Ella Mai Quotes

We've searched our database for all the quotes and captions related to Ella Mai. Here they are! All 20 of them:

In cuor di donna quanto dura amore? (Ore) -Ed ella non mi amò quant'io l'amai? (Mai) -Or chi sei tu sì ti lagni meco? (Eco)
Luigi Pirandello
Perché ella voleva partire? Perché ella voleva spezzare l'incanto? I loro destini ormai non erano legati per sempre? Egli aveva bisogno di lei per vivere, degli occhi, della voce, del pensiero di lei... egli era tutto penetrato da quell'amore, aveva tutto il sangue alterato come da un veleno, senza rimedio. Perché ella voleva fuggire? Egli si sarebbe avviticchiato a lei, l'avrebbe prima soffocata sul suo petto. No, non poteva essere... Mai! Mai!
Gabriele d'Annunzio (The Child Of Pleasure)
Espero que aquesta sigui la missió de l'heroi, perquè no seguir-la a ella és la cosa més difícil que he fet mai.
John Green (Paper Towns)
Fins quan havia de durar aquella existència miseriosa? No se'n sortiria mai? Què tenien de més, que ella no posseís, aquelles que trobaven el consol de la felicitat? [...] Això li feia execrar la injustícia de Déu.
Gustave Flaubert (Madame Bovary)
Era comunque una forma di rapporto esigente. Altri oggetti di adorazione si contentavano quell’adorazione; uomini, donne, Dio, tutti permettevano che si adorassero prostrati in ginocchio; ma quella forma, fosse anche soltanto l’alone di un paralume bianco contro un tavolo di vimini, incitava a un combattimento perpetuo, sfidava a una lotta in cui si era costretti ad avere la peggio. Sempre (era nella sua natura, o nel suo sesso, non sapeva quale delle due) prima di scambiare la fluidità della vita con la concentrazione della pittura ella aveva qualche momento di nudità in cui pareva un’anima mai nata, un’anima spogliata del corpo, esitante su qualche pinnacolo ventoso ed esposta senza protezione a tutti i soffi di dubbio.
Virginia Woolf
dolci le melodie conosciute, ma più dolci le ignote così voi, tenere cornamuse, il vostro canto non al mero orecchio portate- ma, per questo più care, allo spirito offrite silenziosi concerti." " o grazioso giovane alla fresca ombra mai potrà il tuo canto languire- nè a quei rami venir meno la fronda." "audace amante, mai tu potrai baciarla, seppur vicino alla meta e tuttavia non disperare." "ella non può sfiorare e, seppur mai colta, per sempre l'amerai- e lei sarà per sempre bella.
John Keats
Sí que parlem: parlem de moltes coses. Ja em coneixes, i coneixes el meu costat negre també, però l'Annalise veu l'altra cara que tinc. Reconec que em fa por que mai no arribi a entendre'm o a acceptar-me com tu. És una cosa que em fa esgarrifar. Però això no vol dir que ella no conegui l'altre cosat d'en Nathan, el costat bo. L'Annalise sempre ha sabut veure'l. Vull estar amb ella. Vull ser bo.
Sally Green (Half Wild (The Half Bad Trilogy, #2))
Quell'uomo regalava libri ad una donna. Non gioielli, né vestiti. Libri. Nessuno ne aveva mai regalato uno a lei, ad esclusione di Bess, mentre Ryan avrebbe gradito senza alcuna ombra di dubbio, così come adorava regalarli a sua volta. Offrire in dono un libro equivaleva ad impacchettare, oltre al volume, anche le ore, i pensieri, le riflessioni spese nei riguardi della persona che lo riceveva. E per quelli non esisteva un prezzo di copertina sufficiente.
Ella M. Endif (Manuale della perfetta adultera)
M'havia ensenyat tot el que ara sabia sobre els crancs de riu, els petons, el vi rosat i la poesia. M'havia transformat. […] —No em pots transformar i després anar-te'n —li vaig dir en veu alta—, perquè jo ja estava bé abans, Alaska. […] Ella havia encarnat el Gran Potser: m'havia demostrat que valia la pena deixar enrere una vida mediocre a la recerca de potsers més rellevants, i ara se n'havia anat i s'havia endut la meva fe en els potsers. […] «Em vas deixar mancat de potsers, atrapat al bell mig del teu maleït laberint. I ara ja no sé si realment vas escollir sortir-ne de pressa i sense pensar; no sé si em vas abandonar expressament. Mai no et vaig conèixer, oi? No puc recordar res perquè mai no ho vaig saber».
John Green (Looking for Alaska)
Eccola dunque col pensiero laggiù. Le par d’essere ancora fanciulla, arrampicata sul belvedere del prete, in una sera di maggio. Una grande luna di rame sorge dal mare, e tutto il mondo pare d’oro e di perla. La fisarmonica riempie coi suoi gridi lamentosi il cortile illuminato da un fuoco d’alaterni il cui chiarore rossastro fa spiccare sul grigio del muro la figura svelta e bruna del suonatore, i visi violacei delle donne e dei ragazzi che ballano il ballo sardo. Le ombre si muovono fantastiche sull’erba calpestata e sui muri della chiesa; brillano i bottoni d’oro, i galloni argentei dei costumi, i tasti della fisarmonica: il resto si perde nella penombra perlacea della notte lunare. Noemi ricordava di non aver mai preso parte diretta alla festa, mentre le sorelle maggiori ridevano e si divertivano, e Lia accovacciata come una lepre in un angolo erboso del cortile forse fin da quel tempo meditava la fuga. La festa durava nove giorni di cui gli ultimi tre diventavano un ballo tondo continuo accompagnato da suoni e canti: Noemi stava sempre sul belvedere, tra gli avanzi del banchetto; intorno a lei scintillavano le bottiglie vuote, i piatti rotti, qualche mela d’un verde ghiacciato, un vassoio e un cucchiaino dimenticati; anche le stelle oscillavano sopra il cortile come scosse dal ritmo della danza. No, ella non ballava, non rideva, ma le bastava veder la gente a divertirsi perché sperava di poter anche lei prender parte alla festa della vita. Ma gli anni eran passati e la festa della vita s’era svolta lontana dal paesetto, e per poterne prender parte sua sorella Lia era fuggita di casa… Lei, Noemi, era rimasta sul balcone cadente della vecchia dimora come un tempo sul belvedere del prete.
Grazia Deledda (Reeds in the Wind)
Ma che importava, allora, ella si domandava procedendo verso Bond Street, che importava che ella dovesse, ineluttabilmente e completamente, cessare di vivere? Tanto fervore di vita sarebbe continuato senza di lei; se ne risentiva forse? o non era piuttosto consolante la certezza che la morte poneva fine a tutto; ma che in un certo modo, nelle vie di Londra, nella gran marea delle cose, qui, là, ella sopravviveva, Peter sopravviveva, e vivevano uno nell'altro, e lei era parte -l'avrebbe giurato- degli alberi a Bourton; di quel brutto casamento laggiù, trasandato e tutto a pezzi e bocconi; parte di gente che non aveva mai visto al mondo; distesa come un velo di nebbia tra le creature che le erano più amiche, che si protendevano a sollevarla così come aveva visto gli alberi sollevare la bruma tra i rami; eppure si estendeva quanto mai lontano, quella vita che era poi lei
Virginia Woolf (Mrs. Dalloway)
Tuo padre, sì… Ma quale interna pena fa tanto lunghe l’ore di Romeo? ROMEO - La pena di non posseder per sé la cosa che gliele farebbe brevi. ========== È la crudele legge dell’amore. Già le pene del mio pesano troppo sul mio cuore, e tu vuoi ch’esso trabocchi coll’aggiungervi il peso delle tue: giacché quest’affettuosa tua premura altro non fa che aggiunger nuova ambascia a quella che m’opprime, ch’è già troppa. L’amore è vaporosa nebbiolina formata dai sospiri; se si dissolve, è fuoco che sfavilla scintillando negli occhi degli amanti; s’è ostacolato, è un mare alimentato dalle lacrime degli stessi amanti. Che altro è più? Una follia segreta, un’acritudine che mozza il fiato, una dolcezza che ti tira su. ========== Oh, ch’ella insegna perfino alle torce come splendere di più viva luce! Par che sul buio volto della notte ella brilli come una gemma rara pendente dall’orecchio d’una Etiope. Bellezza troppo ricca per usarne, troppo cara e preziosa per la terra! Ella spicca fra queste sue compagne come spicca una nivea colomba in mezzo ad uno stormo di cornacchie. Finito questo ballo, osserverò dove s’andrà a posare e, toccando la sua, farò beata questa mia rozza mano… Ha mai amato il mio cuore finora?… Se dice sì, occhi miei, sbugiardatelo, perch’io non ho mai visto vera beltà prima di questa notte. ========== Codesti subitanei piacimenti hanno altrettanta subitanea fine, e come fuoco o polvere da sparo s’estinguono nel lor trionfo stesso, si consumano al loro primo bacio. Miele più dolce si fa più stucchevole proprio per l’eccessiva sua dolcezza, e toglie la sua voglia al primo assaggio. Perciò sii moderato nell’amare. L’amor che vuol durare fa così. Chi ha fretta arriva sempre troppo tardi, come chi s’incammina troppo adagio. ==========
William Shakespeare (Romeo and Juliet)
Un professor de pintura molt amable que donava classe als nanos del gueto deia que pintar era una forma d'evadir-se molt lluny. Era un home culte i tan apassionat que ella mai no va gosar contradir-lo. Però, a ella, la pintura no la transportava a fora ni la feia pujar al tren d'altres vides, a diferència dels llibres. Ben al contrari, la pintura la catapultava cap endins de si mateixa. Pintar no era una via de sortida, sinó d'entrada. Per això els quadres que pintava a Terezín eren foscos, de traços rampelluts, cels carregats d'un gris dens i tenebrós, com si ja aleshores intuís que aquest cel interior es convertiria en l'únic que veurien quan els portessin a Auschwitz, un cel on els núvols són de cendra. Pintar va ser una manera de conversar amb si mateixa molts d'aquells vespres en què la vencia el desànim d'una joventut que encara no havia començat i que ja semblava haver conclòs.
Antonio Iturbe (The Librarian of Auschwitz)
El tremolor se'm va aturar de cop i el foc em va envair, amb més força que mai, però era una calor diferent, no abrasava. Lluïa. Tot el meu interior es va ensorrar […]. Tots els fills que em lligaven a la vida varen quedar fets bocins amb tisorades veloces, com si es tallessin els cordills que aguanten un munt de globus. Tot el que em definia —[…] la meva llar, el meu nom, el meu jo— es va desconnectar de mi en aquell instant, amb unes quantes tisorades, i va marxar volant cel enllà. No m'havia quedat vagant. Ara un nou fil em lligava allà on era. No un, sinó un milió. I no eren fils, sinó cables d'acer. Un milió de cables d'acer que m'unien a una sola cosa, al mateix centre de l'univers. Ara ho podia veure, notava com l'univers girava al voltant d'aquell punt. Fins llavors mai n'havia vist la simetria, però ara em quedava ben clar. Ja no era la gravetat de la Terra el que em lligava on estava… …ara era [ella] […] qui em mantenia allà.
Stephenie Meyer (Breaking Dawn (The Twilight Saga, #4))
Era uno spettacolo straziante vedere quella donna entrare un giorno dopo l'altro nel cortile della prigione per cercare con ansia e fervore, con l'amore e con le suppliche di intenerire il cuore di pietra del figlio. Ma invano perché egli rimaneva cupo, ostinato e impenitente. Non riuscì ad addolcirne per un istante la durezza della espressione nemmeno l'insperata commutazione della pena di morte in quattordici anni di lavori forzati. Infine la pazienza e la rassegnazione che tanto a lungo avevano sorretto la donna non poterono più dominare le infermità fisiche. Ella si trascinò ancora una volta lungo la via per andare a vedere il figlio, ma le mancarono le forze e cadde a terra priva di sensi. Furono allora poste alla prova la freddezza e l'indifferenza del giovane, e la privazione di cui non poté non avvertire il colpo lo fece quasi impazzire. Un giorno era trascorso e sua madre non era andata a trovarlo; e poi un altro passò senza che gli andasse vicino e un altro ancora, ma non la vide; mancavano ormai solo ventiquattro ore a quello che sarebbe stato forse l'addio supremo. Oh, come allora gli si affollarono alla mente le memorie da tanto tempo dimenticate dei giorni lontani! Correva sconvolto avanti e indietro per l'angusto cortile, come se agitandosi a quel modo avesse potuto affrettare la visita attesa: e con quale amarezza lo investì la realtà della sua condizione di impotente desolazione quando seppe la verità! Sua madre, la sola persona cara che avesse mai avuto sulla terra, era malata, forse morente, meno di un miglio lontano da dove egli si trovava, e se fosse stato libero dai ceppi, gli sarebbero bastati pochi minuti per recarsi al suo capezzale. Corse al cancello, si aggrappò alle sbarre di ferro con la forza della disperazione, e le scosse fino a farle risonare, si gettò contro l'enorme muraglia quasi sperando si aprirsi fra le piante una via d'uscita; ma il cancello e le mura si fecero beffa dei suoi tentativi, ed egli si torse le mani e pianse come un fanciullo.
Charles Dickens (The Pickwick Papers)
I started to turn toward the closest bus stop. Alex turned the other way. "Suivez-moi," he commanded. So I followed. "Bon.Je pensais que nous irions-" "Alex." He stopped. "Ella." "Don't do that, the immersion thing." "Mais, c'est tres important." "Alex." "Ella." "Please.I know you do this with other linguistic losers, but it makes me feel like I should have a great big L lipsticked onto my forehead in some swirly French calligraphy." "Do you often contemplate decorating yourself in such a manner?" I took a quick look down.I was wearing Sienna's turtleneck again, but my own jeans. There was a large blue sea horse from the art museum fountain running from my knee to the crease of my thigh. "Yeah," I admitted. "I do." "Quelle horreur!" he declared, eyes round in mock distress. "Casse-toi." He let out a bark of laughter that sounded just like a seal. "Tres bien, Mademoiselle Marino. Got any more?" "A couple.Frankie gave me a copy of How to Offend the French when I managed to get a B in 1B last year." "Well,I never trade insults on a first date. Not that kinda guy. But after two or three..." I liked that he'd said "date," instead of "tutoring session." Even if it wasn't and he totally didn't mean it. I couldn't help it.
Melissa Jensen (The Fine Art of Truth or Dare)
M'havia ensenyat tot el que ara sabia sobre els crancs de riu, els petons, el vi rosat i la poesia. M'havia transformat. Em vaig encendre un cigarret i vaig escopir al rierol. —No em pots transformar i després anar-te'n —li vaig dir en veu alta—, perquè jo ja estava bé abans, Alaska. Ja estava bé, amb les últimes paraules, i els amics de l'escola… No em pots transformar i després morir-te. Ella havia encarnat el Gran Potser: m'havia demostrat que valia la pena deixar enrere una vida mediocre a la recerca de potsers més rellevants, i ara se n'havia anat i s'havia endut la meva fe en els potsers. Podria respondre a tot el que el Coronel fes i digués amb un «molt bé», podria intentar fer veure que tot m'era igual, però això mai no tornaria a ser cert. «No pots convertir-te en algú tan important per a mi i després morir-te, Alaska, perquè ara ja sóc irreversiblement diferent, i em sap greu haver-te deixat marxar, sí, però vas ser tu qui va prendre aquella decisió. Em vas deixar mancat de potsers, atrapat al bell mig del teu maleït laberint. I ara ja no sé si realment vas escollir sortir-ne de pressa i sense pensar; no sé si em vas abandonar expressament. Mai no et vaig conèixer, oi? No puc recordar res perquè mai no ho vaig saber».
John Green (Looking for Alaska)
Pel motiu que a Tità res no presentava una finalitat (en cap moment i per a ningú), i pel motiu que no actuava cap guillotina de l'evolució, amputant de cada genotip el que no contribuïa a la supervivència, la natura, que no estava frenada ni per la vida que creés ni per la mort que provoqués, podia causar l'alliberament de la matèria, la natura podia mostrar la prodigalitat característica d'ella mateixa, una desolació il·limitada, una magnificència brutal que resultava inútil, un poder etern de creació sense objectiu, sense necessitat, sense significança. Aquesta veritat, que s'emparava gradualment de l'observador, era més pertorbadora que la impressió de ser testimoni d'un mimetisme còsmic de la mort, o la impressió que eren despulles d'éssers desconeguts situades per sota de l'horitzó curull de tempestes. Per tant, calia capgirar la manera tradicional de pensar, que només seguia una sola direcció: aquestes formes eren semblants a ossos, costelles, cranis i ullals no pas perquè haguessin tingut vida alguna vegada (mai no n'havien tinguda), sinó perquè els esquelets dels vertebrats terrestres i la seva pell, i la cuirassa quitinosa dels insectes, i les closques dels mol·luscs presentaven la mateixa disposició estructural, la mateixa simetria i gràcia, ja que la natura podia crear-les, tot i que manquessin i sempre haguessin de mancar la vida i la finalitat pròpia de la vida.
Stanisław Lem (Fiasco)
Aveva dell’amicizia, come del resto di parecchi altri sentimenti, un ideale che in questo caso non le sembrava - ma anche in altri casi non le era sembrato - che la presente amicizia esprimesse a pieno. Ma sovente rammentava a se stessa che esistono ragioni essenziali per cui gli ideali non riescono mai a concretizzarsi. Negl’ideali bisogna credere senza vederli; è questione di fede, non di esperienza. Tuttavia l’esperienza può fornircene imitazioni molto attendibili ed è saggio far loro buon viso. Il fatto è che in complesso Isabel non aveva mai incontrato un personaggio più simpatico e interessante di Madame Merle; non aveva mai conosciuto una persona che fosse priva come lei di quel difetto che forma l’ostacolo principale all’amicizia: quel riprodurre i lati più tediosi, stantii e troppo conosciuti del proprio carattere. La ragazza non aveva mai spalancato così le porte della sua confidenza; alla sua amabile ascoltatrice diceva cose che non aveva ancora mai detto ad alcuno. Talvolta si allarmava del suo candore: era come se avesse dato ad una persona quasi sconosciuta la chiave del suo cofanetto di gioielli. Queste gemme spirituali erano gli unici gioielli di qualche grandezza che Isabel possedeva, ragione di più per custodirli con ogni cura. Ma poi, sempre le tornava in mente che non ci si deve rammaricare per un generoso errore, e che se Madame Merle non aveva i pregi che essa le attribuiva, tanto peggio per Madame Merle. Non c’era dubbio che avesse grandi pregi: era attraente, simpatica, intelligente, colta. Più che questo (perché Isabel non aveva avuto la sfortuna di attraversare la vita senza incontrare numerose persone del suo sesso delle quali non si poteva onestamente dire di meno), era una donna rara, superiore, straordinaria. C’è tanta gente amabile nel mondo, e Madame Merle era lungi dall’avere un carattere volgarmente allegro, dal fare la spiritosa senza requie. Sapeva come si fa a pensare, dote rara nelle donne; e aveva pensato con molto costrutto. Naturalmente, sapeva anche come si fa a provare sentimenti: Isabel non avrebbe potuto passare una settimana con lei senza acquistarne la certezza. Questa era proprio la grande dote di Madame Merle, il suo dono più perfetto. La vita aveva lasciato il suo segno su di lei; ella ne aveva sentito tutta la forza, e faceva parte del godimento che dava la sua compagnia il fatto che, quando la ragazza parlava di ciò che si compiaceva di chiamare questioni serie, questa signora la comprendeva con facilità e subito. Le emozioni, questo è vero, oramai per lei appartenevano quasi alla storia; ella non faceva un segreto del fatto che la fonte della passione, per essere stata spillata con discreta violenza in un certo periodo, non scorreva più liberamente come un tempo. Per di più si proponeva, e insieme si aspettava, di diventare insensibile; ammetteva tranquillamente di essere stata un po’ pazza un giorno, ed ora ostentava di essere perfettamente savia.
Henry James (The Portrait of a Lady)
Passò per vie rumorose piene di luce, per gallerie dalla risonanza profonda, su cui, con rumore di tuono, rotolavano pesantemente i treni e che eran tutte tappezzate di annunzi reclamistici dai colori vistosi, vide splendidi palazzi, e case a quattro piani, strette, con finestre polverose che ammiccavan sulla via sporca; risalì file di strade che si somigliavano come orfanelle o ciechi, condotti in fila. Infine si svegliò lentamente alla realtà, e si sentì vecchia, triste e stanca, per aver vegliato e corso. Miserabili bottegucce si schiacciavano l'un l'altra per mettersi in evidenza: abiti vecchi per i più poveri, biancheria grigia per gli operai, e per tutti viveri a buon mercato. Ceste di pere, dure e verdi, e di prugne, nere e secche, aspettavano di sedurre una clientela infantile, coperte da una rete a maglie strette che le salvava dai ladruncoli. In una botteguccia vide una donna obesa, che con le mani tremanti, secche e gialle, accendeva una lampada a petrolio. Ai suoi piedi un ragazzino la guardava con curiosità, con una carota, mezzo rosicchiata, nella sua mano di bambino sporco. Le strade, i cumuli di mercanzie, le camicie grigie, le pere, la rete, i visi stanchi delle persone, tutto era annerito dalla fuliggine grassa delle locomotive che passavano, brontolando, e dal fumo di tutti i camini degli stabilimenti che erano là, stretti gli uni vicino agli altri, come alberi di una foresta. “Ecco il tuo giorno di festa” pensava Franzi. Ella era ferita e inasprita fino al pianto, come se tutto: la strada grigia, la bruttezza della miseria, la tristezza della povertà, fossero state accumulate in quest'angolo di città straniera per disprezzarla. “Ecco il tuo giorno di festa” diceva in lei una voce chiara. E questa creatura che detestava sognare, che non comprendeva la morte, che non si attaccava che alla realtà, che non voleva conquistare e non desiderava che ciò che si può afferrare, ciò che è vibrante di vita: questa creatura si svegliava qui, nella grigia strada di un quartiere popolare di Praga, Zizkov, che nel crepuscolo confuso di una sera di primavera si prolungava a perdita d'occhio. “Ecco il tuo giorno di festa” pensava Franzi. Ella sentiva che non era solo questo giorno che la condannava, ma la troppo lunga fila di giorni di lavoro, fra cui essa aveva il suo posto: ancora grigio su grigio, come un orfanello in una lunga fila, come un seguito di ore vuote in un mondo vuoto. Vuoto? Non stava più la sua vita sulle ali della musica, la più umana di tutte le arti? Perchè dunque il suo passato restava così freddo, così paurosamente squallido, senza un sorriso, senza un ricordo, senza altro che tante pagine voltate, in un gran quaderno di musica? Aveva sempre suonato per se stessa e per la propria soddisfazione. A finestre e porte chiuse si era ubriacata di musica come di un vizio segreto. Che significato aveva per lei? Tanto? Ancora ieri ella vi aveva trovato consolazione, speranza, entusiasmo e pace, terra e cielo, letizia e dolore. Oggi tutto era lontano. Nessuno mai l'aveva ascoltata; mai nessuna delle sue parole si era riflessa nel sorriso di un'altra creatura; mai nessuno era stato dietro a lei e le aveva passato la mano sulla spalla all'ultimo accordo del pianoforte...
Ernst Weiss (Franziska (Pushkin Collection))