinta? Ă un oltraggio all'anima, niente altro che questo! Ă detto: "non uccidere", e allora, perchĂ© uno ha ucciso bisogna uccidere anche lui? No, non Ăš lecito.....
....Il dolore essenziale, quello piĂč forte, non Ăš quello delle ferite, Ăš il sapere con certezza che fra un'ora, poi fra dieci minuti, poi fra mezzo minuto, poi adesso, ecco, proprio ora, l'anima vola via dal corpo, e tu come persona non esisterai piĂč, e questo ormai con certezza. La cosa piĂč importante, ecco, Ăš questa certezza. Io ci credo a tal punto, che vi dirĂČ schiettamente la mia opinione. Uccidere per un'uccisione Ăš una punizione incomparabilmente piĂč grande dello stesso delitto. L'omicidio su sentenza Ăš incomparabilmente piĂč orribile dell'omicidio del delinquente.
Voi potete mettere un soldato davanti a un cannone in combattimento, e sparargli addosso, e lui continuerĂ a sperare, ma leggete a questo stesso soldato una sentenza che lo condanna con certezza, e lui impazzirĂ o si metterĂ a piangere. Chi ha detto che la natura umana Ăš capace di sopportare questo senza impazzire? No, non si puĂČ agire cosĂŹ con un uomo!
"il principe Myskin sulla pena di morte
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Fyodor Dostoevsky (The Idiot)
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grandes rues afin dây Ă©tablir des villages, transfĂ©rer Ă Versailles le siĂšge du gouvernement, mettre Ă Bourges les Ă©coles, supprimer les bibliothĂšques, confier tout aux gĂ©nĂ©raux de division ; - et on exaltait les campagnes, lâhomme illettrĂ© ayant naturellement plus de sens que les autres ! Les haines foisonnaient : haine contre les instituteurs primaires et contre les marchands de vin, contre les classes de philosophie, contre les cours dâhistoire, contre les romans, les gilets rouges, les barbes longues, contre toute indĂ©pendance, toute manifestation individuelle ; car il fallait » relever le principe dâautoritĂ© », quâelle sâexerçùt au nom de nâimporte qui, quâelle vĂźnt de nâimporte oĂč, pourvu que ce fĂ»t la Force, lâAutorité !
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Gustave Flaubert (Sentimental Education)
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Supposons dix hommes, dont chacun a dix sortes de besoins. Il faut que chacun, pour son nĂ©cessaire, s'applique Ă dix sortes de travaux ; mais, vu la diffĂ©rence de gĂ©nie et de talent, l'un rĂ©ussira moins Ă quelqu'un de ces travaux, l'autre Ă un autre. Tous, propres Ă diverses choses, feront les mĂȘmes, et seront mal servis. Formons une sociĂ©tĂ© de ces dix hommes, et que chacun s'applique, pour lui seul et pour les neuf autres, au genre d'occupation qui lui convient le mieux ; chacun profitera des talents des autres comme si lui seul les avait tous ; chacun perfectionnera le sien par un continuel exercice ; et il arrivera que tous les dix, parfaitement bien pourvus, auront encore du surabondant pour d'autres. VoilĂ le principe apparent de toutes nos institutions.
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Jean-Jacques Rousseau (Emile, or On Education)
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Je ne voulais pas que ma vie soit rĂ©glĂ©e dâavance ou dĂ©cidĂ©e par dâautres. Si, Ă six heures du matin, jâavais envie de faire lâamour, je voulais prendre le temps de le faire sans regarder ma montre. Je voulais vivre ma vie sans heure, considĂ©rant que la premiĂšre contrainte de lâhomme a vu le jour Ă lâinstant oĂč il sâest mis Ă calculer le temps. Toutes les phrases usuelles de la vie courante me rĂ©sonnaient dans la tĂȘte : Pas le temps de⊠! Arriver Ă temps⊠! Gagner du temps⊠! Perdre son temps⊠! Moi, je voulais avoir « le temps de vivre » et la seule façon dây arriver Ă©tait de ne pas en ĂȘtre lâesclave. Je savais lâirrationalisme de ma thĂ©orie, qui Ă©tait inapplicable pour fonder une sociĂ©tĂ©. Mais quâĂ©tait-elle, cette sociĂ©tĂ© avec ses beaux principes et ses lois ?
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Jacques Mesrine
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Les vĂ©ritĂ©s mĂ©taphysiques ne peuvent ĂȘtre conçues que par une facultĂ© qui nâest plus de lâordre individuel, et que le caractĂšre immĂ©diat de son opĂ©ration permet dâappeler intuitive, mais, bien entendu, Ă la condition dâajouter quâelle nâa absolument rien de commun avec ce que certains philosophes contemporains appellent intuition, facultĂ© purement sensitive et vitale qui est proprement au-dessous de la raison, et non plus au-dessus dâelle. Il faut donc, pour plus de prĂ©cision, dire que la facultĂ© dont nous parlons ici est lâintuition intellectuelle, dont la philosophie moderne a niĂ© lâexistence parce quâelle ne la comprenait pas, Ă moins quâelle nâait prĂ©fĂ©rĂ© lâignorer purement et simplement ; on peut encore la dĂ©signer comme lâintellect pur, suivant en cela lâexemple dâAristote et de ses continuateurs scolastiques, pour qui lâintellect est en effet ce qui possĂšde immĂ©diatement la connaissance des principes. Aristote dĂ©clare expressĂ©ment [Derniers Analytiques, livre II] que « lâintellect est plus vrai que la science », câest-Ă -dire en somme que la raison qui construit la science, mais que « rien nâest plus vrai que lâintellect », car il est nĂ©cessairement infaillible par lĂ mĂȘme que son opĂ©ration est immĂ©diate, et, nâĂ©tant point rĂ©ellement distinct de son objet, il ne fait quâun avec la vĂ©ritĂ© mĂȘme. Tel est le fondement essentiel de la certitude mĂ©taphysique ; et lâon voit par lĂ que lâerreur ne peut sâintroduire quâavec lâusage de la raison, câest-Ă -dire dans la formulation des vĂ©ritĂ©s conçues par lâintellect, et cela parce que la raison est Ă©videmment faillible par suite de son caractĂšre discursif et mĂ©diat.
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René Guénon (Introduction to the Study of the Hindu Doctrines)
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Il est juste d'affirmer que partout oĂč le zĂšle des missionnaires ne s'exercera que sur les esprits, ils ne trouveront aucune hostilitĂ© de la part du gouvernement. S'ils ont pour but l'Ă©ducation de l'Ăąme par l'observation des principes Ă©vangĂ©liques, ils feront bien de les appliquer eux-mĂȘmes avant d'ĂȘtre assurĂ©s de rencontrer dans notre empire des sympathies et non des dĂ©fiances. Que sous le manteau de la religion ils cachent des intentions suspectes, ce sont des manĆuvres dĂ©testĂ©es mĂȘme des Chinois, et personne n'entreprendrait d'excuser des missionnaires qu'un zĂšle trop ardent a transformĂ©s en agents de renseignements.
Je crois avoir assez dit pour espĂ©rer pouvoir obtenir quelque sursis dans l'opinion de ceux qui nous jettent Ă la tĂȘte le nom de barbares. Nous sommes dĂ©fiants, voilĂ tout ! Mais le moyen de ne pas l'ĂȘtre ?
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Tcheng-Ki-Tong (Les Chinois peints par eux-mĂȘmes)
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Nous entrons dans un temps oĂč il deviendra particuliĂšrement difficile de « distinguer lâivraie du bon grain », dâeffectuer rĂ©ellement ce que les thĂ©ologiens nomment le « discernement des esprits », en raison des manifestations dĂ©sordonnĂ©es qui ne feront que sâintensifier et se multiplier, et aussi en raison du dĂ©faut de vĂ©ritable connaissance chez ceux dont la fonction normale devrait ĂȘtre de guider les autres, et qui aujourdâhui ne sont trop souvent que des « guides aveugles ». On verra alors si, dans de pareilles circonstances, les subtilitĂ©s dialectiques sont de quelque utilitĂ©, et si câest une « philosophie », fĂ»t-elle la meilleure possible, qui suffira Ă arrĂȘter le dĂ©chaĂźnement des « puissances infernales » ; câest lĂ encore une illusion contre laquelle certains ont Ă se dĂ©fendre, car il est trop de gens qui, ignorant ce quâest lâintellectualitĂ© pure, sâimaginent quâune connaissance simplement philosophique, qui, mĂȘme dans le cas le plus favorable, est Ă peine une ombre de la vraie connaissance, est capable de remĂ©dier Ă tout et dâopĂ©rer le redressement de la mentalitĂ© contemporaine, comme il en est aussi qui croient trouver dans la science moderne elle-mĂȘme un moyen de sâĂ©lever Ă des vĂ©ritĂ©s supĂ©rieures, alors que cette science nâest fondĂ©e prĂ©cisĂ©ment que sur la nĂ©gation de ces vĂ©ritĂ©s. Toutes ces illusions sont autant de causes dâĂ©garement ; bien des efforts sont par lĂ dĂ©pensĂ©s en pure perte, et câest ainsi que beaucoup de ceux qui voudraient sincĂšrement rĂ©agir contre lâesprit moderne sont rĂ©duits Ă lâimpuissance, parce que, nâayant pas su trouver les principes essentiels sans lesquels toute action est absolument vaine, ils se sont laissĂ© entraĂźner dans des impasses dont il ne leur est plus possible de sortir.
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René Guénon (The Crisis of the Modern World)
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Ă l'universitĂ© on m'a injustement reprochĂ© d'ĂȘtre un intrigant, sous prĂ©texte que j'obtenais de garçons rĂ©putĂ©s farouches et impĂ©nĂ©trables qu'ils me livrent leurs tourments secrets. En rĂ©alitĂ©, la plupart de ces confidences m'Ă©taient imposĂ©es - je faisais souvent semblant de dormir, d'ĂȘtre trĂšs occupĂ©, ou affichais une indiffĂ©rence hostile, quand je me rendais compte (et certains indices ne trompent pas) qu'une rĂ©vĂ©lation intime se profilait Ă l'horizon; car les rĂ©vĂ©lations intimes des jeunes gens ou du moins leurs modes d'expression sont rarement inĂ©dits et souvent expurgĂ©s. S'abstenir de juger permet de conserver indĂ©finiment de l'espoir. Aujourd'hui encore, j'aurais un peu peur de passer Ă cĂŽtĂ© de quelque chose si j'oubliais ce principe que formulait mon snob de pĂšre, et que, snob moi-mĂȘme, j'ai fait mien : le sens des convenances les plus Ă©lĂ©mentaires est inĂ©galement rĂ©parti Ă la naissance.
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F. Scott Fitzgerald (Gatsby le magnifique (French Edition))
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«Cosa mi stai facendo?»
«Ti sto amando,» risposi.
Non esistevano parole diverse da queste. In ogni tocco, in ogni parola e in ogni mio gesto si nascondeva lâamore che sentivo per lui. Il desiderio incontrollabile di vivergli attaccato per ventiquattrâore al giorno.
«Sei entrato nella mia testa... ma sei anche pericoloso... tu sei malvagio...»
«Lo sono?» chiesi, interrompendolo.
Non mi rispose. AlzĂČ il volto e puntĂČ lo sguardo sul mio. I suoi occhi color ghiaccio mi incantarono. Si avvicinĂČ lentamente alle mie labbra e fu bello vedere come si stesse lasciando andare a quello che sapevo provasse; arrendersi era lâunica soluzione possibile.
Mi baciĂČ. Non câera urgenza, ma aveva scelto di farlo e per me questo valse piĂč di molte altre risposte che avrebbe potuto darmi.
Sentii gli occhi di tutti su di noi, ma non prestai loro attenzione; scivolai con la mano dietro al suo collo e lo avvicinai maggiormente a me, poi schiusi le sue labbra, senza attendere il permesso, come questa mattina, e intrecciai la lingua con la sua
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Luisa D. (Il Principe del male (Italian Edition))
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En effet, les peuples europĂ©ens, sans doute parce quâils sont formĂ©s dâĂ©lĂ©ments hĂ©tĂ©rogĂšnes et ne constituent pas une race Ă proprement parler, sont ceux dont les caractĂšres ethniques sont les moins stables et disparaissent le plus rapidement en se mĂȘlant Ă dâautres races ; partout oĂč il se produit de tels mĂ©langes, câest toujours lâOccidental qui est absorbĂ©, bien loin de pouvoir absorber les autres. Quant au point de vue intellectuel, les considĂ©rations que nous avons exposĂ©es jusquâici nous dispensent dây insister ; une civilisation qui est sans cesse en mouvement, qui nâa ni tradition ni principe profond, ne peut Ă©videmment exercer une influence rĂ©elle sur celles qui possĂšdent prĂ©cisĂ©ment tout ce qui lui manque Ă elle-mĂȘme ; et, si lâinfluence inverse ne sâexerce pas davantage en fait, câest seulement parce que les Occidentaux sont incapables de comprendre ce qui leur est Ă©tranger : leur impĂ©nĂ©trabilitĂ©, Ă cet Ă©gard, nâa dâautre cause quâune infĂ©rioritĂ© mentale, tandis que celle des Orientaux est faite dâintellectualitĂ© pure.
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René Guénon (East and West)
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La Religion est utile et meÌme neÌcessaire aux Peuples. Cela nâest-il pas dit, soutenu, prouveÌ dans ce meÌme Ecrit? Loin dâattaquer les vrais principes de la Religion, lâAuteur les pose, les affermit de tout son pouvoir; ce quâil attaque, ce quâil combat, ce quâil doit combattre, câest le fanatisme aveugle, la superstition cruelle, le stupide preÌjugeÌ. Mais il faut, disent-ils, respecter tout cela. Mais pourquoi? Parce que câest ainsi quâon mene les Peuples. Oui, câest ainsi quâon les mene aÌ leur perte. La superstition est le plus terrible fleÌau du genre humain; elle abbrutit les simples, elle perseÌcute les sages, elle enchaiÌne les Nations, elle fait par tout cent maux effroyables: quel bien fait-elle? Aucun; si elle en fait, câest aux Tyrans; elle est leur arme la plus terrible, et cela meÌme est le plus grand mal quâelle ait jamais fait.â âil importe que lâEtat ne soit pas sans Religion, et cela importe par des raisons graves, sur lesquelles jâai par tout fortement insisteÌ: mais il vaudroit mieux encore nâen point avoir, que dâen avoir une barbare et perseÌcutante qui, tyrannisant les Loix meÌmes, contrarieroit les devoirs du Citoyen
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Jean-Jacques Rousseau (Le Contrat social, tome 3 et tome 4)
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Je ne considĂšre les souffrances et les joies d'autrui que par rapport Ă moi-mĂȘme, en tant que nourriture qui soutient les forces de mon Ăąme. Moi-mĂȘme, je ne suis pas capable d'aller jusqu'Ă la folie sous l'emprise de la passion. L'ambition chez moi est assujettie aux circonstances, mais elle s'est manifestĂ©e sous un autre aspect; car l'ambition n'est rien d'autre qu'une soif de puissance; or mon plaisir principal est de soumettre tout ceux qui m'entourent Ă ma volontĂ©. Ăveiller les sentiments d'amour, de fidĂ©litĂ© ou de crainte, n'est-ce pas lĂ les signes premiers et le grand triomphe d'un pouvoir absolu ? Ătre pour une personne la cause de souffrances ou de joies, sans avoir sur elle aucun droit positif, n'est-ce pas lĂ un aliment dĂ©licieux pour notre orgueil ? Et qu'est-ce que le bonheur ? Un orgueil rassasiĂ© ! Si je me considĂ©rait comme l'ĂȘtre le meilleur, le plus puissant du monde, je serais heureux; si tout m'aimaient, je trouverais en moi d'infinies sources d'amour. Le mal enfante le mal. La premiĂšre souffrance nous donne le secret du plaisir de torturer autrui. L'idĂ©e du mal ne peut entrer dans la tĂȘte d'un homme sans qu'il ait le dĂ©sir de l'appliquer Ă la rĂ©alitĂ©.
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Mikhail Lermontov (A Hero of Our Time)
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Bergson, on s'en souvient, voyait dans l'Ă©volution l'expression d'une force crĂ©atrice, absolue en ce sens qu'il ne la supposait pas tendue Ă une autre fin que la crĂ©ation en elle-mĂȘme et pour elle-mĂȘme. En cela il diffĂšre radicalement des animistes (qu'il s'agisse d'Engels, de Teilhard ou des positivistes optimistes tels que Spencer) qui tous voient dans l'Ă©volution le majestueux dĂ©roulement d'un programme inscrit dans la trame mĂȘme de l'Univers. Pour eux, par consĂ©quent, l'Ă©volution n'est pas vĂ©ritablement crĂ©ation, mais uniquement 'rĂ©vĂ©lation' des intentions jusque-lĂ inexprimĂ©es de la nature. D'oĂč la tendance Ă voir dans le dĂ©veloppement embryonnaire une Ă©mergence de mĂȘme ordre que l'Ă©mergence Ă©volutive. Selon la thĂ©orie moderne, la notion de 'rĂ©vĂ©lation' s'applique au dĂ©veloppement Ă©pigĂ©nĂ©tique, mais non, bien entendu, Ă l'Ă©mergence Ă©volutive qui, grĂące prĂ©cisĂ©ment au fait qu'elle prend sa source dans l'imprĂ©visible essentiel, est crĂ©atrice de nouveautĂ© absolue. Cette convergence apparente entre les voies de la mĂ©taphysique bergsonienne et celles de la science serait-elle encore l'effet d'une pure coĂŻncidence? Peut-ĂȘtre pas: Bergson, en artiste et poĂšte qu'il Ă©tait, trĂšs bien informĂ© par ailleurs des sciences naturelles de son temps, ne pouvait manquer d'ĂȘtre sensible Ă l'Ă©blouissante richesse de la biosphĂšre, Ă la variĂ©tĂ© prodigieuse des formes et des comportements qui s'y dĂ©ploient, et qui paraissent tĂ©moigner presque directement, en effet, d'une prodigalitĂ© crĂ©atrice inĂ©puisable, libre de toute contrainte.
Mais lĂ oĂč Bergson voyait la preuve la plus manifeste que le 'principe de la vie' est l'Ă©volution elle-mĂȘme, la biologie moderne reconnaĂźt, au contraire, que toutes les propriĂ©tĂ©s des ĂȘtres vivants reposent sur un mĂ©canisme fondamental de conservation molĂ©culaire. Pour la thĂ©orie moderne l'Ă©volution n'est nullement une propriĂ©tĂ© des ĂȘtres vivants puisqu'elle a sa racine dans les imperfections mĂȘmes du mĂ©canisme conservateur qui, lui, constitute bien leur unique privilĂšge. Il faut donc dire que la mĂȘme source de perturbations, de 'bruit', qui, dans un systĂšme non vivant, c'est-Ă -dire non rĂ©plicatif, abolirait peu Ă peu toute structure, est Ă l'origine de l'Ă©volution dans la biosphĂšre, et rend compte de sa totale libertĂ© crĂ©atrice, grĂące Ă ce conservatoire du hasard, sourd au bruit autant qu'Ă la musique: la structure rĂ©plicative de l'ADN.
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Jacques Monod (Chance and Necessity: An Essay on the Natural Philosophy of Modern Biology)
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Cette trop grande confiance dans les théories, qui cause tout le mal, vient souvent d'une mauvaise éducation scientifique, dont le savant doit ensuite se corriger. Mieux vaudrait souvent qu'il fût ignorant. Il n'a plus l'esprit libre ; il est enchaßné par des théories qu'il regarde comme vraies absolument. Un des plus grands écueils que rencontre l'expérimentateur, c'est donc d'accorder trop de confiance aux théories. Ce sont les gens que J'appellerai des systématiques.
L'enseignement contribue beaucoup Ă produire ce rĂ©sultat. Il arrive gĂ©nĂ©ralement que dans les livres et dans les cours on rend la science plus claire qu'elle n'est en rĂ©alitĂ©. C'est mĂȘme lĂ le mĂ©rite d'un enseignement de facultĂ© de prĂ©senter la science avec un ensemble systĂ©matique dans lequel on dissimule les lacunes pour ne pas rebuter les commençants dans la science. Or, les Ă©lĂšves prennent le goĂ»t des systĂšmes qui sont plus clairs et plus simples pour l'esprit, parce qu'on a simplifiĂ© sa science et Ă©laguĂ© tout ce qui Ă©tait obscur, et ils emportent de lĂ l'idĂ©e fausse que les thĂ©ories de la science sont dĂ©finitives et qu'elles reprĂ©sentent des principes absolus dont tous les faits se dĂ©duisent. C'est en effet ainsi qu'on les prĂ©sente systĂ©matiquement.
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Claude Bernard (Principes de Médecine expérimentale (French Edition))
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La jalousie ne m'est pas un sentiment inconnu, il est nĂ©anmoins trĂšs Ă©loignĂ© de moi. Je ne connais pas la possessivitĂ©, n'estimant pas qu'on dispose de prĂ©rogatives sur les ĂȘtres, je ne suis pas Ă l'aise avec la notion mĂȘme de propriĂ©tĂ©. Je respecte au plus haut point la libertĂ© de chacun (probablement parce que je ne supporterais pas qu'on entame la mienne). Je suis capable aussi, me semble-t-il, de discernement, et mĂȘme de dĂ©tachement. En tout cas, ce sont des qualitĂ©s qu'on m'attribue, mĂȘme Ă cet Ăąge-lĂ . GĂ©nĂ©ralement, je ne me comporte pas en envieux et j'ai toujours trouvĂ© avilissante l'agressivitĂ© hideuse des mĂ©gĂšres.
Sauf que tous mes beaux principes s'Ă©croulent en une seconde, la seconde de la jeune fille sautant au cou de Thomas. Parce que cette scĂšne tĂ©moigne d'une vie vĂ©cue en dehors de moi. Et me renvoie au vide, Ă l'inexistence de la façon la plus cruelle. Parce qu'elle montre ce qui m'est dissimulĂ© habituellement. Parce qu'elle raconte le charme du garçon tĂ©nĂ©breux et le nombre des tentatives qui doivent se produire afin de s'en approcher. Parce qu'elle offre une alternative au garçon dĂ©boussolĂ©, tiraillĂ©. En rĂ©alitĂ©, je ne supporte pas l'idĂ©e qu'on pourrait me le ravir. Que je pourrais le perdre. Je dĂ©couvre â pauvre imbĂ©cile  â la morsure du sentiment amoureux.
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Philippe Besson (« ArrĂȘte avec tes mensonges »)
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Mais les signes de ce qui m'attendait rĂ©ellement, je les ai tous nĂ©gligĂ©s. Je travaille mon diplĂŽme sur le surrĂ©alisme Ă la bibliothĂšque de Rouen, je sors, je traverse le square Verdrel, il fait doux, les cygnes du bassin ont reparu, et d'un seul coup j'ai conscience que je suis en train de vivre peut-ĂȘtre mes derniĂšres semaines de fille seule, libre d'aller oĂč je veux, de ne pas manger ce midi, de travailler dans ma chambre sans ĂȘtre dĂ©rangĂ©e. Je vais perdre dĂ©finitivement la solitude. Peut-on s'isoler facilement dans un petit meublĂ©, Ă deux. Et il voudra manger ses deux repas par jour. Toutes sortes d'images me traversent. Une vie pas drĂŽle finalement. Mais je refoule, j'ai honte, ce sont des idĂ©es de fille unique, Ă©gocentrique, soucieuse de sa petite personne, mal Ă©levĂ©e au fond. Un jour, il a du travail, il est fatiguĂ©, si on mangeait dans la chambre au lieu d'aller au restau. Six heures du soir cours Victor-Hugo, des femmes se prĂ©cipitent aux Docks, en face du Montaigne, prennent ci et ça sans hĂ©sitation, comme si elles avaient dans la tĂȘte toute la programmation du repas de ce soir, de demain peut-ĂȘtre, pour quatre personnes ou plus aux goĂ»ts diffĂ©rents. Comment font-elles ? [...] Je n'y arriverai jamais. Je n'en veux pas de cette vie rythmĂ©e par les achats, la cuisine. Pourquoi n'est-il pas venu avec moi au supermarchĂ©. J'ai fini par acheter des quiches lorraines, du fromage, des poires. Il Ă©tait en train d'Ă©couter de la musique. Il a tout dĂ©ballĂ© avec un plaisir de gamin. Les poires Ă©taient blettes au coeur, "tu t'es fait entuber". Je le hais. Je ne me marierai pas. Le lendemain, nous sommes retournĂ©s au restau universitaire, j'ai oubliĂ©. Toutes les craintes, les pressentiments, je les ai Ă©touffĂ©s. SublimĂ©s. D'accord, quand on vivra ensemble, je n'aurai plus autant de libertĂ©, de loisirs, il y aura des courses, de la cuisine, du mĂ©nage, un peu. Et alors, tu renĂącles petit cheval tu n'es pas courageuse, des tas de filles rĂ©ussissent Ă tout "concilier", sourire aux lĂšvres, n'en font pas un drame comme toi. Au contraire, elles existent vraiment. Je me persuade qu'en me mariant je serai libĂ©rĂ©e de ce moi qui tourne en rond, se pose des questions, un moi inutile. Que j'atteindrai l'Ă©quilibre. L'homme, l'Ă©paule solide, anti-mĂ©taphysique, dissipateur d'idĂ©es tourmentantes, qu'elle se marie donc ça la calmera, tes boutons mĂȘme disparaĂźtront, je ris forcĂ©ment, obscurĂ©ment j'y crois. Mariage, "accomplissement", je marche. Quelquefois je songe qu'il est Ă©goĂŻste et qu'il ne s'intĂ©resse guĂšre Ă ce que je fais, moi je lis ses livres de sociologie, jamais il n'ouvre les miens, Breton ou Aragon. Alors la sagesse des femmes vient Ă mon secours : "Tous les hommes sont Ă©goĂŻstes." Mais aussi les principes moraux : "Accepter l'autre dans son altĂ©ritĂ©", tous les langages peuvent se rejoindre quand on veut.
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Annie Ernaux (A Frozen Woman)
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Depuis la naissance de l'amour courtois, c'est un lieu commun que le mariage tue l'amour. Trop mĂ©prisĂ©e ou trop respectĂ©e, trop quotidienne, l'Ă©pouse n'est plus un objet Ă©rotique. Les rites du mariage sont primitivement destinĂ©s Ă dĂ©fendre l'homme contre la femme ; elle devient sa propriĂ©tĂ© : mais tout ce que nous possĂ©dons en retour nous possĂšde ; le mariage est pour l'homme aussi une servitude ; c'est alors qu'il est pris au piĂšge tendu par la nature : pour avoir dĂ©sirĂ© une fraĂźche jeune fille, le mĂąle doit pendant toute sa vie nourrir une Ă©paisse matrone, une vieillarde dessĂ©chĂ©e ; le dĂ©licat joyau destinĂ© Ă embellir son existence devient un odieux fardeau : Xanthippe est un des types fĂ©minins dont les hommes ont toujours parlĂ© avec le plus d'horreur. Mais lors mĂȘme que la femme est jeune il y a dans le mariage une mystification puisque prĂ©tendant socialiser l'Ă©rotisme, il n'a rĂ©ussi qu'Ă le tuer. C'est que l'Ă©rotisme implique une revendication de l'instant contre le temps, de l'individu contre la collectivitĂ© ; il affirme la sĂ©paration contre la communication ; il est rebelle Ă toute rĂ©glementation ; il contient un principe hostile Ă la sociĂ©tĂ©. Jamais les mĆurs ne sont pliĂ©es Ă la rigueur des institutions et des lois : c'est contre elles que l'amour s'est de tout temps affirmĂ©. Sous sa figure sensuelle, il s'adresse en GrĂšce et Ă Rome Ă des jeunes gens ou Ă des courtisanes ; charnel et platonique Ă la fois, l'amour courtois est toujours destinĂ© Ă l'Ă©pouse d'un autre.
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Simone de Beauvoir
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Dans la critique de la preuve ontologique de Dieu, l'erreur consiste Ă ne pas voir qu'imaginer un objet quelconque n'est nullement la mĂȘme chose que concevoir de l'absolu, ou l'Absolu en soi : car ce qui prime ici, ce n'est pas le jeu subjectif de notre esprit, c'est essentiellement l'Objet absolu qui le dĂ©termine et qui constitue mĂȘme, en derniĂšre analyse, la raison d'ĂȘtre de l'intelligence humaine. Sans un Dieu rĂ©el, point d'homme possible.
En parlant de l'argument ontologique, nous pensons Ă la thĂšse essentielle et non aux raisonnements en partie problĂ©matiques qui sont censĂ©s l'Ă©tayer. Au fond, la base de l'argument est l'analogie entre le mĂ©ta-macrocosme et le microcosme, ou entre Dieu et l'Ăąme : sous un certain rapport, nous somme ce qui est et par consĂ©quent nous pouvons connaĂźtre tout ce qui est, donc l'Ătre en soi ; car s'il y a le rapport d'incommensurabilitĂ©, il y a aussi celui d'analogie et mĂȘme celui d'identitĂ©, sans quoi nous serions le nĂ©ant pur et simple. Le principe de connaissance n'implique par lui-mĂȘme aucune limitation ; connaĂźtre, c'est connaĂźtre tout le connaissable, et celui-ci coincide avec le rĂ©el Ă©tant donnĂ© qu'a priori et dans l'Absolu le sujet et l'objet se confondent : connaĂźtre c'est ĂȘtre, et inversement. Ce qui nous ramĂšne Ă la sentence arabe : « Qui connaĂźt son Ăąme, connaĂźt son Seigneur. » ; sans oublier la formule du sanctuaire de Delphe : « Connais-toi toi-mĂȘme »... Si l'on nous dit que l'Absolu est inconnaissable, cela se rapporte non Ă notre facultĂ© intellective de principe mais Ă telle modalitĂ© de facto de cette facultĂ© ; Ă telle Ă©corce, non Ă la substance.
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Frithjof Schuon (To Have a Center (Library of Traditional Wisdom))
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Les Tantras, dans cette optique, estiment que le lien du secret, qui sâimposait autrefois pour les doctrines et les pratiques de la « Voie de la Main Gauche » Ă cause de leur caractĂšre pĂ©rilleux et de la possibilitĂ© dâabus, dâaberrations et de dĂ©formations, est pĂ©rimĂ©.
Le principe fondamental de lâenseignement secret, commun tant aux Tantras hindouistes quâaux Tantras bouddhiques (ceux-ci dĂ©finissant essentiellement le VajrayĂąna), câest la nature transformable du poison en remĂšde ou « nectar » ; câest lâemploi, Ă des fins de libĂ©ration, des forces mĂȘmes qui ont conduit ou qui peuvent conduire Ă la chute et Ă la perdition. Il est prĂ©cisĂ©ment affirmĂ© quâil faut adopter « le poison comme antidote du poison ». Un autre principe tantrique, câest que « fruition » et « libĂ©ration » (ou dĂ©tachement, renoncement) ne sâexcluent pas nĂ©cessairement, contrairement Ă ce que pensent les Ă©coles unilatĂ©ralement ascĂ©tiques. On se propose comme but de rĂ©aliser les deux choses Ă la fois, donc de pouvoir alimenter la passion et le dĂ©sir tout en restant libre. Un texte avait prĂ©cisĂ© quâil sâagit dâune voie « aussi difficile que le fait de marcher sur le fil de lâĂ©pĂ©e ou de tenir en bride un tigre ».
(âŠ)
De toute façon, Ă ceux qui penseraient que le tantrisme offre un commode alibi spirituel pour sâabandonner Ă ses instincts et Ă ses sens, il faudrait rappeler que tous ces courants supposent une consĂ©cration et une initiation prĂ©liminaires, le rattachement Ă une communautĂ© ou chaĂźne (kula) dâoĂč tirer une force protectrice, dans tous les cas une ascĂšse sui generis, une disciple Ă©nergique de maĂźtrise de soi chez celui qui entend se livre aux pratiques dont nous allons parler."
"Métaphysique du sexe", pp. 303-304
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Julius Evola (Eros and the Mysteries of Love: The Metaphysics of Sex)
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On s'Ă©tait trompĂ©. L'erreur qu'on avait faite, en quelques secondes, a gagnĂ© tout l'univers. Le scandale Ă©tait Ă l'echelle de Dieu. Mon petit frĂšre Ă©tait immortel et on ne l'avait pas vu. L'immortalitĂ© avait Ă©tĂ© recelĂ©e par le corps de ce frĂšre tandis qu'il vivait et nous, on n'avait pas vu que c'Ă©tait dans ce corps-lĂ que se trouvait ĂȘtre logĂ©e l'immortalitĂ©. Le corps de mon frĂšre Ă©tait mort. L'immortalitĂ© Ă©tait morte avec lui. Et ainsi allait le monde maintenant, privĂ© de ce corps visitĂ©, et de cette visite. On s'Ă©tait trompĂ© complĂštement. L'erreur a gagnĂ© tout l'univers, le scandale. [...] Il faudrait prĂ©venir les gens de ces choses-lĂ . Leur apprendre que l'immortalitĂ© est mortelle, qu'elle peut mourrir, que c'est arrivĂ©, que cela arrive encore. Qu'elle ne se signale pas en tant que telle, jamais, qu'elle est la duplicitĂ© absolue. Qu'elle n'existe pas dans le dĂ©tail mais seulement dans le principe. Que certaines personnes peuvent en recĂ©ler la prĂ©sence, Ă condition qu'elles ignorent le faire. De mĂȘme que certaines autres personnes peuvent en dĂ©celer la prĂ©sence chez ces gens, Ă la mĂȘme condition, qu'elles ignorent le pouvoir. Que c'est tandis qu'elle se vit que la vie est immortelle, tandis qu'elle est en vie. Que l'immortalitĂ© ce n'est pas un question de plus ou moins de temps, que ce n'est pas une question d'immortalitĂ©, que c'est une question d'autre chose qui reste ignorĂ©. Que c'est aussi faux de dire qu'elle est sans commencement ni fin que de dire qu'elle commence et qu'elle finit avec la vie de l'esprit du moment que c'est l'esprit qu'elle participe et de la poursuite du vent. Regardez les sables morts des dĂ©serts, le corps mort des enfants : l'immortalitĂ© ne passe pas par lĂ , elle s'arrĂȘte et contourne.
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Marguerite Duras (L'Amant)
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Mais la question ne se rĂ©duit pas seulement Ă l'ennui que procure cette gent Ă©crivassiĂšre ; il faut aussi souligner sa nocivitĂ©, car la « stupiditĂ© intelligente », surtout dans l'Italie actuelle, est remarquablement organisĂ©e. C'est une sorte de franc-maçonnerie implantĂ©e dans diffĂ©rents milieux et qui dĂ©tient pratiquement toutes les positions-clĂ©s de l'Ă©dition, lorsque celles-ci ne sont pas dĂ©jĂ tenues et contrĂŽlĂ©es par des Ă©lĂ©ments de gauche. Ses reprĂ©sentants possĂšdent un flair trĂšs dĂ©veloppĂ© pour reconnaĂźtre immĂ©diatement ceux qui ont une nature diffĂ©rente et pour les frapper d'ostracisme. Nous donnerons Ă ce sujet un exemple banal mais significatif II existe en Italie un groupe d'intellectuels rassemblĂ©s autour d'une revue assez largement diffusĂ©e et bien faite, qui se voudrait anticonformiste et qui critique volontiers le rĂ©gime politique et les moeurs d'aujourd'hui. Mais cette revue s'est bien gardĂ©e de contacter les rares auteurs qui pourraient lui donner, si elle voulait faire un travail sĂ©rieux, une base positive en matiĂšre de principes et de vision traditionnelle du monde. Ces auteurs ne sont pas seulement ignorĂ©s, ils sont aussi rejetĂ©s, exactement comme fait la presse de gauche, prĂ©cisĂ©ment parce qu'on sent que ce sont des hommes d'une autre trempe. Cela montre clairement que ce brillant anticonformisme n'est qu'un moyen pour se faire remarquer et pour parader, tout restant sur le plan du dilettantisme. Au demeurant, le fondateur de la revue en question, mort il y a quelques annĂ©es, n'hĂ©sita pas Ă dire un jour que si un rĂ©gime diffĂ©rent existait aujourd'hui, il changerait probablement de camp, de façon Ă ĂȘtre toujours dans l'« opposition» - le but, Ă©videmment, Ă©tant de « briller » et d'Ă©taler son « intelligence ».
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Julius Evola (L'arco e la clava)
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Faut-il regretter le temps des guerres "Ă sens" ? souhaiter que les guerres d'aujourd'hui "retrouvent" leur sens perdu ? le monde irait-il mieux, moins bien, indiffĂ©remment, si les guerres avaient, comme jadis, ce sens qui les justifiait ? Une part de moi, celle qui a la nostalgie des guerres de rĂ©sistance et des guerres antifascistes, a tendance Ă dire : oui, bien sĂ»r ; rien n'est plus navrant que la guerre aveugle et insensĂ©e ; la civilisation c'est quand les hommes, tant qu'Ă faire, savent Ă peu prĂšs pourquoi ils se combattent ; d'autant que, dans une guerre qui a du sens, quand les gens savent Ă peu prĂšs quel est leur but de guerre et quel est celui de leur adversaire, le temps de la raison, de la nĂ©gociation, de la transaction finit toujours par succĂ©der Ă celui de la violence ; et d'autant (autre argument) que les guerres sensĂ©es sont aussi celles qui, par principe, sont les plus accessibles Ă la mĂ©diation, Ă l'intervention - ce sont les seules sur lesquelles des tiers, des arbitres, des observateurs engagĂ©s, peuvent espĂ©rer avoir quelque prise...Une autre part hĂ©site. L'autre part de moi, celle qui soupçonne les guerres Ă sens d'ĂȘtre les plus sanglantes, celle qui tient la "machine Ă sens" pour une machine de servitude et le fait de donner un sens Ă ce qui n'en a pas, c'est-Ă -dire Ă la souffrance des hommes, pour un des tours les plus sournois par quoi le Diabolique nous tient, celle qui sait, en un mot, qu'on n'envoie jamais mieux les pauvres gens au casse-pipe qu'en leur racontant qu'ils participent d'une grande aventure ou travaillent Ă se sauver, cette part-lĂ , donc, rĂ©pond : "non ; le pire c'Ă©tait le sens"; le pire c'est, comme disait Blanchot, "que le dĂ©sastre prenne sens au lieu de prendre corps" ; le pire, le plus terrible, c'est d'habiller de sens le pur insensĂ© de la guerre ; pas question de regretter, non, le "temps maudit du sens". (ch. 10
De l'insensé, encore)
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Bernard-Henri Lévy (War, Evil, and the End of History)
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Câest ainsi que lâĂ©tude des « sciences traditionnelles », quelle que soit leur provenance, sâil en est qui veulent dĂšs maintenant lâentreprendre (non dans leur intĂ©gralitĂ©, ce qui est prĂ©sentement impossible, mais dans certains Ă©lĂ©ments tout au moins), nous parait une chose digne dâĂȘtre approuvĂ©e, mais Ă la double condition que cette Ă©tude soit faite avec des donnĂ©es suffisantes pour ne point sây Ă©garer, ce qui suppose dĂ©jĂ beaucoup plus quâon ne pourrait le croire, et quâelle ne fasse jamais perdre de vue lâessentiel. Ces deux conditions, dâailleurs, se tiennent de prĂšs : celui qui possĂšde une intellectualitĂ© assez dĂ©veloppĂ©e pour se livrer avec sĂ»retĂ© Ă une telle Ă©tude ne risque plus dâĂȘtre tentĂ© de sacrifier le supĂ©rieur Ă lâinfĂ©rieur ; dans quelque domaine quâil ait Ă exercer son activitĂ©, il nây verra jamais Ă faire quâun travail auxiliaire de celui qui sâaccomplit dans la rĂ©gion des principes. Dans les mĂȘmes conditions, sâil arrive parfois que la « philosophie scientifique » rejoigne accidentellement, par certaines de ses conclusions, les anciennes « sciences traditionnelles », il peut y avoir quelque intĂ©rĂȘt Ă le faire ressortir, mais en Ă©vitant soigneusement de paraĂźtre rendre ces derniĂšres solidaires de nâimporte quelle thĂ©orie scientifique ou philosophique particuliĂšre, car toute thĂ©orie de ce genre change et passe, tandis que tout ce qui repose sur une base traditionnelle en reçoit une valeur permanente, indĂ©pendante des rĂ©sultats de toute recherche ultĂ©rieure. Enfin, de ce quâil y a des rencontres ou des analogies, il ne faut jamais conclure Ă des assimilations impossibles, Ă©tant donnĂ© quâil sâagit de modes de pensĂ©e essentiellement diffĂ©rents ; et lâon ne saurait ĂȘtre trop attentif Ă ne rien dire qui puisse ĂȘtre interprĂ©tĂ© dans ce sens, car la plupart de nos contemporains, par la façon mĂȘme dont est bornĂ© leur horizon mental, ne sont que trop portĂ©s Ă ces assimilations injustifiĂ©es.
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René Guénon (East and West)
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(âŠ) contrairement Ă lâopinion courante, il nây a jamais eu nulle part aucune doctrine rĂ©ellement « polythĂ©iste », câest-Ă -dire admettant une pluralitĂ© de principes absolue et irrĂ©ductible. Ce « pluralisme » nâest possible que comme une dĂ©viation rĂ©sultant de lâignorance et de lâincomprĂ©hension des masses, de leur tendance Ă sâattacher exclusivement Ă la multiplicitĂ© du manifestĂ© : de lĂ lâ« idolĂątrie » sous toutes ses formes, naissant de la confusion du symbole en lui-mĂȘme avec ce quâil est destinĂ© Ă exprimer, et la personnification des attributs divins considĂ©rĂ©s comme autant dâĂȘtres indĂ©pendants, ce qui est la seule origine possible dâun « polythĂ©isme » de fait. Cette tendance va dâailleurs en sâaccentuant Ă mesure quâon avance dans le dĂ©veloppement dâun cycle de manifestation, parce que ce dĂ©veloppement lui-mĂȘme est une descente dans la multiplicitĂ©, et en raison de lâobscuration spirituelle qui lâaccompagne inĂ©vitablement. Câest pourquoi les formes traditionnelles les plus rĂ©centes sont celles qui doivent Ă©noncer de la façon la plus apparente Ă lâextĂ©rieur lâaffirmation de lâUnicitĂ© ; et, en fait, cette affirmation nâest exprimĂ©e nulle part aussi explicitement et avec autant dâinsistance que dans lâIslamisme oĂč elle semble mĂȘme, si lâon peut dire, absorber en elle toute autre affirmation.
La seule diffĂ©rence entre les doctrines traditionnelles, Ă cet Ă©gard est celle que nous venons dâindiquer : lâaffirmation de lâUnitĂ© est partout, mais, Ă lâorigine, elle nâavait pas mĂȘme besoin dâĂȘtre formulĂ©e expressĂ©ment pour apparaĂźtre comme la plus Ă©vidente de toutes les vĂ©ritĂ©s, car les hommes Ă©taient alors trop prĂšs du Principe pour la mĂ©connaĂźtre ou la perdre de vue. Maintenant au contraire, on peut dire que la plupart dâentre eux, engagĂ©s tout entiers dans la multiplicitĂ©, et ayant perdu la connaissance intuitive des vĂ©ritĂ©s dâordre supĂ©rieur, ne parviennent quâavec peine Ă la comprĂ©hension de lâUnitĂ© ; et câest pourquoi il devient peu Ă peu nĂ©cessaire, au cours de lâhistoire de lâhumanitĂ© terrestre, de formuler cette affirmation de lâUnitĂ© Ă maintes reprises et de plus en plus nettement, nous pourrions dire de plus en plus Ă©nergiquement.
"Et-Tawhid
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René Guénon
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Les auteurs musulmans considĂšrent la personnalitĂ© comme le produit de la constitution innĂ©e modifiĂ©e par les facteurs de lâenvironnement. La constitution innĂ©e inclue lâhĂ©rĂ©ditĂ© physique et psychologique, la combinaison des quatre Ă©lĂ©ments, câest-Ă -dire le feu, lâair, lâeau, et la terre, dans leurs mode de chaud, sec, froid, et humide, et la correspondance de cette combinaison avec les signes du zodiaque et les diffĂ©rentes planĂštes. Câest une question trĂšs complexe en raison du nombre indĂ©fini de permutations possibles. La source de confusion pour les esprits modernes vient du matĂ©rialisme ambiant qui les pousse Ă tout prendre au pied de la lettre et Ă oublier que lâintention derriĂšre les quatre Ă©lĂ©ments nâa jamais Ă©tĂ© de les identifier avec leurs Ă©quivalents familiers dans le monde visible. Sâils sont appelĂ©s feu, air, eau et terre, câest simplement pour indiquer une correspondance entre eux et les Ă©lĂ©ments visibles. Ces quatre Ă©lĂ©ments sont Ă lâorigine de toute matiĂšre et eux-mĂȘmes originaires dâun principe commun, lâHylĂ© indiffĂ©renciĂ© (hayĂ»lĂą, câest-Ă -dire la matiĂšre primordiale.)
Il en est de mĂȘme de la correspondance entre les sept cieux et les sept planĂštes. Chaque ciel est dĂ©signĂ© par le nom de la planĂšte qui lui correspond le mieux, mais les cieux ne peuvent nullement ĂȘtre identifiĂ©s avec les orbites de ces planĂštes, car les planĂštes sont dans le ciel visible alors que les cieux sont dans le domaine subtile et invisible. Ces termes ne sont pris dans un sens littĂ©ral que si on perd de vue la correspondance entre les diffĂ©rents degrĂ©s, ou dimensions, de lâexistence. Ces correspondances et leurs implications pour la mĂ©decine, la psychologie et les autres sciences, furent comprises par de nombreuses civilisations antĂ©rieures Ă lâislam, et ne sont pas spĂ©cifiquement islamiques. Les musulmans, quâils fussent savants, religieux, philosophes ou soufis, les percevaient comme possĂ©dant une base de vĂ©ritĂ© et les adoptĂšrent avec quelques diffĂ©rences mineures selon les Ă©coles. Un tel point de vue est nĂ©anmoins devenu si Ă©tranger Ă la mentalitĂ© dâaujourdâhui, et il est si peu probable quâelle prĂ©sente un intĂ©rĂȘt en pratique, que nous nâen poursuivrons pas lâĂ©tude ici.
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Mostafa al-Badawi (Man and the Universe: An Islamic Perspective)
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PEER GYNT
L'Ăąme, souffle et lumiĂšre du verbe, te viendra
plus tard, ma fille Quand, en lettres d'or, sur le
fond rose de l'Orient, apparaĂźtront ces mots :
Voici le jour, alors commenceront les leçons ; ne crains rien, tu seras instruite. Mais je serais un sot de vouloir, dans le calme de cette tiĂšde nuit,me parer de quelques baillons d'un vieux savoir usĂ©, pour te traiter en maĂźtre d'Ă©cole. AprĂšs tout, le principal, quand on y rĂ©flĂ©chit, ce n'est point l'Ăąme, c'est le cĆur.
ANITRA
Parle seigneur. Quand tu parles, il me semble
voir comme des lueurs d'opale.
PBER GYNT
La raison poussĂ©e Ă l'excĂšs est de la bĂȘtise. La
poltronnerie s'Ă©panouit en cruautĂ©. L'exagĂ©ration de la vĂ©ritĂ©, c'est de la sagesse Ă l'envers. Oui, mon enfant, le diable m'emporte s'il n'y a pas de par le monde des ĂȘtres gavĂ©s d'Ăąme qui n'en ont que plus de peine Ă voir clair. J'ai connu un individu de cette sorte, une vraie perle pourtant, qui a manquĂ© son but et perdu la boussole.
Vois-tu ce désert qui entoure l'oasis? Je n'aurais qu'à agiter mon turban pour que les flots de l'Océan en comblassent toute l'étendue. Mais je serais un imbécile de créer ainsi des continents et des mers nouvelles. Sais-tu, ce que c'est que de vivre?
ANITRA
Enseigne-le-moi.
PEER GYNT
C'est planer au-dessus du temps qui coule, en
descendre le courant sans se mouiller les pieds, et sans jamais rien perdre de soi-mĂȘme. Pour ĂȘtre celui qu'on est, ma petite amie, il faut la force de l'Ăąge! Un vieil aigle perd son piumage, une vieille rosse son allure, une vieille commĂšre ses dents. La peau se ride, et l'Ăąme aussi. Jeunesse ! jeunesse ! Par toi je veux rĂ©gner non sur les palmes et les vignes de quelque Gyntiana, mais sur la pensĂ©e vierge d'une femme dont je serai le sultan ardent et vigoureux. Je t'ai fait, ma petite, la grĂące de te sĂ©duire, d'Ă©lire ton cĆur pour y fonder un kalifat nouveau. Je veux ĂȘtre le maĂźtre de tes soupirs. Dans mon
royaume, j'introduirai le régime absolu. Nous
séparer sera la mort... pour toi, s'entend. Pas une fibre, pas une parcelle de toi qei ne m'appartienne. Ni oui, ni non, tu n'auras d'autre volonté que la mienne. Ta chevelure, noire comme la nuit, et tout ce qui, chez toi, est doux à nommer, s'inclinera devant mon pouvoir souverain. Ce seront mes jardins de Babylone.
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Henrik Ibsen (Peer Gynt)
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Câest Ă Ibn âArabi que lâon attribue le rĂŽle le plus Ă©minent dans cette interprĂ©tation de plus en plus approfondie du principe fĂ©minin. Pour lui non seulement la nafs [Ăąme] est fĂ©minine â comme câest le cas gĂ©nĂ©ralement â mais aussi dhĂąt, « essence divine », de sorte que la fĂ©minitĂ©, dans son Ćuvre, est la forme sous laquelle Dieu se manifeste le mieux (âŠ) cette phrase savant exprime, en effet, parfaitement le concept dâIbn âArabi puisquâil Ă©crit au sujet de sa comprĂ©hension du divin :
« Dieu ne peut ĂȘtre envisagĂ© en dehors de la matiĂšre et il est envisagĂ© plus parfaitement en la matiĂšre humaine que dans toute autre et plus parfaitement en la femme quâen lâhomme. Car Il est envisagĂ© soit comme le principe qui agit soit comme le principe qui subit, soit comme les deux Ă la fois (âŠ) quand Dieu se manifeste sous la forme de la femme Il est celui qui agit grĂące au fait quâIl domine totalement lâĂąme de lâhomme et quâIl lâincite Ă se donner et Ă se soumettre entiĂšrement Ă Lui (âŠ) câest pourquoi voir Dieu dans la femme signifie Le voir sous ces deux aspects, une telle vision est plus complĂšte que de Le voir sous toute autre forme par laquelle Il se manifeste. »
(âŠ)
Des auteurs mystiques postĂ©rieurs Ă Ibn âArabi dĂ©veloppĂšrent ses idĂ©es et reprĂ©sentĂšrent les mystĂšres de la relation physique entre lâhomme et la femme par des descriptions tout Ă fait concrĂštes. Lâopuscule du soufi cachemirien Yaâqub Sarfi (mort en 1594), analysĂ© par Sachiko Murata, en est un exemple typique ; il y explique la nĂ©cessitĂ© des ablutions complĂštes aprĂšs lâacte dâamour par lâexpĂ©rience « religieuse » de lâamour charnel : au moment de ce plaisir extatique extrĂȘme â le plus fort que lâon puisse imagine et vivre â lâesprit est tant occupĂ© par les manifestations du divin quâil perd toute relation avec son corps. Par les ablutions, il ramĂšne ce corps devenu quasiment cadavre Ă la vie normale.
(âŠ)
On retrouve des considĂ©rations semblables concernant le « mystĂšre du mariage » chez Kasani, un mystique originaire de Farghana (mort en 1543). Eve, nâavait-elle pas Ă©tĂ© créée afin que « Adam pĂ»t se reposer auprĂšs dâelle », comme il est dit dans le Coran (sourate 7:189) ? Elle Ă©tait le don divin pour le consoler dans sa solitude, la manifestation de cet ocĂ©an divin quâil avait quittĂ©. La femme est la plus belle manifestation du divin, tel fut le sentiment dâIbn âArabi.
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Annemarie Schimmel (My Soul Is a Woman: The Feminine in Islam)
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Le « mythe », comme lâ« idole » nâa jamais Ă©tĂ© quâun symbole incompris : lâun est dans lâordre verbal ce que lâautre est dans lâordre figuratif ; chez les Grecs, la poĂ©sie produisit le premier comme lâart produisit la seconde ; mais, chez les peuples Ă qui, comme les Orientaux, le naturalisme et lâanthropomorphisme sont Ă©galement Ă©trangers, ni lâun ni lâautre ne pouvaient prendre naissance, et ils ne le purent en effet que dans lâimagination dâOccidentaux qui voulurent se faire les interprĂštes de ce quâils ne comprenaient point. LâinterprĂ©tation naturaliste renverse proprement les rapports : un phĂ©nomĂšne naturel peut, aussi bien que nâimporte quoi dans lâordre sensible, ĂȘtre pris pour symboliser une idĂ©e ou un principe, et le symbole nâa de sens et de raison dâĂȘtre quâautant quâil est dâun ordre infĂ©rieur Ă ce qui est symbolisĂ©. De mĂȘme, câest sans doute une tendance gĂ©nĂ©rale et naturelle Ă lâhomme que dâutiliser la forme humaine dans le symbolisme ; mais cela, qui ne prĂȘte pas en soi Ă plus dâobjections que lâemploi dâun schĂ©ma gĂ©omĂ©trique ou de tout autre mode de reprĂ©sentation, ne constitue nullement lâanthropomorphisme, tant que lâhomme nâest point dupe de la figuration quâil a adoptĂ©e. En Chine et dans lâInde, il nây eut jamais rien dâanalogue Ă ce qui se produisit en GrĂšce, et les symboles Ă figure humaine, quoique dâun usage courant, nây devinrent jamais des « idoles » ; et lâon peut encore noter Ă ce propos combien le symbolisme sâoppose Ă la conception occidentale de lâart : rien nâest moins symbolique que lâart grec, et rien ne lâest plus que les arts orientaux ; mais lĂ oĂč lâart nâest en somme quâun moyen dâexpression et comme un vĂ©hicule de certaines conceptions intellectuelles, il ne saurait Ă©videmment ĂȘtre regardĂ© comme une fin en soi, ce qui ne peut arriver que chez les peuples Ă sentimentalitĂ© prĂ©dominante. Câest Ă ces mĂȘmes peuples seulement que lâanthropomorphisme est naturel, et il est Ă remarquer que ce sont ceux chez lesquels, pour la mĂȘme raison, a pu se constituer le point de vue proprement religieux ; mais, dâailleurs, la religion sây est toujours efforcĂ©e de rĂ©agir contre la tendance anthropomorphique et de la combattre en principe, alors mĂȘme que sa conception plus ou moins faussĂ©e dans lâesprit populaire contribuait parfois au contraire Ă la dĂ©velopper en fait. Les peuples dits sĂ©mitiques, comme les Juifs et les Arabes, sont voisins sous ce rapport des peuples occidentaux : il ne saurait, en effet, y avoir dâautre raison Ă lâinterdiction des symboles Ă figure humaine, commune au JudaĂŻsme et Ă lâIslamisme, mais avec cette restriction que, dans ce dernier, elle ne fut jamais appliquĂ©e rigoureusement chez les Persans, pour qui lâusage de tels symboles offrait moins de dangers, parce que, plus orientaux que les Arabes, et dâailleurs dâune tout autre race, ils Ă©taient beaucoup moins portĂ©s Ă lâanthropomorphisme.
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René Guénon (Introduction to the Study of the Hindu Doctrines)
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- Auzi domnule, cum domn'e?, as putea eu sa accept vreodata sau sa fiu obligat de acest Burtica sau chiar conditionat, auzi! conditionat!
- La ce va referiti, Dom' Preda?
- Cum ba, tu esti pe lumea cealalta de nu intelegi?
Imi vorbea de parca eu as fi fost acolo sa stiu ce a vorbit el cu Burtica. Pana la urma s-a hotarat sa ma lamureasca si pe mine.
- Uite ce mi-a zis, nea Tecu, cica, tov. Preda, dumneavoastra cunoasteti parerile noastre cu privire la puterea si capacitatea de gandire a tov Nicolae Ceausescu. Stiti cu totii ca dansul e un geniu, ca are gandire creatoare in politica tarii noastre, ca el e ctitorul neegalat de nimeni in privinta indicatiilor novatoare, de construire a socialismului, cum de altfel si a culturii, precum si a cunoasterii istoriei patriei noastre. De aceea m-am gandit ca impreuna sa ajungem la un acord si sa aratam ca in cartea pe care ati scris-o pana acum din romanul Delirul, dumneavoastra ati avut ca model persoana dansului. Descrierea actiunilor din timpul celui de-al doilea razboi mondial il infatiseaza ca un personaj principal, curajos, capabil, credincios comunismului si luptator pentru infrangerea fascismului si a Germaniei hitleriste.
- Si dumneavoastra ce ati raspuns?
- I-am zis ca nu pricep la ce se refera. Cum, tov Preda, n-ai inteles la cine ma refer eu? Te rog sa il prezinti ca personaj principal al romanului Delirul in volumul al doilea.
Dupa cum mi-a povestit el in continuare, am inteles ca Preda ramasese inmarmurit pe scaun si nu-i venea sa creada ca tot ce auzise din gura lui Burtica era aievea. Si ca Burtica s-a ridicat in picioare si s-a proptit cu ambele maini in marginea biroului si i-a repetat: "Cred ca ne-am inteles sau, mai bine zis, ai inteles, domnu' Preda in privinta recomandarii mele prin aceea de a indeplini vointa sefului statului nostru de a il prezenta cu toate meritele in locul lui Niculae, personajul dumneavoastra din volumul I, inlocuindu-l discret cu Niculae Ceausescu, atribuindu-i lui toate meritele.
Dupa ce s-a mai linistit a inceput sa-mi spuna mie cu vocea unui copil batut pe nedrept de parinti:
- Vezi, ma, Dumitrescule, cum te obliga cizmarul asta nenorocit, care nu stie nici sa scrie, nici sa citeasca, si nici macar sa vorbeasca, te obliga sa il incluzi pe el in toate operele literaturii romane? El habar n-are de nimic, dar de, EL detine puterea si ce vrea el si cum vrea el noi trebuie sa executam. Inclusiv eu sa-l introduc in volumul doi al Delirului. Cum sa-l introduc in cartea mea cand nu stiu nimic despre el? Ba stiu ceva. Ca a facut politica asa de buna ca a dus tara de rapa. I-am zis lui Burtica sa ma scuze, dar nu pot scrie despre un om despre a carui viata si cultura nu stiu nimic.
- Si tov. Burtica n-a zis nimic?
- Cum sa nu zica? A zis. Si inca ce-a zis. Bine, tov. Preda, dar te avertizez, numai sa incepi sa scrii ceva din volumul al doilea al romanului Delirul si vorbim altfel. Trebuia sa il introduci si in volumul I, dar hai, treaca-mearga. Acum trebuie sa il bagi in vol. II.
- Dom Burtica, dar v-am spus ca nu pot, nu pot. Ei, daca nu poti, cat voi trai eu si dumneata, acest volum II din Delirul sa stii de la mine ca nu va aparea.
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Savu Dumitrescu (Marin Preda Ăntre ViaÈÄ Èi Moarte)
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Jâai Ă©tĂ© obligĂ© de remonter, pour vous montrer le lien des idĂ©es et des choses, Ă une sorte dâorigine de ces rĂ©serves en vous disant que si lâhumanitĂ© avait fait ce quâelle a fait, et qui en somme a fait lâhumanitĂ© rĂ©ciproquement, câest parce que depuis une Ă©poque immĂ©moriale elle avait su se constituer des rĂ©serves matĂ©rielles, que ces rĂ©serves matĂ©rielles avaient créé des loisirs, et que seul le loisir est fĂ©cond ; car câest dans le loisir que lâesprit peut, Ă©loignĂ© des conditions strictes et pressantes de la vie, se donner carriĂšre, sâĂ©loigner de la considĂ©ration immĂ©diate des besoins et par consĂ©quent entamer, soit sous forme de rĂȘverie, soit sous forme dâobservation, soit sous forme de raisonnement, la constitution dâautres rĂ©serves, qui sont les rĂ©serves spirituelles ou intellectuelles.
Jâavais ajoutĂ©, pour me rapprocher des circonstances prĂ©sentes, que ces rĂ©serves spirituelles nâont pas les mĂȘmes propriĂ©tĂ©s que les rĂ©serves matĂ©rielles. Les rĂ©serves intellectuelles, sans doute, ont dâabord les mĂȘmes conditions Ă remplir que les rĂ©serves matĂ©rielles, elles sont constituĂ©es par un matĂ©riel, elles sont constituĂ©es par des documents, des livres, et aussi par des hommes qui peuvent se servir de ces documents, de ces livres, de ces instruments, et qui aussi sont capables de les transmettre Ă dâautres. Et je vous ai expliquĂ© que cela ne suffisait point, que les rĂ©serves spirituelles ou intellectuelles ne pouvaient passer, Ă peine de dĂ©pĂ©rir tout en Ă©tant conservĂ©es en apparence, en lâabsence dâhommes qui soient capables non seulement de les comprendre, non seulement de sâen servir, mais de les accroĂźtre. Il y a une question : lâaccroissement perpĂ©tuel de ces rĂ©serves, qui se pose, et je vous ai dit, lâexpĂ©rience lâa souvent vĂ©rifiĂ© dans lâhistoire, que si tout un matĂ©riel se conservait Ă lâĂ©cart de ceux qui sont capables non seulement de sâen servir mais encore de lâaugmenter, et non seulement de lâaccroĂźtre, mais dâen renverser, quelquefois dâen dĂ©truire quelques-uns des principes, de changer les thĂ©ories, ces rĂ©serves alors commencent Ă dĂ©pĂ©rir. Il nây a plus, le crĂ©ateur absent, que celui qui sâen sert, sâen sert encore, puis les gĂ©nĂ©rations se succĂšdent et lesâchoses quâon avait trouvĂ©es, les idĂ©es quâon avait mises en Ćuvre commencent Ă devenir des choses mortes, se rĂ©duisent Ă des routines, Ă des pratiques, et peu Ă peu disparaissent mĂȘme dâune civilisation avec cette civilisation elle-mĂȘme.
Et je terminais en disant que, dans lâĂ©tat actuel des choses tel que nous pouvons le constater autour de nous, il y a toute une partie de lâEurope qui sâest privĂ©e dĂ©jĂ de ses crĂ©ateurs et a rĂ©duit au minimum lâemploi de lâesprit, elle en a supprimĂ© les libertĂ©s, et par consĂ©quent il faut attendre que dans une pĂ©riode dĂ©terminĂ©e on se trouvera en prĂ©sence dâune grande partie de lâEurope profondĂ©ment appauvrie, dans laquelle, comme je vous le disais, il nây aura plus de pensĂ©e libre, il nây aura plus de philosophie, plus de science pure, car toute la science aura Ă©tĂ© tournĂ©e Ă ses applications pratiques, et particuliĂšrement Ă des applications Ă©conomiques et militaires ; que mĂȘme la littĂ©rature, que mĂȘme lâart, et mĂȘme que lâesprit religieux dans ses pratiques diverses et dans ses recherches diverses auront Ă©tĂ© complĂštement diminuĂ©s sinon abolis, dans cette grande partie de lâEurope qui se trouvera parfaitement appauvrie. Et si la France et lâAngleterre savent conserver ce quâil leur faut de vie â de vie vivante, de vie active, de vie crĂ©atrice â en matiĂšre dâintellect, il y aura lĂ un rĂŽle immense Ă jouer, et un rĂŽle naturellement de premiĂšre importance pour que la civilisation europĂ©enne ne disparaisse pas complĂštement.
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Paul Valéry (Cours de poétique (Tome 1) - Le corps et l'esprit (1937-1940) (French Edition))
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Dalla parte opposta Antoine-Luois-Leon Florelle de Saint-Just, pallido, fronte bassa, profilo regolare, sguardo misterioso, tristezza profonda, ventitrĂ© anni; Merlin de Thionville, chiamato dai tedeschi Feuer-Teufel, diavolo di fuoco; Merlin de Douai, criminale autore della legge dei sospetti; Soubrany, che il popolo volle come generale al primo pratile; l'ex curato Lebon che maneggiava la spada con la mano un tempo benedicente; Billaud-Varennes che sognava una magistratura dell'avvenire senza giudici, affidata a soli arbitri; Fabre d'Eglantine, che ebbe una piacevole trovata , il calendario repubblicano, come Rouget de Lisle ebbe un'ispirazione sublime, La Marsigliese, ma l'uno come l'altro senza ritorni spirituali; Manuel, il procuratore della Comune, il quale sentenziĂČ: «Un re morto non rappresenta un uomo di meno»; Goujon che era entrato nelle truppe a Trippe Lacroix, avvocato fattosi generale e creato cavaliere di San Luigi sei giorni prima del 12 agosto; FrĂšron Thersiste, figlio di FrĂ©ron-Zoile; Ruhl, inesorabile nell'esaminare il contenuto del famoso armadio di ferro, predestinato al suicidio, da perfetto repubblicano, il giorno in cui fosse caduta la repubblica; FouchĂ©, anima demoniaca e viso cadaverico; Camboulas, l'amico di di PĂšre DuchĂ©ne, che rimproverava a Guilliotin: «Tu appartieni al Club dei Foglianti, ma tua figlia al Club dei giacobini» Jagot, che obiettava a coloro che non approvavano la nuditĂ dei carcerati. « Una prigione Ăš pur sempre un abito di pietra»; Javagues, il macabro violatore di tombe di Saint-Denis; Osselin, proscrittore che concedeva asilo a una proscritta, Madame Charry; Bentabolle, il quale nelle funzioni di presidente, dava al pubblico il segnale degli applausi o delle imprecazioni; il giornalista Robert, marito di KĂ©ralio, la quale scriveva: «NĂ© Robespierre nĂ© Marta frequentano la mia casa, Robespierrre vi puĂČ venire quando vuole, Marat non vi metterĂ mai piede»; Garan Coulon, che a seguito dell'intervento della Spagna nel processo contro Luigi XVI aveva chiesto fieramente che l'assemblea non si degnasse di dar lettura della lettera di un re a favore di un altro re; GrĂ©goire, vescovo degno della Chiesa primitiva, il quale sotto l'Impero, cancellĂČ poi la sua fede repubblicana, assumendo il titolo di conte GrĂ©goire; Amar, che affermava: «La terra intera condanna Luigi XVI. A chi appellarsi contro la condanna, ai pianeti?» Rouyer, il quale si era opposto all'impiego del cannone dal Pont â Neuf asserendo: «La testa di un re non deve, cadendo, far piĂč rumore della testa di un uomo qualsiasi»; ChĂ©nier, fratello di AndrĂ©; Vadier, uno di quelli che posarono una pistola sulla tribuna; Tanis, che diceva a Momoro: «Voglio che Robespierre e Marat si riappacifichino alla mia tavola». «Dove abitate? A Charenton. «Mi sarei stupito che abitaste altrove»; Legendre, il macellaio della rivoluzione d'Inghilterra: « Vieni dunque che ti spacchi la testa», gridava a Lanjuinais; E costui rispondeva: «Devi ottenere prima un decreto che mi classifiche tra i buoi»; Collot d'Herbois, macabro commediante che portava sul viso l'antica maschera con due bocche, una per il sĂŹ e una per il no, uomo che approvava con l'una ciĂČ che biasimava con l'alra, pronto ad accusare Carrier a Nantes e a deificare ChĂąlier a Lione, a inviare Robespierre al patibolo e Marat al Pantheon; GĂ©nissieux, il quale chiedeva la pena di morte contro chiunque portasse su di sĂ© la medaglia rappresentante Luigi XVI martirizzato; Leonard Bourdain, il maestro di scuola che aveva offerto la sua casa al vegliardo di Mont-Jura;Topsent, marinaio; Goupilleau, avvocato; Laurent Lecointre, commerciante; Duhem, medico; Sergent, scultore; David,pittore; Joseph ĂgalitĂ©, principe. Atri ancora: Lecointe-Piuraveau, il quale chiedeva che Marat «fosse riconosciuto in stato di demenza»;
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Victor Hugo (Ninety-Three)
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L'amore non puoi misurarlo, vedere fin dove arriva. L'amore Ăš semplice e indivisibile. PuĂČ evolvere e maturare. Come la fiducia, di cui si nutre, cresce sempre. Non puĂČ smettere di aumentare, pena la sua involuzione. Gli si associa il colore rosso, ma per me ne Ăš simbolo lo smeraldo, la pietra dell'amore vero e incondizionato.
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Judith Sparkle (La profezia del principe)
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Anni piĂč tardi, dallo squarcio aperto nel suo petto, le avrei visto il cuore che ancora pulsava debolmente nella sua membrana e avrei detto al principe mio, che la guardava come impazzito ed era incapace di muovere la mano che aveva impugnato la daga: «Date a me, lasciate che sia io a finire».
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Andrea Tarabbia (Madrigale senza suono)
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Il n'y a rien dans les principes du libéralisme qui permette d'en faire un dogme immuable ; il n'y a pas de rÚgles stables, fixées une fois pour toutes. Il y a un principe fondamental : à savoir que dans la conduite de nos affaires nous devons faire le plus grand usage possible des forces sociales spontanées, et recourir le moins possible à la coercition.
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Friedrich A. Hayek
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Une institution prĂ©sente ne peut ĂȘtre expliquĂ©e par le simple fait qu'elle a existĂ© dans le passĂ©, mĂȘme si ce passĂ© est rĂ©cent. Je ne nie pas que certains Ă©lĂ©ments du patriarcat d'aujourd'hui ressemblent Ă des Ă©lĂ©ments du « patriarcat » d'il y a cent ans : simplement cette durĂ©e - si tant est qu'il y ait durĂ©e, c'est-Ă -dire qu'il s'agisse bien de la mĂȘme chose - ne constitue pas en elle-mĂȘme un facteur explicatif. (p. 18)
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Christine Delphy (L'ennemi principal (Tome 1) : économie politique du patriarcat)
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L'un des axiomes, sinon l'axiome fondamental de ma dĂ©marche, est que les femmes et les hommes sont des groupes sociaux. Je pars du fait incontestable qu'ils sont socialement nommĂ©s, socialement distinguĂ©s, socialement pertinents, et je m'interroge sur cette pratique sociale : comment est-elle rĂ©alisĂ©e ? Ă quoi sert-elle ? MĂȘme si l'on donne un poids minimal Ă cet aspect social, mĂȘme si l'on se contente de constater la pertinence du sexe pour la sociĂ©tĂ©, on est obligĂ© de considĂ©rer que cette pertinence est un fait social, qui requiert donc une explication elle aussi sociale. C'est pourquoi une partie importante de mon travail est consacrĂ©e Ă dĂ©noncer les dĂ©marches explicitement naturalistes, qui cherchent une explication naturelle Ă un fait social. (p. 22)
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Christine Delphy (L'ennemi principal (Tome 1) : économie politique du patriarcat)
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Tra le caratteristiche fondamentali dellâevoluzione (e del suo meccanismo principe, la selezione naturale, descritto da Darwin e successori) câĂš lâassenza di uno scopo. Pensare che tutto si muova con un fine significa cedere a una fallacia pseudoreligiosa, che puĂČ avere appeal dal punto di vista emotivo (« la rivincita della foresta»), ma Ăš del tutto errata. Ecco il punto dâarrivo del discorso di Epstein: non pensiamo mai nemmeno per un momento che questi virus abbiamo una volontĂ e una strategia, o che ce lâabbiano per qualche motivo con noi. «Tutto si riduce alle chance di successo». Non sono loro a cercarci; semmai siamo noi a cercare loro.
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David Quammen (Spillover: Animal Infections and the Next Human Pandemic)
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Notre hypothĂšse est que la raison pour laquelle le travail mĂ©nager n'est pas considĂ©rĂ© comme productif et comptabilisĂ© est qu'il est effectuĂ© - dans le cadre du mĂ©nage - gratuitement : il n'est pas rĂ©munĂ©rĂ©, ni Ă©changĂ© d'une façon gĂ©nĂ©rale. Et ceci, non en raison de la nature des services qui le composent - puisqu'on les trouve tous sur le marchĂ© - ni en raison de la nature des personnes qui le fournissent (puisque la mĂȘme femme qui cuit gratuitement une cĂŽtelette dans son mĂ©nage est rĂ©munĂ©rĂ©e dĂšs qu'elle le fait dans un autre mĂ©nage) mais en raison de la nature particuliĂšre du contrat qui lie la travailleuse - l'Ă©pouse - au mĂ©nage, Ă son « chef ». (p. 63)
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Christine Delphy (L'ennemi principal (Tome 1) : économie politique du patriarcat)
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Si un divorce est la fin d'un mariage en tant qu'institution. Il n'a pas Ă©tĂ© créé pour dĂ©truire le mariage puisqu'il ne serait pas nĂ©cessaire si le mariage n'existait pas. En ce sens, comme bien des auteurs l'ont montrĂ©, mĂȘme la frĂ©quence des divorces peut ĂȘtre interprĂ©tĂ©e non comme un signe que l'institution du mariage est malade, mais au contraire comme un signe qu'elle est florissante. (p. 122)
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Christine Delphy (L'ennemi principal (Tome 1) : économie politique du patriarcat)