“
If thou must love me, let it be for naught
Except for love's sake only. Do not say,
'I love her for her smile—her look—her way
Of speaking gently,—for a trick of thought
That falls in well with mine, and certes brought
A sense of pleasant ease on such a day'—
For these things in themselves, Belovèd, may
Be changed, or change for thee—and love, so wrought,
May be unwrought so. Neither love me for
Thine own dear pity's wiping my cheeks dry:
A creature might forget to weep, who bore
Thy comfort long, and lose thy love thereby!
But love me for love's sake, that evermore
Thou mayst love on, through love's eternity.
If Thou Must Love Me
”
”
Elizabeth Barrett Browning (Sonnets from the Portuguese)
“
Love's easy to learn. It's like taking a risk. You set your mind on it and refuse to be afraid, and in no time you feel terrifically exhilarated and all your inhibitions fly out of the window.
”
”
Dick Francis (Dead Cert)
“
Un lucru-mi pare cert, că lumea oamenilor simpli este o lume complicată, iar lumea oamenilor complicaţi este o lume simplă. Cu cît sunt oamenii mai sofisticaţi cu atît dau mai puţină însemnătate formelor; pe cînd oamenii simpli abia se adună laolaltă că şi alcătuiesc regulamente straşnice.
”
”
Nicolae Steinhardt (Jurnalul fericirii)
“
Da mio padre avevo imparato, molto tempo dopo avere smesso di seguirlo sui sentieri, che in certe vite esistono montagne a cui non è possibile tornare. Che nelle vite come la mia e la sua non si può tornare alla montagna che sta al centro di tutte le altre, e all'inizio della propria storia. E che non resta che vagare per le otto montagne per chi, come noi, sulla prima e più alta ha perso un amico.
”
”
Paolo Cognetti (Le otto montagne)
“
If death, said my father, reasoning with himself, is nothing but the separation of the soul from the body;--and if it is true that people can walk about and do their business without brains,--then certes the soul does not inhabit there.
”
”
Laurence Sterne (The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman)
“
Certes, sous les silences d'antan, -comme, sous la calme surface des eaux, la mêlée des bêtes dans la mer, -je sentais bien grouiller la vie sous-marine des sentiments cachés, des désirs et des pensées qui se nient et qui luttent.
”
”
Vercors (Le Silence de la mer)
“
A woman’s magazine quiz:
Question: You decide to do the dread deed and just as things are starting to get hot he comes, rolls over, and asks, “Was it good for you?”
You:
a. Say, “God, yes! That was the best seventeen seconds of my life”
b. Say, “Sure, as good as it gets for me with a man.”
c. Put a Certs in your navel and say, “That’s for you, Mr. Bunnyman. You can have it on your way back up, after the job is finished
”
”
Christopher Moore (Bloodsucking Fiends (A Love Story, #1))
“
On peut enivrer les Allemands de l'ivresse d'être Allemands et compatriotes de Beethoven. On peut en saouler jusqu'au soutier. C'est, certes, plus facile que de tirer du soutier un Beethoven.
”
”
Antoine de Saint-Exupéry (Wind, Sand and Stars)
“
Certe mattine
al risveglio
c’è una bambina pugile
nello specchio,
i segni della lotta
sotto gli occhi
e agli angoli della bocca,
la ferocia della ferita
nello sguardo.
Ha lottato tutta la notte
con la notte,
un peso piuma
e un trasparente gigante
un macigno scagliato
verso l’alto
e un filo d’erba impassibile
che lo aspetta
a pugni alzati:
come sono soli gli adulti.
”
”
Chandra Livia Candiani (La bambina pugile ovvero la precisione dell'amore)
“
Ma certe cose che la mente non intende, il cuore le intende.
”
”
Leonardo Sciascia (The Day of the Owl)
“
La vie n'est pas une roue impitoyable mais une route. Une route certes parsemée d'embûches, mais une route qui peut conduire au bonheur.
Pour peu qu'on ne s'y perde pas.
Ellana, Edwin, Destan.
Enlacés.
Heureux.
Ils ne s'étaient pas perdus.
”
”
Pierre Bottero (Ellana, la Prophétie (Le Pacte des MarchOmbres, #3))
“
Certe cose non solo non possono essere insegnate, ma possono essere ritardate da altre cose che invece possono essere insegnate
”
”
David Foster Wallace (Infinite Jest)
“
Gli amori che sembrano assurdi certe volte sono i migliori.
”
”
Margaret Mazzantini (Twice Born)
“
Tutti noi dobbiamo morire, non ci sono eccezioni, lo so, ma certe volte, oddio, il Miglio Verde è così lungo.
”
”
Stephen King (The Green Mile)
“
...cert este ca ceea ce se intampla incepand chiar de-acum depinde de tine si de Creatorul tau.Este adevarat,tu nu poti controla totul.
”
”
Nick Vujicic (Life Without Limits: Inspiration for a Ridiculously Good Life)
“
C'era qualche altra cosa da chiedere, ma continuava a sfuggirle. Era lì, davanti agli occhi, però poi spariva di nuovo, non riusciva ad agguantarla.
Certe idee sono così, scivolano.
”
”
Benedetta Cibrario (Sotto cieli noncuranti)
“
S-ar putea să existe chiar fanatici puritani ai conştiinţei care să dorească a muri culcaţi mai degrabă pe un Nimic cert decât pe un Ceva nesigur. Dar acesta e nihilism, însemnul unui suflet deznădăjduit şi dezgustat de moarte, oricât de curajoase ar părea atitudinile unei astfel de virtuţi.
”
”
Friedrich Nietzsche (Beyond Good and Evil)
“
Socrate considérait que c'est un mal qui n'est pas loin de la folie, de s'imaginer que l'on possède une vertu, alors qu'on ne la possède pas. Certes, une pareille illusion est plus dangereuse que l'illusion contraire qui consiste à croire que l'on souffre d'un défaut, d'un vice.
Deuxième Considération intempestive, ch. 6
”
”
Friedrich Nietzsche
“
«Certe volte bisogna diventare un po’ carogne per sopravvivere», mi ha detto. «Certe volte fare la carogna è tutto quello che resta a una donna.»
”
”
Stephen King (Dolores Claiborne)
“
Pentru orice om căruia îi este frică, care e singur sau nefericit, remediul cel mai bun este în mod cert să iasă afară.
”
”
Anne Frank (Anne Frank's Tales from the Secret Annex: A Collection of Her Short Stories, Fables, and Lesser-Known Writings)
“
Le cose certe volte non si sa da cosa dipendono. Vanno come devono andare.
”
”
Benedetta Cibrario (Sotto cieli noncuranti)
“
Forse il tempo cura le ferite, ma non porta via certe cicatrici, non ti ridà i giorni persi senza chi ami, non ti dà indietro nulla."
Suggerita da Sheila Mazzei
”
”
Dilhani Heemba (Nuova Vita: La speranza dell'erede (Nuova Terra, #2))
“
Certe volte andare avanti è... l'unico modo per andare avanti
”
”
Colleen Hoover (Ugly Love)
“
Socrate. Tiens-tu quelque chose ?
Strepsiade. Non, par Zeus, non certes.
Socrate. Rien du tout ?
Strepsiade. Rien... que ma verge dans ma main droite.
”
”
Aristophanes (Nuées)
“
Uscire dovrebbe essere divertente. Per lei, era lavoro... duro lavoro. Era in grado di interagire con la gente se ne aveva voglia, ma era un sacrificio. Certe volte più di altre.
”
”
Helen Hoang (The Kiss Quotient (The Kiss Quotient, #1))
“
- C’est une rose, Badin. Adorable à regarder, certes, mais avec des épines qu’on ne peut pas ignorer. Sa place est dans le jardin du Roi, pas dans le tien.
”
”
Marissa Meyer (Heartless)
“
Non si resta perché si amano certe persone; si va via perché se ne detestano altre. Sono sempre le cose brutte che ci fanno agire. Siamo vigliacchi.
”
”
Boris Vian (Heartsnatcher)
“
È Null Achtzehn. Non si chiama altrimenti che così, Zero Diciotto, le ultime tre cifre del suo numero di matricola: come se ognuno si fosse reso conto che solo un uomo è degno di avere un nome, e che Null Achtzehn non è più un uomo. Credo che lui stesso abbia dimenticato il suo nome, certo si comporta come se così fosse. Quando parla, quando guarda, dà l'impressione di essere vuoto interiormente, nulla più che un involucro, come certe spoglie di insetti che si trovano in riva agli stagni, attaccate con un filo ai sassi, e il vento le scuote.
”
”
Primo Levi (Survival in Auschwitz)
“
Perché cambiava sempre tutto, quando l'unica cosa che si desiderava, l'unica cosa che si era mai chiesta umilmente a Dio o a chi per lui, era che certe cose potessero restare immutate?
”
”
Richard Yates (Revolutionary Road)
“
Sapete che i libri hanno un po'l'odore della noce moscata o di certe spezie d'origine esotica? Amavo annusarli, da ragazzo. Signore, quanti bei libri c'erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!
”
”
Ray Bradbury (Fahrenheit 451)
“
Je détestais lui faire du mal. La plupart du temps, je parvenais à oublier cette inéluctable vérité : certes, mes parents étaient heureux de m'avoir auprès d'eux, mais j'étais aussi à moi seule leur souffrance.
”
”
John Green (The Fault in Our Stars)
“
Certe volte mi accade di non poter capire come un altro possa volerle bene, abbia il diritto di volerle bene, mentre io l'amo così esclusivamente, così intensamente e non conosco, non so, e non ho altro che lei.
”
”
Johann Wolfgang von Goethe (The Sorrows of Young Werther)
“
Nella pagina delle cose certe che voglio nella mia vita ci sono scritte poche righe, fra l'altro qualcuna anche a matita, mentre in quella delle cose che non voglio c'è più roba, c'è più sicurezza, più determinazione.
”
”
Fabio Volo (Esco a fare due passi)
“
Forse la felicità dipende solo dall’insieme di piccoli dettagli positivi — il semaforo che diventa verde nel secondo in cui tu arrivi — e negativi — l’etichetta della T-shirt che ti pizzica sul collo — che capitano a ciascuno durante un giorno. Forse a ciascuno è assegnata un’identica quantità di felicità al giorno.Forse non aveva importanza se eri un rubacuori celebre in tutto il mondo o un patetico solitario. Forse non importava se una tua amica stava morendo.Forse a certe cose si passa attraverso e basta. Forse era l’unica cosa che si poteva chiedere.
”
”
Ann Brashares (The Sisterhood of the Traveling Pants (Sisterhood, #1))
“
E la sera, dalla mia stanza di bambina, guardo I lumi della città sul mare. E certe volte ho l’impressione di essere ancora quella di una volta, e che gli anni non siano mai passati. E penso : laggiù è la vera vita, laggiù il mondo, l’avventura, il sogno ! E fantastico un giorno o l’altro di partire. Lo vede dunque che non è mai finita ?
”
”
Dino Buzzati
“
C'est un immense privilège que d'avoir un objectif précis. Nombreux sont ceux qui traversent la vie sans ne serait-ce qu'en apercevoir brièvement le sens. Ils avancent tant bien que mal, transportés d'un hasard jusqu'au suivant, un baiser ici, une larme là, quelques caresses, la solitude, les déceptions. Ils n'ont jamais la moindre idée d'un pourquoi, d'un but, d'une destination. Celui qui vit ainsi son existence peut certes connaitre quelques heures de bonheur, mais elles sont le fruit du hasard, elles adviennent d'aventure, relèvent de la chance et non de la récolte. (p. 308-309)
”
”
Jón Kalman Stefánsson (Harmur englanna)
“
I "salvati" del Lager non erano i migliori, i predestinati del bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l'esatto contrario. Sopravvivevano di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della "zona grigia",le spie. Non era una regola certa (non c'erano, nè ci sono nelle cose umane, regole certe), ma pure sempre una regola. Mi sentivo sì innocente, ma intruppato fra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione.
”
”
Primo Levi (The Drowned and the Saved)
“
E' necessaria la sventura per scavare certe misteriose miniere nascoste nell'intelligenza umana; serve la pressione per fare esplodere la polvere. La prigionia ha riunito in un punto solo tutte le mie facoltà, che fluttuavano quà e là, e sono venute a scontrarsi in uno spazio stretto: come sapete, dall'urto delle nubi scaturisce l'elettricità, dall'elettricità il lampo, dal lampo la luce
”
”
Alexandre Dumas
“
Certes, il avait été fou de croire qu'une jeune femme pût avoir le goût sensible de sa présence. Fou ! fou ! mais quel raisonnement nous préserverait de cette insupportable douleur, lorsque l'être adoré dont l'approche est nécessaire à notre vie même physique, se résigne d'un coeur indifférent (satisfait peut-être) à notre absence éternelle ? Nous ne sommes rien pour celle qui nous est tout.
”
”
François Mauriac (Le désert de l'amour (Littérature) (French Edition))
“
C’est évident, ma chère enfant. Tu es malheureuse parce qu’il serait anormal, voire indécent d’être heureux quand on est Algérien, ou tout simplement quand on a du cœur. Je connais des algériens qui sont heureux. Mais ceux-là sont des amnésiques. Ils ne sont pas nombreux, certes, mais néanmoins j’en connais, ils ont le geste sûr des complexes ignorés. Ils ont le verbe haut et ne doutent de rien, les malheureux ! Voyez d’ailleurs les ânes comme ils sourient de toutes leurs narines, contents de leur filiation indécise, contents parce que le sourire ridicule de leurs narines marque leur satisfaction suprême de manger des chardons. Même en français ils sont contents de braire.
”
”
Malek Haddad (L'élève Et La Leçon)
“
Le livre, comme livre, appartient à l'auteur, mais comme pensée, il appartient -le mot n'est pas trop vaste- au genre humain. Toutes les intelligences y ont droit. Si l'un des deux droits, le droit de l'écrivain et le droit de l'esprit humain, devait être sacrifié, ce serait, certes, le droit de l'écrivain, car l'intérêt public est notre préoccupation unique, et tous, je le déclare, doivent passer avant nous.
”
”
Victor Hugo
“
La solitudine è questa situazione un po’ buffa, un po’ ridicola, un po’ aggressiva di un uomo seduto al tavolo di un ristorante turistico: l’immagine di una persona incompleta, tanto goffa da sembrare stupida o arrogante. Leo deve incominciare a difendere questa sua solitudine. Non deve permettere che gli altri lo vedano come un atomo dalle valenze aperte, come qualcuno immiserito dalla mancanza di un compagno, di un amico, di un amore. La solitudine è anche scomodità. Obbliga a rivolgersi agli altri, a fare richieste continue. Sul treno lui non può lasciare i bagagli per recarsi al ristorante. Deve cercare il controllore, o un altro passeggero, e chiedergli di dare cortesemente un’occhiata alla macchina fotografica. Negli aeroporti, con il carrello carico di valigie, non riesce a raggiungere la toilette, o la cabina del telefono soprattutto se si trovano a livelli diversi da quelli in cui è stato sbarcato e allora, scaricare i bagagli, affrontare le scale, deporli, entrare in un bagno diventa un’impresa impossibile, faticosa già mentalmente. Nei ristoranti è pressato dalla gente in coda solo perché gli altri sono in due e lui, solo, sta occupando un piccolo tavolo. Negli alberghi le camere singole sono, in genere, le più strette e le più piccole: i sottotetti o le mansardine della servitù. E per giunta c’è sempre un supplemento da pagare.
La solitudine impietosisce gli altri. A volte lui sente lo sguardo indiscreto della gente posato sulla sua figura come un gesto di una violenza inaudita. Come se gli altri lo pensassero cieco e gli si accostassero per fargli attraversare la strada. Certe premure lo offendono più dell’indifferenza, perché è come se gli ricordassero continuamente che a lui manca qualcosa e che non può essere felice. Si vede con un lato del corpo sanguinante, una cicatrice aperta dalla quale è stata separata l’altra metà. Vorrebbe spiegare che sì, Thomas gli manca e di questo sta soffrendo. Ma che non avverte la propria solitudine come una disperazione. Si sta concentrando su di sé, si sta racchiudendo nelle proprie fantasie e nei propri ricordi. Sta cercando di abbracciare la parte più vera di se stesso recuperandola attraverso il ricordo, la riflessione, il silenzio.
”
”
Pier Vittorio Tondelli (Camere separate)
“
Mă zbat acum în realitate, țip, implor să fiu trezit, să fiu trezit în altă viață, în viața mea adevărată. Este cert că e plină zi, că știu unde mă aflu și că trăiesc, dar lipsește ceva în toate acestea, așa ca în grozavul meu coșmar.
Mă zbat, țip, mă frământ. Cine mă va trezi?
În jurul meu realitatea exactă mă trage tot mai jos, încercând să mă scufunde.
Cine mă va trezi?
Întotdeauna a fost așa, întotdeauna, întotdeauna.
”
”
Max Blecher (Întâmplări în irealitatea imediată)
“
La masse (...) hait l'image de l'homme car la masse est incohérente, pousse dans tous les sens à la fois et annule l'effort créateur. Il est certes mauvais que l'homme écrase le troupeau. Mais ne cherche point là le grand esclavage: il se montre quand le troupeau écrase l'homme.
(chapitre XI)
”
”
Antoine de Saint-Exupéry (Citadelle)
“
Certe volte penso, ma lo penso veramente, che bisognerebbe piantarla con questa storia del parlare. Perché tanto non serve a niente. Non è questione di capirsi, fare fatica a ritrovarsi nelle cose; non è questo. È che nessuna conversazione regge l'argomento per più di un paio di battute; è la pertinenza, il problema.
”
”
Diego De Silva (Non avevo capito niente)
“
_ (Omar ibn el Khattab) lorsque j'ai entendu le Prophète, que la grâce de Dieu lui soit assurée, nous dire: "Aujourd'hui j'ai parachevé mon bienfait à votre égard", certe oui, j'ai pleuré. Ce même jour d'Arafat, le Prophète m'a demandé la raison de mes pleurs, j'ai répondu: " Ce qui me fait pleurer, c'est que, jusqu'à présent, nous étions dans un accroissement constant dans notre religion, mais si, à présent, elle est achevée, il faut dire qu'il n' y a pas de choses qui atteignent leur plénitude sans que, par la suite, elles ne s'amoindrissent!" Et le Prophète m'ayant écouté a répondu après un long moment: "Certes, Omar, tu as dis vrai!
”
”
Assia Djebar (Loin de Médine)
“
Perché se è vero che il male può discendere dalle buone azioni… dove sta scritto che da quelle cattive può venire solo il male? Magari a volte – il modo sbagliato è quello giusto? Magari prendi la strada sbagliata e ti porta comunque dove volevi? O vedila in un altro modo, certe volte puoi sbagliare tutto, e alla fine viene fuori che andava bene?
”
”
Donna Tartt (The Goldfinch)
“
Ti fa sentire una ladra certe volte l'amore.
”
”
Marco Balzano (Resto qui)
“
Hi havia un cert poder, en el silenci i la quietud.
”
”
Margaret Atwood (The Testaments (The Handmaid's Tale, #2))
“
quod si deficiant vires, audacia certe laus erit
[even if strength fails boldness will merit praise]
”
”
Propertius
“
Ara mateix encara puc triar fins a cert punt. No pas si morir o no, sinó quan i com fer-ho. I ¿no és això una mena de llibertat?
”
”
Margaret Atwood (The Testaments (The Handmaid's Tale, #2))
“
Era abbastanza saggio da sapere che su questa terra non è mai accaduto nulla di buono, di cui all'inizio certe persone non abbiano riso a crepapelle
”
”
Charles Dickens (A Christmas Carol)
“
A Derry, certe cose le teniamo per noi.
”
”
Stephen King (11/22/63)
“
Ningú no sap del cert l'impacte que produeix en la vida dels altres. Molt sovint, no en tenim ni idea. Però el provoquem igualment.
”
”
Jay Asher (Thirteen Reasons Why)
“
Di notte, a letto, quando era più facile dire certe cose.
”
”
Hanya Yanagihara (A Little Life)
“
Basta guardare certe persone per diffidarne; si intuisce che sono anime nere, inquieti dietro, minacciosi davanti.
”
”
Victor Hugo (Les Misérables)
“
Servono le sventure per scavare certe miniere misteriose nascoste nell'intelligenza umana; serve la pressione per far esplodere la polvere.
”
”
Alexandre Dumas
“
Due altre cose ha detto nel corso degli anni: che certe donne non sono affatto misteriose ma vengono rese tali dall'incapacità degli uomini di capirle.
da "Il senso di una fine
”
”
Julian Barnes
“
In quel momento Sara si alzò dalla panca, passò le mani tra i capelli fissando i due giovanotti: «Mia figlia è molto creativa. Certe doti sono innate».
”
”
Roberta Rizzo (Rossa come l'amore perduto)
“
Certe volte le cose sono semplici. Così semplici che si fa fatica a vederle.
”
”
Benedetta Cibrario (Sotto cieli noncuranti)
“
Ti amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l'ombra e l'anima.
”
”
Stephanie Perkins (Anna and the French Kiss (Anna and the French Kiss, #1))
“
Certe volte bisogna diventare un po' carogne per sopravvivere. Certe volte fare la carogna è tutto quello che resta a una donna.
”
”
Stephen King (Dolores Claiborne)
“
És cert que serem monstres, separats de tot el món; però per això mateix ens sentirem més units l'un a l'altre.
”
”
Mary Wollstonecraft Shelley (Frankenstein)
“
Ci vuole la sciagura per scavare certe miniere misteriose nascoste nell’intelligenza umana; ci vuole la pressione per far esplodere la polvere.
”
”
Alexandre Dumas (Il conte di Montecristo)
“
Certes, elle n’était véhiculée que par des femelles, ce qui lui ôtait de la crédibilité mais, dans le même temps, lui garantissait une propagation rapide.
”
”
Éric-Emmanuel Schmitt (L'Évangile selon Pilate)
“
C’era una strana santità nella morte, ma per certe persone nulla era più beatificante dell’oblio.
”
”
Henry James (The Altar of the Dead)
“
Il connaissait certes les hommes et n'avait pour eux que mépris ; mais (tout règle a son entorse) il en distinguait quelques-uns et respectait parfois le cœur.
”
”
Alexandre Pouchkine (Eugène Onéguine (French Edition))
“
She was doing a PhD in English literature,’ I pointed out. ‘I know zip about English literature, Frank. I got an A in my Leaving Cert, but that’s it. I don’t speak the jargon.
”
”
Tana French (The Likeness)
“
Certe cose dovrebbero restare come sono. Dovreste poterle mettere in una di quelle grandi bacheche di vetro e lasciarcele. So che è impossibile ma è un gran peccato lo stesso.
”
”
J.D. Salinger
“
Certe cose succedono una volta sola. A dire la verità, poi, certe cose possono succedere solo nelle favole.
”
”
Gianni Rodari (Lamberto, Lamberto, Lamberto)
“
Qui ne travaille pas ne mange pas, certes, mais qui travaille ne vit plus.
”
”
Georges Perec (Les Choses)
“
Certe cose quando se ne parla diventano una menzogna.
”
”
Haruki Murakami (The Wind-Up Bird Chronicle)
“
Quando si vivono certe esperienze e ci si scontra con problemi mai concepiti, si realizza quanto il mondo pecchi in simpatia e gentilezza.
”
”
Nellie Bly (Dieci giorni in manicomio)
“
Problema voastră cu Dumnezeu şi creştinismul nu ţine de intelect. Vă pot asigura de asta. Şi ateismul vostru nu e de antură intelectuală. Vă garantez asta. E de natură morală. Nu mă cert cu nimeni pe marginea existenţei lui Dumnezeu, sau a realităţii lui Isus Hristos, pentru că ştiţi nu numai că există un Dumnezeu, dar ştiţi suficient de multe despre Singurul Dumnezeu Adevărat ca să ştiţi că nu vreţi să ştiţi mai multe despre El, pentru că, a-L cunoaşte înseamnă să vi se ceară să va supuneti domniei Sale, şi asta e, de fapt, problema voastra.
”
”
Paul Washer
“
Marianne pensava che l’amore, per lei, era stato una delusione. Certe carezze erano meglio… Lui l’aveva presa brutalmente, con una sorta di rancore, quasi avesse voluto saccheggiarla, appagare una misteriosa vendetta, farle male con crudeltà. […] Forse era tutto finito, oppure, al contrario, cominciava appena? Non sapeva che cosa… L’avvenire?… Felicità o infelicità…
”
”
Irène Némirovsky (Due)
“
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi.Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali,schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri.Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi.Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio,che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana.Altre volte,invece,sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti,solo dei numeri qualunque,ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell'intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno,quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie.
”
”
Paolo Giordano (The Solitude of Prime Numbers)
“
pour la première fois, je compris la sévérité des dictons écossais concernant la paresse. L’oisiveté n’était pas qu’un signe de décrépitude morale, mais une insulte à l’ordre naturel des choses. Certes,
”
”
Diana Gabaldon (Le chardon et le tartan (Outlander #1))
“
Adesso poteva anche fare certe cose. Prima del 3 novembre sarebbe stato inconcepibile, ma il mondo irreale era molto più grande di quello reale, e c'era spazio abbondante per essere e non essere se stessi.
”
”
Paul Auster
“
El fet d'haver estat creats a imatge de Déu ens deixa un cert espai per a les nostres ànimes, per tenir-ne i per estar al seu servei. El poder de què disposem és el de sotmetre'ns al de les nostres ànimes.
”
”
Miriam Toews (Women Talking)
“
Qui, dunque, parliamo di genere. Qualcuno dirà: "Oh, ma sono le donne ad avere il vero potere: il bottom power (cioè il "potere del fondoschiena", un modo di dire nigeriano per indicare l'uso che certe donne fanno della propria sessualità per ottenere qualcosa da un uomo). Ma il bottom power non è potere, perché la donna con quel potere non è affatto potente: ha solo una via di accesso al potere di un altro.
”
”
Chimamanda Ngozi Adichie (We Should All Be Feminists)
“
El to lapidari, definitiu, d'aquesta fórmula m'encisà. Per a mi, hi ha certes frases que traspuen un clima intel•lectual, subtil, que em subjuga, tot i que a vegades no acabo de penetrar-les del tot. (p.19)
”
”
Françoise Sagan (Bonjour Tristesse)
“
Mă cert singur:”Numără-ți anii și te vei rușina că ai aceleași dorințe ca pe vremea când erai un copilandru, că-ți faci aceleași planuri.” Se apropie ziua morții, ai grijă ca viciile tale să moară înaintea ta.
”
”
Seneca
“
Certes, la solitude est dangereuse pour les intelligences qui travaillent. Il nous faut autour de nous, des hommes qui pensent et qui parlent. Quand nous somme seuls longtemps, nous peuplons le vide de fantômes.
”
”
Guy de Maupassant
“
Certes, la solitude est dangereuse pour les intelligences qui travaillent. Il nous faut autour de nous, des hommes qui pensent et qui parlent. Quand nous sommes seuls longtemps, nous peuplons le vide de fantômes.
”
”
Guy de Maupassant (The Horla)
“
«È impossibile che tu sia sprovvisto di talenti.»
«Si fidi, non ne ho.»
«Tutte le anime ne posseggono uno e vengono al mondo per farlo fruttare.»
«Evidentemente la mia aveva un difetto di fabbricazione.»
«La maggior parte degli uomini ignora di custodire il germe della propria fortuna. Lo cerca all'esterno, nelle sensazioni superficiali o in certe esperienze estreme. E, non trovandolo, finisce per condurre una vita infelice.»
”
”
Massimo Gramellini (L'ultima riga delle favole)
“
Il ricordo di un trauma è sfocato per definizione. L’ago salta sul vinile, le prime tre battute della canzone sono perdute. Puoi solo riempirle a orecchio.
Anche con i metodi più comuni per riportare in superficie le cose più nascoste, come la tecnica EMDR che ha preso il posto dell’ipnosi, non ti consegnano mai il passato sotto forma di immagini in movimento. Il trauma è un livido, una parte del tuo cervello annerita per sempre, e per questo tu non vai a stuzzicarlo con un dito. Qualcosa ti dice: lascia stare.
E se poi tu decidi di provarci? Di non lasciare stare?
Non le rivedi, certe cose.
Non è come guardare una Polaroid. Tu le rivivi.
”
”
Violetta Bellocchio (Il corpo non dimentica)
“
Comment avais-je pu imaginer lui plaire, ne serait-ce que le temps des vacances, moi la petite ronde à lunettes, certes appliquée mais pas intelligente, moi qui prétendais être cultivée et informée mais ne l'étais pas?
”
”
Elena Ferrante (Le Nouveau Nom (L'Amie prodigieuse, #2))
“
Je m'accordais, chaque soir, un moment de musique qui n'était qu'à moi seul. Certes, ce plaisir solitaire est un plaisir stérile, mais aucun plaisir n'est stérile lorsqu'il remet notre être d'accord avec la vie. (p. 80-81)
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Marguerite Yourcenar (Alexis ou le Traité du vain combat / Le Coup de grâce)
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La Ruth es moria de ganes de ficar-hi cullerada, però una qualitat que ella i la Shirley compartien i admiraven l’una de l’altra era una certa reserva refinada, un cert orgull de presentar al món una superfície sense arrugues.
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J.K. Rowling (The Casual Vacancy)
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Emma lo trovava affascinante, non poteva fare a meno di pensare a lui, si ricordava di altri suoi atteggiamenti nei giorni passati, di certe frasi che aveva pronunciato, del suono della sua voce, insomma di tutta quanta la sua persona;
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Gustave Flaubert (Madame Bovary)
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È proprio questo il problema. Permettiamo alle persone di dire certe cose, e loro le dicono così spesso che dopo un po' lo trovano ammissibile e noi normale. Ma che senso ha avere una voce, se poi resti in silenzio quando non dovresti?
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Angie Thomas (The Hate U Give (The Hate U Give, #1))
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V'è uno spettacolo più grande del mare, ed è il cielo;
v'è uno spettacolo più grande del cielo, ed è l'interno dell'anima.
Far il poema della coscienza umana, foss'anco d'un sol uomo, del più infimo fra gli uomini, sarebbe come fondere tutte le epopee in un'epopea superiore e definitiva. La coscienza è il caos delle chimere, delle cupidigie e dei tentativi, la fornace dei sogni, l'antro delle idee di cui si ha vergogna; è il pandemonio dei sofismi, è il campo di battaglia delle passioni. Penetrate, in certe ore, attraverso la faccia livida d'un uomo che sta riflettendo, guardate in quell'anima, in quell'oscurità; sotto il silenzio esteriore, vi sono combattimenti di giganti come in Omero, mischie di dragoni ed idre e nugoli di fantasmi, come in Milton, visioni ultraterrene come in Dante. Oh, qual abisso è mai quest'infinito che ogni uomo porta in sé e col quale confronta disperatamente la volontà del cervello e gli atti della vita!
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Victor Hugo (Les Misérables)
“
L'impossibilità di trovare qualcuno disposto a compiere un esto simile per un'altra persona, in modo così disinteressato, così elegante! Poi l'ho guardato e ho capito cosa intendesse la gente quando diceva che certe persone ti straziano il cuore.
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Hanya Yanagihara (A Little Life)
“
Lo so, lo so, ma ascoltami. Hai letto L’idiota, vero? Sì. Beh, L’idiota è un libro molto inquietante per me. Mi ha fatto così effetto che dopo non ho quasi più letto romanzi, a parte roba tipo ‘Uomini che odiano le donne’. Perché… provavo a intromettermi, …be’, magari me lo dici dopo, a cosa pensavi, lasciami finire di dirti perché l’ho trovato inquietante. Perché tutto quello che Myškin fa è buono… altruista… tratta tutti con compassione e comprensione e a cosa porta tutta quella bontà? Omicidi! Disastri! Una volta mi preoccupavo un sacco di questa cosa. Me ne stavo sveglio a letto di notte e mi preoccupavo! Perché – perché? Com'era possibile? Ho letto quel libro tre volte, pensando di non averlo capito. Myškin era gentile, amava la gente, era tenero, perdonava sempre, non faceva mai niente di sbagliato – ma si fidava di tutte le persone sbagliate, prendeva solo decisioni sbagliate, faceva soffrire tutti quelli che gli stavano intorno. Quel libro contiene un messaggio oscuro. “A che pro essere buoni?” Ma – questo è ciò che ho capito ieri notte, mentre guidavo. E se… se fosse più complicato di così? Se fosse vero anche il contrario? Perché se è vero che il male può discendere dalle buone azioni… dove sta scritto che da quelle cattive può venire solo il male? Magari a volte – il modo sbagliato è quello giusto? Magari prendi la strada sbagliata e ti porta comunque dove volevi? O vedila in un altro modo, certe volte puoi sbagliare tutto, e alla fine viene fuori che andava bene?
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Donna Tartt (The Goldfinch)
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Certe volte penso che lo scopo dell'esistenza sia quello di riconciliarci, per sfinimento, con la sua perdita finale, dimostrandoci che, indipendentemente dal tempo che ci vorrà, la vita non è affatto all'altezza della propria fama.
da "Il senso di una fine
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Julian Barnes
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Quelles sont les images régnantes de la femme dans le patrimoine culturel marocain? Il s'agit certes de lire, mais que cette lecture se transforme le plus possible en écoute. Les questions à se poser, après l'écoute, sont les suivantes:
1°) Le patrimoine culturel marocain renferme-t-il une seule et même image de la femme? Le passage du droit musulman classique, des traités (du mariage) savants à la tradition orale implique-t-il un changement dans la perception de la femme?
2°) Dans quelle mesure les oppositions "savant/populaire" et écrit/oral appartiennent-elles à la problématique de la société étudiée?
3°) Peut-on rechercher les points de rencontre entre le féminisme et les formations discursives traditionnelles sans retomber dans le salafisme et le folklorisme?
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Abdessamad Dialmy (Sexualité et discours au Maroc)
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Vi sono Parigi certe vie disonorate quanto può esserlo un uomo macchiato d'infamia; ed esistono vie nobili, e vie semplicemente oneste, e giovani vie sulla cui moralità il pubblico non si è ancora pronunciato; vi sono vie assassine, vie più vecchie di quanto non sia vecchia una vecchia matrona, vie stimabili, vie sempre pulite, vie sempre sporche, vie operaie, lavoratrici, mercantili. Insomma, le vie di Parigi hanno qualità umane, ed imprimono in noi con la loro fisionomia certe idee da cui non possiamo difenderci.
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Honoré de Balzac (Ferragus, chef des Dévorants)
“
Ormai da tempo aveva accettato che certe persone, a prescindere da quanto fosse buono il loro cuore o di quanto amore avessero da offrire, erano destinate a rimanere sole. All'età di ventisette anni, Linus aveva capito di appartenere a quella categoria di persone.
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T.J. Klune
“
Nel diciannovesimo secolo, l'idea religiosa subisce una crisi. Si disimparano certe cose, e va bene, perché disimparando questo si impara quello. Non c'è vuoto nel cuore umano. Certe demolizioni si fanno, ed è bene, ma a condizioni che siano seguite da ricostruzioni.
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Victor Hugo (Les Misérables)
“
L'Edward em va estrènyer gentilment.
—Sóc aquí.
Vaig respirar fons.
Era cert. L'Edward era aquí i em rodejava amb els braços.
Podia enfrontar-me a qualsevol cosa mentre això no canviés.
Vaig quadrar-me i vaig anar a enfrontar-me a la meva sort, abraçada amb força al meu destí.
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Stephenie Meyer (New Moon (The Twilight Saga, #2))
“
Le monde ne sait que vous tuer comme un dormeur quand il se retourne le monde, sur vous, comme un dormeur tue ses puces. Voilà qui serait certes mourir bien sottement, que je me dis, comme tout le monde, c'est-à-dire. Faire confiance aux hommes c'est déjà se faire tuer un peu.
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Louis-Ferdinand Céline (Voyage au bout de la nuit)
“
Doncs sí, dic. Els humans perdem més o menys vint quilos de pell durant tota la vida, la renovem completament cada mes.
[…] L'Ona […] diu que si el que he explicat jo és cert, la pell que elles, les dones, tenien en el moment dels assalts, ara ja ha desaparegut, ja ha mudat. Somriu.
”
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Miriam Toews (Women Talking)
“
Ho pensato ai suoi occhi, che certe sere quando piangevo piangeva assieme a me, e non potevo lasciarlo lì. Perché neanche i miei figli hanno pianto con me, lo capite? Che Marcantonio non era un cane, era un cristiano a cui mancava solo la parola, e come cristiano deve essere seppellito.
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Domenico Dara (Malinverno)
“
By statute, a Supreme Court term begins on the first Monday of every October. But the justices’ active labor actually begins the week before, on the last Monday of September, when they meet in conference to consider the cert petitions that have accumulated over the summer months of recess.
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Linda Greenhouse (The U.S. Supreme Court: A Very Short Introduction (Very Short Introductions))
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E dimentichiamo spesso e volentieri di essere atomi infinitesimali per rispettarci e ammirarci a vicenda, e siamo capaci di azzuffarci per un pezzettino di terra o di dolerci di certe cose, che, ove fossimo veramente compenetrati di quello che siamo, dovrebbero parerci miserie incalcolabili.
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Luigi Pirandello (The Late Mattia Pascal)
“
Diuen que cada floc de neu és diferent. Si això fos cert, com podria el món anar endavant? Com podríem aixecar-nos de les nostres genuflexions? Com podríem recuperar-nos d’una meravella així?
Oblidant. No podem tenir massa coses al cap.
Només existeix el present i no hi ha res per a recordar.
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Jeanette Winterson (The Passion)
“
Quasi sempre alla luce del giorno la gente è al sicuro da spettri e mostri e morti viventi e ne è normalmente al sicuro di notte, quando si è in compagnia di altre persone, ma quando si è soli nel buio, non c'è più niente da fare. Uomini e donne soli nel buio sono come porte aperte, Jessie, e se gridano o invocano aiuto, chi sa quali orribili creature risponderanno? Chi sa che cosa hanno visto certi uomini e certe donne nell'ora della loro morte solitaria? È così difficile credere che alcuni di loro siano morti di paura, quali che siano le parole scritte sui loro certificati di decesso?
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Stephen King (Gerald's Game)
“
I have of sorrow so great wound That joy get I never none, Now that I see my lady bright, That I have loved with all my might, Is from me dead, and is agone. Alas, Death, what aileth thee, That thou should’st not have taken me, When thou took my lady sweet, That was so fair, so fresh, so free, So good, that men may well say Of all goodness she had no meet! Right on this same, as I have said Was wholly all my love laid For certes she was, that sweet wife, My suffisaunce, my lust, my life, Mine hap, mine health and all my bless, My world’s welfare and my goddess, And I wholly hers, and everydel.
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Anya Seton (Katherine)
“
Certe volte le persone rimangono bloccate in una specie di loop del malumore, e non sanno neanche il perché. Ma basta una parola per cambiare tutto. Serve solo rendersi conto di essere importanti per qualcuno, che a qualcuno importa come stai, quali sono i tuoi progetti e che c'è chi fa il tifo per te.
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Rossella Di Gioia (Ci sono un ebreo, un nero e un gay)
“
Se n'era andato, senza darmi il tempo di dirgli ciò che avevo capito solo ora: che lo perdonavo, che lei ci perdonava, che noi tutti dovevamo perdonare, se volevamo sopravvivere nel labirinto. Eravamo così tanti a dover vivere col rimpianto di aver fatto o non fatto certe cose, quella notte. Cose che non erano andate per il verso giusto, o che ci erano sembrate giuste in quel momento perché non potevamo prevedere il futuro. Se solo potessimo prevedere l'infinita catena di conseguenze derivanti da ogni nostro minimo gesto. E invece ce ne rendiamo conto soltanto quando rendersene conto non serve più a nulla.
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John Green (Looking for Alaska)
“
[...] à force de voir tant de films, tant de gens s'aimer, tant de départs, tant d'enlacements, tant d'embrassements définitifs, tant de solutions, tant et tant, tant de prédestinations, tant de délaissements cruels, certes, mais inévitables, fatals, déjà ce que Suzanne aurait voulu c'était quitter la mère.
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Marguerite Duras (The Sea Wall (English and French Edition))
“
D'altronde, non è forse vero che tutti noi scegliamo sempre una persona, e una sola, alla quale raccontare veramente la nostra vita, in ogni suo aspetto? [...] raccontare certe cose equivaleva a strapparsi i vestiti dalla pelle e la carne dalle ossa, fino a rimanere esposto e vulnerabile come un topolino rosa?
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Hanya Yanagihara (A Little Life)
“
Guardava quella casa, davanti a sé, e pensava alla misteriosa permanenza delle cose nella corrente mai ferma della vita. Stava pensando che ogni volta, vivendo con loro, si finisce per lasciare su di loro come una mano leggera di vernice, la tinta di certe emozioni destinate a scolorare, sotto il sole, in ricordi.
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Alessandro Baricco (Tre volte all'alba)
“
«Tom, il tempo non lo puoi cambiare», diceva June, intendendo che certe cose sono semplicemente quello che sono e non abbiamo altra scelta che accettarle. Tom aveva afferrato il principio, ma questo non gli impediva di maledire le tempeste di neve e i venti gelidi che soffiavano contro il suo piccolo corpo tremante.
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Paul Auster
“
Ma cosa devo fare allora?"
"Danzare" rispose "continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c'entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l'altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano".
Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro.
"Danzare è la tua unica possibilità" continuò "devi danzare, e danzare bene. Tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch'io potrò darti una mano. Finché c'è musica, devi danzare!
”
”
Haruki Murakami (Dance Dance Dance)
“
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
”
”
Pablo Neruda (100 Love Sonnets)
“
Diciamo che non sopporto certe categorie di lettori... Intanto quelli che dicono che un libro gli ha cambiato la vita, e lo dicono convinti, perché se ti fai cambiare la vita da un libro sei un imbecille. Un libro al massimo può lasciare una traccia, ti può emozionare, far ridere, piangere, ti ci puoi identificare... Stringi stringi, un romanzo è come un film, ma non ho mai sentito dire che un film ti cambia la vita, almeno, non con questa frequenza con cui te la cambiano i libri; certo, un libro ce l'hai lì, e mentre lo leggi ti puoi fermare a riflettere, quindi è diverso rispetto a un film, e comunque, film a parte, è chiaro che un libro ti può insegnare qualcosa, molto in certi casi, può esprimere mille volte meglio quello che pensi, ti può addirittura chiarire quello che pensi. Diciamo che ti può ogni tanto illuminare, ma cambiare la vita, se ci credi davvero e magari lo dici anche con tono melodrammatico tipico di chi dice che quel libro gli ha cambiato la vita, sei da ricovero immediato.
”
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Lorenzo Licalzi (L'ultima settimana di settembre)
“
Je n'étais certes pas une militante du féminisme , je n'avais aucune théorie touchant les droits et les devoirs de la femme [...] je ne me pensais pas comme "une femme", j'étais moi. Accepter de vivre en être secondaire, en être "relatif", c'eût été m'abaisser en tant que créature humaine ; tout mon passé s'insurgeait contre cette dégradation.
”
”
Simone de Beauvoir (La force de l'âge I)
“
Mettere al mondo un figlio ha un senso solo se questo figlio è voluto, coscientemente e liberamente dai due genitori. Se no è un atto animalesco e criminoso. Un essere umano diventa tale non per il casuale verificarsi di certe condizioni biologiche, ma per un atto di volontà e d’amore da parte degli altri. Se no, l’umanità diventa – come in larga parte già è – una stalla di conigli. Ma non si tratta più della stalla «agreste», ma d’un allevamento «in batteria» nelle condizioni d’artificialità in cui vive a luce artificiale e con mangime chimico.
Solo chi – uomo e donna – è convinto al cento per cento d’avere la possibilità morale e materiale non solo d’allevare un figlio ma d’accoglierlo come una presenza benvenuta e amata, ha il diritto di procreare; se no, deve per prima cosa far tutto il possibile per non concepire e se concepisce (dato che il margine d’imprevedibilità continua a essere alto) abortire non è soltanto una triste necessità, ma una decisione altamente morale da prendere in piena libertà di coscienza «…».
Nell’aborto chi viene massacrato, fisicamente e moralmente, è la donna; anche per un uomo cosciente ogni aborto è una prova morale che lascia il segno, ma certo qui la sorte della donna è in tali sproporzionate condizioni di disfavore in confronto a quella dell’uomo, che ogni uomo prima di parlare di queste cose deve mordersi la lingua tre volte.
”
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Italo Calvino
“
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sè stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini,anzi,quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli.Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.
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Paolo Giordano (The Solitude of Prime Numbers)
“
Rzucę ten świat bez żalu, bom zawsze go winił
Za to, że czyn marzeniu braterstwa zaprzecza.
Obym mógł użyć miecza i zginąć od miecza!
Piotr zaparł się Jezusa... i dobrze uczynił!
— Certes, je sortirai, quant à moi, satisfait
D'un monde où l'action n'est pas la soeur du rêve;
Puissé-je user du glaive et périr par le glaive!
Saint Pierre a renié Jésus... il a bien fait!
”
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Charles Baudelaire
“
E' nelle tue mani. No, non sempre è giusta. No, non sempre va bene. Può bruciare, lacerarti, a volte infierire al punto da renderti irriconoscibile. Certe persone combattono. Altre... non ci riescono, anche se non credo che bisognerebbe biasimarle per questo. Arrendersi è facile. Tirarsi su molto meno. Ma dobbiamo credere che se ci riusciamo, potremo fare un altro passo.
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”
T.J. Klune
“
E sappi che tutte le storie sono delle belle storie. Che siano tristi o divertenti, felici o fastidiose, meravigliose o noiose, sconvolgenti o drammatiche. Tutte le storie sono magnifiche a modo loro. Non sempre si concludono con un sorriso, talvolta danno delle lezioni, delle lezioni di vita. Certe fanno piangere, altre fanno ridere. Ma il risultato dopo tutte queste emozioni è lo stesso: si amano queste storie per il loro contenuto, qualunque sia la fine. Allora, lasciami dire che mi spiace tantissimo che la nostra si concluda con le lacrime, avrei preferito un finale hollywoodiano, in cui saresti venuto a bussare alla mia porta, in cui ti sarei saltato tra le braccia e avremmo scopato come delle bestie nell’ingresso di casa mia. Sì, avrei amato quel finale…
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Amheliie (Road)
“
Degli autori di prosa della Roma Augustea, Livio è l'unico ad essere sopravvissuto. Non è affatto facile giudicarlo. Scrivere storia richiedeva certi requisiti, certe tradizioni e caratteristiche. Ma si può fare appello alla teoria ed alla pratica oratoria sulla base di una visione equilibrata e ragionevole dell'affermazione di Cicerone che la storia è opus... unum oratorium maxime.
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Livy (Storia di Roma dalla fondazione. Vol. 1: Libri I-VI)
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Su questa terra ci sono infinite estensioni ancora inutilizzate, e che aspettano di essere coltivate. Questi territori non sono stati tenuti in serbo dalla natura per certe razze, ma sono territori aperti ai popoli che possiedono la forza di conquistarli e la diligenza di coltivarli. La natura non conosce frontiere politiche: il più forte per coraggio e diligenza ottiene il diritto di signoria sulla vita
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Adolf Hitler (Mein Kampf)
“
«Crescendo senza un padre e con una madre inaffidabile, presumo che ci siano stati molti momenti nella sua infanzia in cui ha dovuto farsi da genitore» disse il dottor Sherman, convinto. «Non ha avuto altra scelta che prendersi cura, non solo di se stessa, ma certe volte anche di sua madre. In assenza di una figura maschile, è stata lei “l’uomo di casa”, si fa per dire. Quindi è perfettamente comprensibile che desideri un’identità maschile.»
Sam si sentì come se avesse portato l’automobile in officina e il meccanico ne parlasse come di un cavallo.
«Mi dispiace, ma non credo che sia sulla strada giusta» disse Sam. «Sono un transessuale perché mi identifico in un sesso diverso da quello del mio corpo. Non ha nulla a che fare con la mancanza di una figura paterna nella mia vita.»
«Sì, capisco che pensi di essere transessuale, ma la mia opinione professionale è che lei soffra di una confusione di identità...»
«Non sono affatto confuso» ribatté Sam. «È qualcosa con cui lotto e che ho tenuto nascosto da quando ero bambino. Non credo che lei capisca quanto sia stato difficile venire qui e raccontare tutto a uno sconosciuto. Sono venuto per ricevere consiglio su cosa fare e come dirlo ai miei cari, non per farmi trattare come se fossi pazzo»
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”
Chris Colfer (Stranger Than Fanfiction)
“
Le cose si perdono. Le chiavi, i documenti, l'orologio, una partita a poker, un'occasione o una causa in tribunale. Ma puoi anche concederti di perdere tempo o addirittura la testa. È perdersi che è diverso. Riguarda sempre te stesso e il tuo cuore, chi ami e chi hai amato.[...]Non te ne accorgi nemmeno quando un giorno improvvisamente certe cose lasciano spazio ad altre e tu non sai spiegare esattamente come è successo.
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Sara Rattaro (Un uso qualunque di te)
“
«Copper è venuto da me in sogno ieri notte. Non sembrava proprio un sogno. Potrei giurare che è venuto davvero da... be’, da ovunque si trovi adesso, per farmi una visita». Chinò la testa verso di lui, sbirciandolo attraverso il fumo. «Ti sembra pazzesco?».
Harmon alzò una spalla. «Non capisco come facciano gli altri ad avere informazioni riservate su certe cose, non importa quello in cui dichiarano di credere, o di non credere».
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Elizabeth Strout (Olive Kitteridge (Olive Kitteridge, #1))
“
non aveva avuto mai in vita sua la sensazione di decidere qualcosa in maniera autonoma, gli era sempre sembrato che il destino lo manovrasse a suo capriccio. In certe circostanze, per esempio, aveva un bel convincersi di aver agito secondo la propria volontà, a ripensarci col senno di poi, doveva ammettere che a fargli prendere la decisione era intervenuta una forza esterna. Che semplicemente prendeva le sembianze di libero arbitrio.
”
”
Haruki Murakami (The Wind-Up Bird Chronicle)
“
Jiazhen ha avuto una bella morte, serena, dignitosa. Non si è lasciata nessun'ombra alle spalle; non come certe donne del villaggio, che anche dopo morte sono oggetto di chiacchiere."
Questo vecchio che mi sedeva di fronte usava un tono nel parlare della moglie morta più di dieci anni prima che destava nel mio intimo un senso di ineffabile tenerezza, come un prato verde che vacilla nel vento, vedevo la quiete ondeggiare in un luogo remoto.
”
”
Yu Hua (To Live)
“
trompaient. Certes ce cerveau est trouble, ce cerveau a des lacunes, mais on peut y déchiffrer par endroits plusieurs pensées de suite et suffisamment enchaînées. C’est un livre où il y a des pages arrachées. Louis Bonaparte a une idée fixe, mais une idée fixe n’est pas l’idiotisme. Il sait ce qu’il veut, et il y va. À travers la justice, à travers la loi, à travers la raison, à travers l’honnêteté, à travers l’humanité, soit, mais il y va.
”
”
Victor Hugo (Napoléon le Petit (French Edition))
“
Tout écrivain porte en son coeur un monstre qui, semblable au taenia dans l'estomac, y dévore les sentiments à mesure qu'ils y éclosent. Qui triomphera ? la maladie de l'homme, ou l'homme de la maladie ? Certes, il faut être un grand homme pour tenir la balance entre son génie et son caractère. Le talent grandit, le coeur se dessèche. A moins d'être un colosse, à moins d'avoir des épaules d'Hercule, on reste ou sans coeur ou sans talent. Vous
”
”
Honoré de Balzac (Etudes de moeurs. 2e livre. Scènes de la vie de province. T. 4. Illusions perdues. 2. Un grand homme de province à Paris (French Edition))
“
Cada vegada que creix algun brot
en la pila que vas afaiçonant,
et dius que hi ha futur
fora de qualsevol sospita.
Però que fràgils són els vincles...!
I que fugisser el tremolor
de cada encontre!
Com serà l'hora generosa.
suma i recompte,
epíleg dels teus dies?
Mai no sabràs del cert
si has caigut i t'ha inundat el mar
o si, lliurat
al clar somriure de l'esfinx,
que t'enamora,
el llamp d'algun impuls t'ha empentat
envers el buit i l'aventura.
”
”
Antoni Prats (L'esfinx)
“
Chiariamo subito un punto, d’accordo? Non esistono un Magazzino delle Idee, un Supermercato delle Storie o un’Isola dei Bestseller Sepolti. Le buone trovate nascono quasi letteralmente dal nulla, piovendovi in testa da un cielo all’apparenza limpido: due pensieri in precedenza disgiunti si uniscono, creando qualcosa di nuovo sotto il sole. Il vostro compito non è mettervi a caccia di certe illuminazioni, ma saperle riconoscere quando si presentano.
”
”
Stephen King (On Writing: A Memoir of the Craft)
“
Nessuna ironia mi suona più vuota in questo mondo di quando mi si dice di «coltivare» la felicità. Che cosa significa un consiglio simile? La felicità non è una patata, che si pianta nell’umidità e si aiuta a crescere concimandola. La felicità è una gloria che splende su di noi da lontano, dal cielo. È una rugiada divina che l’anima, in certe mattine estive, sente cadere goccia a goccia su di sé, giù dai fiori amaranto e dai frutti dorati del Paradiso.
”
”
Charlotte Brontë (Villette)
“
Quando due persone si amano, quando si amano davvero, tutto quello che succede tra loro ha qualcosa di rituale. Certe volte può sembrare che vengano separati uno dall’altro: non conosco nessun maggior tormento, nessun vuoto più fragoroso – Quando il tuo amante è andato via! Ma quella sera, con i nostri voti così misteriosamente minacciati ed entrambi, sia pure da angoli diversi, messi di fronte a questo fatto, eravamo più profondamente uniti di quanto fossimo mai stati.
”
”
James Baldwin (If Beale Street Could Talk)
“
Non amava né il giardino né la villa. Era arduo sopportare la presenza del suocero. Era il più "presente" degli esseri. Se anche tentava di infiammare l'immaginazione ripetendo: «Questa casa un giorno sarà mia», non riusciva a entusiasmarsi. «Sì, è bel tempo, pensava con distacco, la villa ha dello stile... le rose... Simone... sì... Ma tutto ciò cosa giova a me, alla mia più intima natura?... Del resto, quando per un'ora vedo lo stesso orizzonte penso alla morte. Il disgusto tipico di ogni uomo che non si accontenta di vivere, che talvolta pensa alla propria vita... Sono stanco del successo, sono stanco dei processi brillanti, degli affari fortunati o sfortunati, delle relazioni utili, stanco anche troppo della presidenza del collegio forense. Soprattutto, pensava, sono stanco del matrimonio, e si ricordava dell'inverno passato, che si riaffacciava alla memoria come un lungo e cupo stato di collera, interrotto da schiarite di appassionata concordia, sempre più rare queste ultime, sempre più frequenti i diverbi... Perché?... Ah! certi matrimoni, certe donne erano così... Certe unioni sembrano generare nell'anima un dolore sordo, proprio come quello del basto che percuote il fianco delle bestie appaiate... Sospirò: «Non chiedo grandi cose, eppure... Che mi lasci partire per due mesi, è tutto ciò che desidero. Quando tornerò sarò dolce come un agnello... Ero forse fatto per il matrimonio? Per non importa quale matrimonio? No, sono ingiusto... Questo non è un matrimonio qualunque... L'ho amata... Lei m'ispira ancora una specie di nervoso affetto... La disgrazia è che si comincia ad amare una persona con tutto ciò che l'attornia... (quando l'ho amata tutto ciò che mi faceva pensare a lei mi era caro: la città in cui l'ho conosciuta; l'italiano che parlavano attorno a me...).
Quando si finisce di amare, ci si slega anche da tutto. Così, questa villa, suo padre, perfino la bambina e questo cielo, tutto mi sfinisce e mi irrita...».
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Irène Némirovsky (Un amore in pericolo)
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– Allora a domani, Lucien, – dice. E prima di riattaccare aggiunge: – Trovo tutto ciò appassionante.
Appassionante! C’è gente che usa certe parole con grande facilità. Io non potrei mai parlare così. Ci sono un sacco di parole che non so dire. Per esempio: «appassionante», «esaltante», «poetico», «anima», «sofferenza», «solitudine» e così via. Semplicemente, non riesco a pronunciarle. Mi vergogno, come se fossero parole oscene, parolacce, tipo «merda», «porcata», «schifoso», «puttana».
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Ágota Kristóf (La vendetta)
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És veritat: la cultura no és necessària per a la supervivència de l'home, només ho són el pa i l'aigua. I és cert que amb el pa per menjar i l'aigua per beure se sobreviu, però només amb això mor la humanitat sencera. Si l'ésser humà no s'emociona amb la bellesa, si no tanca els ulls i posa en marxa els mecanismes de la imaginació, si no és capaç de fer-se preguntes i entrellucar els límits de la ignorància, és home o és dona, però no és persona; res no el diferencia d'un salmó, una zebra o un bou.
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Antonio Iturbe (La bibliotecaria de Auschwitz)
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Nous avions intériorisé, quant à nous, un vif sentiment d'infériorité. Certes, nous étions heureux et nos parents étaient débrouillards. Il n'empêche que nous vivions avec la conscience aiguë qu'il existait des gens mieux que nous, des gens plus instruits, plus puissants, capables de faire tourner le monde.
La seule façon de leur ressembler, c'était d'apprendre sans relâche. C'est formidable de comprendre le monde, voilà ce que nous avions en tête. A toutes les étapes de ma vie, cette envie m'a poussé en avant.
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Eva Joly (Sans tricher)
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«La vostra è una cultura di distruttori, da quando questi altri si alimentano di voi. Come ti dicevo non sono malvagi. Sono più che altro commercianti: praticano uno scambio. Vi garantiscono una vita placida, che determina in voi un eccesso di vitalità inutilizzata, e di questa vostra vitalità si nutrono. In tal modo distruggete innanzitutto certe vostre caratteristiche fondamentali. Avrai notato certamente che quanto più comodi diventano i vostri mezzi di produzione, tanto più poveri sono i prodotti della vostra creatività.
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Igor Sibaldi (L'arca dei nuovi Maestri: Crescere con gli Spiriti guida (Italian Edition))
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Pliny explains his modus operandi, in detail. First he asks someone charged with Christianity if they are Christian. If they admit it, he asks them again, a second and third time, reminding them that they will be executed if they maintain their position. If they refuse to recant, he has them executed because, he feels, ‘pertinaciam certe et inflexibilem obstinationem debere puniri’ – ‘their obstinacy and unbending stubbornness ought to be punished’. Pliny, it seems, finds mulishness a more unforgivable crime than Christianity.
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Natalie Haynes (The Ancient Guide to Modern Life)
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«Sono Mack Stephenson, ho ventisette anni, qualche mese fa ho preso un master in sociologia all'università Centrale del Missouri, dove studiavo il comportamento dell'uomo in diversi ambienti sociali. Ti evito la definizione esatta di quello che ho appreso, la riassumo dicendo che ho un master in sociologia, ed è piuttosto discreta come spiegazione. Amo sapere in anticipo come sarà il futuro, in funzione di certe scelte, ma amo anche scoprire il mondo, le persone, amo l'ignoto e non sapere cosa accadrà domani. Amo essere contraddittorio con me stesso, amo fare delle esperienze, amo viverle a fondo, senza farmi domande, e apprendere le cose sul posto. Amo incontrare persone diverse che vivono fuori dalle classi sociali conformi alla società. Ma soprattutto, vorrei vivere e scoprire il mondo e quelli che lo occupano prima di finire con il culo dietro a qualche scrivania per tutta la vita. Perché quando rientrerò fra qualche mese, avrò un lavoro al NAICS. Ecco, Travis, ora sai perché sono sulla strada o almeno, hai un inizio di risposta, perché te l’ho fatta breve.»
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Amheliie (Road)
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Certes, une femme qui a du mal à tomber enceinte pourra avoir un mouvement de jalousie envers celles qui dédaignent cette possibilité, mais deux secondes de réflexion suffisent pour en mesurer le caractère irrationnel : se forcer à faire un enfant par égard envers une autre qui n'y arrive pas n'aboutirait qu'à un redoublement de malheur. Tout autre raisonnement implique de voir les femmes comme des représentantes interchangeables d'une essence unique, et non comme des personnes singulières, dotées de caractères et de désirs distincts.
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Mona Chollet (Sorcières : La puissance invaincue des femmes)
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denial of review neither sets a precedent nor indicates that the Court agrees with the lower court’s judgment, points that are often misunderstood. There are many reasons that a petition might end up as “cert denied.” These include not only the occasional defensive denial but, more often, the absence of a real conflict or even a real legal issue (many petitions attempt to reargue the facts of a case) or the justices’ conclusion that a case with an interesting issue is nonetheless a “poor vehicle” due to any of a number of procedural problems.
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Linda Greenhouse (The U.S. Supreme Court: A Very Short Introduction (Very Short Introductions))
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Toi, à qui je ne confie pas
mes longues nuits san repos,
Toi qui me rends si tendrement las,
me berçant comme un berceau ;
Toi qui me caches tes insomnies,
dis, si nous supportions
cette soif qui nous magnifie,
sans abandon?
Car rappelle-toi les amants,
comme le mensonge les surprend
à l'heure des confessions.
Toi seule, tu fais partie de ma solitude pure.
Tu te transformes en tout : tu es ce murmure
ou ce parfum aérien.
Entre mes bras : quel abîme qui s'abreuve de pertes.
Ils ne t'ont point retenue, et c'est grâce à cela, certes,
qu'à jamais je te tiens.
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Rainer Maria Rilke (The Selected Poetry of Rainer Maria Rilke)
“
- Secondo te le stelle sanno di pan di zucchero o di sale?
- Non lo so, non le ho mai assaggiate.
- Io sì, sono rimasta molte notti sul balcone della casa dei bambini chiusi. Le stelle in estate perdono briciole che arrivano in bocca.
- E come sono?
- Salate, a gusto di mandorla amara.
- Le preferivo dolci.
- Ma no, guasterebbero la terra per quante ne arrivano. Certe notti c'è tempesta di stelle sbriciolate. La terra è seminata da loro, riceve senza poter restituire. Allora dal basso si alzano le preghiere a sdebitarsi di alberi e di bestie che ringraziano.
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Erri De Luca (Il giorno prima della felicità)
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Ricordo ancora quando Cleo tornò a casa con la sua prima dentiera. Quanto ne andava fiero! Ma io la sentivo sbattere ogni volta che lui mangiava un boccone e mi dava così sui nervi che certe sere dovevo alzarmi da tavola per non maltrattarlo. Eppure amavo quell'uomo più di ogni altro al mondo. È inutile illudersi: c'è un periodo in cui si comincia a darsi fastidio l'un l'altro. Poi, un giorno, non so se la sua dentiera abbia smesso di sbattere o se io abbia smesso di sentirla, ma non mi ha più dato fastidio. Sono cose che capitano anche nelle migliori famiglie.
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Fannie Flagg (Fried Green Tomatoes at the Whistle Stop Cafe)
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Si immagini, dice quello della sicurezza, di andare a raccontare a una passeggera all’arrivo che il suo bagaglio è rimasto sulla East Coast per via di un dildo. E certe volte capita con i passeggeri maschi. È politica della compagnia aerea non entrare nel merito specifico della proprietà nel caso di un dildo. Si usa l’articolo indefinito.
Un dildo.
Mai il suo dildo.
Che a nessuno scappi mai di dire che la signore è venuta a bordo con un dildo.
Un dildo è entrato in funzione dando origine a una situazione di emergenza che ha richiesto lo scarico del suo bagaglio.
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Chuck Palahniuk (Fight Club)
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La scuola può educare allo spirito del dialogo non solo in quanto ponga la riflessione su di esso al centro del suo contenuto didattico, ma anche e soprattutto attraverso una diversa via, che le è peculiare. Nella scuola meritevole di questo nome non soltanto si studia la civiltà del dialogo. La si mette in atto: e quindi ci si allena progressivamente ad essa. Il cattivo maestro insegna predicando: il buon maestro conversa e discute con i suoi scolari, perfino quando spiega le cose meno controvertibili, come certe lezioni elementari di aritmetica o di grammatica.
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Guido Calogero (Logo e dialogo; saggio sullo spirito critico e sulla libertà di coscienza)
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L’uomo ormai è succube dell’economia. Tutta la sua vita è determinata dall’economia. Questa, secondo me, sarà la grande battaglia del futuro: la battaglia contro l’economia che domina le nostre vite, la battaglia per il ritorno a una forma di spiritualità – che puoi chiamare anche religiosità – a cui la gente possa ricorrere. Perché è una costante della storia umana, questo voler sapere cosa ci sei a fare al mondo. Occorrono nuovi modelli di sviluppo. Non solo crescita, ma parsimonia. Vedi, Folco, io dico che bisogna liberarsi dei desideri. Ma proprio per il perverso sistema del consumismo la nostra vita è tutta centrata su giochi, sport, mangiare, piaceri. Il problema è uscire da questo circolo vizioso: una cosa dopo l’altra dopo l’altra. Porca miseria, questo ti impone dei comportamenti che sono assolutamente assurdi. Tu non vuoi certe cose ma il sistema del consumismo ti convince, ti seduce a volerle. Tutta la tua vita dipende da quel meccanismo. Se invece cominci a non parteciparvi resistendo, digiunando, allora è come se usassi la non violenza contro la violenza. La violenza che ci fa alla fine? Mica te la possono cacciare in gola, la roba!
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Tiziano Terzani (La fine è il mio inizio)
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Ce n’est point la pauvreté qui valait aux émigrants ce léger dédain du personnel. Ce n’est point d’argent qu’ils manquaient, mais de densité. Ils n’étaient plus l’homme de telle maison, de tel ami, de telle responsabilité. Ils jouaient le rôle, mais ce n’était plus vrai. Personne n’avait besoin d’eux, personne ne s’apprêtait à faire appel à eux. Quelle merveille que ce télégramme qui vous bouscule, vous fait lever au milieu de la nuit, vous pousse vers la gare : « Accours ! J’ai besoin de toi ! » Nous nous découvrons vite des amis qui nous aident. Nous méritons lentement ceux qui exigent d’être aidés. Certes, mes revenants, personne ne les haïssait, personne ne les jalousait, personne ne les importunait. Mais personne ne les aimait du seul amour qui comptât. Je me disais : « ils seront pris, dès l’arrivée, dans les cocktails de bienvenue, les dîners de consolation. » Mais qui ébranlera leur porte en exigeant d’être reçu : « Ouvre ! C’est moi ! » Il faut allaiter longtemps un enfant avant qu’il exige. Il faut longtemps cultiver un ami avant qu’il réclame son dû d’amitié. Il faut s’être ruiné durant des générations à réparer le vieux château qui croule, pour apprendre à l’aimer.
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Antoine de Saint-Exupéry (Lettre à un otage)
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— Què hi ha de més preciós per a una dona que la llibertat? La llibertat de pensar, de sentir, d'actuar! —exclamà finalment.
— Però, permeteu-me... —la va interrompre en Piotr Vassílitx, que ja mostrava a la seua cara un cert grau de descontentament—. Per què necessita una dona la llibertat? Què en faria?
— Com? I per a l'home sí que seria necessària, a parer seu? Ah, ja hi som... Vostés, els homes...
— És que l'home tampoc la necessita —la tornà a interrompre en Piotr Vassílitx.
— Que no la necessita?
— I tant que no! De què li serveix aquesta tan exaltada llibertat? Un home lliure, com tothom sap, o bé s'avorreix o bé fa ximpleries.
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Ivan Turgenev (Dos amics)
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Au nom d'Allah, le Tout Miséricordieux, le Très Miséricordieux. 1. Par le Jour Montant ! 2. Et par la nuit quand elle couvre tout ! 3. Ton Seigneur ne t'a ni abandonné, ni détesté. 4. La vie dernière t'est, certes, meilleure que la vie présente. 5. Ton Seigneur t'accordera certes [Ses faveurs], et alors tu seras satisfait. 6. Ne t'a-t-Il pas trouvé orphelin ? Alors Il t'a accueilli ! 7. Ne t'a-t-Il pas trouvé égaré ? Alors Il t'a guidé. 8. Ne t'a-t-Il pas trouvé pauvre ? Alors Il t'a enrichi. 9. Quant à l'orphelin, donc, ne le maltraite pas. 10. Quant au demandeur, ne le repousse pas. 11. Et quant au bienfait de ton Seigneur, proclame-le.
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Anonymous (Le Coran)
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la Tentation de Saint Antoine. C’est là, certes, l’effort le plus puissant qu’ait jamais tenté un esprit. Mais la nature même du sujet, son étendue, sa hauteur inaccessible rendaient l’exécution d’un pareil livre presque au-dessus des forces humaines. Reprenant la vieille légende des tentations du solitaire, il l’a fait assaillir non plus seulement par des visions de femmes nues et de nourritures succulentes mais par toutes les doctrines, toutes les croyances, toutes les superstitions où s’est égaré l’esprit inquiet des hommes. C’est le défilé colossal des religions escortées de toutes les conceptions étranges, naïves ou compliquées, écloses
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Guy de Maupassant (Oeuvres posthumes: Tome II - Les dimanches d'un bourgeois de Paris - La vie d'un paysagiste - Etude sur Gustave Flaubert - L'âme étrangère - L'angélus (French Edition))
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Si immagini: un mattino lei si alza, è un giorno come un altro, pioviggina e d'un tratto viene a sapere che è stato abolito tutto ciò che riguarda certe sciocchezze, ma non come in Russia, dove su mille chiese ne hanno lasciata in piedi una sola e i popi sono stati messi agli arresti. No, è stato abolito completamente, abolito dal tempo, dall'epoca tutto ciò che è legato alla coscienza, alla percezione del peccato, al "beati quelli che piangono". Il segreto è stato smarrito. Sono rimasti per così dire soltanto i diritti dell'uomo e del cittadino e del codice penale. E nessuno dubita più di nulla, nessuno prega.
Non sarebbe tremendo anche per lei?
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Nina Berberova
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Nulla mi ha più formato, impregnato, istruito – o costruito – di quelle ore rubate allo studio, distratte in apparenza, ma votate nel profondo al culto inconscio di tre o quattro divinità incontestabili: il Mare, il Cielo, il Sole. Ritrovavo senza saperlo, non so quali stupori e quali esaltazioni primitive. Non vedo quale libro potrebbe valere, quale autore potrebbe creare in noi quegli stati di stupore fecondo, di contemplazione e di comunione che ho conosciuto nei miei primi anni. Meglio di qualunque lettura, meglio dei poeti, meglio dei filosofi, certi sguardi, lanciati senza pensiero definito né definibile, certe soste sui puri elementi della luce..
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Paul Valéry (Ispirazioni mediterranee)
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Certes, si les sacristies humides où les prières se pèsent et se
payent comme des épices, si les magasins des revendeuses où flottent des guenilles qui flétrissent toutes les illusions de la vie en nous montrant où aboutissent nos fêtes, si ces deux cloaques de la poésie n’existaient pas, une étude d’avoué serait de toutes les boutiques sociales la plus horrible. Mais il en est ainsi de la maison de jeu, du tribunal, du bureau de loterie et du mauvais lieu. Pourquoi? Peut-être dans ces endroits le drame, en se jouant dans l’âme de l’homme, lui rend-il les accessoires indifférents, ce qui expliquerait aussi la simplicité du grand penseur et des grands ambitieux.
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Honoré de Balzac (Le Colonel Chabert)
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All cert petitions are presumed to be denied unless the justices take further action. The first step is to move a petition from what is known informally as the “dead list” and to place it on the “discuss list” for consideration at the justices’ weekly conference. The chief justice is in charge of the discuss list and runs the conference, at which the justices speak and eventually vote in order of seniority. (The same procedure applies to the discussion and vote on cases that were argued during the week.) The conference usually takes place on Friday (Thursday in May and June), with the “orders”—the list of cases granted and denied—being issued the following Monday.
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Linda Greenhouse (The U.S. Supreme Court: A Very Short Introduction (Very Short Introductions))
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Charming ladies, as I doubt not you know, the understanding of mortals consisteth not only in having in memory things past and taking cognizance of things present; but in knowing, by means of the one and the other of these, to forecast things future is reputed by men of mark to consist the greatest wisdom. To-morrow, as you know, it will be fifteen days since we departed Florence, to take some diversion for the preservation of our health and of our lives, eschewing the woes and dolours and miseries which, since this pestilential season began, are continually to be seen about our city. This, to my judgment, we have well and honourably done; for that, an I have known to see aright, albeit merry stories and belike incentive to concupiscence have been told here and we have continually eaten and drunken well and danced and sung and made music, all things apt to incite weak minds to things less seemly, I have noted no act, no word, in fine nothing blameworthy, either on your part or on that of us men; nay, meseemeth I have seen and felt here a continual decency, an unbroken concord and a constant fraternal familiarity; the which, at once for your honour and service and for mine own, is, certes, most pleasing to me. Lest, however, for overlong usance aught should grow thereof that might issue in tediousness, and that none may avail to cavil at our overlong tarriance,
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Giovanni Boccaccio (The Decameron and Collected Works of Giovanni Boccaccio (Illustrated) (Delphi Series Nine Book 2))
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Una volta hai osservato che certe parole erano considerate più importanti di altre semplicemente perché erano state scritte. Argomentavi che, per difetto, le parole degli uomini istruiti erano più importanti delle parole delle classi non istruite, tra le quali rientravano le donne. Continua su questa strada, mia cara Esme: prendi in considerazione le parole che noi usiamo e registriamo. Una volta che la questione del suffragio politico delle donne sarà stata risolta, bisognerà affrontare disuguaglianze meno evidenti. Senza rendertene conto, tu stai già lavorando per questa causa. Come diceva il nonno, sarà una partita lunga. Gioca in una posizione in cui sei brava e lascia che gli altri giochino nella loro.
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Pip Williams (The Dictionary of Lost Words)
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Avete mai visto, nelle fredde notti d’inverno limpide come cristalli, certe luci che brillano più intensamente delle altre, come se volessero uscire da se stesse con il loro bagliore? Sembrano fatte di una materia diversa, di diamante appena tagliato, d’oro. E ci sono anche altre luci che non si riescono ancora a vedere, provenienti da galassie così lontane che il loro bagliore non ci è ancora arrivato, dalle regioni più estreme del nostro universo o da altri universi nati adesso o che addirittura non sono ancora nati o che sono increati. Sono le stelle che esplodono alla fine del loro ciclo, oppure combustioni avvenute miliardi di anni fa o che devono ancora avvenire e che daranno origine a nuove stelle e a nuovi mondi nella fornace del cosmo.
Ecco, la luce di una di queste stelle, invisibile, sconosciuta, sta forse viaggiando a velocità vertiginosa nel buio dell’universo, precipita verso di noi attraverso i suoi immensi spazi oscuri e i suoi improvvisi bagliori, con la sua massa di gas incendiato e la sua chioma di cenere e d’oro, con tutta la furia della sua giovane luce.
E poi un giorno, forse, la sua luce ci arriverà, e allora, forse, ci sarà anche chi la vedrà, e allora tutto lo spazio si aprirà, si riaprirà, e allora tutto il cielo si accenderà, e tutto l’universo risplenderà, la fornace della vitamorte si squarcerà, esploderà, splenderà, e allora non ci sarà nient’altro che quella nuova luce che ci sarà, fuoco e oro.
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Antonio Moresco (Gli incendiati)
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«Certo che credo al destino. Credo che non tutto sia dovuto al caso, sono sicuro che tutto è già scritto da qualche parte. Sono le nostre scelte a cambiare il corso degli eventi. Sono certo che quello che ci succede non è dovuto al caso. So che il destino è sorprendente, ci mostra cose inverosimili, ci fa vivere dei momenti sconvolgenti, che noi siamo preparati o meno. Il destino è come il futuro, non possiamo sapere in anticipo cosa ci riserva, è variabile. Gli si deve solo aprire le braccia e accogliere quello che ha deciso di mettere sulla nostra strada. Avresti potuto lasciarmi in quell’area di sosta, tre giorni fa, riprendere la tua strada, andare a fare la tua missione in Alaska da solo, e oggi non saremmo qui a discutere. Hai fatto una scelta, probabilmente incomprensibile visto il personaggio che sei, ma l'hai fatta. E questo… penso che sia opera del destino che vuole che trascorriamo del tempo insieme. Ne sono convinto. Sì, ci credo, come credo che i gatti abbiano nove vite, che non si muore mai veramente perché credo nella reincarnazione. Sono persuaso che abbiamo, nascosti nella nostra memoria, i ricordi di vite che non rammentiamo del tutto, come sono certo che l'alchimia fra gli esseri umani non è dovuta semplicemente a una reazione chimica. Credo al destino, come credo alle superstizioni, perché tutte le spiegazioni per quanto fondate siano, non spiegano mai del tutto certe scelte che facciamo, le si deve a qualcosa, o a qualcuno.»
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Amheliie (Road)
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Parla abbastanza a lungo con qualcuno e tirerà fuori la storia del tempo.
Ma il tempo non guarisce veramente le ferite, non allontana affatto il dolore - fa il contrario. Il tempo dà altro tempo alla ferita d'infettarsi e dà a noi il tempo di tornare sui luoghi di quel dolore.
È come l'infanzia, in fondo. Si dice che si cresce, ci si lasciano alle spalle certe cose, ma non è così: l'infanzia cresce insieme a noi, ce la portiamo avanti. Viviamo e non facciamo altro che rivivere quelle paure e quei piaceri, quelle scoperte e quegli abbandoni. Specialmente quegli abbandoni. Veniamo abbandonati, delusi, traditi dalle stesse persone per anni - per sempre.
Allora a che serve dire che è passato del tempo?
In che modo dovrebbe aiutarci?
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Eleonora C. Caruso (Le ferite originali)
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Forse, un giorno, giungeremo infine a comprender quanto sia vano affannarsi a cercar risposte certe in merito ad argomenti che trascendono le nostre facoltà razionali o tentar di conformar i misteri dell'esistenza ai nostri deboli schemi mentali. Sarebbe molto più sensato abbandonar il nostro cuore al flusso della vita senza pretender che sia lui ad assecondar le nostre ingenue pretese. Sarebbe molto più sensato ascoltare che voler imporre a ogni costo la propria visione delle cose. Sarebbe molto più sensato svegliarsi al mattino privi di scopi precisi, viver la vita momento dopo momento, condiscender ai suoi ritmi e mostrarsi pronti ai suoi continui mutamenti. Divenir acqua che muta se stessa pur rimanendo a se stessa identica.
Da "Randagi" di Carlo Mascellani
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Carlo Mascellani
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Ricompare Tjaden, ancora eccitato, e si mescola subito al discorso, informandosi in che modo, innanzi tutto scoppi una guerra.
"Generalmente è perché un paese ha fatto grave offesa a un altro" risponde Alberto, con una cert'aria sentenziosa. [...]
"Un paese? Non capisco. Una montagna tedesca non può offendere una montagna francese: né un fiume, né un bosco, né un campo di grano..."
"Sei bestia davvero o fai per burla?" brontola Kropp: "non ho mai detto niente di simile. È un popolo che offende un altro..."
"Allora non ho che fare qui; io non mi sento affatto offeso" replica Tjaden.
"Ma mettiti bene in zucca" gli fa Alberto stizzito, "che tu sei un povero villanaccio e non conti nulla".
"E allora, ragion di più perché me ne vada a casa" insiste l'altro, mentre tutti ridono.
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Erich Maria Remarque (All Quiet on the Western Front)
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Sifting through thousands of petitions a year in order to select the dozens that will be granted is a daunting task for a nine-member court. In the mid-1970s, with the number of petitions growing rapidly, the justices found a way to lighten the load by organizing their energetic young law clerks into a “cert pool.” Under this arrangement, each petition is reviewed by a single law clerk on behalf all the justices who subscribe to the pool. This clerk writes a memo that summarizes the lower court decision and the arguments for and against review, concluding with a recommendation. The recommendation is only that. Most justices in the pool (all but one or two in recent years) assign one of their own four law clerks to review the pool recommendations from the individual justice’s own perspective.
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Linda Greenhouse (The U.S. Supreme Court: A Very Short Introduction (Very Short Introductions))
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Ciò che lui trovava stupefacente era il modo in cui gli uomini sembravano esaurire la propria essenza – esaurire la materia, qualunque fosse, che li rendeva quello che erano – e, svuotati di se stessi, trasformarsi nelle persone di cui un tempo avrebbero avuto pietà. Era come se, mentre la loro vita era ricca e piena, essi fossero, in segreto, stufi di se stessi e non vedessero l’ora di liberarsi del loro discernimento, della loro salute e di ogni senso delle proporzioni per passare all’altro io, il vero io: che era uno stronzo detestabile e completamente illuso. Era come se trovarsi in sintonia con la vita fosse qualcosa di accidentale che poteva capitare, certe volte, ai giovani fortunati; mentre, per il resto, era una cosa con la quale gli essere umani non riuscivano a rapportarsi. Che strano.
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Philip Roth (American Pastoral)
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«Tu non credi che certe persone dimostrino più coraggio di altre, che siano più valorose e tutto il resto?»
«Tu sì?»
«Be, sì, io penso di sì. Quando leggi di quello che alcuni uomini hanno fatto in questa battaglia, per esempio. Non solo combattendo, ma salvando la vita di altri soldati a rischio della propria. Sono stati capaci di cose che altri non avrebbero mai osato.»
«E che cosa hanno fatto quando sono tornati a casa?»
«Eh?»
«Cosa hanno fatto a casa loro? Come trattavano le loro mogli o le innamorate? Come si comportavano coi colleghi di lavoro?»
[...]
«... lo sai dove voglio arrivare. Non è che io non creda al coraggio o al valore o a cose del genere. Solo che credo che la maggior parte delle persone sia coraggiosa e valorosa ma in modi diversi e in diverse... come si dice? gelegenheden... occasioni.»
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Aidan Chambers (Postcards from No Man's Land)
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NORA: nNon ci credo più. Prima di tutto credo invece che io sia un essere umano, come te, né più ne meno, o, infine, voglio procurare di diventarlo. So bene che la maggior parte della gente ti darà ragione, Torvaldo, e che qualche cosa di simile è scritto nei libri. Ma io non posso più contentarmi di ciò che dice la maggioranza e di ciò che è scritto nei libri. Devo riflettere - da me stessa su certe cose e rendermele pienamente - chiare.
HELM: Ah, tu pensi e tu parli come una bambina in ragionevole.p
NORA: Può essere. Ma tu non pensi e non parli come l'uomo al quale potrei appartenere. Torvaldo, in codesto momento ho compreso chiaramente che ho vissuto qui per otto anni continui insieme con un estraneo che mi ha fatto fare tre figliuoli! Oh, è un pensiero per me insopportabile! Potrei stritolarmi! Potrei farmi a pezzi!
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Henrik Ibsen (A Doll's House)
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Laissez-moi vous donner un exemple précis. Un médecin d’un certain âge est venu me consulter parce qu’il souffrait d’une grave dépression depuis deux ans. Il ne pouvait se remettre de la mort de sa femme, qu’il avait aimée plus que tout au monde. Que pouvais-je pour lui? Que lui dire? J’ai décidé de lui poser la question suivante: «Et si vous étiez mort le premier et que votre femme ait eu à surmonter le chagrin provoqué par votre décès? — Oh! pour elle, cela aurait été affreux; comme elle aurait souffert! — Eh bien, docteur, cette souffrance lui a été épargnée, et ce, grâce à vous. Certes, vous en payez le prix puisque c’est vous qui la pleurez.» Il n’a rien dit, mais il m’a serré la main et a quitté mon bureau calmement. La souffrance cesse de faire mal au moment où elle prend un sens. Elle devient alors un acte sacré, un sacrifice.
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Viktor E. Frankl (Man's Search for Meaning)
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–Che effetto ti faccio, nella tua cornice, io? –Tu, –dissi, –ci sei sempre, nella mia cornice. Non te ne vai mai. –Ti tengo sempre là con me, –dissi, –fra le cose mie, e ti parlo, e tutto continua, come quando siamo insieme qui. Tu invece, mi stacchi da te. Torni là, nella tua Casa Tonda, e non ci sono io. Ogni tanto, ma solo ogni tanto, guardi giú verso la mia casa. Ma solo ogni tanto, e come per sbaglio. –Io, –dissi, –non ti stacco mai da me. Ti tengo là, fra le cose mie. Se no certe volte, la mia cornice, non potrei sopportarla. –Pure la sopportavi, –lui disse, –quando non esistevo ancora, io, per te. –Sí, la sopportavo, –dissi. –Mi pesava, ma la sopportavo. Ma non sapevo, allora, che la vita potesse avere un altro passo. Lo immaginavo, cosí, vagamente, ma non lo sapevo. –Non sapevo, –dissi, –che la vita potesse andare di corsa, suonando il tamburo. –Per te, non è cosí, –dissi. –Per te la vita, dopo che ci sono io, ha conservato il suo solito passo, e non suona. –Suona un poco, –lui disse, –suona un poco, sí, anche per me. Non proprio tanto forte, ma suona. Disse: –Però vorrei essere andato lontano, in qualche luogo all’estero, e averti conosciuto per caso, in una strada qualunque, ragazza mai vista prima. Vorrei non saper niente di te, niente dei tuoi parenti, e non incontrarli mai. –E invece, –io dissi, –siamo cresciuti nello stesso paese, e abbiamo giocato insieme, bambini, alle Pietre. Ma a me, questo, non mi disturba. Non me ne importa niente. Dissi: –Non me ne importa, e anzi m’intenerisce perfino un poco. E da quando tu esisti per me, quel nostro paese là è come se fosse diventato una terra sconosciuta, grandissima, e tutta piena di cose imprevedibili, drammatiche, emozionanti, che possono succedere in qualunque minuto.
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Natalia Ginzburg (Voices in the Evening)
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Mi vengono in mente certe piccole sorgenti di montagna: si apre una nuova strada, si dimentica il sentiero che vi porta, i viandanti ci si soffermano sempre più di rado per dissetarsi, e le sorgenti un po' per volta si riempiono di menta e di rovi. Alla fine non ti accorgi neppure più della loro esistenza. Solo una volta ogni tanto, in una giornata caldissima, qualcuno si ricorda di loro, e devia dalla strada maestra per rintracciarle e placare la sua sete. Raggiunge quella sorgente trascurata, scosta i rovi e trattiene il fiato: l'acqua fresca d'insolita chiarezza, intatta da lungo tempo, lo sbalordisce con la sua tranquillità e con la sua profondità. E in quella sorgente vede se stesso, e il sole, e il cielo, e le montagne. E subito pensa che sia un peccato non conoscere quel posto, si ripromette di raccontarlo agli amici. Poi però se ne dimentica fino alla prossima occasione.
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Tschingis Aitmatov (Il primo maestro (Gli alianti) (Italian Edition))
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I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sè stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini,anzi,quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli.Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’aveva mai detto.
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Paolo Giordano (The Solitude of Prime Numbers)
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Cinque cicatrici (L’abitudine di restare).
Ho cinque cicatrici.
Una me la feci a tre anni ruzzolando per le scale. Sbattei forte col mento contro uno spigolo, il mento si aprí a metà. Ogni tanto Virginia mi dice: «Papà, mi fai vedere la cicatrice sotto la barba?», io alzo la testa e lei fruga fra i peli della barba e guarda la cicatrice, poi mi chiede se fa male.
La seconda è sul torace, frutto di un lungo intervento chirurgico di quando mi esplose un polmone in una sera d’estate. Ci dormii su per tutta la notte pensando a un dolore intercostale, invece era un polmone che mi era collassato sul cuore. Sopravvissi per un misto d’intuizione e tempismo e perché il secondo medico mi prese sul serio, anziché rimandarmi a casa con due compresse di Voltaren come aveva fatto il primo.
La terza cicatrice è sul medio della mano destra, che mi affettarono con un coltello quand’ero giovane e troppo stupido per capire che certe volte vinci proprio quando perdi.
La quarta e la quinta non si vedono, ma sono le uniche cicatrici che fanno ancora male.
Dalle prime tre non ho imparato niente, dalle altre invece sí.
Ho imparato che quando le cose finiscono non è necessariamente colpa tua, ma che, se tieni distanti gli altri nel tentativo di proteggerti, allora non puoi pretendere di riprenderteli quando d’un tratto ti senti pronto tu. Che la vita è quel che accade, anche se è fatta di quel che scegli. E con quel che accade hai in genere solo due alternative: abbracciarlo con tutto te stesso oppure andare via.
Ho a lungo creduto che la libertà che serve fosse quella di un marinaio sempre pronto a prendere il mare. Invece oggi so che la libertà che scelgo e la forza che conta, quell’orizzonte che sentivo di dover cercare ogni volta piú lontano, non si fondano sull’attitudine a partire.
Ma sull’abitudine di restare.
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Matteo Bussola (Notti in bianco, baci a colazione)
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A central principle underlying Mrs Quinty’s Rules for Writing is that you have to have a Beginning Middle and End. If you don’t have these your Reader is lost. But what if Lost is exactly where the writer is? I asked her. Ruth, the writer can’t be lost, she said, and then knew she’d said it too quickly and bit her lip knowing I was going to say something about Dad. She pressed her knees together and diverted into a fit of dry coughing. This, Dear Reader, is a river narrative. My chosen style is The Meander. I know that in The Brothers Karamazov (Book 1,777, Penguin Classics, London) Ippolit Kirillovich chose the historical form of narration because Dostoevsky says it checked his own exuberant rhetoric. Beginnings middles and ends force you into that place where you have to Stick to the Story as Maeve Mulvey said the night the Junior Certs were supposed to be going to the cinema in Ennis but were buying cans in Dunnes and drinking
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Niall Williams (History of the Rain)
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[…] Bisognerebbe avvertire tutti di tali eventi. Comunicare loro che l’immortalità è mortale, che può morire, che è successo, che continua a succedere, che essa non si palesa mai in quanto tale, che è la duplicità assoluta. Che non esiste nel particolare, ma soltanto in linea di principio. Che certe persone possono celarne la presenza, a condizione che lo ignorino, e che certe altre possono svelarne la presenza nelle prime, alla stessa condizione, ignorando di poterlo fare. Che la vita è immortale mentre è vissuta, mentre è in vita. Che l’immortalità non è una questione di tempo, non è una questione di immortalità, è qualcosa di ignoto. Che è falso dire che non ha principio né fine, come è falso dire che comincia e finisce con la vita dello spirito, poiché partecipa dello spirito e del trascorrere sulle orme del vento. Guardate le sabbie morte dei deserti, i corpi morti dei bambini: l’immortalità non passa di lì, si ferma e li evita.
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Marguerite Duras (The Lover)
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Though Plente that is goddesse of rychesses hielde adoun with ful horn, and withdraweth nat hir hand, as many richesses as the see torneth upward sandes whan it is moeved with ravysshynge blastes, or elles as manye rychesses as ther schynen bryghte sterres in hevene on the sterry nyghtes; yit, for al that, mankende nolde nat cese to wepe wrecchide pleyntes. And al be it so that God resceyveth gladly hir preiers, and yyveth hem, as fool-large, moche gold, and apparayleth coveytous folk with noble or cleer honours; yit semeth hem haven igeten nothyng, but alwey hir cruel ravyne, devourynge al that they han geten, scheweth othere gapynges (that is to seyn, gapyn and desiren yit after mo rychesses.) What brydles myghte withholden to any certeyn ende the disordene covetise of men, whan evere the rather that it fletith in large yiftes, the more ay brenneth in hem the thurst of havynge? Certes he that qwakynge and dredful weneth hymselven nedy, he ne lyveth nevermo ryche.
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Geoffrey Chaucer
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La menace qui pèse sur nous est-elle vraiment la pénurie de biens de base ? La richesse continue-t-elle à être exclusivement issue de biens matériels, ne vient-elle pas également du niveau de savoir et de culture ? Il faut oser dire que nous ne sommes pas en pénurie de biens matériels, que notre société n'est pas globalement en manque de produits de base, mais qu c'est bien plutôt la répartition sur l'ensemble de la population de ces biens et services qui fait problème ; que notre société se fissure et s'atomise et que les fonctions de cohésion sociale et de solidarité s'amenuisent sans que rien mesure leur déclin. Dès lors, si nous ne manquons pas de biens matériels, si nos besoins sont certes matériels, mais aussi sociaux, culturels, relationnels, si nos maux viennent d'une mauvaise répartition des biens, si nos besoins sont de mettre en valeur autrement nos patrimoines et nos talents, faut-il conserver le même indicateur grossier qui s'imposait au sortir de la guerre ?
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Dominique Méda (Au-delà du PIB : Pour une autre mesure de la richesse)
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Tot ce-i tânăr îmbătrânește odată, tot ce-i frumos se veștejește, tot ce-i cald se răcește, tot ce-i strălucitor se stinge și orice adevăr devine banal și plat. Căci toate aceste lucruri au căpătat odată formă și toate formele sunt supuse influenței timpului; ele îmbătrânesc, se îmbolnăvesc, decad - dacă nu se transformă. Ele se pot tranforma, căci scânteia nevăzută care le zămislise odinioară este capabilă să creeze la infinit, datorită forței ei eterne. Nimeni nu trebuie să tăgăduiască pericolul coborârii, dar ea poate fi făcută cu îndrăzneală. Noi nu trebuie să avem această cutezanță, dar este cert că cineva tot va îndrăzni. Cel care trebuie să coboare e bine s-o facă cu ochii deschiși. Atunci este o jertfă care frânge însăși judecata zeilor. Orice coborâre este urmată de o ascensiune. Formele pe care de dispariție sunt modelate din nou, iar un adevăr este valabil pe termen lung numai atunci când se transformă și când depune din nou mărturie în imagini noi, în limbi noi, ca un vin nou care este pus în burdufuri noi.
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C.G. Jung (Symbols of Transformation - An Analysis of the Prelude to A case of schizophrenia Volumes I and II)
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Qui vous le dit, qu’elle (la vie) ne vous attend pas ? Certes, elle continue, mais elle ne vous oblige pas à suivre le rythme. Vous pouvez bien vous mettre un peu entre parenthèses pour vivre ce deuil… accordez-vous le temps.
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Parce que ҫa me fait plaisir. Parce que je sais aussi que l’entourage peut se montrer très discret dans pareille situation, et que de se changer les idées de temps en temps fait du bien. Parce que je sais que vous aimez la montagne et que vous n’iriez pas toute seule.
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Oui. Si vous perdez une jambe, ҫa se voit, les gens sont conciliants. Et encore, pas tous. Mais quand c’est un morceau de votre cœur qui est arraché, ҫa ne se voit pas de l’extérieur, et c’est au moins aussi douloureux… Ce n’est pas de la faute des gens. Ils ne se fient qu’aux apparences. Il faut gratter pour voir ce qu’il y a au fond. Si vous jetez une grosse pierre dans une mare, elle va faire des remous à la surface. Des gros remous d'abord, qui vont gifler les rives, et puis des remous plus petits, qui vont finir par disparaître. Peu à peu, la surface redevient lisse et paisible. Mais la grosse pierre est quand même au fond. La grosse pierre est quand même au fond.
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La vie s’apparente à la mer. Il y a les bruit des vagues, quand elles s’abattent sur la plage, et puis le silence d’après, quand elles se retirent. Deux mouvement qui se croissent et s’entrecoupent sans discontinuer. L’un est rapide, violent, l’autre est doux et lent. Vous aimeriez vous retirer, dans le même silence des vagues, partir discrètement, vous faire oublier de la vie. Mais d’autres vague arrivent et arriveront encore et toujours. Parce que c’est ҫa la vie… C’est le mouvement, c’est le rythme, le fracas parfois, durant la tempête, et le doux clapotis quand tout est calme. Mais le clapotis quand même Un bord de mer n'est jamais silencieux, jamais. La vie non plus, ni la vôtre, ni la mienne. Il y a les grains de sables exposés aux remous et ceux protégés en haut de la plage. Lesquels envier? Ce n'est pas avec le sable d'en haut, sec et lisse, que l'on construit les châteaux de sable, c'est avec celui qui fraye avec les vagues car ses particules sont coalescentes. Vous arriverez à reconstruire votre château, vous le construirez avec des grains qui vous ressemblent, qui ont aussi connu les déferlantes de la vie, parce qu'avec eux, le ciment est solide..
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« Tu ne sais jamais à quel point tu es fort jusqu’au jour où être fort reste la seule option. » C’est Bob Marley qui a dit ҫa.
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Manon ne referme pas violemment la carte du restaurant. Elle n’éprouve pas le besoin qu’il lui lise le menu pour qu’elle ne voie pas le prix, et elle trouvera égal que chaque bouchée vaille cinq euros. Manon profite de la vie. Elle accepte l’invitation avec simplicité. Elle défend la place des femmes sans être une féministe acharnée et cela ne lui viendrait même pas à l’idée de payer sa part. D’abord, parce qu’elle sait que Paul s’en offusquerait, ensuite, parce qu’elle aime ces petites marques de galanterie, qu’elle regrette de voir disparaître avec l’évolution d’une société en pertes de repères.
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Agnès Ledig (Juste avant le bonheur)
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Conştiinţa superioară determină concepţia despre lume. Orice conştiinţă preocupată de cauze şi intenţii este o concepţie despre lume în germene. Orice spor în materie de experienţă şi cunoaştere înseamnă un pas înainte în dezvoltarea concepţiei despre lume. Iar o dată cu imaginea pe care insul gânditor şi-o creează despre lume se schimbă şi el însuşi. Omul pentru care soarele se roteşte încă în jurul pământului este altul decât acela pentru care pământul este un satelit al soarelui. Nu degeaba ideea de infinit a lui Giordano Bruno reprezintă unul dintre începuturile cele mai importante ale conştiinţei moderne. Omul pentru care cosmosul se află în empireu este altul decât cel al cărui spirit este luminat de viziunea lui Kepler. Cineva care nu e sigur dacă doi ori doi fac patru este altul decât cineva pentru care nimic nu e mai cert decât adevărurile apriorice ale matematicii. Cu alte cuvinte, nu e indiferent ce concepţie despre lume avem, căci noi nu doar creăm o imagine a lumii, ci suntem noi înşine retroactiv schimbaţi de ea.
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C.G. Jung (The Structure and Dynamics of the Psyche (Collected Works, Vol 8))
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Da tutto quel che m’avete detto, Dolmancé, mi pare proprio indifferente a questo mondo commettere del bene o del male; si tratta solo di restare in linea con i nostri gusti e il nostro temperamento?
DOLMANCÉ: Non c’è dubbio, Eugénie, che le parole vizio e virtù sono puramente teoriche. Nessuna azione, per quanto singolare possiate supporla, è veramente criminale; e nessuna può realmente chiamarsi virtuosa. Tutto è in rapporto ai nostri costumi e all’ambiente in cui abitiamo; quello che appare un crimine qui, spesso è considerato una virtù a cento chilometri di distanza, e le virtù d’un altro emisfero potrebbero al contrario essere considerate da noi crimini. Non esiste orrore che non sia stato divinizzato, né virtù che non sia stata corrotta. Da certe differenze puramente geografiche deriva la scarsa considerazione in cui dobbiamo tenere la stima o il disprezzo degli uomini, sentimenti ridicoli o frivoli da superare, al punto anche di preferire senza timore il loro disprezzo se le azioni che ce lo fanno meritare ci procurano qualche voluttà.
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Marquis de Sade (La Philosophie dans le boudoir)
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Jeanne était au pain sec dans le cabinet noir, Pour un crime quelconque, et, manquant au devoir, J'allai voir la proscrite en pleine forfaiture, Et lui glissai dans l'ombre un pot de confiture Contraire aux lois. Tous ceux sur qui, dans ma cité, Repose le salut de la société S'indignèrent, et Jeanne a dit d'une voix douce: -Je ne toucherai plus mon nez avec mon pouce; Je ne me ferai plus griffer par le minet. Mais on s'est recrié:-Cette enfant vous connaît; Elle sait à quel point vous êtes faible et lâche. Elle vous voit toujours rire quand on se fâche. Pas de gouvernement possible. A chaque instant L'ordre est troublé par vous; le pouvoir se détend; Plus de règle. L'enfant n'a plus rien qui l'arrête. Vous démolissez tout.-Et j'ai baissé la tête, Et j'ai dit:-Je n'ai rien à répondre à cela, J'ai tort. Oui, c'est avec ces indulgences-là Qu'on a toujours conduit les peuples à leur perte. Qu'on me mette au pain sec.-Vous le méritez, certe, On vous y mettra.-Jeanne alors, dans son coin noir, M'a dit tout bas, levant ses yeux si beaux à voir, Pleins de l'autorité des douces créatures: -Eh bien' moi, je t'irai porter des confitures.
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Victor Hugo (L'Art d'être grand-père)
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Nessuno ha idea di cosa significhino quelle parole, e se fin da quando Gioia tre mesi fa è arrivata in questa scuola è stata subito additata come Quella-non-del-tutto-a-posto o Quella-con-un-sacco-di-problemi, è anche per quelle quattro parole che si riscrive, ogni mattina, sul braccio.
«Ma che roba è? Inglese o cosa?» le aveva chiesto il terzo giorno Giulia Batta, la compagna che nella classifica delle più belle della classe figurava esattamente al primo posto.
«O cosa», aveva risposto Gioia, senza neanche guardarla. Avrebbe voluto spiegarle che era in tedesco, quella scritta, e che erano parole quasi intraducibili ma significavano più o meno: “Quando la felicità è qualcosa che cade”, e forse anche dirle perché si scriveva addosso proprio quelle parole, ogni giorno: ma il modo in cui glielo aveva chiesto, gli sguardi di tutti lì intorno, be’, insomma, alla fine tutto quello che aveva risposto era stato: «O cosa». Che per inciso, per settimane intere, erano state anche le uniche parole che aveva scambiato coi suoi nuovi compagni. Il fatto è che certe cose le puoi dire solo a chi sai che le può capire. Che è anche il motivo per cui parliamo così poco, di quello che ci importa davvero.
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Enrico Galiano (Eppure cadiamo felici)
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L'adhésion à la réalité peut, certes, prendre des formes diverses, où tiennent une place variable l'impératif de survie, le miroitement des modèles d'ascension sociale, les séductions addictives de la consommation, les petits privilèges d'une vie un tant soit peu confortable, les pièges d'une logique concurrentielle qui nous fait obligation de croire qu'il n'y aura pas de place pour tout le monde, la peur de perdre le peu que l'on a et le sentiment d'une insécurité méticuleusement entretenue. Même une bonne dose de scepticisme, voire une solide capacité critique ne portent guère atteinte, le plus souvent, à cette adhésion à un système qui a peut-être renoncé à nous convaincre de ses vertus pour se contenter d'apparaître comme la seule réalité possible, hors du chaos absolu, ainsi que le résume la sentence emblématique de François Furet : "Nous sommes condamnés à vivre dans le monde dans lequel nous vivons". Il n'y a pas d'alternative : telle est la conviction que les formes de domination actuelles sont parvenues à disséminer dans le corps social. Au-delà des opinions de chacun, telle est la norme de fait, en vertu de laquelle l'agir se conforme à une implacable logique d'adéquation à la réalité socialement constituée. (p. 7-8)
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Jérôme Baschet (Adiós al Capitalismo: Autonomía, sociedad del buen vivir y multiplicidad de mundos)
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M'havia ensenyat tot el que ara sabia sobre els crancs de riu, els petons, el vi rosat i la poesia. M'havia transformat.
Em vaig encendre un cigarret i vaig escopir al rierol.
—No em pots transformar i després anar-te'n —li vaig dir en veu alta—, perquè jo ja estava bé abans, Alaska. Ja estava bé, amb les últimes paraules, i els amics de l'escola… No em pots transformar i després morir-te.
Ella havia encarnat el Gran Potser: m'havia demostrat que valia la pena deixar enrere una vida mediocre a la recerca de potsers més rellevants, i ara se n'havia anat i s'havia endut la meva fe en els potsers. Podria respondre a tot el que el Coronel fes i digués amb un «molt bé», podria intentar fer veure que tot m'era igual, però això mai no tornaria a ser cert. «No pots convertir-te en algú tan important per a mi i després morir-te, Alaska, perquè ara ja sóc irreversiblement diferent, i em sap greu haver-te deixat marxar, sí, però vas ser tu qui va prendre aquella decisió. Em vas deixar mancat de potsers, atrapat al bell mig del teu maleït laberint. I ara ja no sé si realment vas escollir sortir-ne de pressa i sense pensar; no sé si em vas abandonar expressament. Mai no et vaig conèixer, oi? No puc recordar res perquè mai no ho vaig saber».
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John Green (Looking for Alaska)
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Fex urbis, esclama Cicerone; mob, aggiunge Burke, indignato; turba, moltitudine, popolaccio. E sia; che importa? Che m'importa che vadano a piedi nudi? Non sanno leggere: tanto peggio. Li abbandonereste per questo? Fareste della loro miseria una maledizione? Forse che la luce non può penetrare in quelle masse? Ritorniamo al grido: Luce! e ostiniamovici: Luce! luce! Chi lo sa se quelle opacità non diverranno trasparenti? Forse le rivoluzioni non sono trasfigurazioni? Suvvia, filosofi, insegnate, illuminate, accendete, pensate elevatamente e parlate ad alta voce, correte giocondi in pieno sole, affratellatevi colle piazze pubbliche, annunciate le buone novelle, prodigate gli alfabeti, proclamate i diritti, cantate le Marsigliesi, seminate gli entusiasmi, strappate alle querce i verdi rami! Fate dell'idea un turbine. Questa folla può essere sublimata; sappiamoci servire di questo grande braciere dei principî e delle virtù che scoppietta e scintilla e freme in certe ore. Questa gente scalza, scamiciata, cenciosa, ignorante, abbietta, queste tenebre posson essere impiegate alla conquista dell'ideale; guardate attraverso il popolo e scorgerete la verità. Questa vile sabbia che premete sotto i piedi, gettatela nella fornace, fatevela fondere, ribollire e diverrà cristallo splendido, ed in grazia sua Galileo e Newton scopriranno gli astri.
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Victor Hugo (Les Misérables)
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Noi non interferiamo mai con la morte. Non si può.» «Perché no?» «Perché è sempre lì. A prescindere da cosa fai, da che tipo di vita conduci, buona o cattiva o da qualche parte nel mezzo, la morte ti sta sempre aspettando. Si inizia a morire nell’istante in cui si nasce.»
Wallace fece un sospiro stanco. «Non puoi non sapere quanto suona triste.»
«Certo che lo so» rispose Mei. «Perché è la verità. Preferiresti che ti raccontassi bugie?»
«No. Solo… allora qual è il punto? Di tutto questo? Di tutto? Se niente di ciò che facciamo ha importanza, perché dovremmo impegnarci?»
Stava entrando in una spirale senza vie d’uscita, ne era consapevole. Una spirale d’angoscia. Aveva la pelle gelida, ma non per l’aria della sera.
Serrò i denti per impedire che sbattessero. «Perché è la tua vita» intervenne Nelson, comparendogli accanto.
«È nelle tue mani. No, non sempre è giusta. No, non sempre va bene. Può bruciare, lacerarti, a volte infierire al punto da renderti irriconoscibile.
Certe persone combattono. Altre… non ci riescono, anche se non credo che bisognerebbe biasimarle per questo. Arrendersi è facile. Tirarsi su molto meno.
Ma dobbiamo credere che se ci riusciamo, potremo fare un alto passo. Potremo…» «Andare avanti?» ribatté Wallace. «Perché tu non l’hai fatto.
Tu sei ancora qui, quindi smettila di propinarmi queste stronzate. Puoi dire quello che ti pare, ma sei ipocrita come pochi.»
«E questa è la differenza tra noi due» disse Nelson. «Io non ho mai negato di esserlo.
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T.J. Klune (Under the Whispering Door)
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Se un tempo egli si proponeva di non essere mai né l'ultimo né il primo, i fatti gli avevano dimostrato che cotesta era una posizione impossibile da sostenere. In ogni circostanza l'urto è uno solo, e non conta il peso delle singole spallate. "Chi è più forte, spinge più forte" diceva. "Gli viene naturale". Non esiste un primo e un ultimo, e si tratta, piuttosto che di muscoli, di carattere, e di persuasione. Di volerla una cosa, oppure no. Di stare da una parte o dall'altra, poiché, diceva, il mondo è diviso in due, ci sono gli amici e i nemici. "Le vie di mezzo sono fatte per chi ha tempo da perdere e paura che gli venga a mancare la pappa scodellata". Accedeva a delle distinzioni: "C'è, semmai, la scale del più e del meno, ma riguarda la considerazione in cui devi tenere gli amici. A volte sbagliano, tutti si può sbagliare. Una cosa non è mai tutta bene o tutta male. Anche nella più bell'uva vedrai delle macchioline, è da lì che l'acino, se lo conservi, incomincia a marcire. Tu, cotesti amici, aspettali al momento che i fatti, come le sorbe, vengono a maturazione. Ma intanto, cammina insieme a loro, non ti staccare. Potrebbe essere che il torto fosse tuo. Certe volte inganna perfino il filo a piombo, e perfino lo specchio, figùrati se non ci si inganna a giudicarsi di persona. Infallibile non lo è nemmeno il Papa. Nemmeno Marx, credo, anche se non l'ho studiato. Nessuno. Quindi, tra quelli che la pensano come te, guarda chi ne sa più di te, pesalo, fatti capire, e poi vagli dietro, vai bene".
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Vasco Pratolini (Metello)
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Parce qu'il faut bien le dire, le sexe dans ses bras est un immense et luxuriant espace de jeu où rien, mais absolument rien, n'est interdit. J'ai l'impression de gambader toute nue au milieu d'herbes hautes infiniment plus douces que le plus doux des gazons, sous un ciel parfait, et Monsieur me pousse pour que j'atteigne des sommets inédits sur une balançoire née des pinceaux de Fragonard – et bien sûr je ne vais pas dire que je suis tout à fait tranquille en voyant le sol s'éloigner de plus en plus, mais l'ivresse est si grisante, mon Dieu, l'abandon si poignant que je ferme les yeux avec une envie insoutenable de pleurer de plaisir, mise au supplice par ce besoin que j'ai d'exprimer à quel point ce que je ressens est merveilleux, incapable de trouver ne serait-ce que des lettres pour illustrer ce sentiment; puis lorsque je suis à moitié folle d'excitation Monsieur m'entraîne à me plonger dans des marais sombres exhalant de suaves et scandaleuses vapeurs de soufre, dont l'eau est d'une chaleur obscène, et dans lesquels je me perds, orteil après orteil. Autour de nous le paysage est devenu plus inquiétant, je sais que je suis sur un territoire que Monsieur connaît par cœur, et qu'il va lui falloir me porter dans ces petits chemins de traverse que je ne soupçonnais qu'à peine. Lentement, inéluctablement je glisse dans les ornières les moins débroussaillées, et certes ma petite balançoire fleurie est loin, mais qu'il fait chaud et moite sous les ramures de ces arbres morts, plus près de l'enfer que je l'ai jamais été !...
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Emma Becker (Monsieur)
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Être aimé d'une jeune fille chaste, lui révéler le premier cet étrange mystère de l'amour, certes, c'est une grande félicité, mais c'est la chose du monde la plus simple. S'emparer d'un cœur qui n'a pas l'habitude des attaques, c'est entrer dans une ville ouverte et sans garnison. L'éducation, le sentiment des devoirs et la famille sont de très fortes sentinelles ; mais il n'y a sentinelles si vigilantes que ne trompe une fille de seize ans, à qui, par la voix de l'homme qu'elle aime, la nature donne ses premiers conseils d'amour qui sont d'autant plus ardents qu'ils paraissent plus purs. Plus la jeune fille croit au bien, plus elle s'abandonne facilement, sinon à l'amant, du moins à l'amour, car étant sans défiance, elle est sans force, et se faire aimer d'elle est un triomphe que tout homme de vingt-cinq ans pourra se donner quand il voudra. Et cela est si vrai que voyez comme on entoure les jeunes filles de surveillance et de remparts ! Les couvents n'ont pas de murs assez hauts, les mères de serrures assez fortes, la religion de devoirs assez continus pour renfermer tous ces charmants oiseaux dans leur cage, sur laquelle on ne se donne même pas la peine de jeter des fleurs. Aussi comme elles doivent désirer ce monde qu'on leur cache, comme elles doivent croire qu'il est tentant, comme elles doivent écouter la première voix qui, à travers les barreaux, vient leur en raconter les secrets, et bénir la main qui lève, la première, un coin du voile mystérieux. Mais être réellement aimé d'une courtisane, c'est une victoire bien autrement difficile. Chez elles, le corps a usé l'âme, les sens ont brûlé le cœur, la débauche a cuirassé les sentiments. Les mots qu'on leur dit, elles les savent depuis longtemps ; les moyens que l'on emploie, elles les connaissent, l'amour même qu'elles inspirent, elles l'ont vendu. Elles aiment par métier et non par entraînement. Elles sont mieux gardées par leurs calculs qu'une vierge par sa mère et son couvent ; aussi ont-elles inventé le mot caprice pour ces amours sans trafic qu'elles se donnent de temps en temps comme repos, comme excuse, ou comme consolation ; semblables à ces usuriers qui rançonnent mille individus, et qui croient tout racheter en prêtant un jour vingt francs à quelque pauvre diable qui meurt de faim, sans exiger d'intérêt et sans lui demander de reçu. Puis, quand Dieu permet l'amour à une courtisane, cet amour, qui semble d'abord un pardon, devient presque toujours pour elle un châtiment. Il n'y a pas d'absolution sans pénitence. Quand une créature, qui a tout son passé à se reprocher, se sent tout à coup prise d'un amour profond, sincère, irrésistible, dont elle ne se fût jamais crue capable ; quand elle a avoué cet amour, comme l'homme aimé ainsi la domine ! Comme il se sent fort avec ce droit cruel de lui dire : « vous ne faites pas plus pour de l'amour que vous n'avez fait pour de l'argent. » Alors elles ne savent quelles preuves donner. Un enfant, raconte la fable, après s'être longtemps amusé dans un champ à crier : « au secours ! » Pour déranger des travailleurs, fut dévoré un jour par un ours, sans que ceux qu'il avait trompés si souvent crussent cette fois aux cris réels qu'il poussait. Il en est de même de ces malheureuses filles, quand elles aiment sérieusement. Elles ont menti tant de fois qu'on ne veut plus les croire, et elles sont, au milieu de leurs remords, dévorées par leur amour. De là, ces grands dévouements, ces austères retraites dont quelques-unes ont donné l'exemple. Mais, quand l'homme qui inspire cet amour rédempteur a l'âme assez généreuse pour l'accepter sans se souvenir du passé, quand il s'y abandonne, quand il aime enfin, comme il est aimé, cet homme épuise d'un coup toutes les émotions terrestres, et après cet amour son cœur sera fermé à tout autre.
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Alexandre Dumas fils (La dame aux camélias)
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C'est de là-haut qu'il les aperçoit, au fond de la combe Nerre, écrasés par la perspective : deux insectes minuscules, l'un portant l'autre à travers l'un des endroits les plus inhospitaliers des Causses. Il en oublie la chevrette et, retrouvant l'agilité de ses vingt ans, se laisse glisser d'éboulis en barres rocheuses jusqu'à les surplomber d'une vingtaine de mètres.
Deux enfants.
Un garçon épuisé, couvert d'écorchures, qui continue à avancer bien qu'à bout de forces, ses jambes menaçant à tout moment de flancher sous lui, tremblant de fatigue et de froid.
Une fille, ce doit être une fille même si elle n'a plus un cheveu sur le crâne, immobile dans les bras du garçon. Inanimée. Ces deux-là ont souffert, souffrent encore. Maximilien le sent, il sent ces choses-là.
Alors, quand le garçon dépose la fille à l'abri d'un rocher, quand il quitte son tee-shirt déchiré pour l'en envelopper, quand il se penche pour lui murmurer une prière à l'oreille, alors Maximilien oublie sa promesse de se tenir loin des hommes.
Il descend vers eux.
Le garçon esquisse un geste de défense, mais Maximilien le rassure en lui montrant ses mains vides. Des mains calleuses, puissantes malgré l'âge. Il se baisse, prend la fille dans ses bras. Un frisson de colère le parcourt.
Elle est dans un état effroyable, le corps décharné, la peau diaphane, une cicatrice récente zigzague sur son flanc.
Dans une imprécation silencieuse, Maximilien maudit la folie des hommes, leur cruauté et leur ignorance.
Il se met en route, suivi par le garçon qui n'a pas prononcé un mot. Il ne sait pas encore ce qu'il va faire d'eux. Faire d'elle. La soigner, certes, mais ensuite ?
Tout en pensant, il marche à grands pas. Tout en marchant, il réfléchit à grands traits. Il atteint Ombre Blanche au moment où le soleil bascule derrière l'horizon, teintant les Causses d'une somptueuse lumière orangée. Un frémissement dans ses bras lui fait baisser la tête. La fille a bougé.
Elle ouvre les yeux.
Échange fugace.
Échange parfait.
Maximilien se noie dans le violet de son regard et en ressort grandi.
Le dernier des Caussenards a trouvé son destin.
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Pierre Bottero (La Forêt des captifs (Les Mondes d'Ewilan, #1))
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Le Dieu du théisme théologique est un être à côté des autres et, comme tel, une partie de l'ensemble de la réalité. On le considère certes comme étant la partie la plus importante mais néanmoins comme une partie et, à ce titre, comme soumis à la structure de la totalité. On le pense bien sûr comme étant au-delà des éléments ontologiques et des catégories qui constituent la réalité, et pourtant tout énoncé à son sujet le soumet à ces derniers. On en vient à le voir comme un soi qui a un monde, comme un je qui est relié à un tu, comme une cause qui est séparée de son effet, comme possédant un espace défini et un temps sans fin. Il est donc un être, non l'être-même. Comme tel, il est assujetti à la structure sujet-objet de la réalité ; il est un objet pour nous en tant que nous sommes des sujets. En même temps, nous sommes des objets pour lui en tant qu'il est un sujet. Il s'agit là d'un aspect décisif en ce qui concerne la nécessité où nous sommes de dépasser le théisme théologique, car un tel Dieu perçu comme sujet fait de moi un objet et, rien de plus. Il me dépouille de ma subjectivité parce qu'il est tout-puissant et omniscient. Je me révolte alors et tente de ·faire de lui un objet, mais la révolte échoue et devient désespérée. Dieu apparaît comme le tyran invincible, l'être en comparaison duquel tous les autres êtres sont sans liberté ni subjectivité. Comparable en quelque sorte à ces tyrans récents qui, utilisant la terreur, s'efforcent de tout transformer en pur objet, en chose parmi les choses, en rouage de la machine qu'ils dirigent, un tel Dieu devient le modèle de tout ce contre quoi l'existentialisme s'est révolté. C'est le Dieu dont Nietzsche disait qu'il faut le tuer parce que personne ne peut tolérer d'être transformé purement et simplement en objet de connaissance et de domination absolues. Là se trouve également la racine la plus profonde de l'athéisme. C'est un athéisme qui se justifie comme réaction contre le théisme théologique et ses conséquences inquiétantes. Là se trouve également la racine la plus profonde du désespoir existentialiste et de l'angoisse de l'absurde largement répandue à notre époque.
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Paul Tillich (Le Courage d’être)
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SAINT-ANGE: Ascoltami dunque, Eugénie. È assurdo affermare che appena una figlia esce dal ventre di sua madre deve, da quel momento, diventare vittima della volontà dei suoi genitori, per vivere così fino all’ultimo respiro. Non è certo in un secolo come l’attuale, con la personalità e i diritti dell’uomo approfonditi da poco con tanta cura, che le ragazze debbano continuare a credersi schiave delle loro famiglie, quando è risaputo che i poteri di queste famiglie su di loro sono assolutamente chimerici.
Ora io mi domando se è giusto che una ragazza che comincia a capire e ragionare si sottometta a tali imposizioni. Non è insomma soltanto un pregiudizio che rinnova queste catene? Esiste nulla di più ridicolo del vedere una ragazza di quindici o sedici anni, bruciata dai desideri che è obbligata a dominare, tra tormenti peggiori di quelli dell’inferno, attendere che i suoi genitori, dopo aver reso la sua giovinezza disgraziata, si compiacciono di sacrificare anche la sua età matura, immolandola alla loro perfida cupidità e dandola sposa, suo malgrado, a uno che o non ha nulla per meritarsi il suo amore o ha tutto per meritarsi il suo odio?
E no, no Eugénie! certe catene saranno presto spezzate! Una volta raggiunta l’età della ragione, una ragazza deve essere libera di andar via di casa, dove avrà ricevuto un’educazione razionale, ed essere padrona, a quindici anni, di divenire quello che vuole! Si darà al vizio? E che importa? I servizi resi da una ragazza che acconsenta a fare la felicità di tutti quelli che si rivolgano a lei, non sono infinitamente più importanti di quelli che offre al suo sposo stando segregata? Il destino d’una donna è essere come una cagna o una lupa; deve appartenere a tutti quelli che la vogliono. Unirla a un solo uomo con l’assurda schiavitù d’un matrimonio significa andare chiaramente contro il destino che la natura le impone.
Speriamo che si aprano bene gli occhi e che, assicurando la libertà a tutti gli individui, non venga dimenticata quella delle infelici ragazze; ma se saranno tanto sfortunate da essere dimenticate, si mettano esse stesse al di sopra di ogni usanza e pregiudizio e spezzino coraggiosamente le ignominiose catene con cui si pretende di tenerle schiave! Allora sì che trionferanno sui costumi e le opinioni!
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Marquis de Sade (La Philosophie dans le boudoir)
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My plan is this,” I says. “We can easy find out if it’s Jim in there. Then get up my canoe to-morrow night, and fetch my raft over from the island. Then the first dark night that comes, steal the key out of the old man’s britches, after he goes to bed, and shove off down the river on the raft, with Jim, hiding daytimes and running nights, the way me and Jim used to do before. Wouldn’t that plan work?”
“Work? Why cert‘nly, it would work, like rats a fighting. But it’s too blame’ simple; there ain’t nothing to it. What’s the good of a plan that ain’t no more trouble than that? It’s as mild as goose-milk. Why, Huck, it wouldn’t make no more talk than breaking into a soap factory.”
I never said nothing, because I warn’t expecting nothing different; but I knowed mighty well that whenever he got his plan ready it wouldn’t have none of them objections to it.
And it didn’t. He told me what it was, and I see in a minute it was worth fifteen of mine, for style, and would make Jim just as free a man as mine would, and maybe get us all killed besides. So I was satisfied, and said we would waltz in on it. I needn’t tell what it was, here, because I knowed it wouldn’t stay the way it was. I knowed he would be changing it around, every which way, as we went along, and heaving in new bullinesses wherever he got a chance. And that is what he done.
Well, one thing was dead sure; and that was, that Tom Sawyer was in earnest and was actuly going to help steal that nigger out of slavery. That was the thing that was too many for me. Here was a boy that was respectable, and well brung up; and had a character to lose; and folks at home that had characters; and he was bright and not leather-headed; and knowing and not ignorant; and not mean, but kind; and yet here he was, without any more pride, or rightness, or feeling, than to stoop to this business, and make himself a shame, and his family a shame, before everybody. I couldn’t understand it, no way at all. It was outrageous, and I knowed I ought to just up and tell him so; and so be his true friend, and let him quit the thing right where he was, and save himself. And I did start to tell him; but he shut me up, and says:
“Don’t you reckon I know what I’m about? Don’t I generly know what I’m about?”
“Yes.”
“Didn’t I say I was going to help steal the nigger?”
“Yes.”
“Well then.”
That’s all he said, and that’s all I said. It warn’t no use to say any more; because when he said he’d do a thing, he always done it.
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Mark Twain (The Adventures of Huckleberry Finn (Adventures of Tom and Huck, #2))
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IV
-Oh ! comme ils sont goulus ! dit la mère parfois. Il faut leur donner tout, les cerises des bois, Les pommes du verger, les gâteaux de la table; S'ils entendent la voix des vaches dans l'étable Du lait ! vite ! et leurs cris sont comme une forêt De Bondy quand un sac de bonbons apparaît. Les voilà maintenant qui réclament la lune ! Pourquoi pas ? Le néant des géants m'importune; Moi j'admire, ébloui, la grandeur des petits. Ah ! l'âme des enfants a de forts appétits, Certes, et je suis pensif devant cette gourmande Qui voit un univers dans l'ombre, et le demande. La lune ! Pourquoi pas ? vous dis-je. Eh bien, après ? Pardieu ! si je l'avais, je la leur donnerais. C'est vrai, sans trop savoir ce qu'ils en pourraient faire, Oui, je leur donnerais, lune, ta sombre sphère, Ton ciel, d'où Swedenborg n'est jamais revenu, Ton énigme, ton puits sans fond, ton inconnu ! Oui, je leur donnerais, en disant: Soyez sages ! Ton masque obscur qui fait le guet dans les nuages, Tes cratères tordus par de noirs aquilons, Tes solitudes d'ombre et d'oubli, tes vallons, Peut-être heureux, peut-être affreux, édens ou bagnes, Lune, et la vision de tes pâles montagnes. Oui, je crois qu'après tout, des enfants à genoux Sauraient mieux se servir de la lune que nous; Ils y mettraient leurs voeux, leur espoir, leur prière; Ils laisseraient mener par cette aventurière Leurs petits coeurs pensifs vers le grand Dieu profond. La nuit, quand l'enfant dort, quand ses rêves s'en vont, Certes, ils vont plus loin et plus haut que les nôtres. Je crois aux enfants comme on croyait aux apôtres; Et quand je vois ces chers petits êtres sans fiel Et sans peur, désirer quelque chose du ciel, Je le leur donnerais, si je l'avais. La sphère Que l'enfant veut, doit être à lui, s'il la préfère. D'ailleurs, n'avez-vous rien au delà de vos droits ? Oh ! je voudrais bien voir, par exemple, les rois S'étonner que des nains puissent avoir un monde ! Oui, je vous donnerais, anges à tête blonde, Si je pouvais, à vous qui régnez par l'amour, Ces univers baignés d'un mystérieux jour, Conduits par des esprits que l'ombre a pour ministres, Et l'énorme rondeur des planètes sinistres. Pourquoi pas ? Je me fie à vous, car je vous vois, Et jamais vous n'avez fait de mal. Oui, parfois, En songeant à quel point c'est grand, l'âme innocente, Quand ma pensée au fond de l'infini s'absente, Je me dis, dans l'extase et dans l'effroi sacré, Que peut-être, là-haut, il est, dans l'Ignoré, Un dieu supérieur aux dieux que nous rêvâmes, Capable de donner des astres à des âmes.
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Victor Hugo (L'Art d'être grand-père)
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The universal survey of life as a whole, an advantage which man has over the animal through his faculty of reason, is also comparable to a geometrical, colourless, abstract, reduced plan of his way of life. He is therefore related to the animal as the navigator, who by means of chart, compass, and quadrant knows accurately at any moment his course and position on the sea, is related to the uneducated crew who see only the waves and skies. It is therefore worth noting, and indeed wonderful to see, how man, besides his life in the concrete, always lives a second life in the abstract. In the former he is abandoned to all the storms of reality and to the influence of the present; he must struggle, suffer, and die like the animal. But his life in the abstract, as it stands before his rational consciousness, is the calm reflection of his life in the concrete, and of the world in which he lives; it is precisely that reduced chart or plan previously mentioned. Here in the sphere of calm deliberation, what previously possessed him completely and moved him intensely appears to him cold, colourless, and, for the moment, foreign and strange; he is a mere spectator and observer. In respect of this withdrawal into reflection, he is like an actor who has played his part in one scene, and takes his place in the audience until he must appear again. In the audience he quietly looks on at whatever may happen, even though it be the preparation of his own death (in the play); but then he again goes on the stage, and acts and suffers as he must. From this double life proceeds that composure in man, so very different from the thoughtlessness of the animal. According to previous reflection, to a mind made up, or to a recognized necessity, a man with such composure suffers or carries out in cold blood what is of the greatest, and often most terrible, importance to him, such as suicide, execution, duels, hazardous enterprises of every kind fraught with danger to life, and generally things against which his whole animal nature rebels. We then see to what extent reason is master of the animal nature, and we exclaim to the strong: ferreum certe tibi cor! (Truly hast thou a heart of iron!) [Iliad, xxiv, 521.] Here it can really be said that the faculty of reason manifests itself practically, and thus practical reason shows itself, wherever action is guided by reason, where motives are abstract concepts, wherever the determining factors are not individual representations of perception, or the impression of the moment which guides the animal.
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Arthur Schopenhauer (The World as Will and Representation, Volume I)
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St. Louis Blues (1929)
I hate to see de evenin' sun go down,
Hate to see de evenin' sun go down
'Cause ma baby, he done lef' dis town.
Feelin' tomorrow like I feel today,
Feel tomorrow like I feel today,
I'll pack my trunk, make ma git away.
Saint Louis woman wid her diamon' rings
Pulls dat man 'roun' by her apron strings.
'Twant for powder an' for store-bought hair,
De man ah love would not gone nowhere, nowhere.
Got de Saint Louis Blues jes as blue as ah can be.
That man got a heart lak a rock cast in the sea.
Or else he wouldn't have gone so far from me. Doggone it!
I loves day man lak a schoolboy loves his pie,
Lak a Kentucky Col'nel loves his mint an' rye.
I'll love ma baby till the day ah die.
Been to de gypsy to get ma fortune tole,
To de gypsy, done got ma fortune tole,
Cause I'm most wile 'bout ma Jelly Roll.
Gypsy done tole me, "Don't you wear no black."
Yes, she done told me, "Don't you wear no black.
Go to Saint Louis, you can win him back."
Help me to Cairo, make Saint Louis by maself,
Git to Cairo, find ma old friend Jeff,
Gwine to pin maself close to his side;
If ah flag his train, I sho' can ride.
Got de Saint Louis Blues jes as blue as ah can be.
That man got a heart lak a rock cast in the sea.
Or else he wouldn't have gone so far from me. Doggone it!
I loves day man lak a schoolboy loves his pie,
Lak a Kentucky Colonel loves his mint an' rye.
I'll love ma baby till the day I die.
You ought to see dat stovepipe brown of mine,
Lak he owns de Dimon' Joseph line,
He'd make a cross-eyed o'man go stone blin'.
Blacker than midnight, teeth lak flags of truce,
Blackest man in de whole of Saint Louis,
Blacker de berry, sweeter am de juice.
About a crap game, he knows a pow'ful lot,
But when worktime comes, he's on de dot.
Gwine to ask him for a cold ten-spot,
What it takes to git it, he's cert'nly got.
Got de Saint Louis Blues jes as blue as ah can be.
Dat man got a heart lak a rock cast in the sea.
Or else he wouldn't have gone so far from me. Doggone it!
I loves day man lak a schoolboy loves his pie,
Lak a Kentucky Col'nel loves his mint an' rye.
I'll love ma baby till the day ah die.
A black-headed gal makes a freight train jump the track, said a black-headed
Gal makes a freight train jump the track,
But a long tall gal makes a preacher ball the jack.
Lawd, a blonde-headed woman makes a good man leave the town, I said
Blonde-headed woman makes a good man leave the town,
But a red-headed woman makes a boy slap his papa down.
Oh, ashes to ashes and dust to dust, I said ashes to ashes and dust to dust,
If my blues don't get you, my jazzing must.
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Bessie Smith
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Sì, ero stupida. I canali dei sensi si erano chiusi, non vi scorreva più il flusso della vita chissà da quando. Che errore era stato chiudere il significato della mia esistenza nei riti che Mario mi offriva con prudente trasporto coniugale. Che errore era stato affidare il senso di me alle sue gratificazioni, ai suoi entusiasmi, al percorso sempre più fruttuoso della sua vita. Che errore, soprattutto, era stato credere di non poter vivere senza di lui, quando da tempo non ero affatto certa che con lui fossi viva. Dov'era la sua pelle sotto le dita, per esempio, dove il calore della bocca. Se mi fossi interrogata a fondo - e avevo sempre evitato di farlo - avrei dovuto ammettere che il mio corpo, negli ultimi anni, era stato davvero ricettivo, davvero accogliente, solo in occasioni oscure, pure eventualità: il piacere di vedere e rivedere una conoscenza occasionale che mi aveva prestato attenzione, aveva lodato la mia intelligenza, il talento, mi aveva sfiorato una mano con ammirazione; un sussulto di gioia improvvisa per un incontro inatteso per strada, un compagno di lavoro di altri tempi; le schermaglie verbali, o i silenzi, con un amico di Mario che mi aveva fatto capire che avrebbe voluto essere soprattutto amico mio; il compiacimento per certe attenzioni di ambiguo segno che mi venivano rivolte in tante occasioni, forse sì forse no, più sì che no se solo avessi voluto, se avessi fatto un numero di telefono con una scusa giusta al momento giusto, accade non accade, il batticuore degli eventi dagli sbocchi imprevedibili.
Forse di lì sarei dovuta partire, quando Mario mi aveva detto che voleva lasciarmi. Avrei dovuto muovere dal fatto che la figura accattivante di un uomo quasi estraneo, un uomo del caso, un "forse" tutto da sbrogliare ma gratificante, era capace di dar senso, mettiamo, a un odore fugace di benzina, al tronco grigio di un platano di città, e fissare per sempre in quel luogo fortuito di incontro un sentimento intenso di letizia, un'attesa; mentre niente, niente di Mario possedeva più lo stesso movimento terremotizio, e ogni gesto aveva solo il potere di essere collocato sempre al posto giusto, nella stessa rete sicura, senza scarti, senza dismisure. Se fossi partita da lì, da quelle mie emozioni segrete, forse avrei capito meglio perché lui se ne era andato e perché io, che al disordine occasionale del sangue avevo sempre opposto la stabilità del nostro ordine di affetti, ora provavo così violentemente il rammarico della perdita, un dolore intollerabile, l'ansia di precipitare fuori dalla tessitura di certezze e dover reimparare la vita senza la sicurezza di saperlo fare.
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Elena Ferrante (The Days of Abandonment)